L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 11 dicembre 2021

La stampa la punta più avanzata dell'estremismo dell'ideologia dei vaccini sperimentali, esprime bene la sua malattia tutti no-vax, cosa che non rispetta ragionamenti e dubbi

09 Dicembre 2021 22:28

Accademici derisi e censurati. Dove sta esattamente la piega anti-scientifica?


Si è tenuto ieri a Torino il convegno sul ‘Green Pass’ e la scellerata gestione pandemica italiana che ha sancito la nascita della «Commissione dubbio e precauzione». Tra i principali esponenti ci sono i filosofi Massimo Cacciari e Giorgio Agamben, il giurista Ugo Mattei, l’accademico, dirigente e autore televisivo Carlo Freccero.

La stampa mainstream ha, come sempre accade, stravolto il senso del convegno e bollato tutti i partecipanti come complottisti no-vax.

Gabriele Guzzi, pur non essendo d’accordo con la totalità delle tesi esposte durante il convegno, sottolinea con ingiusti termini i toni inaccettabili, per un paese democratico, dei media mainstream. Vi riproponiamo il suo post Facebook.

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di Gabriele Guzzi

Ho ascoltato l'intero evento di Torino di ieri.

C'erano medici, ricercatori, epidemiologi, virologi, ematologi, giuristi, filosofi.

Hanno detto tutti cose giuste? No.

Ma hanno partecipato ad una discussione con dati e argomenti razionalmente fondati.

Alcuni di loro hanno citato ricerche pubblicate sulle più importanti riviste scientifiche del mondo.

Oggi, leggo sul Corriere dei "deliri del negazionismo", sul Foglio delle "follie di Cacciari e Associati, tra negazionisti e nuovi guru" , sulla Stampa di "no vax e argomentazioni anti-scientifiche".

Nel frattempo, apprendo che Facebook ha censurato la diretta dell'evento.

La piega anti-scientifica e irrazionalista non stava ieri a Torino ma nei principali quotidiani nazionali.

Deridere e marginalizzare studiosi, limitare il pluralismo, escludere la critica, censurare un pensiero sul principale mezzo di formazione dell'opinione pubblica contemporanea (che è purtroppo Facebook), fare squadrismo informativo contro ricercatori, l'uso schifoso del termine negazionista, è l'essenza della deriva anti-democratica e anti-scientifica che questi mesi hanno tragicamente mostrato.

Va tutto bene cari amici?

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