L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 6 marzo 2021

6 marzo 2021 - NEWS DELLA SETTIMANA (26 feb - 5 mar)

Guerra illimitata - la corsa contro il tempo per recuperare sull'Intelligenza Artificiale

Sicurezza nazionale USA a rischio: servono subito leader innovatori e investimenti

5 marzo 2021 


Gli Stati Uniti non sono preparati a difendersi dalle minacce dell’intelligenza artificiale (AI) e, se non agiranno rapidamente, entro i prossimi dieci anni probabilmente perderanno la loro posizione di leadership a favore della Cina.

In generale gli USA potrebbero diventare più vulnerabili ad un ampio spettro di minacce derivante dalle nuove capacità che la AI mette a disposizione dei suoi avversari.

Queste, in estrema sintesi, le secche conclusioni della National Security Commission on Artificial Intelligence (NSCAI), organismo indipendente costituito nel 2018 dal Senato americano e incaricato di sviluppare strategie per promuovere lo sviluppo della AI per scopi di sicurezza e difesa nazionale degli Stati Uniti.

Un super comitato, composto da 15 esperti del settore (provenienti da Google, Oracle, Microsoft, Amazon, università, ecc.) e presieduto da Eric Schmidt, ex presidente esecutivo di Alphabet (sinonimo di Google, presente a Wall Street).

Sono serviti due anni di lavoro e 756 pagine (il report è stato pubblicato lo scorso 1° marzo), per mettere a fuoco opportunità, criticità, best practice, suggerimenti e nette prese di posizione.

A questo proposito, merita particolare attenzione il passaggio in cui viene espresso il “rifiuto di vietare le armi basate sull’intelligenza artificiale”, un tema etico delicatissimo su cui si è espresso recentemente, e in maniera opposta, il Parlamento Europeo. “Non è né fattibile né attualmente nell’interesse degli Stati Uniti perseguire un divieto globale di sistemi d’arma autonomi e abilitati dalla AI” visto che i competitor USA sono già in possesso di smart weapons.


Tra le tante raccomandazioni, ne abbiamo selezionate quattro che auspichiamo possano divenire rapidamente un argomento di confronto e dibattito a livello nazionale ed europeo:

1) Creare nell’immediato una Digital Service Academy, che selezioni, recluti e sviluppi talenti tecnologici con lo stesso metodo applicato per gli ufficiali militari.

2) Dare la priorità al rilancio della produzione interna di chip per computer la maggior parte dei quali ora sono realizzati da produttori asiatici.

3) Modernizzare il modo in cui i programmi ed i bilanci della Difesa sviluppano, integrano e impiegano le tecnologie innovative a sostegno della sicurezza nazionale; in altri termini è mandatario “accelerare l’adozione delle tecnologie digitali esistenti”.

Il Dipartimento della Difesa dovrebbe impegnarsi a costruire budget che investano, in scienza e tecnologia, almeno il 3,5% di quello annuale della difesa e a stanziare almeno 8 miliardi di dollari per la ricerca e lo sviluppo di “core AI”.

4) Per competere con la Cina, gli Stati Uniti devono stimolare anche gli investimenti industriali nel settore della AI. Il report parla di almeno 40 miliardi di dollari…

I fattori di vantaggio militare sono mutati: alla dimensione della forza, della qualità e della tipologia degli armamenti, si affiancano ora nuove capacità come la raccolta di dati e la loro trasformazione in conoscenza, la connettività, la potenza di calcolo, gli algoritmi proprietari di Artificial Intelligence, tool di cyber security prodotti dalle industrie nazionali, ecc.


Molti decisori pubblici non hanno ancora colto appieno la portata dell’impatto delle tecnologie di intelligenza artificiale su economia, sicurezza, benessere e prosperità nazionale.

Se da un lato è innegabile che “rimane ancora molto da capire”, dall’altro è indispensabile metabolizzare che la decisione di accelerare la innovazione sulla AI debba essere comunque presa ora.

Una delle più famose citazioni di Henry Kissinger appare nelle prime righe del report NSCAI: “Quando il nostro campo di azione è maggiore, la conoscenza su cui basare questa azione è sempre minima. Quando la tua conoscenza è maggiore, lo spazio per l’azione è spesso scomparso”.

Guerra illimitata con la creazione di una nuova cortina di ferro. Tradizione e identità contro Omologazione e Appiattimento

05 Marzo 2021 23:26
La strategia di contenimento anti-cinese del falco Tom Cotton sarà adottata da Biden?
Andrew Korybko


Il “Deep State” Balancing Act di Biden

La strategia del presidente Biden nei confronti della Cina sembra sempre più basata sull'espansione della politica di contenimento del suo predecessore, anche se in modo più multilaterale rispetto a quella per lo più unilaterale dell'ex presidente Trump. Ciò è dimostrato dal suo discorso al Dipartimento di Stato il mese scorso che ha portato alla mia conclusione che "Alleanze, democrazia e valori maschereranno l'aggressione americana". Anche questo era del tutto prevedibile poiché in precedenza avevo predetto che "Un'Alleanza di Democrazie 'potrebbe essere la prossima grande mossa strategica dell'America". La base decisionale sullo sfondo è che Biden deve "bilanciare" tra le fazioni dello “Stato Profondo" in competizione nelle burocrazie militari, di intelligence e diplomatiche del suo paese che sono divise tra coloro che abbracciano "America First" di Trump e i globalisti liberali che sono più strettamente collegati all'ex presidente Obama. Ho elaborato la dinamica tra loro e il loro possibile compromesso rispetto a un "contenimento" più intelligente della Cina in cambio di un cauto re-impegno con l'Iran nella mia analisi correlata alla fine dello scorso anno su "Deep State Wars: Trump vs Biden su Cina e Iran".

