L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 10 dicembre 2021

Parlare chiaro: pane al pane e vino al vino

Ucraina, gas e Cina. Parla Karaganov, il consigliere di Putin

Di Francesco Bechis | 10/12/2021 -


Intervista al presidente del Valdai Club, già membro della Trilaterale, tra i più fidati consiglieri di Putin. La Guerra Fredda non è ancora finita, Mosca vuole un’Ucraina lontana dalla Nato. Gas? Il Nord Stream 2 fondamentale per Mosca. Cina? Se Biden continua il pressing, non escludo un’alleanza militare

Fate il nome di Sergei Karaganov nei circoli diplomatici e politici a Mosca e non servirà dire altro. Tra i consiglieri del palazzo il professore è certamente uno dei più noti. Presidente del Valdai Club, il think tank da cui Vladimir Putin ha appena lanciato la sua guerra personale alla “cancel culture” occidentale, è stato ed è ancora stratega ascoltato dal presidente e prima di lui dell’ex Primo ministro Evgenij Primakov. Intervistato da Formiche.net, Karaganov, conosciuto come un hardliner ma anche come fine conoscitore della politica estera russa, spiega quali sono le intenzioni del Cremlino al confine con l’Ucraina, dove sono oggi ammassati centosettantamila soldati armati. E lancia un monito inquietante agli Stati Uniti: il pressing diplomatico potrebbe avvicinare la Russia alla Cina di Xi Jinping, perfino facilitare “una nuova alleanza militare”.

Karaganov, partiamo da qui: cosa vuole davvero la Russia?

Il nostro obiettivo è semplice: vogliamo avere buoni rapporti con l’Europa. Lo spazio culturale europeo è il nostro spazio.

I recenti sviluppi al confine Est sembrano raccontare una storia diversa.

Un’escalation che segnala che la Guerra Fredda per qualcuno non è ancora finita del tutto. Noi vogliamo escludere la possibilità di un conflitto.

Perché Putin ha deciso di ammassare le truppe?

La Russia sta aumentando la pressione sull’Occidente per lanciare un messaggio: sull’Ucraina facciamo sul serio. Se non diventa un Paese neutrale, demilitarizzato, l’Europa potrebbe avere un problema. Lo risolveremo, in un modo o nell’altro.

Un Paese neutrale e demilitarizzato non può difendersi da un’invasione.

La Russia non ha bisogno di attaccare. Un’invasione di terra è contro tutti gli interessi sensibili del Cremlino. A meno che il regime ormai collassante di Kiev attacchi il Donbas o una delle repubbliche indipendenti. Questo forzerebbe una nostra risposta.

La Nato non ha mai aperto a un’adesione dell’Ucraina ma ha dichiarato di essere pronta a sostenerla.

Un ragionamento perverso. La Nato dovrebbe realizzare di essere anzitutto una minaccia per se stessa. Fa delle tensioni e del confronto militare la sua ragione d’esistenza.

È un’alleanza di difesa.

Nasce come alleanza di difesa, con l’intento ufficiale di evitare guerre. Dalla fine degli anni ’90 si è trasformata in un’alleanza offensiva.

Offensiva è stata anche la Russia, quando ha invaso la Crimea nel 2014.

Un’annessione. Ricordo che non un solo colpo è stato esploso. La maggioranza degli abitanti della Crimea voleva stare con la Russia piuttosto che con uno Stato al collasso. La Crimea non è stata aggredita, ma incorporata.

Per quel gesto gli Stati Uniti e l’Ue continuano ad applicare sanzioni contro Mosca.

È loro diritto farlo. È un suicidio politico, ma è un diritto. Agitare la logica di un conflitto armato al confine europeo invece non ha senso. Se l’Ucraina attacca il Donbas, deve sapere che metà di quella popolazione è russa e sta con la Russia.

Quindi lei esclude la possibilità di una nuova guerra in Ucraina?

Su questo punto ho un’opinione personale. Non c’è peggior regalo che l’Occidente possa fare alla Russia che consegnare nelle sue mani uno Stato fallito, guidato da un’élite che lo ha prosciugato. Un tempo l’Ucraina era uno dei territori più ricchi dell’impero (russo, ndr), oggi è uno dei Paesi con il più basso Pil pro-capite in Europa. Prenderne il controllo sarebbe un guaio, a dir poco.

C’è chi accusa Putin di usare le manovre al confine per ottenere consenso sul fronte interno. È così?

Non c’è dubbio che i leader russi usino la politica estera per fini interni. È normale, succede ovunque e sarebbe strano il contrario. La verità, mi creda, è che in Russia nessuno si preoccupa dei movimenti delle truppe, di cui riferisce solo qualche tv.

Quali sono le vere sfide di Putin sul fronte interno?

La prima grande sfida si chiama crescita economica, dobbiamo ripartire. A questa si somma la pandemia, non sarà facile uscirne fuori.

Perché?

I russi si possono considerare sotto tanti punti di vista degli anarchici, purtroppo. Credo che il Cremlino lo abbia capito. Per questo non si può spingere troppo con la campagna vaccinale.

Come giudica la video-chiamata tra Joe Biden e Vladimir Putin?

È una buona notizia, l’America è un partner e bisogna parlarci. Se dovessimo ascoltare la propaganda occidentale penseremmo di essere sull’orlo di una guerra mondiale.

E invece?

Per fortuna, anche grazie a questo incontro, c’è un raffreddamento in corso. Non mi aspetterei comunque grandi svolte. Biden è un professionista. Ma anche se si convincesse a siglare un accordo non glielo permetterebbero.

Con l’Ue la Russia tornerà a parlare?

A differenza dei partner bilaterali, come l’Italia, con cui abbiamo buoni rapporti, l’Ue non è un interlocutore affidabile. Parlarsi e raggiungere un’intesa è comunque un’opzione migliore che continuare questa guerriglia psicologica.

C’è prima da sciogliere un nodo: il gas. Per gli Stati Uniti il gasdotto Nord Stream 2 è un mezzo di pressione politica.

Non mi sorprende che gli americani siano contrari: temono l’interdipendenza che nasce dai flussi energetici. Il gas porta denaro nelle casse russe, e la Russia potrebbe usarlo per fare acquisti in Europa. Accusarla di farne un’arma è insensato: negli ultimi quindici anni non lo ha mai fatto. Ovviamente se dovesse scoppiare una vera guerra le circostanze potrebbero cambiare.

Il Nord Stream 2 è accusato di evitare appositamente il territorio ucraino.

L’Ucraina avrà una parte dei proventi del gas, non è stata tagliata del tutto. Non c’entra la politica, è business: parliamo di uno Stato di transito totalmente inaffidabile. Non dà alcuna garanzia di sicurezza per il trasporto del gas.

Karaganov, chiudiamo sulla Cina. C’è un riavvicinamento fra Mosca e Pechino?

Bisogna chiederlo agli Stati Uniti. Stanno cercando di coinvolgere la Nato in un confronto simultaneo con Cina e Russia, una strategia incomprensibile. Se il pressing continuerà, i rapporti fra i nostri due Paesi si stringeranno ancora di più, anche un’alleanza militare non può essere esclusa.

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