L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 5 dicembre 2021

I contagiati diventano malati e in questo modo il governo italiano usa il metodo della Paura&terrore per governare

Piccola matematica dei falsi pandemici



Chiedo venia ai lettori se li sottopongo a un po’ di matematica elementare, ma a volte essa è necessaria a scoprire gli altarini. In molti Paesi occidentali la lugubre distribuzione quotidiana di paura e di mistificazioni con le conseguenti misure, restrizioni e ordini di vaccinazione viene giustificata con la famosa “incidenza” che è un parametro importante nella valutazione dell’estensione e del potenziale delle malattie infettive, ma che viene usata in maniera del tutto impropria per lanciare allarmi che non hanno senso. Nei libri di testo, l’incidenza (I) è definita come segue secondo una formula detta di Mückstein :

I = K / E ∗ 100.000

vale a dire il numero di malati (K) in una certa zona e un certo periodo di tempo (tipicamente 7 giorni) diviso per il numero di abitanti dell’area ( E) moltiplicato 100.000. Ma cosa fanno invece gli epidemiologi di governo? Nei loro annunci sull’incidenza non si parla di malati, ma di risultati positivi dei test che fanno passare come “nuovi contagi”. La formula usata nella realtà diventa allora

I = P (positivi) / E * 100.000

La sostituzione dei malati con i positivi al test Pcr, cambia radicalmente il senso della formula e la rende una presa in giro, perché un malato è una persona sulla quale è accertata la presenza di una patologia e per quanto gli errori possano essere possibili sono estremamente contenuti, mentre un positivo non è affatto un malato, anzi nel 95 per cento dei casi sta benissimo; inoltre i test pcr sono altamente inaffidabili e non viene stabilito alcuno standard sui cicli di moltiplicazione ai quali devono essere sottoposti il che è vitale per avere dei numeri che significano qualcosa. Lo stesso pontefice della pandemia, ossia Fauci ha sostenuto che per test fatti con 35 -40 cicli, ovvero la normalità, un risultato positivo significa solo che si sono trovati “nucleotidi morti. Punto “. In effetti persino nei bugiardini viene detto che questi test hanno un senso diagnostico, sia pure molto relativo relativo, solo se già si riscontrano i sintomi della malattia, mentre su persone sane sono di fatto un gioco d’azzardo. Infine il numero di test effettuati varia da settimana a settimana contribuendo a rendere ancora più insensato un indice che poi serve ai governi a reprimere ogni libertà.

La formula da usare sarebbe allora questa p = P/Z * 100.000 dove p è il numero delle persone trovate positive su 100 mila abitanti in pratica l’incidenza , P il numero dei positivi e Z il numero dei test effettuati. Secondo quest’ultima formula l’incidenza non varia con il numero dei test ( anche se può variare a seconda dei cicli utilizzati) mentre usando la formula classica ideata per i malati e applicata invece ai semplici positivi, si hanno aumenti stratosferici e impressionanti, ma del tutto privi di consistenza. Se ad esempio in un certo periodo di tempo in un area con due milioni di abitanti faccio 100. 000 test troverò diciamo a 2000 positivi con un un’incidenza 100, ma se di test ne faccio un milione troverò 20 mila positivi con un’incidenza di 1000, vale a dire 10 volte maggiore mentre usando la formula corretta l’incidenza sarà sempre la stessa.

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