"Disaccoppiamento mirato e lunga guerra economica"

Il senatore repubblicano Tom Cotton, un famigerato falco anti-cinese, ha pubblicato il mese scorso una strategia di contenimento globale contro la Cina che è stata scritta dai membri del suo ufficio. Propone astutamente una serie di coalizioni complementari tese a questo fine, anche in ambito tecnologico e istituzionale, il che, se attuato con successo, equivale essenzialmente alla creazione di una moderna cortina di ferro. Ciò potrebbe accadere considerando che è in gran parte in linea con i piani multilaterali dell'amministrazione Biden in questo senso. Il documento di 84 pagine è intitolato "Beat China: Targeted Decoupling And The Long Economic War", e un riassunto può essere letto su Breitbart qui. A dire il vero, non è tutto negativo, dal momento che molte delle sue proposte sulla diversificazione dei partner economici degli Stati Uniti e sul reshoring delle loro attività sono fondate in linea di principio, così come i suoi suggerimenti per lo stoccaggio di minerali delle terre rare, chip semiconduttori e altri materiali di importanza per la sicurezza nazionale. Lo sono anche le sue idee sulla modernizzazione delle normative e del codice fiscale, su maggiori investimenti in ricerca e sviluppo e sul miglioramento dell'efficienza del governo federale. Hanno tutti un senso logico.

Coalizione di contenimento anti-cinese di Cotton

Il problema, tuttavia, è che fondamentalmente vuole anche intraprendere una guerra ibrida globale alla Cina. La sua logica è che questa è l'unica risorsa possibile per l'America dopo che la sua precedente politica di tentare di influenzare i cambiamenti politici interni nel paese attraverso decenni di impegno economico non è riuscita a ottenere alcun dividendo tangibile. Nelle sue stesse parole, "questo sforzo generazionale di impegno è stato un esperimento per vedere se una maggiore integrazione economica avrebbe generato un cambiamento politico in Cina", che giustamente sostiene non ha avuto successo. Invece di abbandonare quella politica costantemente fallita di ingerenza negli affari interni della Cina, vuole raddoppiarla, ma in modo più furbo attraverso l'istituzione di semiconduttori, 5G e blocchi di condivisione dei dati come pilastri cruciali del più grande "American-led, China-excluded trading order with trusted nations in the Indo-Pacific” che propone. Parallelamente a ciò, consiglia che "gli Stati Uniti dovrebbero lanciare uno sforzo simile per quanto riguarda il Regno Unito e l'Unione Europea, il principale mercato di esportazione dell'America". Il grande risultato strategico è quindi la creazione di una massiccia coalizione di contenimento anti-cinese lungo il Rimland eurasiatico.

Catalizzatore della Rivoluzione Colorata

Questo si basa sulla sua aspettativa che “i cittadini cinesi disposti ad accettare uno Stato autoritario sempre più pesante in cambio di un tenore di vita più elevato potrebbero pensarci due volte se la crescita rallenta o ristagna. Di conseguenza, il PCC teme che il calo delle esportazioni, della crescita e dell'occupazione possa comportare perdite politiche". In altre parole, i blocchi interconnessi di semiconduttori, 5G e condivisione dei dati che vuole creare all'interno della sua immaginata coalizione di contenimento dell'Eurasian Rimland anti-cinese dovrebbero eventualmente danneggiare la crescita economica della Cina se abbinati a sanzioni e politiche tariffarie più aggressive, per creare una serie di Rivoluzioni Colorate che potrebbero far sembrare il famigerato tentativo di Rivoluzione Colorata di Piazza Tiananmen un gioco da ragazzi col senno di poi. La coalizione di contenimento proposta si espanderebbe anche in modo prospettico in tutto il mondo in tutto il Sud del mondo secondo la sua visione degli Stati Uniti “facendo leva sui finanziamenti allo sviluppo e gli aiuti esteri". Ironia della sorte, questo è esattamente ciò che gli Stati Uniti accusano la Cina di fare contro i propri interessi, quindi è curioso che Cotton stia abbracciando questa stessa strategia.

