L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 13 dicembre 2021

Gli Stati Uniti, esperti nelle guerre commerciali per asservire i paesi alla propria economia, come fecero con il Giappone si sono incartati sui semiconduttori, mettendo nei guai Intel

INTEL: LA PRODUZIONE AMERICANA DI CHIP POTREBBE RIDURSI DAL 16 DICEMBRE, ECCO PERCHÉ


12 Dicembre 2021, Ore 15:30

Intel è stata al centro delle notizie degli ultimi giorni per via delle critiche del suo CEO Pat Gelsinger a TSMC e per la presentazione delle GPU Arc Alchemist avvenuta ai The Game Awards. L'azienda, però, ha anche rilasciato alcuni commenti sulla crisi dei semiconduttori, che secondo Intel potrebbe presto peggiorare.

In particolare, Intel ha criticato una decisione della U.S. International Trade Commission, o USITC, che ha bloccato le importazioni negli Stati Uniti di un materiale noto come Optiplane. La sostanza è un composto chimico utilizzato per la planarizzazione chimico-meccanica delle superfici, e viene prodotto soprattutto in Giappone e a Taiwan dalla Rohm & Haas, un'azienda legata al colosso della chimica americano DuPont.

DuPont è stata accusata di infrangere il brevetto di Optiplane per la sua produzione: quest'ultimo, infatti, è detenuto dalla CMC Materials Inc., un'altra compagnia chimica che ha sede negli Stati Uniti. L'USITC ha promesso che entro il 16 dicembre giungerà a una decisione sulla controversia, che però potrebbe avere esiti catastrofici sull'industria dei semiconduttori: se CMC ne uscisse vincitrice, infatti, le importazioni di Optiplane dal Giappone e da Taiwan cesserebbero, causando gravi scarsità nell'industria americana dei semiconduttori.

Per questo, Intel, che possiede diverse sedi produttive negli Stati Uniti, sta cercando di spingere la USITC ad un verdetto favorevole a DuPont, avversando le accuse di CMC. In particolare, in un appello alla USITC, l'azienda scrive che "impedire l'utilizzo dei fanghi Optiplane nelle catene produttive americane di chip e semiconduttori senza un periodo di preavviso di almeno 24 mesi potrebbe essere in conflitto con gli interessi economici americani e con la sicurezza nazionale".

Probabilmente, Intel teme che il blocco delle importazioni di Optiplane, centrale nella catena produttiva dei semiconduttori, potrebbe favorire produttori esteri come TSMC o le aziende cinesi, causando gravi danni per le multinazionali che stanno investendo negli Stati Uniti, come la stessa Intel.

Comunque, se la richiesta di CMC Materials dovesse essere approvata, le importazioni di Optiplane cesserebbero dallo stesso 16 dicembre 2021, creando gravi problemi a tutto il comparto informatico americano. Per questo, diversi dipendenti della USITC si sono dimostrati favorevoli ad una soluzione di compromesso, che dia alle aziende un periodo di 24 mesi per adeguarsi al "ban" della sostanza.


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