L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 30 dicembre 2021

Monte dei Paschi di Siena - Omicidio di David Rossi - Sempre più circostanziato i depistaggi della procura

Mps, David Rossi e feste gay. "Ma il pm mi disse: fermati"30 Dicembre 2021 - 11:55

In esclusiva il verbale del carabiniere mai sentito da Genova: "Così Marini impedì pure altre mie indagini"


Ai festini gay nel Senese c'erano manager Mps, politici e anche un prete. «Mi dissero ci fosse anche il procuratore Nicola Marini. Ma lui mi chiese di insabbiare quella e altre indagini». A parlare con l'avvocato Carmelo Miceli non è un escort ma Francesco Marinucci, ex comandante della stazione dei carabinieri di Monteriggioni, che insinua anche l'esistenza di video sui festini che immortalerebbero lo stesso Marini, oggi procuratore capo reggente di Siena. Accuse pesantissime, depositate e finite (senza nomi) in una puntata delle Iene eppure rimaste senza seguito. Se Marinucci mente perché non è stato mai indagato? E il Csm che cosa aspetta a intervenire?

È lo stesso Miceli a chiederselo da quando dopo aver interrogato l'ufficiale da difensore della famiglia e aver depositato verbale interamente trascritto e pennetta Usb si aspettava una mossa alla Procura di Genova, che invece ha archiviato tutto e non l'ha mai sentito. Ma il verbale è sparito, poi riapparso, «senza essere mai preso in esame nel fascicolo sui presunti abusi e omissioni nelle indagini sulla strana morte di Rossi», volato da una finestra della banca senese il 6 marzo del 2013. «Ed è ancora più grave - ribadisce il legale al Giornale - che il Procuratore aggiunto di Genova Vittorio Ranieri Miniati, anche davanti alla commissione d'inchiesta dica di esserne venuto a conoscenza all'ultima udienza, quando invece noi l'avevamo depositata il 14 agosto 2019 e fatta presente più volte».

D'altronde, nessun insabbiamento è la linea sostenuta da tutti e tre i pm (oltre a Marini, anche Aldo Natalini e Antonio Nastasi), vergata nella lettera del legale genovese Andrea Vernazza contro il lavoro della commissione d'inchiesta. Missiva dalla quale però sembrerebbero aver preso le distanze Nastasi e Natalini. Contattati dal Giornale, entrambi si rifugiano dietro un no comment, ma alcuni toni della missiva avrebbero irritato soprattutto Nastasi, oggi pm del caso Matteo Renzi-Fondazione Open, chiamato in causa in prima persona nel presunto inquinamento della scena del crimine dalla deposizione in commissione dell'ex comandante dei carabinieri di Siena, il colonnello Pasquale Aglieco, che sarebbe stato presente (senza averne titolo) nell'ufficio di Rossi dopo la caduta. Anche, è emerso, per rivendicare inutilmente la competenza dell'Arma sulle indagini, sebbene qualche collega lo smentisca.

Presto i tre verranno sentiti in commissione, probabilmente assieme a Marinucci, la cui testimonianza si intreccia con un esposto anonimo in cui si parlava dell'esistenza di festini all'interno dell'Arcivescovado, ben prima della morte di Rossi. Ma Marini avrebbe ordinato al maresciallo di interrompere qualsiasi indagine e di non verbalizzare nulla. «Testimonianze inosservate, o addirittura perse, poi ritrovate, poi non considerate. Eppure si tratta di dichiarazioni spontanee di un ufficiale personalmente coinvolto dalle azioni omissive di Marini, che avrebbe dichiaratamente imposto a lui di non proseguire anche con altre indagini», si lamenta col Giornale Carolina Orlandi, figlia di Rossi. «E nessuno ci chiede scusa», sottolinea Paolo Pirani, legale del fratello di Rossi, Ranieri.

Ma c'è un filo rosso che lega alcuni protagonisti della vicenda Rossi con lo strano incendio del 2 aprile 2006 che devastò alcuni uffici all'interno della Curia arcivescovile di Siena. Fu Marini a indagare l'allora economo della diocesi (difeso da Giuseppe Mussari), che aveva ingiustamente accusato del rogo l'archivista, ma anche questa vicenda finì senza colpevoli. Cosa si nascondeva in quei documenti irrimediabilmente persi dalla Curia? Strani affari immobiliari? Forse non lo sapremo mai. Ma a Siena quasi tutti sanno. E presto qualcuno potrebbe decidersi a parlare.

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