L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 29 dicembre 2021

Questi cialtroni odiano gli italiani e i debiti non saranno trasformati in Eurobond, non vi illudete.E poi quando mostrato il vostro green pass sul telefonino alla macchinetta del controllo, esce una scritta sotto l’immagine verde: status immune. Non è vero.

SPY FINANZA/ Pil, spread e Bce: le verità che i giornali non dicono
Pubblicazione: 29.12.2021 - Mauro Bottarelli
La situazione economica per l’Italia è peggiore di quanto mediaticamente non appaia. Il caos su vaccini e quarantene non riesce a occultare la realtà

La sede della Bce a Francoforte (LaPresse)

In un Paese normale – attenzione, non civile o serio, semplicemente normale – per una battuta idiota e irrispettosa come quella dell’altro giorno (Gli italiani hanno fatto la coda per il Black Friday, possono farla anche per i tamponi), il generale Figliuolo sarebbe stato immediatamente sollevato dall’incarico e accompagnato alla porta. E non a causa delle polemiche politiche innescate da quella boutade di pessimo gusto, bensì dal presidente del Consiglio in persona. Motu proprio. Qui, invece, continua la costruzione silenziosa di statue equestri che lo raffigurano, destinate a sostituire nelle piazze italiane quelle di Giuseppe Garibaldi, una volta che sia finita l’epidemia.

Il problema dell’Italia è questo: millanta coraggio, scomoda l’ardimento dei suoi eroi passati, ma, sostanzialmente, vuole soltanto qualcuno che le dica ci penso io, ti salvo io. Il prezzo? Non importa, basta portare a casa la pelle. Chiamatelo istinto di sopravvivenza, se volete. Ma non coraggio, per favore. Ed ecco che il generale Figliuolo diventa immediatamente la versione sanitaria di Napoleone, il Rommel della siringa, il Von Clausewitz dell’hub vaccinale: signori, organizzare tendoni o allestire centri di immunizzazioni in location già presenti non richiede il genio militare e strategico di Sun Tzu, ve lo garantisco. Lo hanno fatto ovunque.

Direte voi, sempre meglio di quelli che c’erano prima? Grazie, quelli erano troppo occupati nell’altra nobile arte italica del far soldi sulle emergenze. Direi che come termine di paragone dovrebbe suscitare vergogna solo all'atto di essere scomodato. Nel frattempo, le norme appena varate con il Decreto festività sono già carta straccia. Oggi si riunirà quel simposio di Nobel asintomatici del CTS e dovrà emettere la sua sentenza sulla durata delle quarantene. Ma non basta. Per capire che la mascherina è la prima e più efficace barriera al contagio e alla diffusione del virus ci hanno messo giusto un paio d’anni, tempo intercorso fra la presa d’atto del caos e la decisione di imporre le FFP2 sui mezzi pubblici, stante l’abuso collettivo di inutili pezzi di stoffa, spesso utilizzati come foulard o lasciando fuori il naso. Colante. Direte voi, costano care rispetto alle chirurgiche? Non ditelo a me, visto che uso solo quelle fin dall’inizio della pandemia, non l’ho mai tolta nemmeno durante i periodi di liberi tutti (nemmeno all’aperto) e vi assicuro che non godo di uno stipendio da favola. Anzi. Ma in un Paese dove vi dicono di non rompere le scatole e di stare in fila silenziosi come lo siete stati fuori da Zara o Euronics, pensate che calmierare il prezzo di dispositivi realmente salvavita possa essere visto come una priorità?

Non sia mai, i miliardi li buttiamo nei SuperBonus. Gli stessi che creano abusi, truffe e distorsioni come ammesso dalla stesso Mario Draghi, ma garantiscono uno straordinario doping sul Pil che consente di ricevere il prestigioso premio dell’Economist e fa tanto bene all’ego del ministro Brunetta. In compenso, lo spread vola. Non appena la Bce ha chiuso per una striminzita settimana di ferie la tipografia Lo Turco, boom. E a mettere una pezza, in assenza di Bankitalia, sono state ovviamente chiamate le banche commerciali, quelle che non concedono prestiti nemmeno con un eurosistema che annega nella liquidità, a meno di presentazione di un rene come garanzia. Ma che in ossequio al doom loop con il Tesoro sono ben felici di comprare Btp, al fine di evitare un’impennata del differenziale che crei sospetto. Salvo, poi, scaricarli di corsa la mattina del 3 gennaio, quando riaprirà la stamperia di Francoforte.

Ma come: 6% di Pil, tutti i piani del Pnrr portati a compimento in tempo, 209 miliardi di Recovery Fund a disposizione, eppure la Bce non può andare in ferie nemmeno una settimana? Brutta cosa la realtà. La stessa che facendo passare sotto silenzio di tutto, in questo Paese. Ad esempio, una Manovra votata alla cieca e nottetempo, sul filo di lana dell’esercizio provvisorio. Come accaduto a tutti gli altri governi degli ultimi 20 anni: i Migliori, di fatto, sono come i peggiori. O il nuovo tetto al contante: dal 1 gennaio, 1.000 euro massimo. E attenzione, parlate con uno che in contanti paga solo il pane e le sigarette. Per tutto il resto, carta di credito o bancomat. Sono l’uomo più tracciabile del mondo. E mi va benissimo, non avendo nulla da nascondere al Fisco. Ciò che mi inquieta è il silenzio tombale della politica, la stessa che su questo tema non più tardi di un anno fa – nonostante la pandemia – sarebbe corsa a fare incetta di sacchetti di sabbia per costruire barricate. Oggi, tutti zitti. Lo ha deciso Mario Draghi, quindi è legge. E la stampa libera, applaude. E non solo metaforicamente.

