L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 29 dicembre 2021

La Federazione Russa ha consegnato agli Stati Uniti d’America, il 15 dicembre, il progetto di un Trattato e di un Accordo per disinnescare la crescente tensione tra le due parti. I due documenti sono stati resi pubblici, il 17 dicembre, dal Ministero degli Esteri russo

«Mossa aggressiva» russa: Mosca propone la pace
di Manlio Dinucci
20 dicembre 2021

L'arte della guerra. La Federazione russa propone agli Usa un trattato e un accordo per disinnescare le tensioni tra le due parti

La Federazione Russa ha consegnato agli Stati Uniti d’America, il 15 dicembre, il progetto di un Trattato e di un Accordo per disinnescare la crescente tensione tra le due parti. I due documenti sono stati resi pubblici, il 17 dicembre, dal Ministero degli Esteri russo. La bozza di trattato prevede, all’Art. 1, che ciascuna delle due parti «non intraprenda azioni che incidono sulla sicurezza dell’altra parte» e, all’Art.2, che «si adoperi per garantire che tutte le organizzazioni internazionali e alleanze militari a cui partecipa aderiscano ai principi della Carta delle Nazioni Unite».

All’Art. 3 le due parti si impegnano a «non utilizzare i territori di altri Stati allo scopo di preparare o effettuare un attacco armato contro l’altra parte». L’Art. 4 prevede, quindi, che «gli Stati Uniti non stabiliranno basi militari nel territorio degli Stati dell’ex Urss che non sono membri della Nato», ed «eviteranno l’adesione di Stati dell’ex Urss alla Nato, impedendo una sua ulteriore espansione ad Est».

Nell’Art. 5 «le parti si astengono dal dispiegare le loro forze armate e i loro armamenti, anche nell’ambito di alleanze militari, nelle aree in cui tale dispiegamento può essere percepito dall’altra parte come una minaccia alla propria sicurezza nazionale». Quindi «si astengono dal far volare bombardieri equipaggiati con armamenti nucleari o non nucleari e dallo schierare navi da guerra nelle aree, al di fuori dello spazio aereo e delle acque territoriali nazionali, da cui possano attaccare obiettivi nel territorio dell’altra parte».

All’Art. 6 le due parti si impegnano a «non usare missili terrestri a gittata intermedia o corta al di fuori dei loro territori nazionali, nonché nelle zone dei loro territori da cui tali armi possano attaccare obiettivi sul territorio dell’altra parte». L’Art.7, infine, prevede che «le due parti si asterranno dallo schierare armi nucleari al di fuori dei loro territori nazionali e riporteranno nei loro territori le armi già schierate al di fuori» e che «non addestreranno personale militare e civile di paesi non nucleari all'uso di armi nucleari, né condurranno esercitazioni che prevedano l’uso di armi nucleari».

Il progetto di Accordo stabilisce le procedure di funzionamento del Trattato, basate sull'impegno che le due parti «risolveranno tutte le controversie nelle loro relazioni con mezzi pacifici» e «utilizzeranno i meccanismi delle consultazioni e informazioni bilaterali, comprese linee telefoniche dirette per contatti di emergenza». Il Ministero degli Esteri russo comunica che la parte statunitense ha ricevuto spiegazioni dettagliate sulla logica dell’approccio russo e di sperare quindi che, nel prossimo futuro, gli Stati uniti avviino seri colloqui con la Russia su tale questione critica.

Tace per ora la parte statunitense. Si fa sentire però la Voce dell’America, megafono multimediale di Washington che parla in oltre 40 lingue a centinata di milioni di persone in tutto il mondo: dice che «molti esperti sono preoccupati per questa mossa della Russia, che vuole sfruttare il fallimento del negoziato come pretesto per invadere l’Ucraina». Tace per ora la Nato, in attesa degli ordini da Washington. Tace l’Italia che, pur non essendo destinataria diretta della proposta russa, è parte in causa: tra le armi nucleari che gli Usa schierano al di fuori del proprio territorio vi sono le bombe B-61 installate a Ghedi e Aviano, tra poco sostituite dalle più micidiali B61-12, al cui uso viene addestrato il nostro personale militare nonostante l’Italia sia ufficialmente paese non nucleare. E gli Usa si preparano a installare in Italia anche nuovi missili nucleari a gittata intermedia.

Mentre i media calano una quasi totale cappa di silenzio sulla proposta russa, i gruppi parlamentari la ignorano come se non avesse niente a che fare con l’Italia, esposta a crescenti pericoli quale base avanzata delle forze nucleari Usa contro la Russia. Trovino almeno il tempo di leggere in pochi minuti la bozza che la Russia ha consegnato agli Usa per aprire la trattativa, e abbiano il coraggio politico di esprimere pubblicamente il loro giudizio. Se è negativo, spieghino perché è in contrasto con la nostra Costituzione e la nostra sicurezza.

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