Guerra economica

Secondo lui, "Mobilitare queste potenti istituzioni può supportare una strategia degli Stati Uniti per il disaccoppiamento mirato incentivando i paesi stranieri a resistere alle richieste cinesi, come la partecipazione alla Belt and Road Initiative, e sostenendo le aziende statunitensi in settori strategici". Questi sforzi saranno resi ancora più efficaci se le agenzie di spionaggio statunitensi seguiranno il suo consiglio di espandere le operazioni contro la Repubblica Popolare. Il suo rapporto suggerisce che "la US Intelligence Community (IC) dovrebbe espandere i suoi sforzi di raccolta in relazione all'economia cinese, inclusi il furto di proprietà intellettuale, le strutture societarie e di capitale delle aziende cinesi, gli azionisti delle società strategiche cinesi e gli sviluppi tecnologici all'interno delle società cinesi”. Sebbene affermi che questa proposta è stata avanzata in modo difensivo al fine di identificare possibili obiettivi da sanzionare in risposta a presunti furti di proprietà intellettuale, l'intuizione ottenuta attraverso queste operazioni potrebbe essere molto facilmente abusata per scopi offensivi per minare la competitività economica della Cina e intromettersi nelle sue numerose partnership nell’ambito della Belt & Road Initiative (BRI).

Intrigo istituzionale

Le attività aggressive di questa coalizione di contenimento globale anti-cinese sono destinate ad essere sostenute dalle istituzioni internazionali che Cotton dice che gli Stati Uniti dovrebbero controllate o sostituite quando non è possibile controllarle. Secondo la sua proposta, "l'America deve lottare per invertire i guadagni della Cina in queste istituzioni e costruire nuove organizzazioni separate di partner disponibili e che la pensano allo stesso modo quando queste organizzazioni non possono essere controllate. Con queste organizzazioni fuori dal controllo di Pechino, gli Stati Uniti possono garantire che le regole e gli standard internazionali siano scritti per supportare le tecnologie emergenti in cui l'America è naturalmente adatta a prevalere". Nel complesso, la grande strategia di Cotton è quella in cui gli Stati Uniti guidano una coalizione eurasiatica del Rimland che riunisce diversi blocchi tecnologici esclusi dalla Cina, si espande attraverso la leva strategica del finanziamento allo sviluppo e degli aiuti esteri, ed è "legittimata" attraverso istituzioni internazionali controllate o sostituite.

Pensieri conclusivi

Gli scettici potrebbero immediatamente respingere la proposta di contenimento globale anti-cinese di Cotton come politicamente irrealistica da attuare sotto la presidenza democratica di Biden, ma una tale posizione ignora il fatto che il presidente in carica intende in modo convincente basarsi sulla politica del suo predecessore in questo senso, anche se in maniera molto più multilaterale. Questa intuizione suggerisce fortemente che la proposta di Cotton potrebbe effettivamente essere ben accolta dall'amministrazione Biden poiché la sua visione multilaterale di una serie di coalizioni complementari è strettamente allineata con la politica dichiarata del partito al governo di fare più affidamento sulle alleanze internazionali per promuovere gli interessi nordamericani all'estero. Per questo motivo, sarebbe un grave errore se gli osservatori ignorassero i suggerimenti di Cotton in quanto c'è una reale possibilità che almeno alcuni di essi possano essere implementati dagli Stati Uniti nei prossimi quattro anni. Tutto si sta già muovendo in quella direzione senza alcuna prova credibile che questa traiettoria cambierà seriamente in futuro. Con questo in mente, la Cina farebbe bene a considerare le strategie più efficaci per rispondere a questo scenario, idealmente in modo multilaterale dopo aver consultato da vicino i suoi partner.

Nell'influenza covid la caccia all'untore è diventata la specialità principe in maniera che i numeri dei contagiati sempre più pompati alimentassero la Strategia della Paura con le sue doti quotidiane di terrore inoculate dalle televisioni

05 Marzo 2021 07:00

Prof. Giulio Tarro: "Sta scomparendo la speranza di potere tornare alla nostra vita. Il mio libro serve a riaccenderla"

Francesco Santoianni


Acquistabile da oggi il libro del prof. Tarro: “Emergenza Covid: dal lockdown alla vaccinazione di massa. Cosa, invece, si sarebbe potuto - e si può – fare”

Sempre più vessatorie e inutili le misure contro il Covid. A Merano, ad esempio, tra l’inazione del governo, in nome della famigerata “variante sudafricana del virus” si è arrivati a imporre il tampone per chiunque entri in città. Iniziativa che, certamente sarà copiata da sindaci alla ricerca di notorietà, condannando, così, migliaia di persone asintomatiche (e i loro contatti) a restare chiusi a casa per settimane in attesa di un tampone negativo. Intanto, stenta in Italia a svilupparsi un movimento degno di questo nome, riducendosi le poche proteste alla mera richiesta di sussidi economici o a fallimentari richieste di riaperture delle scuole. Su questo e su altro abbiamo intervistato il prof. Giulio Tarro che in questi giorni ha pubblicato - con il Gruppo editoriale LAD-LAntidiplomatico - il libro “Emergenza Covid: dal lockdown alla vaccinazione di massa. Cosa, invece, si sarebbe potuto - e si può – fare” (qui per sfogliare il libro), già penalizzato da una decisione di Amazon, e che da oggi è acquistabile dalla piattaforma Youcanprint e presto in tutte le librerie.


