L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 28 dicembre 2021

una situazione intricata e assurda, carica ormai di un tale peso di stupidaggini, incredibile cinismo e menzogne che rischia di crollare, ma di fatto affida le cosiddette misure anticovid e anche i mandati vaccinali ai singoli stati che proprio su questo hanno mostrato le più grandi differenze di azione e di approccio politico

Stati disuniti d’ America



La pandemia che ha origine in primo luogo dalla cupole di potere statunitense in un criminale tentativo di innescare il collasso di un sistema finanziario insostenibile e salvare le elites che lo hanno costruito, sta disgregando gli Stati Uniti stessi. A tal punto che Biden o chi per lui dice che “non c’è una soluzione federale” al Covid, ma solo statale. Certo è un modo di uscire da una situazione intricata e assurda, carica ormai di un tale peso di stupidaggini, incredibile cinismo e menzogne che rischia di crollare, ma di fatto affida le cosiddette misure anticovid e anche i mandati vaccinali ai singoli stati che proprio su questo hanno mostrato le più grandi differenze di azione e di approccio politico: in sostanza si sono create, oltre quelle già presenti altre due americhe, quella ossessionata dalla pandemia e disposta a qualsiasi repressione o imposizione vaccinale pur di fermare un patogeno peraltro debole e di tipo influenzale e quella invece che ha fatto della tutela della libertà dei cittadini e della loro autonomia di scelta il perno della propria azione. La parte ossessionata ne esce malissimo perché le misure più restrittive si sono rivelate quelle che maggiormente favoriscono la diffusione del virus, ma a parte questo si può grosso modo osservare che gli stati più severi sono anche quelli dove risiede la maggior parte della finanza e sono anche quelli oceanici che dopo essere stato il cuore dell’imperialismo Usa oggi esprimono la sua variante globalista e votano democratico. Gli stati invece dell’interno sono generalmente quelli invece dove la repressione pandemica è minima e che grosso modo votano repubblicano. Naturalmente si tratta di una verità di massima con numerose eccezioni e che tuttavia è forse il ritratto più esatto dell’America di oggi

Il problema è che questa antiche divisioni si stanno radicalizzando e stanno acquistando un significato diverso al passato perché da ormai un anno tra le due parti si è innescata un’emigrazione interna che sta facendo aumentare in maniera esponenziale le differenze e dunque comincia a produrre delle vere e proprie linee di frattura, sta entrando in una mentalità della divisione. Nell’immagine pubblicata in apertura del post si evidenzia il totale dell’emigrazione fra aree più libere da imposizioni pandemico vaccinali e quelle invece dominati dalla narrazione pandemica ad onta delle sue palesi contraddizioni: non si tratta di una vera e propria spaccatura in 4 parti, perché nella grande parte ad ovest ci sono stati come ad esempio l’Arizona che non accettano le politiche vaccinali California e solo la parte sud, quella disegnata in verde e tra l’altro così simile all’America confederata e quella a nord color bordeaux sono abbastanza omogenee ( anche se di segno opposto) , ma facendo il calcolo di tutti gli spostamenti si arriva a vedere che gli stati del sud hanno attirato quasi 800 mila americani, mentre tutte altre zone ne hanno complessivamente la stessa cifra. La perdita più evidente è quella subita dal piccolo nord est tutto bideniano che vede la maggiore migrazione, 472 mila persone. Del resto la Florida ( con 264 mila, il Texas con 211 mila e l’Arizona con 120 mila hanno visto una massiccia immigrazione, mentre la California con 429 mila fuggiaschi, New York con 406 mila e l’Illinois con 152 costituiscono il record dell’abbandono. Benché innumerevoli serie, telefilm e film diano di solito l’immagine di un’America dinamica che si muove continuamente al suo interno, in realtà gli americani si spostano fra uno stato e l’altro ancor meno degli europei dove ci sono frammentazioni linguistiche e culturali imparagonabili alla sostanziale omogeneità americana.

Non si tratta nemmeno di spostamenti temporanei perché questi avvengono sia perché l’economia tira di più dove ci sono meno o nessuna restrizione e nemmeno ricatti tra lavoro e vaccino, sia perché molti si rendono conto che una scolarizzazione a distanza ed effimera è destinata a creare differenze di preparazione non più recuperabili ( e questo sarà la ragione dell’affondamento definitivo dell’occidente) quindi vanno dove i bambini possono andare tranquillamente a scuola senza temere un mostro che è solo disegnato dalle ombre dell’informazione e dalla voracità di Big Pharma. Lo stato federale ha compreso di non poter alla fine vincere queste divisioni che egli stesso ha finito per creare e fa buon gioco a cattiva sorte.

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