L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 28 dicembre 2021

La Cina si può permettere di iniettare liquidità alle aziende dopo un anno tutto teso a sgonfiare in maniera controllate la bolla tecnologica e quella edilizia

POLITICA MONETARIA
Tassi, Cina controcorrente: Pechino abbassa il costo del credito

di Giovanni Stringa 27 dic 2021

Gli uffici di Evergrande

Controcorrente rispetto a quello che succede in Occidente, la Banca centrale cinese ha tagliato i tassi d’interesse, nel dettaglio il «Loan prime rate». Riducendo i costi di finanziamento per le banche, Pechino punta ad aumentare la liquidità del sistema creditizio per i finanziamenti alle imprese. Il tasso a un anno passa dal 3,85% al 3,80%, mentre quello a 5 anni resta invariato al 4,65%. Lo 0,05% non è un grande salto, ma è la prima volta che Pechino realizza una mossa del genere dall’aprile dell’anno scorso.

Mentre da Francoforte a Washington e da Londra a Tokyo le banche centrali stanno seguendo la strada della riduzione dei maxi acquisti di titoli, in alcun casi verso un aumento vicino o lontano dei tassi, a Pechino le questioni sul tavolo sono soprattutto altre. I pesanti scossoni immobiliari e il giro di vite normativo sul settore tecnologico, che ha smorzato la fiducia degli investitori, si sono sommati a una serie di dati economici recenti — tra cui le vendite al dettaglio sotto le aspettative e una crescita del Pil in rallentamento — e al timore di nuove restrizioni per combattere il Covid-19. Alcuni problemi si ritrovano un po’ dappertutto, a Ovest come a Est, ma le direzioni di politica monetaria sono diverse. Anche perché da una parte i tassi sono spesso negativi, dall’altra — appunto a Pechino — ampiamente sopra lo zero. Sotto la lente cinese, al capitolo del mattone, c’è poi la mega crisi del colosso Evergrande con i suoi trecento miliardi di dollari di debiti. Il «Loan prime rate» è uno dei i tassi preferenziali offerti dalle banche commerciali alla clientela migliore e un riferimento per i saggi applicati agli altri prestiti. Nei giorni scorsi la People’s Bank of China aveva già tagliato il coefficiente di riserva obbligatoria delle banche di 50 punti base (all’8,4%), pompando quasi 200 miliardi di dollari nel sistema finanziario.

Nessun commento:

Posta un commento