"È davvero una follia proseguire con la caccia al contagiato da “isolare”, anche perché, come ho già detto, il Sars-Cov-2 (e le sue innumerevoli “varianti”) essendo estremamente contagioso e non producendo una immunità stabile, al pari di quello della varicella, si avvia a diventare (o è già diventato) endemico nella popolazione. E, di certo, non lo si schioda da questa con mascherine, lockdown, scuole chiuse, e distanziamento sociale."

Neanche con le vaccinazioni?

"Come attestato dai pochi dati resi pubblici dalle case farmaceutiche che li producono, gli attuali vaccini non garantiscono una immunità perenne né, tantomeno, una “immunità sterile” al vaccinato che continua, quindi, a trasmettere il virus. Promettono soltanto di ridurre i sintomi dell’infezione; sintomi che nel 90-95% degli “infettati” addirittura non si manifestano. Sarebbe stato logico, quindi, che ad essere vaccinati fossero solo gli anziani nei quali l’insorgere del Covid rappresenta un reale pericolo. Si è scelto, invece, una vaccinazione di massa che - oltre a moltiplicare i rischi, inevitabilmente connessi ai vaccini - non garantirà una pur provvisoria immunità di gregge; neanche se, centuplicando gli sforzi, si riuscisse a vaccinare tutti gli italiani in una settimana, e non in un anno e mezzo, come oggi si prevede."

Neanche con il tracciamento?

"Guardi, io lo sto dicendo da mesi, ma ora è anche “confermato” da uno studio pubblicato il 17 febbraio su The Lancet: “Clarifying the evidence on SARS-CoV-2 antigen rapid tests in public health responses to COVID-19”. I frammenti di RNA possono persistere, anche nella cavità nasale, per settimane dopo che l'infezione è già stata debellata (quindi non persistono virioni vitali all'interno dell'organismo). Questo, insieme a fenomeni di cross-reattività (positività verso coronavirus simili al Sars-Cov-2, legati all'impiego di elevate concentrazioni del primer di innesco della PCR è alla base dei falsi positivi PCR, che, pertanto, non rappresentano il metodo di riferimento per il tracciamento di massa. Questo sa cosa significa? Che il metodo per stabilire le attuali zone gialle, arancioni e rosse calcolando i supposti “contagiati” è sbagliato; ci stanno imponendo confinamenti e chiusure assolutamente inutili dal punto di vista sanitario."

Quindi?

"Quindi bisogna cambiare completamente la fallimentare gestione dell’emergenza Covid che si protrae, ormai, da un anno. E nel mio libro ho illustrato alcuni punti di quella che potrebbe essere una nuova, efficace, strategia sanitaria. Ad esempio l’eliminazione di tutte le assurde “norme profilattiche” sinora imposte. Misure profilattiche che, invece, i milioni di ipocondriaci che i lockdown sono riusciti a creare considerano ormai “normali”. Come le onnipresenti “mascherine” che, in molte nazioni, come la Russia ad esempio, non si usano più da mesi. In Italia, invece, non solo si addita come “untore” chi non si copre anche il naso con la mascherina, ma si continua ad inneggiare a governanti che oggi annunciano nuovi ferrei lockdown per “salvare le vacanze di Pasqua”, dimenticandosi cosa sono state le vacanze natalizie."

Altri punti sui quali dovrebbe essere imperniata la nuova gestione dell’emergenza?

"Intanto, invece degli inaffidabili tamponi disseminati senza alcun criterio dalle Regioni per mettere in isolamento i “contagiati” e annunciare fantomatici “focolai di Covid”, una stabile struttura di monitoraggio del contagio gestita dalla Stato che miri ad accertare il livello di immunità acquisita. Poi, fine del deresponsabilizzante mercanteggiamento tra “esperti”, comitati, Regioni, e Governo per stabilire il da farsi; meglio, invece, un unico epidemiologo alla direzione sanitaria dell’emergenza. In più, una reale protezione per le categorie a rischio garantendo, soprattutto, la ripresa delle visite domiciliari e ambulatoriali. Basta, poi, con il terrorismo mediatico e l’estromissione di opinioni critiche. E basta anche con la censura: tutta la documentazione relativa all’emergenza (ad esempio: le cartelle cliniche dei “morti per Covid”, gli studi scientifici che supportano la gestione dell’emergenza, i motivi dell’esclusione/inserimento di farmaci o terapie, o i contratti con aziende farmaceutiche) deve essere messa subito a disposizione del Parlamento, dei ricercatori e del pubblico. Non mi illudo comunque che, senza un grande movimento di opinione, queste misure possano essere adottate a breve. Anche perché oggi la gente si è ridotta a credere che se non funzionano i lockdown la colpa è di qualche sciagurato che si abbandona alla movida e accetta quanto dichiarato da Antony Fauci, e cioè che, pur con le vaccinazioni, dovremo indossare la mascherina all’aperto almeno fino al 2023. La verità è, che, purtroppo, sta scomparendo la speranza di potere tornare alla nostra vita. Una speranza che, invece bisogna riaccendere. Anche per questo ho fatto mettere sulla copertina del mio libro due innamorati che si tolgono la mascherina."

