L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 11 dicembre 2021

Il sommovimento di Eurasia si riverbera in Medio Oriente in continuo movimento in cerca di nuovi equilibri più o meno duraturi. Si sta chiudendo il cerchio Turchia, Qatar, Iran, Eurasia li sta lentamente risucchiando

Cosa cambia per Erdogan dopo il vertice a tutto campo tra Arabia Saudita e Eau?

Di Francesco De Palo | 09/12/2021 -


Mbs e Mohammed bin Rashid hanno trovato l’impegno per una quadra su una serie di temi, come sicurezza, energia, difesa, geopolitica, partendo dagli accordi di Opec+ e finendo alla questione palestinese (su cui Ankara è parte non passiva)

I leader di Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, Mbs (Mohammed bin Salman) e Mbr (Mohammed bin Rashid), hanno trovato la sintesi su una serie di temi, come sicurezza, energia, difesa, geopolitica, partendo dagli accordi di Opec+ e finendo alla questione palestinese su cui lavorano per i diritti legittimi del popolo palestinese, “il più importante dei quali è il diritto a stabilire uno Stato palestinese indipendente e sovrano, con Gerusalemme Est come capitale”. Anche in questo quadro si inserisce il ruolo turco (che prova a riallacciare con Tel Aviv senza più Bibi), alla luce del disgelo con Eau: lo sceicco Mohammed Bin Zayed Al Nahyan un mese fa ha visitato Ankara e firmato numerosi numerosi accordi e dal Qatar potrebbero arrivare nuovi fondi sul Bosforo.

DAL GOLFO ALLA TURCHIA

Perché i riverberi delle nuove alleanze nel Golfo potrebbero ripercuotersi sul ruolo della Turchia e sulle future mosse in quella macro area? Innanzitutto occorre vagliare i “capitoli” del meeting tra Mbs e Mbr ovvero energia, difesa, Iran. “La gente del Golfo sta aspettando noi con nuove e grandi idee” ha twittato lo sceicco, dando appuntamento al prossimo vertice di Riyadh del 14 dicembre dove si terrà l’annuale e molto attesa riunione del Consiglio di cooperazione del Golfo a cui la leadership saudita guarda con assoluto impegno per fare sintesi su dossier delicatissimi come l’Iran, l’accordo nucleare e le questioni regionali che vedono Riyadh contrapporsi a Teheran. Quest’ultima, come noto, vanta una relazione speciale con Ankara il cui ministro degli esteri ha incontrato due settimane fa la controparte iraniana: è stata quella la prima visita ad alto livello in Iran di un funzionario turco dopo l’avvento del presidente Ebrahim Raisi.

Per cui Arabia Saudita ed Eau rilanciano dialogo e cooperazione alla luce del Consiglio di coordinamento dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti che guida azioni e partnership tra i due players, in un momento complesso e articolato. Nelle stesse ore Mbs è inoltre impegnato in un ricco tour, visitando il Sultanato dell’Oman, dove ha incontrato Haitham Bin Tariq all’interno di un quadro ricognitivo che tocca Africa e Medio oriente (Qatar, Bahrain e Kuwait). Un attivismo che testimonia la fluidità delle relazioni internazionali e geopolitiche che si stanno delineando in questa fine di 2021 e dopo l’avvento degli accordi di Abramo.

QUI BOSFORO

Iran e Turchia si promettono amore (se non eterno, quantomeno molto duraturo) con l’annuncio della cosiddetta “tabella di marcia della cooperazione” che secondo Teheran punta a rafforzare i legami bilaterali. Ma al di là dell’interscambio commerciale secco tra i due, il piano di lavoro è focalizzato su Afghanistan ed energia dove l’Iran annuncia di essere pronto a cooperare con la Turchia. Intanto si registra l’annuncio da parte di Recep Tayyip Erdoğan, di una imminente sua visita negli Emirati Arabi Uniti, in Egitto e Israele. Questo, hanno detto gli osservatori, ha trasmesso una volta di più l’impressione di un reset della politica estera da parte del presidente turco.

Inoltre Ankara ha siglato altri 15 diversi accordi per rafforzare la cooperazione con il Qatar mentre il presidente Erdoğan e l’emiro del Qatar, lo sceicco Tamim bin Hamad Al Thani, si sono incontrati a Doha per co-presiedere il settimo incontro del comitato Turkey-Qatar Supreme Strategic Committee. Sarebbero pronti circa 10 miliardi di euro da parte di un fondo qatariota, come ammesso pubblicamente dal Ceo di Abu Dhabi Developmental Holding Co. Mohamed Hassan al Suwaidi. Si tratterebbe di una notevole iniezione di denaro fresco nel traballante sistema economico turco, zavorrato dalla crisi della lira da un lato e dall’inflazione galoppante dall’altro, che hanno diffuso moltissima preoccupazione tra gli investitori internazionali e sui mercati.

Inoltre nei giorni scorsi dall’opposizione turca era stata fatta filtrare la notizia della possibile vendita di Aselsan (uno dei principali azionisti delle forze armate turche) agli Emirati Arabi Uniti, su cui sono giunte le smentite del governo erdoganiano. Ma appare evidente che la prima visita in assoluto del genere degli ultimi quattro anni da parte dei vertici qatarioti avrà gioco forza ricompreso partite strategiche, come l’interscambio di influenze geopolitiche e le relazioni nel settore della difesa.

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