L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 25 dicembre 2021

I tre volte vaccinati non hanno affatto superpoteri, vengono infettati da SARS-CoV-2 come gli altri comuni esseri umani, sono ricoverati in ospedale e muoiono in presenza di positività, il che quasi mai significa di Covid, ma comunque non sembrano essere più resistenti degli altri.

Dilaga la pandemia dei vaccinati



Sebbene per spingere le vaccinazioni e le misure coercitive le autorità politiche sempre più compromesse negli affari dei preparati a mRna e delle cupole di potere reazionarie, abbiano tirato fuori la pandemia dei non vaccinati, peraltro contestata persino dall’Oms, gli ultimi dati non rendono più possibile nascondersi dietro questa bugia. I numeri resi pubblici dati dell’Autorità sanitaria scozzese, per esempio, mostrano che i tre volte vaccinati non hanno affatto superpoteri, vengono infettati da SARS-CoV-2 come gli altri comuni esseri umani, sono ricoverati in ospedale e muoiono in presenza di positività, il che quasi mai significa di Covid, ma comunque non sembrano essere più resistenti degli altri. Insomma non sono affatto meglio protetti, lo dicono i numeri, ma questo di certo non smuove chi afferma, mentendo per la gola, che il richiamo offre una protezione “definitiva” e questo quando in Israele già si dice che la dose definitiva è la quarta, mentre Big Pharma prevede un richiamo ogni 9 mesi e altri propendono addirittura per un’iniezione ogni tre mesi, sfondando ogni precedente record del grottesco. Parrebbe una barzelletta se non fosse che i destinatari della narrazione invece di ridere di fronte a questi contorcimenti privi di senso, li prendono come fossero cose serie, riguardanti argomenti sanitari e non politici come in effetti sono. Ad ogni modo gli ultimi dati sanitari che risalgono a oltre un mese fa dicono che il 17% dei decessi in presenza di positività riguardava non vaccinati, mentre il rimanente l’83% coinvolgeva i completamente vaccinati e quelli con la terza dose in corpo. I ricoveri ospedalieri sono stati rispettivamente del 27% e del 73%, ma sembra che gli ultimi numeri virino sempre di più verso l’alto per i vaccinati, a parte poi che questi ultimi sono considerati tali solo a partire dal 14 ° giorno dopo l’ultima iniezione, alterando in modo significativa le statistiche gravemente le statistiche.

In Danimarca si ha la dimostrazione più clamorosa di questa realtà, sempre tenendo conto che quando parliamo di decessi e di ricoveri si parla di persone che affette da gravi malattie e che poi, magari in ospedale, vengono trovate positive a un test che non ha alcuna validità diagnostica, tanto per mettere i puntini sulle i e mostrare il circolo vizioso che coinvolge tutta la narrativa. Comunque lo Statens Serums Institute (SSI) danese sta elencando i casi di Omicron in base allo stato di vaccinazione e risulta che al 12 dicembre 4222 delle 5377 persone infette da Omicron registrate fino a quel momento erano completamente vaccinate e 512 avevano fatto la terza dose. Solo 643 persone infette erano quindi non vaccinate. In altre parole, solo il 12% degli infetti non era stato trattato geneticamente. Ora dal momento che in Danimarca il 23 per cento della popolazione non è vaccinata vuol dire che non essere vaccinati protegge dal virus o quanto meno da Omicron. Cioè assistiamo a una pandemia di vaccinati.

Ora a parte che dovremmo credere che in tre settimane omicron sia arrivato da zone isolate del Sudafrica alla Danimarca in modo così massiccio è qualcosa che le autorità sanitarie dovrebbero andare a dire alla nonna in carriola nella speranza di essere creduti perché probabilmente questa non che è una delle tante varianti compresenti nello sciame virale e già ampiamente diffuso, ma rispolverato in occasione delle feste natalizie. Ad ogni modo i numeri sono resilienti alle chiacchiere e ancora una volta portano al naufragio dell’efficacia dei vaccini a mRna del resto asserita sulla base di studi clinici ampiamente manipolati. Ma ormai le cose sono diventate così intricate che solo un elemento fideistico e devozionale può renderli non dico credibili, ma accettabili facendo lo sforzo di non pensare.

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