Sapete dove sta la realtà? Qui, in questa immagine. E nel titolo fra il disperato e il rassegnato fatto da MilanoFinanza nella sua edizione di ieri: Nuove regole sul debito. Ovvero, la proposta folle che opererebbe da svolta concreta alla fine del Pepp il prossimo 31 marzo e che sarebbe alla base della lettera di Mario Draghi ed Emmanuel Macron pubblicata sul Financial Times. Una sorta di concambio fra debito sovrano in portfolio della Bce con Eurobond emessi dall’Ue, un reinvestimento perenne e mutualizzato. Praticamente, la monetizzazione del debito e la condivisione del deficit.


Se la Germania accetta, l’eurozona implode entro il 2025. E non per rivolte sovraniste, perché Target2 costringerà la Bundesbank a staccare la spina, prima di dover impegnare anche l’oro rimpatriato per garantire a Italia e Spagna di continuare a indebitarsi allegramente. Signori, quell’immagine parla chiaro: Roma e Madrid, alla faccia dell’attrattività estera che il nuovo Governo doveva garantire, vedono le rispettive Banche centrali nazionali come prestatori di UNICA istanza. Persino le banche commerciali domestiche hanno detto ciao, ben felici di scaricare quel fardello ad alto potenziale a una Bce onnivora. Quantomeno, finché dura la pacchia del Pepp. Tradotto, se l’Eurotower non si trasforma in una Fed e la logica da Qe che sottende l’App non diviene permanente, il nostro spread e quello dei Bonos è destinato a esplodere. Da qui a mesi, non anni. A quel punto, addio al magic touch di Mario Draghi, al 6% del ministro Brunetta e a tutto il resto dell’armamentario trionfalista messo in campo finora.

Non so se vi siete accorti, ma, nonostante il coacervo di genio su cui possiamo fare affidamento in sede di Consiglio dei ministri, siamo ancora al punto di avere il settore del turismo costretto a battere cassa con i ristori. Non dovevano salvare il Natale? Il vaccino non doveva renderci tutti immuni? E attenzione, perché il rischio che fra poco qualcuno faccia saltare il banco attraverso una sentenza di tribunale sta aumentando, soprattutto in vista di un possibile trasloco di Mr. Whatever it takes e del conseguente Vietnam politico per evitare il voto (che vedrebbe Fratelli d’Italia al 40%, avanti di questo passo). Quando mostrato il vostro green pass sul telefonino alla macchinetta del controllo, esce una scritta sotto l’immagine verde: status immune. Non è vero. Dovrebbe essere, status limitato rischio di terapia intensiva. È questo il nodo, cari lettori: virologi, politici, generali e quant’altro, sanno benissimo che alla base del disastro attuale c’è solo una cosa ma non possono ammetterlo. Ovvero, aver illuso la gente che il vaccino immunizzasse, quindi permettere che alla prima dose seguisse il liberi tutti totale: via mascherine, distanziamento, igiene delle mani. Tutti allo stadio, attaccati come cozze e intenti a urlare e abbracciarsi, in una sorta di Sabba del virus. Tanto, c’è il vaccino. Che ti evita la terapia intensiva e il camposanto ma non il contagio, i sintomi, lo star male, la quarantena. Non a caso, il CTS ora deve rimettere mano a tutto il protocollo. Altrimenti, entro la Befana il Paese sarà in lockdown implicito.

Perché non dirsele queste cose, perché aver bisogno per forza di eroi che ci salvino quando alla prova dei fatti siamo – dal punto di vista economico – messi peggio del 2020? La crisi energetica sta ammazzando le fabbriche, il turismo è in ginocchio, l’intrattenimento e la ristorazione pure, la cultura alla canna del gas: nonostante tre dosi di vaccino e il pillolone per via orale in arrivo. Sapete perché non ce lo diciamo chiaramente, perché i media autorevoli non lo fanno? Perché tutto ruota attorno al Sole di quel grafico. Anzi, alle linee azzurre che vedono gli stock di debito nostro e spagnolo attaccati alla macchina salvavita degli acquisti delle Banche centrali su mandato Bce: staccata quella spina, tutto torna alla drammatica realtà. Stanno solo calciando il barattolo, inventandosi formule esotiche di prosecuzione di quella dipendenza che nessun tedesco, olandese o austriaco accetterà mai, poiché basate essenzialmente sulla mutualizzazione dei debiti altrui. A babbo morto.

Poi, se volete, continuate pure a venerare il generale Figliuolo, a ritenere Draghi il salvatore della Patria e a vaccinarvi ogni due settimane. La realtà, però, sta tutta e sola in quel grafico. In quella linea azzurra che va verso il cielo. Nella necessaria presa d’atto del fatto che, già oggi, siamo totalmente commissariati dall’Europa. Altro che Mes. E, tra parentesi, lo spread del Bonos a 10 anni sul Bund è quasi la metà del nostro. Fate voi.

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