Sputnik V - La concezione di fondo è semplice: qualsiasi cosa provenga dalla Russia, o riguardi questa nazione, è sbagliata a prescindere. E poco importa se si tratta di un film o di un vaccino. La valutazione, negativa a priori, è destinata a restar tale.


5 MARZO 2021

Il 4 marzo, l’Agenzia europea del farmaco (Ema) ha annunciato l’avvio dell’iter per la revisione del vaccino russo, al fine di valutare la conformità del siero agli standard dell’Unione europea “in materia di efficienza, sicurezza e qualità”. Si tratta del primo passo che potrebbe – il condizionale è d’obbligo, come vedremo tra poco – portare lo Sputnik V nel roster di vaccini approvati ufficialmente per il territorio europeo. Non c’è stato neppure il tempo di terminare la lettura del comunicato dell’Ema, che Bruxelles ha subito messo le mani avanti.

Stefan de Keersmaecker, portavoce per la Salute della Commissione europea, ha sottolineato che al momento “non ci sono contatti tra la società e i team negoziatori”. In altre parole, hanno fatto capire dall’Ue, è ancora presto per aprire le porte allo Sputnik. Eppure la carenza di dosi a disposizione dei Paesi membri inizia a farsi sentire. Interi piani vaccinali, pensati appositamente per funzionare grazie al contributo di un certo numero di dosi, sono stati reinventati ex novo, con quantitativi di vaccini nettamente inferiori rispetto alle aspettative.

Pregiudizi e fake news

In un contesto del genere, data la lentezza di Bruxelles, non sorprende che sempre più Paesi membri dell’Ue abbiano pensato – o stiano pensando – di autorizzare lo Spunitk nei loro territori. È forse anche per questo motivo che, dopo anni di tregua, la russofobia, un fenomeno latente che pervade tutta l’Europa, ha ripreso a martellare contro Vladimir Putin. La concezione di fondo è semplice: qualsiasi cosa provenga dalla Russia, o riguardi questa nazione, è sbagliata a prescindere. E poco importa se si tratta di un film o di un vaccino. La valutazione, negativa a priori, è destinata a restar tale.

Sullo Sputnik è stato scritto – e detto – tutto e il contrario di tutto. Perfino che i dati pubblicati dall’Istituto Gamaleya, produttore del siero, fossero truccati ad hoc per consentire a Mosca di superare la concorrenza del vaccino Pfizer-BioNTech. A novembre, gli scienziati russi avevano diffuso i risultati delle prime analisi, che avevano dimostrato un’efficacia del vaccino pari al 92%. Questi numeri sono stati confermati dalla prestigiosa rivista The Lancet qualche mese più tardi, a febbraio. Da quel momento in poi, i pregiudizi occidentali sono evaporati come neve al sole. Allo stesso tempo, la lista dei Paesi acquirenti dello Sputnik si è allungata di giorno in giorno.

I russi e lo Sputnik

Una delle affermazioni più ricorrenti per screditare a priori lo Sputnik, riguarda la sua somministrazione all’interno dei confini nazionali. Il ritornello è sempre lo stesso: “Per quale motivo dovremmo fidarci del siero russo, se di quel farmaco non si fidano neppure i cittadini russi”? Una domanda del genere nasce dai dati sulle vaccinazioni. La Russia avrebbe coperto appena il 2.9% della sua popolazione con almeno una dose; un numero piuttosto basso, confermato dalle statistiche aggiornate al 3 marzo. Considerando le dosi cumulative somministrate per 100 persone, la Russia si ferma a 3.76 dosi, a fronte delle 32.33 del Regno Unito, delle 7.91 dell’Italia e delle 97.52 di Israele. Al 4 marzo, la Russia inoculava 0.10 dosi al giorno per 100 persone, la metà dell’Italia. Come se non bastasse, stando a un sondaggio pubblicato dal Levada Center, appena il 38% dei russi sarebbe disposto a farsi vaccinare. Unendo i punti, i detrattori di Mosca sono giunti alla conclusione che no, i russi non vogliono proprio saperne di farsi iniettare lo Sputnik. Ma è davvero così?

In realtà, almeno per quel che riguarda il proprio territorio, la Russia sembrerebbe esser riuscita a frenare la diffusione del virus. Ed è forse anche per questo motivo che la popolazione non sente più quel febbrile bisogno di farsi vaccinare, fondamentale, invece, nei Paesi in cui la situazione non è affatto sotto controllo. Da dicembre 2020 a oggi, i casi giornalieri sono diminuiti, passando dai quasi 30mila della vigilia di Natale a poco più di 11mila del primo giorno di marzo. Le misure restrittive sono state allentate in gran parte del Paese, anche se il numero di decessi si mantiene sostanzialmente stabile, intorno alle 400-450 unità quotidiane. In generale, anche se i valori epidemiologici restano piuttosto elevati, il peggio sembra alle spalle.

