L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 16 dicembre 2021

Tesla nasce come un soufflé, è pronta a sgonfiarsi

Perché un’auto Tesla vale 1 milione di euro per gli investitori?

Le auto Tesla prezzano in borsa a valori stellari rispetto alle principali concorrenti. Vediamo cosa si cela dietro al boom delle azioni.

di Giuseppe Timpone , pubblicato il 15 Dicembre 2021 alle ore 15:56


Elon Musk è l’uomo dell’anno per la rivista Time, un riconoscimento prestigioso per uno degli uomini più ricchi e geniali della Terra e – possiamo dirlo senza essere smentiti – gran comunicatore, forse al limite della manipolazione dei mercati in barba alle leggi. Le vendite delle sue auto Tesla decollano finalmente e stanno riuscendo a far maturare profitti crescenti alla società. Le azioni in borsa guadagnano quest’anno circa un terzo del loro valore, mentre il rialzo è ben più spettacolare nel lungo periodo: +2.290% in 5 anni.

Ma il titolo perde oltre il 27% in appena un mese e mezzo, complice la vendita copiosa di azioni da parte di Musk. La capitalizzazione di Tesla è scesa sotto i 1.000 miliardi di dollari, quando a inizio novembre era salita a circa 1.330 miliardi. Resta il fatto che ogni auto Tesla venduta a Wall Street è valutata intorno a 1 milione di euro. I conti si fanno velocemente: l’attuale capitalizzazione di oltre 970 miliardi di dollari si confronta con i quasi 808.000 veicoli venduti nei 12 mesi al 30 settembre scorso. Pertanto, ogni auto Tesla capitalizza in borsa 1,2 milioni di dollari o più di 1 milione di euro.

Il confronto con le case automobilistiche principali tradizionali è imbarazzante. Pensate che prima della pandemia il gruppo Volkswagen vendette 10,9 milioni di auto e oggi capitalizza meno di 120 miliardi di euro, cioè meno di 11.000 euro per auto. Ford vendette nel 2019 5,39 milioni di auto e in borsa vale quasi 82 miliardi di dollari, la media di 15.150 dollari per auto. General Motors ne vendette 8,4 milioni per una capitalizzazione attuale di 86 miliardi, sui 10.220 dollari per auto. Infine, Stellantis chiuse il 2019 con 7,91 milioni di auto vendute e oggi in borsa vale poco più di 51 miliardi, appena 6.470 euro per auto.

Auto Tesla iper-valutate?

A conti fatti, un’auto Tesla è prezzata dagli investitori un’ottantina di volte in più rispetto alla concorrente dalle valutazioni pro-capite più generose, che è al momento Ford. In rapporto a un’auto Stellantis, invece, siamo a circa 165 volte. Com’è possibile che il mercato valuti così tanto le auto elettriche di Musk? E’ evidente che non stia prezzando le vendite attuali, bensì quelle prospettiche. Il passaggio all’elettrico è oramai una tendenza mondiale, per quanto graduale. Tesla parte con un vantaggio competitivo non indifferente, essendo nata come casa costruttrice di auto elettriche, a differenza di quasi tutte le case attuali, che stanno semplicemente riconvertendosi per non soccombere al futuro.

Pensate solamente che, quotata in borsa da poco più di un mese e senza avere ancora venduto un’auto, Rivian vale già sopra 100 miliardi di dollari, più di Ford, General Motors e Stellantis con rispettive storie lunghissime alle spalle. Ha anch’essa la peculiarità di essere nata come casa costruttrice di auto elettriche. Certo, i rischi di una tale iper-valutazione ci sono. Ad esempio, negli ultimi quattro trimestri Tesla ha riportato utili netti per 3,47 miliardi, ma quasi la metà di questi derivano dai cosiddetti “crediti regolamentari”. In pratica, le aziende devono acquistare i diritti per inquinare al di sopra delle quote loro assegnate dalle leggi. Poiché Tesla inquina poco, riesce a stare molto al di sotto della sua quota e sul mercato può vendere la quota non utilizzata a coloro che hanno bisogno di eccedere la propria.

Nei dodici mesi al 30 settembre scorso, questi crediti le hanno fruttato 1,55 miliardi. Il principale cliente di Tesla per questo mercato è stata Stellantis, che tra il 2019 e il 2021 le ha pagato 2 miliardi. C’è un problema: la casa italo-americano-francese ha annunciato che quest’anno riuscirà a rispettare la sua quota di inquinamento in Europa, puntando su una maggiore produzione di auto elettriche. In generale, tutte le case automobilistiche e le aziende in generale si stanno attrezzando per inquinare sempre meno.Man mano che ciò accadrà, Tesla avrà sempre meno la possibilità di far leva sui crediti per maturare profitti. E siamo così sicuri che incrementerà di anno in anno la propria quota di mercato, quando le case tradizionali inizieranno a fare numeri elevati con le auto elettriche e a concorrere sui prezzi? In assenza di una crescita esplosiva e con margini elevati, le valutazioni stellari di questi mesi non reggerebbero.

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