L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 4 dicembre 2021

I produttori dei vaccini sperimentali hanno ammesso che essi non funzionano, che non impediscono di contrarre la malattia, e non impediscono di diffonderla

Pubblica isteria



Stiamo vivendo da due anni nella completa assenza di dibattito pubblico, di fatto vietato con abuso di potere, semplicemente perché esso è impossibile: qualsiasi esame della realtà e dunque delle cose da fare, delle misure da prendere svelerebbe immediatamente la totale inconsistenza della narrazione pandemica e del suo bracco armato vaccinale. Dunque l’autoritarismo o meglio ancora il governo autocratico della cose è assolutamente necessario al potere: si può forse dibattere e discutere sull’obbligatorietà a o meno dei vaccini, che poi non sono tali secondo la definizione che di essi veniva data prima alla pandemia, visto che i produttori degli stessi hanno ammesso che essi non funzionano, che non impediscono di contrarre la malattia, e non impediscono di diffonderla ? Sarebbe ovvio e razionale che venissero tolte immediatamente tutte le forme di pass vaccinali e di discriminazione, ma di certo governi svenduti a una cupola economica debbono obbedire agli ordini e tenere in piedi uno strumento di controllo destinato a ben altri scopi. E questo non si ottiene con la ragione, ma con uno stato di perenne isteria.

Così pure è impossibile una discussione aperta sulla durata dei green pass visto che non è possibile quantificare la presunta, anzi di fatto inesistente protezione dei vaccini, che potrebbe essere, anzi certamente lo è, di pochi mesi. E lo stesso si può dire delle famose “varianti” che sono una delle prese in giro più clamorose, perché è una caratteristica dei virus avere molte varianti e finora del Sars Cov 2, ne sono state segnalate a migliaia. Capite bene che un qualunque dibattito pubblico sull’efficacia di vaccini che gli stessi produttori riconoscono essere inefficaci, sulla variante Omicron, scelta a caso come monito per l’Africa a normalizzarsi, sembrerebbe un dialogo onirico, qualcosa che una volta si sarebbe potuto condensare nel non sense dei fratelli De rege, quelli del famoso “vieni avanti cretino” . A questo punto sarebbe anche ovvio pensare che siccome di varianti possono essercene milioni i preparati a mRna che codificano per singole proteine, sono la cosa in assoluto più inadatta a combattere un virus. Diversa è l’immunità naturale o anche quella acquisita con i veri vaccini, ossia quelli che funzionano con l’intero virus o batterio attenuato, che permettono al sistema immunitario di colpire molti punti del patogeno i quali difficilmente possono variare tutti assieme.

Ora vediamo quali sono i punti fermi sui quali dovrebbe partire una discussione:
I vaccini non conferiscono immunità né impediscono la trasmissione come dicono gli stessi produttori.
L’effetto benefico di evitare ospedalizzazione e morte (che tuttavia sembra ormai più che contestabile per non dire falso), svanisce in breve tempo
Con ogni probabilità non proteggono per nulla da nuove varianti o mutazioni.
I vaccini hanno effetti collaterali a lungo termine sconosciuti.

Con queste premesse indiscutibili per tutti la discussione non potrebbe esserci perché sarebbe del tutto evidente che un obbligo vaccinale oltre ad essere al di fuori dello stato diritto sarebbe una misura assurda e irrazionale. Ma invece proprio la comparsa mediatica di omicron che dovrebbe uccidere definitivamente l’obbligatorietà dei vaccini, serve al sistema politico come aiuto per dichiararla a testimonianza della totale follia alla quale ci siamo abbandonati. In realtà una simile discussione non sarebbe nemmeno possibile se fin dal principio ci fosse stata la possibilità di dibattere visto che una malattia che è mortale per lo 0,3 per cento della popolazione e colpisce quasi esclusivamente persone con una media di età superiore a quella dell’attesa di vita media, nemmeno può essere definita una malattia. E questo senza tenere conto delle assurde manipolazioni sulle dichiarazioni di decesso che aggiungerebbero uno zero alla cifre dei morti arrivando allo 0,03.

Per questo l’assenza di dibattito e dunque di democrazia non è un fattore aggiuntivo rispetto alla menzogna globale di cui siamo vittime, ma ne è un aspetto fondamentale: solo un giorno senza propaganda, una sola discussione senza censure, farebbero crollare il castello di carte. Anche solo discutere costituisce un reato di disinformazione perché qui non si tratta di realtà, ma di distopie reificate. Alla fine chi non è vaccinato e non vuole vaccinarsi, non fosse altro che per mantenere alto il principio di autodeterminazione, subisce il peso di ignobili e stupide discriminazioni, ha meno libertà proprio perché è più libero dall’isteria.

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