L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 31 dicembre 2021

Resta in piedi l'opzione "tecnico-militare". Gli Stati Uniti/Nato capiscono solo i rapporti di forza. Quale reazione di Washington se ai confini statunitensi fossero posizionati sistemi offensivi?

Biden-Putin a colloquio. Il leader russo: rottura rapporti bilaterali in caso di sanzioni
Putin minaccia "gravi conseguenze" se Washington adotterà misure economiche contro Mosca. Biden promette: niente installazioni militari NATO in Ucraina

Biden a telefono con Putin il 30 dicembre (White House Press Office)

30 Dic 2021

È durato 50 minuti il confronto telefonico di giovedì tra il presidente statunitense Joe Biden e l’omologo russo Vladimir Putin. Il dialogo, anticipazione del prossimo meeting russo-statunitense di Ginevra del 10 gennaio, si è concentrato sulla questione ucraina e sulla necessità di raggiungere un accordo per la de-escalation militare dopo gli ammassamenti di truppe russe al confine delle ultime settimane. Un resoconto del dialogo è stato fornito da Jurij Ušakov, consigliere per la politica estera del Cremlino citato dalla TASS.

Collegato dalla sua abitazione di Wilmington (Delaware), Biden ha reiterato la posizione di USA e NATO sulle mosse russe: Washington non tollererà un intervento armato ai danni dell’Ucraina, pena una decisa risposta sotto forma di sanzioni anti-russe senza precedenti. Da parte statunitense è stato chiarito che la pista diplomatica rimane aperta, ma che progressi sostanziali potranno esserci solo se Mosca si impegnerà in una de-escalation effettiva. E, come rilasciato a Sputnik da un alto funzionario statunitense, nella valutazione del comportamento russo Washington prenderà in considerazione solo azioni concrete, non dichiarazioni d’intenti.

Joe Biden e Vladimir Putin – ANSA/EPA//DENIS BALIBOUSE / POOL

Dal canto suo, Putin ha affermato che la prospettiva di durissime sanzioni contro Mosca sarebbe “un errore colossale che comporterebbe gravi conseguenze“, quali una completa rottura delle relazioni bilaterali e una grave incrinatura nei rapporti con l’Occidente. Il capo di Stato russo ha aggiunto che “la Russia vuole risultati” – con ciò intendendo una garanzia legalmente vincolante che impedisca l’ingresso dell’Ucraina nella NATO e vieti collaborazioni militari stabili tra Kiev e Alleanza Atlantica. Nel giustificare la reazione russa, Putin ha affermato che l’avvicinamento Kiev-NATO ha provocato in Mosca lo stesso tipo di reazione che avrebbe avuto Washington se ai confini statunitensi fossero stati posizionati sistemi offensivi. Biden avrebbe rassicurato il capo del Cremlino sul fatto che gli Stati Uniti non intendono installare postazioni militari in Ucraina.

Le garanzie richieste da Mosca saranno affrontate specificamente in tre incontri tra Russia e Stati occidentali. Il 10 gennaio ne discuteranno a Ginevra il vice-ministro degli Esteri russo Sergei Rjabkov e il vice segretario di Stato statunitense Wendy Sherman; quindi, il 12 gennaio a Bruxelles avrà luogo un meeting del Consiglio NATO-Russia, e per concludere, il 13 gennaio a Vienna ci sarà un incontro tra diplomazia russa e rappresentanti dell’OSCE.

I due leaders si sono peraltro trovati d’accordo sulla presenza di settori in cui la cooperazione bilaterale russo-statunitense può fare progressi significativi, mentre su altre questioni la prospettiva di un accordo viene definita poco probabile.

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