L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 25 dicembre 2021

E' stata fatta una lucida e criminale battaglia nell'uso dell'ivermectina da parte delle multinazionali farmaceutiche, da google, facebook, dai mezzi d'informazione,per curare l'influenza covid

Usa: svelato il piano delle autorità contro l’ivermectina



Come volevasi dimostrare o meglio, come si poteva sospettare: Cdc, Fda e media mainstream hanno costruito dal nulla una bugia per impedire l’uso dell’ivermectina e dunque fare spazio ai vaccini sperimentali. La leggenda di morti per intossicazione dovuta a questo farmaco da sempre considerato innocuo era una balla costruita a tavolino e ora i funzionari del New Mexico che sono alla base di questa menzogna ammettono di essersi “sbagliati”: due persone non sono affatto morte a causa di questo farmaco, come era stato affermato in precedenza dalle autorità . Eppure il Cdc ha generato la più alta allerta sanitaria e migliaia di titoli i su casi falsi di questo tipo. Quando un allevatore del Texas di settantanove anni è morto lo scorso settembre nel New Mexico con positività al covid, la sua famiglia non aveva certo previsto di diventare la protagonista di una campagna mediatica decisa ad evitare che l’ivermectina si mettesse di traverso all’affare dei vaccini e dunque anche all’ingegneria sociale costruita su di essi, ma si è trovata proprio nell’occhio del ciclone: in una clamorosa conferenza stampa, il segretario ai servizi sanitari del New Mexico, il dottor David Scrase, annunciò la prima “overdose di ivermectina” del suo stato, aggiungendo presto una seconda morte presumibilmente da ” tossicità” dovuta a questa sostanza.

Ora, Scrase ha riconosciuto che le sue ripetute asserzioni erano infondate: i due decessi non sono stati causati dall’ivermectina, ma dal ritardo nelle cure del covid, il che tra l’altro farebbe capire che se avessero preso prima questo farmaco sarebbero vivi, almeno per quanto ne sappiamo. Ma la storia è esemplare di come vanno le cose in tempi di pandemia narrata : le affermazioni di Scrase avrebbero dovuto essere confermate da un rapporto tossicologico il quale non solo non è mai stato fatto, ma nemmeno è stato mai mai ordinato mentre il medico legale ha giudicato la morte dell’allevatore texano avvenuta per cause naturali. Dunque si è trattato di un teatrino organizzato dalla prima all’ultima battuta. In realtà il responsabile della sanità del New Mexico aveva ammesso tutto questo il primo dicembre scorso, ma sulle sue “confessioni” è caduto il solito silenzio stampa, fino a che la documentazione non ha reso possibile mettere al tappeto questo ennesimo caso di diffusione di bufale funzionali ad alimentare le vaccinazioni e impedire le cure. In realtà sebbene questa menzogna fosse in qualche modo circoscritta, il fatto stesso che abbia avuto una certa diffusione, è in qualche modo clamoroso ed emblematico della crisi cognitiva che ci attraversa perché l’ivermectina è un farmaco straordinariamente sicuro e approvato dalla FDA, compare nell’elenco dell Oms come uno dei 100 medicinali essenziali che tutti i sistemi ospedalieri dovrebbero avere, mentre in quattro decenni ne sono state distribuite quasi quattro miliardi di dosi senza alcun caso di decesso, nemmeno nell’uso veterinario. Improvvisamente e vergognosamente, per soli scopi commerciali, è stata demonizzata sulla base di due casi che si sono rivelati una balla.

So che sembra assurdo, ma è in questa assurdità che viviamo: il New Mexico è diventato un attore chiave in un ampio modello di inganno alla fine della scorsa estate per rappresentare l’ivermectina come pericolosa, quando invece la ricerca ha fortemente sostenuto l’efficacia del farmaco contro il covid e le prescrizioni dei medici di questo farmaco erano alle alle stelle: i funzionari della sanità pubblica unicamente concentrati sulla vaccinazione. avevano bisogno di qualcosa per fermare il farmaco. Ed assieme alla Fda hanno costruito il caso: prima l’avvertimento su Twitter della Food and Drug Administration lo scorso agosto contro l’uso dell’ivermectina destinato al bestiame, suggerito da informazioni non verificate e in seguito risultate erronee dal Mississippi, ma subito raccolte anche dal Cdc. Poi i casi interamente costruiti dal nulla nel New Mexico che hanno dato avvio alla campagna mediatica planetaria rivolta a non solo agli Usa ma anche all’India, al Giappone e ai Paesi africani che fanno uso massiccio di ivermectina con eccellenti risultati. Insomma siamo di fronte uno spaccato delle viscere creative della pandemia per così dire, a una visita dietro le quinte della commedia che va in scena e che giorno per giorno mostra come la buona fede sia merce rara dentro un piano lucidamente attuato.

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