L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 25 dicembre 2021

I governi si stanno dimostrando incapaci di controllare le dinamiche esplosive dei prezzi dell'energia e quindi usano decine e decine di miliardi di euro di fondi pubblici per le bollette senza che si sappia esattamente in quali tasche questi denari vadano a finire

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Energia, una folle Giostra
Velleitarismo, improvvisazione e mercatismo

23 dicembre 2021
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa


Annaspano, boccheggiano, sembrano intontiti come se stessero su una giostra impazzita, che gira vorticosamente. I governi, non solo quelli europei, non riescono a reagire di fronte alla fiammata dei prezzi dei prodotti energetici.

In Francia erogano un Bonus inflazione di 100 euro, una tantum, mentre cercano di plafonare almeno l'aumento dei prezzi dell'elettricità e rimborsare i distributori di gas, mettendo a bilancio circa 10 miliardi di euro tra la fine di quest'anno ed il prossimo.

In Italia si procede un trimestre alla volta, cercando di calmierare le bollette per le famiglie meno abbienti e le micro imprese, con una serie di interventi che arrivano ad oltre 7 miliardi. Forse non basteranno.

E poi ci vengono pure a raccontare che "è tutto il sistema che non funziona", e che i produttori di energia elettrica da fonti idroelettriche, solari e eoliche starebbero facendo profitti stellari, vendendola alle aste allo stesso prezzo di chi per produrla usa invece il gas, che invece ha costi altissimi per via dell'aumento del suo prezzo di mercato. Nel primo caso, infatti, i costi sono assolutamente stabili, e talora risibili visto che le dighe sono state costruite da oltre cinquant'anni e gli investimenti sono stati tutti completamente ammortizzati, e visto che gli impianti solari hanno un ritorno sugli investimenti già ampiamente assicurato. Dalla benzina alla elettricità, al gas, ci sono aumenti vertiginosi: sono le quotazioni sul mercato che sono salite alle stelle, dicono incontrollabili.
Un po' si dà la colpa all'Opec che non avrebbe riportato la produzione ai livelli pre-crisi, un po' si dà la colpa ai fornitori russi di gas, in quanto non offrirebbero quantità sufficienti sul mercato spot, limitandosi ad assicurare la consegna di quanto pattuito sulla base dei contratti a lungo termine. Inoltre, il prezzo del gas non è più "oil linked", cioè ancorato a quello del barile del petrolio: prima scendeva, ora sale senza fermarsi.

E si teme pure il razionamento delle forniture, con il blocco della attività produttive che già oggi devono fronteggiare bollette sempre più alte.

In Francia c'è da fare i conti con la manutenzione già programmata di alcune centrali nucleari.

In Germania si procederà alla chiusura definitiva, anche questa già pianificata, di altre centrali nucleari sulla base di un accordo politico sostenuto dai Verdi che considerano altamente inquinanti le scorie nucleari. In Italia si rimettono in funzione le centrali a carbone che erano state dismesse perché altamente inquinanti e costose per via dei diritti di emissione di CO2.

Insomma, il mercato internazionale dell'energia è completamente fuori controllo:

La liberalizzazione del mercato al dettaglio per la fornitura di energia elettrica e di gas non impone alle imprese distributrici di coprirsi adeguatamente, con contratti pluriennali di approvvigionamento. Si va allo sbando, alla giornata.
Manca un sistema adeguato di stoccaggi del gas, di cui solo l'Italia si era dotata anni fa, quando c'erano i vecchi e vituperati "monopolisti pubblici".
I mercati dei futures non sono soggetti a nessun controllo per evitare speculazioni: le quotazioni salgono senza sosta.
I diritti di emissione della CO2, un balzello imposto sono nell'Unione Europea, sono prodotti completamente "finanziarizzati", e ne è dunque consentito il trading secondario anche su base unicamente speculativa. Anche in questo caso, i loro valori, e dunque i costi che gravano sulla produzione dell'energia, lievitano a dismisura.
La fissazione del prezzo dell'energia viene fatta al prezzo della offerta marginale più elevata, "impilando" una sull'altra le offerte di fornitori che hanno costi di produzione estremamente diversi. Si paga così tutta l'energia che viene venduta al prezzo dell'offerta marginale più costosa: una follia che vale anche per il piazzamento dei titoli di Stato!
I governi si stanno dimostrando incapaci di controllare le dinamiche esplosive dei prezzi dell'energia e quindi usano decine e decine di miliardi di euro di fondi pubblici per le bollette senza che si sappia esattamente in quali tasche questi denari vadano a finire. Le bollette di alcune famiglie rimangono ferme, ma solo perché la differenza ce la mette Pantalone!

Eppure erano tutti pimpanti, i vari Presidenti ed i vari Ministri, appena qualche mese fa, al G20 di Roma o al COP26 di Glasgow, quando parlavano di transizione climatica e di obiettivi di decarbonizzazione da raggiungere entro date prefissate.

Fanno promesse per il 2030, si impegnano per il 2050, mentre non sono in grado di controllare quello che accade sotto i loro occhi, giorno dopo giorno.

Qualcuno paga, qualcuno incassa.

Velleitarismo, improvvisazione e mercatismo

Energia, una folle Giostra

(Foto: Raul Varzar on Unsplash)

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