L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 26 dicembre 2021

La sovrapproduzione un problema economico che si trascina da troppo tempo aveva bisogno di una pausa di riflessione, di un ripiegamento. Bisognava distruggere uomini, merci, mezzi di produzione, capitali per ri-iniziare il ciclo di accumulazione. L'influenza covid è servita perfettamente allo scopo. Ora si ha carenza di offerta e si inizia a pensare come superarla e non avere scossoni, un domani, si analizzano i punti critici, risolti i quali nel medio, lungo periodo il problema della SOVRAPPRODUZIONE si ripresenterà nella sua drammatica criticità, la questione sarà sempre presente finché il sistema produttivo guarderà la merce di scambio e non privilegerà quella d'uso. Si dovrebbe produrre quello che serve

Commercio internazionale al bivio nel 2022 per 4 motivi

24 Dicembre 2021 - 15:40

Quale futuro per il commercio internazionale? Lo stress delle catene di approvvigionamento potrebbe continuare anche nel 2022. Sono almeno 4 i punti cruciali della crisi mondiale dell’offerta di beni.


Catene di approvvigionamento intasate ancora nel 2022? La risposta dovrebbe essere negativa secondo previsioni e valutazioni degli esperti.

L’anno prossimo i colli di bottiglia che si sono creati nel 2021 dovrebbero allentarsi. Tuttavia, permangono alcune criticità che proprio il grande stress delle supply chain nel mondo hanno messo in evidenza.

Cosa accadrà, quindi, nel 2022 per il commercio internazionale? Alcuni esperti hanno spiegato in un saggio per ISPI perché sussistono almeno 4 sfide da affrontare.

Mai più crisi globale dell’offerta? L’analisi

Gli esperti Roger W. Ferguson Jr e Upamanyu Lahiri hanno esposto su un dossier per l’Istituto di Politica Internazionale alcune criticità emerse con la grande crisi dell’offerta di beni nel mondo.

Se è vero che il blocco delle merci del 2021 non si ripeterà con la stessa intensità il prossimo anno, altrettanto rilevante è che è più che mai urgente affrontare almeno 4 punti chiave per un commercio snello nel futuro. Ecco quali.

1. Settore dei trasporti

Secondo i due analisti un primo tema da considerare è l’inefficienza del settore trasporti su strada. Le merci scaricate nei porti hanno poi bisogno di essere caricate su camion per arrivare alle più disparate destinazioni.

La crisi del 2021 in logistica e spedizioni ha sottolineato innanzitutto una carenza di camionisti e manodopera. Non solo per effetto dei contagi, ma anche per le condizioni poco attraenti del lavoro. Migliorare salari e orari è fondamentale per trovare i camionisti e gli autotrasportatori che servono.

In più, porti senza manutenzione e interventi di ammodernamento costringono gli operatori dei trasporti a lunghe ore di fila prima di caricare e partire. Innovare le infrastrutture, quindi, è cruciale. Negli USA il piano Biden infrastrutturale mira anche al riassetto di porti commerciali.

2. Gestione degli ordini

Finora le aziende nel mondo hanno prediletto la gestione della produzione con il sistema cosiddetto just-in-time. Si tratta di ordinare solo beni e componenti quando servono, riuscendo in questo modo a diminuire i costi dello stock in magazzino e aumentare i margini di profitto.

Questo approccio, però, si è rilevato poco efficace con lo scoppio della pandemia. Quando la produzione si è improvvisamente interrotta in tutto il mondo, per i commercianti è stato assai difficile trovare le merci desiderate. Che, nel frattempo, vedevano lievitare i prezzi.

Per questo, secondo gli esperti, occorre ripensare il modello di gestione delle scorte, arricchendo di più il magazzino. Pandemie e disastri naturali, infatti, porteranno sempre di più a stop temporanei nella produzione e spedizione merci.

3. Diversificare

Diversificazione nelle catene di approvvigionamento: questo deve essere uno slogan per il futuro. Finora, infatti, la maggior parte delle economie mondiali dipende dal gigante cinese per la fornitura di componenti e materie prime.

Con lo scoppio della pandemia e il blocco totale del dragone però, si è innescata una reazione a catena pericolosa per tutti i Paesi dipendenti, anche per un solo bene, da Pechino.

Essere vincolati a una sola nazione o regione per approvvigionamento è assai rischioso. Realisticamente, i Paesi dovrebbero ripensare le supply chain. Sebbene in alcuni settori ad alta intensità di manodopera è impossibile competere con il costo del lavoro cinese, guardarsi intorno può essere vincente.

Per esempio, il Giappone ha spostato alcune produzioni in Vietnam e Tailandia e anche colossi come Apple e Samsung si sono mosse fuori dalla Cina.

4. Conoscenza delle supply chain

Infine, il suggerimento per superare le criticità delle catene di approvvigionamento è favorire una conoscenza approfondita delle filiere nelle aziende.

Essere consapevoli di rischi e incertezze che si celano nelle supply chain di materie prime e componenti per la propria produzione può accrescere l’efficienza e la resilienza in caso di imprevisto.

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