Certo è che, come ha evidenziato la Cnn, a Mosca sono state istituite cliniche particolari per agevolare la campagna di vaccinazione. Uno di questi centri, ad esempio, è stato piazzato nell’esclusivo centro commerciale GUM, a due passi dalla centralissima Piazza Rossa. Qui, i moscoviti possono dilettarsi a guardare le ultime novità esposte dalle costose boutique, prima di accedere al piano superiore e farsi iniettare lo Sputnik V (tra l’altro, ogni vaccinato riceve gratuitamente un gelato cioccolato e vaniglia). Un’altra clinica per le vaccinazioni si trova in una sala del rinomato ristorante Depo Moscow, così da incoraggiare i clienti alla somministrazione del vaccino dopo un buon pranzo. Chi ama la musica classica, infine, può persino approfittare del centro vaccinazioni predisposto all’interno di Helikon, un prestigioso teatro dell’opera di Mosca.

Inflazione, convitato di pietra. DOMANDA ed OFFERTA in un futuro presente alla ricerca di un nuovo posizionamento

CATEGORIA: DRAGHI E GNOMI
Quanta paura dobbiamo avere del ritorno dell’inflazione?

 scritto da Econopoly il 06 Marzo 2021

DRAGHI E GNOMI

L’autore di questo post è Eraclito, pseudonimo che un “umile servitore dello Stato”, esperto di economia e finanza, soprattutto in ambito internazionale, ha scelto per scrivere con maggior libertà – 

In materia di congiuntura economica globale, nei circoli privati e ufficiali (da ultimo nel vertice dei Ministri e Governatori G20) sembrano emergere due messaggi principali: (i) non vi può essere una ripresa economica duratura e condivisa fino a quando la pandemia non sarà debellata a livello globale; da qui, ad esempio, l’importanza dello strumento multilaterale dell’ACT-A e della relativa linea di finanziamento Covax per l’acquisto dei vaccini anche a favore dei paesi che non se li possono permettere; (ii) come già emerso con chiarezza dopo la Crisi Finanziaria Globale del 2008, è molto pericoloso ritirare prematuramente il supporto all’economia proveniente principalmente dal mix espansivo di politica fiscale e politica monetaria prima che una ripresa economica solida e in grado di autoalimentarsi non prenderà piede.

Entrambi i messaggi sono fondati e condivisibili.

Tuttavia, al tavolo di questa discussione vi è un convitato di pietra il cui ruolo è stato ridimensionato nei giorni scorsi soprattutto da parte dei Banchieri Centrali: l’inflazione.

Convitato di pietra
Negli ultimi mesi l’inflazione ha registrato un aumento significativo seppur a partire da livelli molto bassi. Anzi, è proprio il cd. effetto base che lascia presagire una ulteriore salita dell’inflazione nei prossimi mesi. Negli Stati Uniti l’incremento dei prezzi (dati tendenziali) è passato dal minimo dello 0,1 percento nel 2020 fino al dato di gennaio scorso che ha segnato un +1,4 per cento. Nell’area euro l’inflazione è passata dal territorio negativo degli ultimi mesi dello scorso anno pari a -0,3 cento ad un +0,9 per cento secondo i dati di gennaio. Sebbene l’incremento del tasso di inflazione nelle due grandi regioni economiche sia stato significativo, sin qui non vi sarebbe nulla da preoccuparsi: un’inflazione moderatamente positiva è favorevole per l’economia, non foss’altro perché scongiura la ben più pericolosa deflazione. Tanto vero che le banche centrali, in prima linea la BCE che ha il mandato primato di salvaguardare la stabilità dei prezzi, hanno definito quest’ultima ad un livello identificato con un’inflazione ancorata al 2 per cento su base annua nel medio periodo.

L’allarme arriva dai titoli di stato Usa
Tuttavia, il campanello di allarme per l’inflazione proviene dal mercato dei titoli emessi dal governo degli Stati Uniti, i Treasuries. La curva dei rendimenti in quel paese è diventata molto più ripida con i titoli a lungo termine che sulla scadenza decennale hanno toccato a fine febbraio l’1,44 per cento, 1,30 punti al di sopra della scadenza a due anni (rispettivamente 0,69 e 0,56 solo cinque mesi fa). Una curva dei rendimenti che assume questa forma è associata dagli economisti ad una crescita delle aspettative di inflazione e infatti gli osservatori ed analisti di mercato hanno legato questi andamenti proprio all’incremento dell’inflazione e delle aspettative di inflazione in relazione al pacchetto monstre annunciato dalla nuova Amministrazione Biden pari a 1900 miliardi di dollari, una cifra più che imponente che peraltro segue i vari interventi a sostegno dell’economia messi in opera nel 2020 dalla precedente Amministrazione.


Un aumento dell’inflazione nel breve periodo al di sopra del due per cento è dato quasi per scontato almeno negli Stati Uniti dove il nodo del contendere è più che altro la dimensione e persistenza di tale rialzo. Se tali andamenti tendenziali contagiassero anche le aspettative di inflazione a medio termine conducendole al di sopra al 2 per cento, le conseguenze per i policy makers e a cascata per l’economia non sarebbero trascurabili:

– Per la politica monetaria, le banche centrali si troverebbero nella scomoda posizione di dover scegliere un punto di equilibrio nel trade off tra il contrastare l’inflazione oppure sostenere la domanda aggregata e promuovere l’occupazione e l’attività economica. Da questo punto di vista, la BCE avrebbe le mani legate dai Trattati che le impongono come missione primaria la stabilità dei prezzi a cui tutte le altre sono subordinate (salvo la flessibilità insita nella probabile nuova strategia di politica monetaria, cfr. infra);

