L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 5 dicembre 2021

Informazioni sanitarie del privato che vengono forzatamente condivise con aziende terze all’atto dell’acquisto di un titolo di viaggio. A detta di qualcuno, quindi, il rischio è quello di un’emergenza Omicron che venga sfruttata come stress test di accettazione da parte dell’opinione pubblica di un grado di intrusione sempre più invasivo nella privacy dei cittadini. Siamo serviti noi TUTTI massa di manovra

Niente complotti, però l’allarme Omicron pare lo stress test di un altro 10 luglio ’92

5 Dicembre 2021 - 07:00

La rapidità con cui l’esecutivo ha approvato norme mai così dure e invasive - a fronte di una variante ancora poco conosciuta - e i richiami Ue al debito aprono scenari da «cura Amato» in primavera?


Solitamente, gli appelli dell’FMI vengono presi con fin troppa serietà. E, soprattutto, amplificati con enfasi dalla stampa. Quello lanciato il 2 di dicembre, invece, è precipitato in un buco nero di silenzio, sormontato dal chiasso di Omicron e dalle bizze del mercato. Eppure, il contenuto era decisamente inquietante.

E il tono utilizzato dalla numero uno dell’organismo, Kristalina Georgieva, di quelli che non lasciano troppo spazio all’interpretazione: Potremmo assistere al collasso economico in alcune nazioni, se i creditori del G20 non accettassero un’accelerazione dei processi di ristrutturazione del debito e una contemporanea sospensione del pagamento del servizio dello stesso nell’arco di tempo necessario alla negoziazione. E non basta: La Debt Service Suspension Initiative (DSSI) del G20 si conclude il 31 dicembre e senza un suo rinnovo, alcune nazioni potrebbero dover fronteggiare da subito pressione finanziaria e tagli alla spesa, proprio mentre le nuove varianti di Covid di stanno diffondendo e i tassi di interesse sono attesi in risalita.

Interpellato al riguardo, l’FMI ha evitato di fare nomi rispetto a quali Paesi potrebbe andare incontro a guai nella tenuta dei conti, limitandosi a ribadire la formula delle low-income countries. Quindi, formalmente mercati emergenti. C’è però un problema: se si trattasse della Turchia, alle prese con una ciclica ma mai così estrema crisi svalutativa della lira, il fall-out sull’Europa sarebbe decisamente pesante. E nel momento peggiore. Non a caso, la Georgieva ci è andata giù pesante con la terminologia, parlando di collasso economico.

Eppure, nessuno sembra spaventato da questa ipotesi. Strano. O, forse, strumentale. Perché a tenere banco in modalità catalizzante, ci sta pensando la dinamica mostrata da questo grafico:

Raffronto fra numero di articoli dedicati a variante Delta e Omicron Fonte: Bloomberg

dal 29 novembre al 2 dicembre, Bloomberg ha tracciato qualcosa come 35.648 articoli concernenti la variante Omicron. Il doppio di quanto avvenne nel medesimo arco temporale con l’esplosione della variante Delta. Ma con una criticità in più: se infatti la prima mutazione su larga scala del Covid vide immediatamente la comunità scientifica concorde su pericolosità e altissima contagiosità, ad oggi la messe senza precedenti di informazioni su Omicron non ha affatto chiarito i profili peculiari della nuova ondata. Anzi, scienziati, virologi e istituzioni come EMA e OMS sono spesso totalmente in dissenso sul grado di pericolosità da attribuire alla variante.

Unici a traboccare certezze, Pfizer e Moderna. E questo, di per sé, dovrebbe già inquietare e offrire una chiave di lettura quantomeno ispirata dal dubbio. Perché questo secondo grafico

Andamento dell’indice di volatilità della volatilità Fonte: Bloomberg/Zerohedge

mostra quale altra dinamica stia seguendo in pieno la correlazione con l’ondata primaria della Delta: l’indice VVIX - ovvero quello che traccia la volatilità della volatilità - è esploso, segnando nella seduta di venerdì un altro +6% e chiudendo a 156. Ai massimi dallo scorso gennaio, appunto. Quando furono gli short squeezes seriali legati ai titoli finiti nel mirino di Reddit e Robinhood a far fibrillare il termometro dell’indice della paura.

