L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 27 dicembre 2021

I furbi statunitensi, nel pieno inverno, hanno spinto gli euroimbecilli a portare guerra alla Russia, il prezzo del gas è esploso

Investireoggi Economia
Contro il caro bollette Draghi invita l’Europa a trovare un accordo con Putin
La crisi energetica travolge l'Europa e il caro bollette preoccupa i governi. Il premier Draghi sbotta sulle tensioni con la Russia.
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 26 Dicembre 2021 alle ore 12:46



E’ stata una conferenza stampa di fine anno tutt’altro che retorica la prima e forse l’ultima del premier Mario Draghi. A parte la battuta sull’essere “un nonno al servizio delle istituzioni”, che di fatto ha lanciato ufficialmente la sua candidatura per il Quirinale, il suo discorso ha offerto spunti interessanti su un tema che sta particolarmente a cuore agli italiani e che tocca le loro tasche: il caro bollette.

Il prezzo del gas è salita durante la settimana scorsa ai nuovi massimi storici sul mercato olandese, “benchmark” per l’Europa, arrivando a costare 180 euro per MWh. La vigilia di Natale, risultava sceso a 110 euro, pur sempre a +600% su base annua. E’ bastato che Gazprom chiudesse i rubinetti del gasdotto Yamal-Europe per far esplodere i prezzi nel Vecchio Continente.
Caro bollette e “guerra” con Mosca

Sul gas si sta giocando una partita a scacchi tra Mosca e Bruxelles. La Germania non ha autorizzato per quest’inverno le forniture russe attraverso Nord Stream 2, gasdotto di nuova costruzione e che attraversa il Mar Baltico. Ufficialmente per ragioni burocratiche, ma dietro vi è la pressione europea per dissuadere il Cremlino dall’occupare l’Ucraina. Anche Washington minaccia “sanzioni mai viste” contro la Russia nel caso di attacco.

Sta di fatto che l’Europa sta ingaggiando una “guerra” con Vladimir Putin in pieno inverno. E sappiamo che storicamente questa è la stagione più favorevole ai russi durante i periodi bellici. Chiedete a Napoleone Bonaparte e ad Adolf Hitler, tornati a casa con le pive nel sacco. Draghi, che è un pragmatico, ne ha preso atto e in conferenza stampa si è chiesto retoricamente se l’Europa abbia la possibilità di vincere oggi questa guerra. E si è risposto da solo di no. Pertanto, ha spiegato che Bruxelles dovrebbe trovare un accordo con Putin, altrimenti rischia una crisi energetica.

Il governo italiano ha stanziato 3,8 miliardi di euro contro il caro bollette, più dei 3 miliardi inizialmente previsti, ma molti di meno di quanti sarebbero necessari per lasciare le tariffe degli utenti invariate. Le stime parlano di 10-11 miliardi di costi, una cifra che si farebbe sentire nelle tasche degli italiani e che rischia di frenare la crescita dei consumi e dell’intera economia dopo il Covid. Ecco spiegata la richiesta di Draghi, il quale non è nuovo, però, a posizioni discordanti con l’Europa sulla Russia. Da organizzatore del G20, ha cercato di annodare il filo del dialogo con Mosca sugli aiuti all’Afghanistan. Con Putin risulta essersi sentito più volte al telefono.
La fuga in avanti di Draghi

Il fatto è semplice e maledettamente complesso allo stesso tempo: l’Europa cerca la svolta “green” per lottare contro i cambiamenti climatici. L’obiettivo è ambizioso, per molti versi condivisibile, ma per altri utopistico e impregnato di ideologia ambientalista e anti-capitalistica. Le emissioni zero entro il 2050 non sarebbero alla portata di un continente, dove ancora l’energia è prodotta grazie al gas e al petrolio. E la dipendenza da queste materie prime è praticamente totale. Può l’Europa combattere ad armi pari il suo fornitore di energia? Non sarebbe come pretendere di spuntarla contro il babbo che ti passa la paghetta settimanale?

Dunque, niente “guerra” alla Russia, non in inverno. D’altra parte, rompere il fronte mentre si sta combattendo contro il “nemico” non è mai una soluzione vantaggiosa. E Draghi rischia di scivolare su quell’affermazione. Le sue aspirazioni a diventare presidente della Repubblica potrebbero scontrarsi con le pressioni dell’amministrazione Biden su Roma, affinché la politica italiana non sia tentata di flirtare con Mosca. Il premier avrà ponderato tali conseguenze o ripone tutte le sue chance di affermazione sulla capacità di gestire al meglio la ripresa del PIL, la quale passa inevitabilmente dal calmieramento dei prezzi energetici?

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