L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 7 dicembre 2021

I nostri governi ci amano per questo aumentano le tasse a noi soliti poveri mortali

Italiani tartassati dal fisco, carico fiscale sale al 42,9%

7 Dicembre 2021, di Mariangela Tessa

Italia bocciata in tassazione: nel 2020, ovvero nell’anno nero della crisi causata dalla pandemia di COVID 19, l’incidenza della tassazione sul Pil ha segnato un aumento, passata al 42,9%, dal 42,4% del 2019.
Un dato che piazza il Paese al quarto posto tra le economie industrializzate che formano l’area Ocse, dove il rapporto tasse/Pil è stato in media del 33,5% (+0,1 punti) .

È la fotografia scattata dal rapporto Revenue Statistics 2021 dell’Ocse che accende i riflettori su 36 Paesi dei 38 aderenti all’organizzazione 3 fa anche un primo bilancio dell’impatto del Covid sui vari tipi di tassazione.
Quello che emerge in generale è un calo dell’incidenza rispetto al Pil delle imposte sulle aziende e un aumento dalle tasse sui redditi personali e dai contributi sociali. In direzione opposta l’Italia che, oltre a riportare un aumento delle imposte personali oltre la medi, ha visto crescere anche l’incidenza della fiscalità societaria.

Danimarca resta al top della classifica, seguita da Francia e Belgio

Il rapporto assegna ancora una volta l’increscioso primato nel rapporto tra introiti statali e Pil alla Danimarca, con il 46,5% (dal 46,6% del 2019), seguita dalla Francia con il 45,4% (dal 44,9%) e dal Belgio (43,1% dal 42,7%).

L’Italia, che era sesta nel 2019 in base ai dati definitivi, è seguita dalla Svezia (42,6% dal 42,8%), dall’Austria (42,1% dal 42,6%) e dalla Finlandia (41,9% dal 42,2%). La Germania è al 38,3% dal 38,6%, la Gran Bretagna al 32,8% dal 32,7% e gli Usa al 25,5% dal 25%. Il fisco più leggero resta quello del Messico, che incide solo per il 17,9% sul Pil, per quanto in congruo aumento rispetto al 16,3% del 2019. Tassazione ‘light’ anche in Colombia (18,7% del Pil), Cile (19,3%), Irlanda (20,2%), Turchia (23,9%) e Usa (25,5%).

In generale – indica il rapporto – l’impatto della pandemia di Covid-19 sulle entrate da tassazione è stato meno pronunciato rispetto alle crisi precedenti, in buona parte per le misure introdotte dai Governi per sostenere famiglie e imprese. Le entrate da tassazione sono comunque diminuite in due terzi dei Paesi Ocse, ma il Pil è caduto ancora di piu’, il che ha portato a un incremento del rapporto tasse/Pil, ma nella media – rileva l’Ocse – l’aumento e’ stato contenuto.

Ciò significa che ‘le misure di sostegno varate dai Governi durante la pandemia hanno contribuito a una relativa stabilità degli introiti da tassazione proteggendo l’occupazione e riducendo i fallimenti aziendali in modo molto più pronunciato rispetto alla crisi finanziaria globale del 2008-2009’.

Italiani tartassati: boom per le imposte personali

Restringendo lo sguardo all’Italia, in base ai dati Ocse, nel 2020 ha segnato un aumento delle imposte personali come quota di Pil di 0,6 punti, quindi il doppio della media. Per le imposte corporate emerge un incremento dell’incidenza di 0,1 punti (in controtendenza rispetto alla flessione media pari a -0,4), per i contributi sociali l’aumento è di 0,3 punti, mentre le tasse sulle proprietà non segnano variazioni, l’Iva segna una flessione di 0,2 punti così come le accise ed emerge un calo di 0,1 punti sia da altre imposte sui consumi sia da tutte le altre tasse. Ne consegue un aumento netto di mezzo punto dell’incidenza della tassazione, appunto, al 42,9% del Pil.

La quota risulta addizionando il 14,2% da imposte sui redditi e sugli utili (dal 13,4% del 2019, media Ocse 11,3%), il 13,5% da contributi previdenziali (dal 13,3% contro 8,9% Ocse), il 2,5% da tasse sulle proprietà (2,4% nel 2019, Ocse 1,8%), l’11,5% da imposte su beni e servizi (dal precedente 12% e a fronte di una media del 10,8%) e l’1,2% dalle altre imposte (dall’1,4% del 2019).

Considerando il peso delle singole voci di tassazione sulle entrate complessive, le imposte su redditi e utili in Italia sono state il 33% del totale (dal 31,6% nel 2019, media Ocse 34%), i contributi sociali il 31,5% (dal 31,2% contro Ocse 25,9%), le tasse sulle proprietà il 5,7% (invariato, 5,5% Ocse) e quelle su beni e servizi il 26,9% (dal 28,3% contro 32,6% Ocse). Nel 2020, in base alle stime preliminari, le entrate complessive da tassazione in Italia sono state pari a 807,6 miliardi di dollari, contro 850,3 miliardi nel 2019.

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