L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 7 dicembre 2021

Eurasia è multipolarismo cosa che il nostro non riesce a vedere abituato ad analizzare con vecchi schemi inadeguati alla realtà in movimento

L’incontro strategico tra Putin e Modi con gli occhi di Biden addosso
Di Emanuele Rossi | 06/12/2021 -


L’incontro tra i leader di Russia e India ruota attorno a un convitato di Pietra, gli Stati Uniti. Putin e Modi parleranno di affari militari e commercio, mentre da Washington si deciderà una strategia attendista per ragioni di interesse strategico

L’incontro tra il presidente russo, Vladimir Putin, e il primo ministro indiano, Nerendra Modi, è cruciale sia per l’importanza dei due attori in campo che per le tempistiche. Se infatti Russia e India sono due potenze (quest’ultima certamente più futuribile della prima), i due leader si vedono alla vigilia del vertice in videoconferenza tra Putin e l’americano Joe Biden costruito attorno alle tensioni al confine ucraino. E i temi si intrecciano, dal commercio alle commesse militari, dalla sfida tecnologica al generale peso politico dei tre Paesi coinvolti. Con gli americani che hanno individuato l’enorme sfera geopolitica dell’Indo Pacifico anche per ampliare all’India il macro-progetto di contenimento cinese, e i russi che percepiscono l’esigenza di un affaccio più diretto in quella regione di mondo in cui nel prossimo decennio di decideranno i destini del futuro confronto tra potenze.

L’importanza delle commesse militari, come spesso accade, va ben al di là del valore intrinseco: buona parte del messaggio di fondo dietro alla visita di Putin ruota sull’invio in India degli S-400. Il sistema di difesa missilistica russo, molto tecnologico ed efficace, è già servito da vettore per complicare i rapporti tra la Nato e una Turchia che si sente sempre meno affascinata e contigua con il modello occidentale – quello delle democrazie che Biden intende portare al summit includendovi anche Nuova Delhi, democrazia de iure e molto meno de facto rispetto agli stati di diritto occidentali. Su questo Mosca ha già provato a lavorare con l’India usando l’Afghanistan, terreno di interesse comune e gancio per ulteriori relazioni che più Putin che Modi intende consolidare.

Se ad Ankara l’acquisto degli S-400 è costato sanzioni e la sospensione dal programma F-35 (il jet rivoluzionario che fa da catena di collegamento tra le alleanze primarie statunitensi), è improbabile che gli Stati Uniti sanzionino con forza l’India. Washington non godrebbe vantaggio né tattico né strategico.


Gli Stati Uniti sono perfettamente consapevoli che l’India e la Russia hanno una relazione decennale sulla vendita di armamenti, e non intendono al momento procedere per una sostituzione tout court del fornitore. Anche perché in quel caso dovrebbero impegnarsi per supplire loro stessi all’esigenza indiana di aumentare le proprie difese aeree: deve farlo perché le tensioni con la Cina (sfociate già in scontro aperto sull’Himalaya) glielo impongono. Poi c’è una ragione più viperina: in fondo, per gli Usa è meglio che a inviare la fornitura strategica necessaria a Nuova Delhi sia Mosca, perché questo dimostra come la bromance russo-cinese sia tutt’altro che sincera, ma solo d’interesse (interesse che ha fulcro in quello scontro tra modelli di visione del mondo, tra democrazie e autoritarismi).


The #DruzbhaDosti between our leaders underlines the progressive development of #IndiaRussia Special and Privileged Strategic Partnership.

Here is a recap of the numerous meetings and exchanges between PM @narendramodi and President Vladimir Putin @KremlinRussia_E. pic.twitter.com/6pMiqHdsYg

— Indian Diplomacy (@IndianDiplomacy) December 6, 2021

L’India deve essere parte della strategia statunitense, anche (ma non solo) per il contenimento cinese; deve essere parte della visione generale e per questo Washington potrebbe accettare scelte come quelle degli S-400 che hanno un valore simbolico (i radar delle batterie sono considerati in grado di poter spiare molti dei velivoli a disposizione della Nato; l’integrazione di questi sistemi di difesa com quelli di un alleato che deve aiutare nella costruzione di un muro di controllo e freno davanti all’espansione di Pechino). Possibili anche sanzioni blande, magari in sospensione fino all’aprile 2023 quando le spedizioni termineranno; sarebbero più un messaggio generico (tanto all’India tanto agli altri partner) per evitarsi critiche davanti a una legislazione obbligatoria.

Nel 2023, l’India riceverà le prime due di quattro nuove fregate dalla Russia, e nel 2025 inizierà a noleggiare il suo terzo sottomarino a propulsione nucleare da Mosca, tutti accordi importanti già siglati da tempo. L’obiettivo di Washington è evitarne di nuovi così importanti (in ballo c’è quello per la produzione indiana degli Ak-203 della Kalashnikov, come ricorda l’Asia Nikkei), e di farlo dimostrando buona volontà a Nuova Delhi, con la consapevolezza che ci vorrà molto tempo prima che quelle relazioni vadano a zero, e che intanto potrebbero essere utilizzate come elemento di frizione tra Mosca e Pechino. Nel frattempo, riconoscendo la necessità di utilizzare questa linea con l’India, gli Stati Uniti si lasciano uno spiraglio per poter recuperare con la Turchia – alleato Nato altrettanto necessario – dimostrando che le commesse militari rappresentano molto di più del loro valore in sé.

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