Prima ancora, invece, furono i lockdowns su scala globale a far scattare la modalità risk-off. Tutto correlato, insomma. E tutto ciclicamente pronto a ripetersi. Con una differenza, mostrata da questo terzo grafico:

Correlazione fra indice di gradimento di Joe Biden e CPI Fonte: Bank of America

nel suo report del fine settimana, Bank of America certifica come l’inflazione - forse anche a causa del disvelamento da parte di Jerome Powell del segreto di Pulcinella sulla transitorietà - ha subito un morphing da argomento di stretta connotazione monetaria-economia a criticità politica. Soprattutto per gli indici di gradimento di presidenti e premier.

Non a caso, Mario Draghi ha pesantemente forzato la mano in Consiglio dei ministri sul contributo di solidarietà per alleggerire le bollette degli italiani, ottenendo per tutta risposta un irrituale no da parte di centrodestra e Italia Viva. Finora, infatti, ogni desiderata del presidente del Consiglio aveva goduto di un via libera automatico dai partiti della coalizione, proprio ora invece il primo passo indietro obbligato da parte dell’uomo che aveva piegato ogni resistenza. E in pieno pressing montante sull’affaire Quirinale, non a caso.

Qualcosa sta traballando nella finora granitica tenuta dell’esecutivo di larghe intese? Qualcuno azzarda un’ipotesi estrema, legandola da un lato al richiamo giunto dall’UE rispetto alla totale assenza nella Manovra di misure concrete per la riduzione del debito e all’altrettanto drastico allarme lanciato dall’FMI, mentre dall’altro al profilo draconiano delle nuove misure prese dal governo Draghi per contrastare la variante Omicron. Di fatto, nonostante Italia e Spagna siano gli unici Paesi ancora in giallo sulla mappa d’Europa e appunto i dubbi più che persistenti sulla reale pericolosità della nuova mutazione.

Se sul primo green pass ci si era arenati in dibattiti molto duri per settimane, la stretta totale - compresi i mezzi pubblici - che scatterà da domani è stata presa pressoché dalla sera alla mattina, pur in assenza di un allarme conclamato di stampo tedesco o austriaco. Addirittura, tutte le forze di governo hanno dato l’ok all’estrema forzatura sulla privacy di legare l’emissione di biglietti elettronici per il trasporto pubblico al green pass. Ovvero, informazioni sanitarie del privato che vengono forzatamente condivise con aziende terze all’atto dell’acquisto di un titolo di viaggio. A detta di qualcuno, quindi, il rischio è quello di un’emergenza Omicron che venga sfruttata come stress test di accettazione da parte dell’opinione pubblica di un grado di intrusione sempre più invasivo nella privacy dei cittadini.

E, dall’altro, di fattibilità nell’incrocio di dati sensibili attraverso algoritmi ex novo e al limite della palese violazione delle vigenti norme legate alla riservatezza. Insomma, si stanno creando le condizioni per un potenziale, nuovo 10 luglio 1992 che scatti la prossima primavera? Un prelievo forzoso da vendere ancora all’Europa come caparra per comprare dell’altro tempo a livello di riduzione strutturale del debito e riforma dei nodi sensibili del sistema, pensioni in testa? Lo smarcamento di alcuni partiti appena registrato in Consiglio dei ministri potrebbe essere un messaggio in codice al primo ministro? Forse sì, stante il timing.

Soprattutto in caso questi puntasse realmente al Colle per blindare un’operazione in stile Amato attraverso una governance da doppia reggenza, come ventilato ieri da un retroscena pubblicato da Repubblica. Per ora, solo timori e suggestioni che circolano sul mercato. Comunque sia e visto l’aria che tira, meglio tenere sotto controllo l’internet banking. Quotidianamente.

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