L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 9 dicembre 2021

Intelligenza Artificiale 9 -

Intelligenza Artificiale l’umanità si ridefinisce a tu per tu con la macchina


Da venerdì 10 dicembre un numero speciale della rivista filosofica aut aut curato da Marco Pacini e dedicato alle sfide che comporta il rapporto con gli algoritmi

MARCO PACINI 08 DICEMBRE 2021

“Come pensa la macchina? Incognite dell'Intelligenza artificiale”. È questo il titolo del numero 392 della rivista filosofica aut aut, diretta da Pier Aldo Rovatti, che arriverà in libreria dal 10 dicembre. Di seguito anticipiamo un intervento del curatore Marco Pacini.

TRIESTE. Adam e Klara non sono ancora tra noi, se mai lo saranno. Le I.A. protagoniste di due recenti romanzi di Ian McEwan e Kazuo Ishiguro (“Macchine come me” e “Klara e il sole”) sono umane, troppo umane, come molti loro predecessori letterari e cinematografici.

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