L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 5 dicembre 2021

Stagflazione 58 - L'inflazione "transitoria" non è più transitoria. L'avevamo detto. I redditi sono rimasti fermi, la DOMANDA cala e l'OFFERTA continuerà a diminuire. Il raffreddamento dell'economia per contenere l'inflazione attraverso i lockdown con la scusa dell'influenza covid varianti/ondate è probabile che non sarà sufficiente, il tapering della Fed neanche e forse questa sarà costretta ad alzare i tassi, i mercati già lo sanno e per questo i Ceo e i dirigenti aziendali vendono le azioni in loro possesso molto ma molto rapidamente, il crash del Casinò di Wall Street è vicino. La Cina sa e per questo da un anno lavora a livello azionario sulle sue aziende per riportarle a valori che si accostino al reale. Gli Stati Uniti/Nato stanno provocando in continuo la Russia e il risultato ottenuto e certo è l'aumento stellare del gas, dell'energetico in generale che fa alzare vertiginosamente l'inflazione anche in Euroimbecilandia. Basterebbe aprire il Nord Stream 2 ma è chiaro che non possono/vogliono l'impero vuole l'inflazione, regalare questa, l'ennesima polpetta avvelenata, agli euroimbecilli. I Burocrati/decisori di Euroimbecilandia ci mettono del proprio con la tassa sull'emissione di CO2 delle aziende e il cerchio si chiude. L'aumento del debito pubblico italiano è dovuto al divorzio tra la Banca centrale d'Italia e il ministero del tesoro che produsse gli aumenti dei tassi affidandoci ai MERCATI. Dal 1980 al 1990, il deficit da 20 mila miliardi di lire a 127 mila miliardi di lire. Ciampi. Andreatta traditori della Patria

INFLAZIONE/ I sospetti sulla Cina e i nuovi rischi per l’Italia

Pubblicazione: 04.12.2021 - int. Luigi Campiglio

L’inflazione continua a destare preoccupazioni e l’origine del suo rialzo desta qualche sospetto, in particolare sull’atteggiamento della Cina

(Pixabay)

L’inflazione continua a destare preoccupazioni. L’Ocse giovedì ha fatto sapere che a ottobre il tasso medio dei Paesi membri si è attestato al 5,2%, livello più alto dal 1997. A novembre nell’Eurozona si è arrivati al 4,9%, un record da quando esiste la moneta unica. In Germania è stato raggiunto un picco del 6%, un dato da non sottovalutare tenendo presente quanto a Berlino sia temuta e osteggiata l’inflazione.

C’è da chiedersi se la Bce continuerà a ritenere temporaneo questo rialzo dei prezzi o se invece farà dietrofront come la Fed, il cui Presidente, nella giornata di martedì, ha detto di ritenere “sia probabilmente il momento giusto per ritirate il termine ‘transitorio'”. «A questo punto – spiega Luigi Campiglio, Professore di Politica economica all’Università Cattolica di Milano – si fa più concreto il rialzo dei tassi Usa il prossimo anno. Resta da capire cosa succederà alla dinamica inflattiva una volta che questa misura verrà adottata».

In che senso?

Le previsioni di un rialzo dell’inflazione di breve durata non si sono materializzate. Il livello dei prezzi ormai è cresciuto mentre i redditi sono rimasti stabili. Questo significa che il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito e se i prezzi non cominceranno a scendere si arriverà inevitabilmente a un rallentamento dell’attività produttiva, che invece si è cercato di stimolare in questi mesi.

C’è anche da chiedersi cosa farà la Bce di fronte anche a questo dietrofront della Fed…

Credo che la Fed abbia poca scelta vista anche la forte spinta arrivata da Biden ad affrontare il problema dell’inflazione crescente. Per quanto riguarda la Bce, penso che si allineerà gradualmente alla Banca centrale americana, ma mi aspetto che le sue politiche espansive proseguano, anche se in modo diverso e magari non così incisivo come finora avvenuto. Per esempio, attraverso un sostegno più deciso alla green economy e ai bond a essa collegati. Mi lasci aggiungere una considerazione sul rialzo inflazionistico che stiamo registrando in questi mesi.

Prego.

Lo trovo decisamente anomalo rispetto al rimbalzo dell’economia che c’è stato. E non si può non notare che arriva dalla Cina, un competitor degli Stati Uniti particolarmente presente sul mercato delle materie prime per le quali la domanda, per quanto cresciuta, non si può dire sia maggiore rispetto al 2019. L’impressione è che non ci sia alcun tentativo di aumentarne rapidamente la disponibilità per stare dietro alla richiesta. E se c’è di mezzo un Paese come la Cina si può anche ipotizzare che ciò derivi da una scelta politica.

Possiamo dire che questa inflazione è “esportata” volontariamente dalla Cina?

Non si può formulare una diagnosi così netta, perché la disponibilità di materie prime non viene negata in assoluto: semplicemente l’offerta delle stesse non rimbalza quanto l’economia. In Europa poi pesano molto i rincari energetici. Sembra non ci sia mossi per fare quello che si sarebbe dovuto fare dagli anni Settanta, cioè essere abbastanza lungimiranti e investire per individuare modalità per essere meno dipendenti dalle forniture dall’estero. Questo crea particolari problemi alla Germania, che è la fabbrica d’Europa ed è molto più esposta alla dinamica dei prezzi dell’energia.

L’Europa per certi versi è stata presa in contropiede rispetto alle sue scelte sulla transizione energetica.

Allora mi vien da dire, per citare Andreotti, che a pensare male si fa peccato, ma spesso si indovina. Nel senso che trovo veramente anomalo questo rialzo dei prezzi. Abbiamo già avuto, nel 2008-09, e dopo il 2011, un brusco calo del Pil e poi una ripresa, ma non c’è stata una reazione analoga. Vien da pensare che dietro ci siano le scelte di alcuni “cartelli”, vuoi dell’energia, vuoi delle materie prime.

La Bce resisterà al pressing tedesco, visto il +6% raggiunto dall’inflazione in Germania?

Credo di sì, penso che Francia e Italia saranno in grado di bilanciare i timori tedeschi. D’altra parte non dobbiamo dimenticare che se si soffoca la ripresa europea anche la Germania rischia di pagarne le conseguenze, anche a livello sociale. Ciò non toglie che il nostro Paese avrà più problemi degli altri, perché basta un piccolo movimento dello spread per rendere più costoso il servizio del debito.

Cosa si può fare concretamente per evitare di innescare una spirale salari-prezzi piuttosto che un principio di stagflazione?

In effetti è molto facile “sbandare” e negli anni ’80 c’è costato un aumento del debito pubblico che ancora oggi ci tormenta. Quello che lo Stato può cercare di fare è utilizzare i fondi disponibili e intervenire per quanto possibile sulle aziende partecipate per far in modo che vengano limati gli utili piuttosto che aumentare le tariffe o i prezzi. Credo anche che una volta superato l’inverno, quando verrà meno il periodo di maggior utilizzo delle materie prime energetiche, potremo tirare il fiato.

(Lorenzo Torrisi)

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