L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 29 dicembre 2021

Eurasia chiama e la Mongolia non può non rispondere

MONGOLIA. LA RISPOSTA RUSSA ALL’OFFENSIVA ECONOMICA USA
28 Dicembre 2021

(Foto: Wikimedia Commons, pd).

di Roberto Favazzo –

Il governo russo sta cercando di contrastare la nuova offensiva economica statunitense in Mongolia, iniziativa questa in evidente chiave antirussa. Come promesso lo scorso 7 dicembre in occasione di un incontro ad Almaty, in kazakistan, gli Usa sono infatti ricorsi al Fondo monetario internazionale (FMI) per sostenere il Centro regionale di sviluppo delle capacità del Caucaso, dell’Asia centrale e della Mongolia (CCAMTAC).
Mosca ha cercato di contrastare l’offensiva americana inviando Nikolai Patrushev, segretario generale del Consiglio di sicurezza nazionale, nella capitale mongola Ulan Bator. dove ha analizzato con estrema attenzione tutti gli aspetti della cooperazione bilaterale in materia di sicurezza con il suo omologo Zhadambyn Enkbayar, nominato lo scorso 25 giugno. Patrushev, ex capo dell’FSB, il servizio di intelligence nazionale, ha dichiarato al suo interlocutore il forte desiderio del Cremlino di rilanciare le relazioni russo-mongole, sia economicamente che politicamente, includendo nel progetto anche la Cina. Ciò non deve sorprendere considerando l’alleanza sempre più stretta sino-russa, come pure il fatto che proprio i servizi di intelligence cinesi sono stati ampiamente elogiati da Sergei Narychkin, il capo dell’SVR, l’intelligence estera russa.
Nell’ambito di questo accordo regionale, alla Mongolia è stato anche promesso un rinnovato sostegno da parte di Mosca per il corridoio economico strategico tra i tre paesi. Il progetto è di grande importanza strutturale per la Mongolia, che è senza sbocco sul mare tra Cina e Russia. La Nuova Via della Seta e le infrastrutture ad essa collegate, oltre al futuro gasdotto Soyuz Vostok gestito dalla russa Gazprom, dovrebbero attirare investitori russi e cinesi verso la Mongolia. Allo stesso tempo la cooperazione trilaterale rafforzerebbe ulteriormente il rapporto i due giganti come sta avvenendo in diverse aree, sempre in chiave antiamericana.
Inoltre nelle ultime due settimane le relazioni russo-mongole sono state implementate da Olziisaikhany Enkhtuvshin, ex vice primo ministro del Paese, nominato ambasciatore della Mongolia a Mosca.

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