– Per la politica fiscale gli effetti sarebbero molto favorevoli o molto insidiosi a seconda che l’obiettivo di inflazione sia privilegiato da parte della Banca Centrale rispetto a quello del sostegno all’attività economica; infatti, l’inflazione notoriamente avvantaggia i debitori, come attualmente sono per grande dimensione gli stati sovrani, mentre una restrizione monetaria per contenerla comporta un aumento dei tassi di interesse e con esso il servizio del debito per gli stati sovrani; se l’aumento dei tassi di interesse superasse il tasso di crescita dell’economia, l’andamento del debito assumerebbe un profilo di crescita partendo da livelli già elevati che potrebbe portarlo su un sentiero insostenibile;

– Gli effetti di un aumento dell’inflazione per la generalità dell’economia sarebbero nel medio periodo deleteri poiché un elevato e persistente aumento dei prezzi è notoriamente nocivo per le distorsioni che provoca nel sistema dei prezzi quali indicatori per l’allocazione delle risorse in un’economia di mercato. Oltre a ciò vi sarebbero significativi squilibri redistributivi, da un lato, tra i debitori e coloro che hanno potere di mercato per aggiustare di conseguenza le proprie politiche di prezzo (ad esempio le grandi imprese) e dall’altro lato, i creditori, i contribuenti (per effetto della tassa da inflazione), i price takers tra cui le PMI e i lavoratori nella misura in cui i loro salari non vengano adeguati alla crescita dei prezzi, automaticamente o contrattualmente.

La risposta delle banche centrali
Le banche centrali si stanno già attrezzando per una possibile risalita dei prezzi rivedendo la propria strategia di politica monetaria. La Federal Reserve lo ha già fatto lo scorso anno affermando che andamenti dell’inflazione al di sotto dell’obiettivo, come avvenuto negli ultimi anni, potranno essere compensati da livelli di inflazione al di sopra dell’obiettivo per un certo periodo di tempo senza necessariamente implicare un ritiro immediato delle misure espansive messe in atto. La BCE si sta orientando verso la stessa direzione anche se non ha ancora concluso il processo di revisione della propria strategia.

E se la pandemia regredisce?
Tuttavia, l’interrogativo da porsi è cosa succederà quando, auspicabilmente nel corso del 2021, le campagne vaccinali consentiranno un regresso della pandemia e una ripresa consolidata dell’economia. Anche allora i motivi di rischio per alimentare l’inflazione potrebbero essere significativi. Tra questi vi sono i seguenti:

– all’esaurirsi della pandemia la ripresa dell’economia potrebbe comportare fiammate al rialzo della domanda aggregata specialmente nel periodo iniziale; a parità di offerta aggregata, ciò si potrebbe scaricare sui prezzi, provocandone un aumento generalizzato;

– con la ripresa dell’economia non vi sarà presumibilmente un immediato ritiro delle misure di supporto pubblico; questo sarà graduale per attendere un consolidamento duraturo della ripresa economica e ciò potrebbe creare un ulteriore rigonfiamento temporaneo della domanda aggregata;

– un altro elemento di supporto superiore al normale per la domanda aggregata e dunque per l’inflazione è l’accumulo di risparmio durante la pandemia a causa dell’incapacità di spesa; rimosse le restrizioni sociali, tali risparmi potrebbero trasformarsi in consumi aggiuntivi soprattutto per quei beni e servizi penalizzati durante la pandemia (eg. Il turismo);

– dal lato dell’offerta aggregata, gli esercizi e le imprese penalizzate durante la pandemia potrebbero cercare, esauritasi la stessa, di recuperare le perdite subite in precedenza innalzando i prezzi con effetti inflattivi generalizzati;

Da contraltare rispetto a questi rischi ve ne sono altri di natura inversa. Basti citare l’output gap negativo creatosi e un mercato del lavoro ben lungi dall’essere a pieno regime. Tuttavia, questo non è motivo per trascurare il fenomeno dell’inflazione a cui non siamo più abituati da molti anni a questa parte. Infatti, se si materializzerà una crescita delle aspettative di inflazione i rischi per il mix di politica economica saranno significativi soprattutto per l’area dell’euro in cui la Banca Centrale Europea è costretta dai Trattati a perseguire la stabilità dei prezzi sopra ogni altra cosa.

L’effetto sui debiti sovrani
In presenza di inflazione durevolmente elevata, se la BCE prendesse rigidamente il proprio mandato potrebbe innescare un rialzo del servizio del debito per gli Stati sovrani con effetti che si possono ben immaginare vista la crescita dello stock di debito pubblico già elevato nell’area euro. La BCE lascia presagire un atteggiamento più flessibile ma se il rialzo dell’inflazione fosse repentino e persistente esso aumenterebbe il rischio di dominanza fiscale per la politica monetaria.

