L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 30 dicembre 2021

Macron e Draghi, lo stregone maledetto/vile affarista stanno preparando la festa al popolo italiano per il 2022. Auguri

Cosa cambierà per l’Italia con i titoli di Stato che passeranno dalla Bce al Mes



L’iniziativa Macron-Draghi, il progetto europeo, il nuovo ruolo del Mes e le conseguenze (positive?) per l’Italia. L’analisi di Giuseppe Liturri

Era ormai nell’aria da alcune settimane che negli uffici del Mes a Lussemburgo stessero scaldando i motori per assumere finalmente (per loro) il ruolo di protagonisti nella gestione del debito pubblico dei Paesi dell’eurozona.

Dopo l’uscita di Mario Draghi e Emanuel Macron sul Financial Times del 23 dicembre (ripresa dal Corriere della Sera) e qui commentata, ora siamo quasi alla certezza: il Mes sta per entrare pesantemente in campo e l’Italia è prepotentemente candidata a assumere il ruolo di principale cliente.

I due leader, nel loro intervento sul quotidiano londinese, fanno riferimento a una “proposta meritevole di discussione approfondita”, cioè uno studio redatto dai loro consiglieri economici Francesco Giavazzi e Charles-Henri Weymuller e altri due giovani economisti. Il messaggio principale di tale documento è stato poi ripreso sul quotidiano Domani dagli economisti Franco Bruni e Stefano Micossi e, se possibile, la loro lettura è ancora più preoccupante per il nostro Paese, rispetto al documento originario e molto tecnico redatto da Giavazzi e Weymuller.

Sono sei i punti cruciali dell’intervento di Bruni e Micossi:
  1. La Bce non potrà detenere per sempre i titoli pubblici acquistati dopo il marzo 2020 al fine di soddisfare il fabbisogno finanziario degli Stati per fronteggiare la crisi economica causata dalle misure di contenimento della pandemia. “Dovrà gradualmente disfarsene”. Al 30 novembre scorso, BCE/Bankitalia detenevano 679 miliardi di titoli italiani, il 29% del debito pubblico costituito da titoli. Entro il 31 marzo 2022, tale somma dovrebbe salire a circa 720 miliardi, di cui 350 miliardi acquistati a partire da marzo 2020. Secondo loro “La nostra lettura del Trattato sul funzionamento della UE (articoli 123 e 125) è che il SEBC (BCE/Bankitalia, nda) di quei titoli dovrà trovare il modo di disfarsi, altrimenti la sua azione contrasterebbe col Trattato perché consisterebbe in politica fiscale”.
  2. A chi affidare i titoli? Al MES “in cerca di una missione”. Acquisterebbe i titoli gradualmente in cinque quote annuali, cosa “giuridicamente e tecnicamente possibile”.
  3. A quali condizioni? Rispettando “criteri di eleggibilità” (in italiano sarebbe “criteri di ammissibilità/idoneità”, ma purtroppo lo scempio della lingua italiana ad opera di chi confonde l’italiano con l’inglese prosegue inarrestabile). Cioè, per “i Paesi non in regola col Patto di Stabilità” (vedi alla voce “I” come Italia), previa sottoscrizione di un “protocollo di intesa con specifici impegni di politica economica monitorati dal Mes”. In altre, parole il programma di aggiustamento macroeconomico i cui effetti sono tristemente noti ad Atene e Lisbona.
  4. Dove prenderebbe i soldi il Mes? Emettendo eurobond con garanzia il proprio capitale. Peccato però che omettono di aggiungere che al momento ci sono ancora 624 miliardi sottoscritti e non versati e, al bisogno, l’Italia dovrà puntualmente onorare il suo impegno versando circa 110 miliardi. Gli autori per decantare le virtù di implacabile esattore del MES non hanno nemmeno il tatto di risparmiarci il ricordo che “persino nella ristrutturazione del debito della Grecia, l’intero costo fu fatto ricadere sul Paese, senza perdite né per il Mes né per il Fondo salva Stati provvisorio che ne precedette la creazione”. Un aguzzino senza pietà.
  5. Perché BCE non vede l’ora di liberarsi di quel debito che è stata costretta a comprare a partire dal marzo 2020, altrimenti sarebbe saltata l’eurozona? Perché “libererebbe la gestione della politica monetaria della BCE dall’esigenza di non destabilizzare il debito pubblico dei paesi più indebitati”. In effetti, oggi la BCE ha le mani parzialmente legate perché la “materia prima” con cui lavora sono principalmente i titoli governativi, i cui mercati sono sostanzialmente narcotizzati e dominati dalla sua presenza. Se cambiasse impostazione, i mercati potrebbero reagire molto nervosamente. Affidando tutto al Mes, eventuali perturbazioni sui mercati sarebbero affrontate da Klaus Regling e i suoi uomini.
  6. In chiusura, la perla. Cosa cambierebbe per gli Stati? Purtroppo gli Stati membri perderebbero il sostanzioso flusso di dividendi che le banche centrali riescono a erogare proprio grazie agli interessi dei titoli detenuti in portafoglio, rendendo così sostanzialmente nullo il costo di quei titoli per il bilancio pubblico. Con il Mes come creditore gli interessi sui BTP si pagheranno senza flussi di ritorno, ma gli autori liquidano come “limitato” l’onere aggiuntivo.
In conclusione, per esplicita e candida ammissione dei due economisti, sta per chiudersi il periodo in cui la BCE ha forzato i Trattati e sta per chiudersi anche la camicia di forza intorno all’Italia.

Auguri e buon 2022!

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