L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 15 dicembre 2021

Le incongruenze dei decisori politici e delle istituzioni sanitarie loro complici cominciano ad essere tante, troppe. Proibire l'alcool ai non vaccinati e a quelli inoculati con i vaccini sperimentali cosa ci azzecca con l'influenza covid?

Omicron show, la recita di Natale



Magari molti non se lo immaginano ma le varianti contemporanee del Sars Cov 2 sono molte migliaia, quindi non è difficile andarne a trovare una in un posto come il Sudafrica, poi scoprirla dopo pochi giorni in posti lontanissimi e dire allarme allarme è una variante a diffusione rapida e bisogna fermarla. Perciò stop al Natale tanto per guastare la festa alla gente e impedirle di ritrovare una normalità psichica in grado di riattivare il cervello. Tutto questo meccanismo prescinde dalla pericolosità o meno della variante che nel caso di Omicron è quasi inesistente: la sola notizia della diffusione serve a giustificare allarmi e misure completamente assurde. In Norvegia, per esempio si è vietata la vendita di alcolici nei bar e nei ristoranti persino ai vaccinati come se l’alcol piacesse un po’ troppo al coronavirus, comunque sempre meno di autorità che prendono misure da ubriachi. L’Istituto norvegese di sanità pubblica ha affermato che la mancanza di azione per fermare la diffusione “potrebbe portare a grandi conseguenze negative per la società, non solo per i servizi sanitari “. Ora l’allarme deriva dal fatto che la scorsa settimana, si sarebbero registrate 21.457 infezioni da COVID-19 con 33 decessi attribuiti alla malattia con il consueto sistema di dichiarare morte covid comunque in presenza di positività: ma anche così questo significa un Cfr dello 0,03% che è inferiore, ma di gran lunga,, a quello dell’influenza, mentre l’Ifr sarebbe intorno allo 0,0001% . Davvero nulla sembra avere senso nella narrazione pandemica se non la palese volontà di restringere in qualche modo le libertà dei cittadini: si badi bene che il grottesco divieto di alcol in Norvegia arriva quando il maggior epidemiologo del Paese, il professor Forland ha sostenuto che Omicron dovrebbe essere sfruttato: il fatto di essere facilmente trasmissibile e nel contempo mite potrebbe farne il mezzo ideale per aumentare “l’immunità naturale” e portare così alla fine della pandemia.

Quest’uomo dev’essere matto perché se c’è una cosa che non si vuole è proprio che l’epidemia finisca e men che meno finisca senza una continua vaccinazione di massa. Anche se i preparati geniti oltre a rivelarsi pericolosi non servono a nulla e se ormai tutti, produttori compresi, riconoscono che le punture non possono arginare la pandemia e tanto meno eradicare il virus, intorno a questi pseudo vaccini continua ad aleggiare un’ aura salvifica che viene mantenuta in sospensione magnetica, visto che nessun fatto la sostiene. Ma questo è uno dei grandi misteri cognitivi di fronte al quale ci troviamo e che rassomiglia tanto nei suoi meccanismi a un messaggio pubblicitario che prescinde dalle qualità reali della merce per creare una sorta di orma emotiva nei cervelli. Ad ogni modo venerdì scorso il Cdc americano ha pubblicato un rapporto in cui emerge che la stragrande maggioranza ( 34 su 43) dei pazienti infetti dalla variante di Omicron identificata finora negli Stati Uniti sono individui completamente vaccinati. Visto che i sintomi della variante Omicron che finora non ha fatto nessun morto in nessuna parte del mondo, nemmeno di quelli attribuiti di forza al covid e visto che i sintomi più allarmanti, peraltro identici per vaccinati e non vaccinati sono “tosse, affaticamento e congestione o naso che cola”, molto simili a ciò che provocano i coronavirus del raffreddore, non si capisce da dove dovrebbe arrivare quell’allarmismo che impone nuove e inutili punture.

Per concludere il quadro sul New England Journal of Medicine è stato pubblicato uno studio condotto in Israele durante l’ondata di Delta il quale ha rilevato che l’immunità contro questa variante delta di SARS-CoV-2 è diminuita rapidamente in tutte le fasce d’età pochi mesi dopo aver ricevuto la seconda dose di vaccino. Questo quando già esiste un’indagine in atto per comprendere come mai prendono il virus anche quelli con la terza dose in corpo. Nonostante tutto questo e a riprova della grande mistificazione della quale siamo vittime, la variante Omicron è la nuova spinta per la terza dose dovunque, mentre in alcuni Paesi si pensa già alla quarta, visto che il concetto di completamente vaccinato è stata distrutta dai fatti e si avvia ad essere una condizione solo potenziale e di volta in volta fatta baluginare in vista delle nuove dosi. Per ora ci fanno la festa di Natale.

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