L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 28 dicembre 2021

Mai dimenticare che l'Iran è parte integrante di Eurasia e che ha un accordo totale con la Russia

L’Iran manda un messaggio forte e chiaro
Maurizio Blondet 28 Dicembre 2021

Matteo D’Amico

Il 27 dicembre a Vienna riprendono i colloqui fra Iran e 4+1 (Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna + Germania) per cercare di tornare a rendere operativo l’accordo nucleare stipulato durante la presidenza Obama. Nelle settimane precedenti Israele e Stati Uniti hanno mandato diversi messaggi minacciosi all’indirizzo degli iraniani: Israele ha affermato di non sentirsi vincolato nemmeno da un eventuale ripristino dell’accordo; si è parlato del progetto di un’esercitazione militare congiunta che simuli la distanza che separa Israele dagli impianti nucleari iraniani; gli americani hanno più volte accusato i diplomatici iraniani di “strascicare i piedi”, ovvero di prendere tempo ed eludere le richieste statunitensi. Inoltre continua a essere ripetuto dai diplomatici americani che “tutte le opzioni sono sul tavolo”, ovvero che se la diplomazia fallisse si potrebbe decidere anche per un attacco militare ai siti nucleari iraniani.

Alle minacce per nulla velate di Israele e U.S.A., l’Iran ha risposto soprattutto con l’esercitazione militare durata dal 20 al 25 dicembre e denominata “Grande Profeta 17”, che ha coinvolto tutte le armi, prevedendo la distruzione sia di obiettivi marittimi, che terrestri ad opera del suo sofisticato arsenale balistico. La cosa più significativa però è che è stato distrutta durante l’esercitazione, una copia perfettamente ricostruita del reattore nucleare di Dimona, la centrale collocata nel deserto del Negev che si ritiene sia stata utilizzata da Israele per produrre il plutonio dal quale è stato ricavato il suo arsenale di armi nucleari (stimato in almeno 90 testate atomiche).

Un video iraniano ha reso pubbliche alcune sequenze dell’esercitazione, fra le quali proprio quelle relative alla distruzione del manufatto simile alla centrale atomica israeliana:


Dal video, che è stato segnalato il 27 dicembre 2021 da RT (https://www.rt.com/news/544450-iran-israeli-nuclear-facility/ ), si possono trarre alcune conclusioni: l’Iran non si lascia intimidire dalle minacce americane e israeliane e rilancia la posta: in caso di attacco ai suoi impianti nucleari civili risponderebbe con la massima decisione colpendo Israele. Ciò è quanto hanno ripetuto più volte i vertici dell’esercito iraniano: l’esercitazione appena svoltasi voleva fornire elementi di prova del fatto che gli avvertimenti dati non sono parole al vento. Del resto è noto a tutti che i missili balistici messi a punto dall’Iran, anche grazie all’assistenza iniziale nordcoreana, sono molto avanzati e dotati di un’altissima precisione, in grado di colpire chirurgicamente i loro bersagli. Oggi la Repubblica islamica si colloca fra le prime quattro o cinque potenze a livello mondiale nel settore dei missili balistici e sta crescendo la sua capacità di deterrenza verso le potenze ostili. Infatti l’attacco combinato condotto con missili balistici, missili da crociera a bassa quota e droni stealth armati è difficile possa essere fermato dallo scudo antimissile israeliano, che ha mostrato lacune anche nello scontro più recente con Hamas nella striscia di Gaza. Molti elementi fortunatamente inducono a pensare che non si arriverà a uno scontro diretto (anche perché gli U.S.A. sembrerebbero prossimi a un relativo abbandono del Medio Oriente per dare corso al sempre più complesso “pivot verso l’Asia” che vede nello scontro strategico con la Cina il suo asse principale). La speranza è che si sia di fronte a un rumore di sciabole messo in scena da tutti gli attori in gioco (non dimentichiamo che una portaerei americana con un’intera squadra d’attacco è appena entrata nel Mediterraneo) per avere carte migliori da spendere diplomaticamente al tavolo dei colloqui di Vienna.

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