Aumento temporaneo?
Insomma, anche se attualmente sia i Governatori delle Banche Centrali sia gli analisti di mercati ritengono eccessive le preoccupazioni per un aumento dell’inflazione che a detta di molti sarebbe probabilmente temporaneo, i rischi inflazionistici non sono da prendere sotto gamba soprattutto per le complicazioni non da poco che potrebbero comportare nel quadro congiunturale dell’economia americana ed europea e nel relativo mix di politica economica.

Si tratta dunque di un possibile tema su cui confrontarsi a partire dai prossimi Spring Meetings del Fondo Monetario Internazionale nell’ambito delle discussioni sull’economia globale.

Monte dei Paschi di Siena - non si deve sapere chi ha assassinato David Rossi

David Rossi, 8 anni dalla scomparsa. L’8 marzo la commissione d’inchiesta sbarca in Parlamento

La tragica morte dell'ex capo comunicazione di Mps avvenne il 6 marzo 2013. La proposta di commissione arriverà lunedì in Aula alla Camera dei Deputati per essere approvata
-6 Marzo 2021 - 10:37


Era il 6 marzo 2013 quando David Rossi, capo della comunicazione della banca Monte dei Paschi di Siena, venne trovato senza vita sulla strada su cui si affacciava il suo ufficio presso Rocca Salimbeni.

Una morte – nonostante l’archiviazione per suicidio disposta dal tribunale di Siena – dai contorni ancora non del tutto chiari e dalle tante domande rimaste senza risposta, da anni al centro di accesi scontri giudiziari, mediatici e politici. A otto anni da quella tragedia, lunedì 8 marzo, salvo rinvii, approderà nell’aula della Camera dei Deputati la proposta di istituzione di una Commissione di inchiesta sulla morte di Rossi, chiamata a fare luci sugli aspetti più controversi. Recentemente, l’indagine legata ai presunti “festini”, che secondo molti poteva celare alcune verità, è stata archiviato dal tribunale di Genova.

Il libero mercato è sempre più evidente che libero non è e per giocare al casinò occorre sempre di più i soldi della Fed

Inflazione in esplosione e recessione in arrivo: la previsione

6 Marzo 2021 - 13:00

Jerome Powell ha deluso i mercati o gioca al gatto col topo? Sempre più elementi mostrano come, in realtà, Fed e governo Usa sembrino impegnati proprio a stimolare un’inflazione il più possibile «parossistica» ed emergenziale. E se il mercato ormai pare al limite di sostenibilità della bolla, metalli industriali e impulso creditizio cinese parlano di altro. Recessione in arrivo?


Jerome Powell ha deluso il mercato e quest’ultimo, per tutta risposta, ha reso noto di non aver gradito, spedendo il rendimento del decennale Usa ancora sopra quota 1,50%.

Addirittura, in area 1,55%. Nulla che faccia scattare in automatico un VaR shock sulle iscrizioni a bilancio ma, certamente, un giochino rischioso.

Molto rischioso, stante il -4% toccato dal mercato repo il 4 marzo e il -4,25% del giorno seguente, sintomo che gli short sul debito statunitense sono talmente alluvionali da imporre non solo alla Fed di cercare fornitura di carta al di fuori del mercato e tramite il suo programma di acquisto (i 14,9 miliardi di Treasuries acquistati dalla New York Fed a febbraio sono stati interamente razziati dai dealers) ma anche e soprattutto che, operando al di sotto della soglia del -3%, chi presta denaro per finanziare quelle scommesse ribassiste paradossalmente termina l’operazione avendo lui da pagare una commissione.

Perché Jerome Powell ha voluto deludere il mercato, evitando di menzionare le due priorità che questo invocava? Ovvero, una terza versione di Operation Twist (la Fed vende debito a breve per acquistarne a lunga scadenza, al fine di calmierare i tassi) e, soprattutto, il prolungamento dell’esenzione dalla ratio di leverage (SLR) delle detenzioni a bilancio di Treasuries per le banche.

Il massimo che il capo della Fed ha offerto nel corso del suo intervento all’evento organizzato dal Wall Street Journal è stata una concessione all’esistenza di un rischio al rialzo sui prezzi: La ripresa economica porterà con sé un aumento temporaneo dell’inflazione. Quasi sottintendendo che, stante appunto il carattere transitorio della dinamica, appare inopportuno intervenire.

Ed ecco che proprio queste parole hanno confessato al mercato più di quanto appaia. Per l’esattezza, il segreto di Pulcinella che ormai non si può più mantenere sotto forma di tacita accettazione collettiva: scordiamoci una ripresa economica, sostenuta e sostenibile, grazie al programmi di Qe e alla vaccinazione di massa. Per il semplice fatto che, come ci dice quella dinamica sul mercato repo, senza un’altra crisi - ormai ciclica - dopo quella del Covid, questa volta il rischio concreto è che un sistema stracarico di leverage e indebitamente non regga allo shock incontrollato.

Lo mostrano chiaramente questi tre grafici,
Goldman Sachs
Bloomberg/Zerohedge
Bloomberg/Federal Reserve

il primo dei quali fa riferimento all’ultima rilevazione del tracciatore in tempo reale per antonomasia dello stato di salute dell’economia Usa, il Goldman Sachs Analyst Index (GSAI).

Ebbene, a febbraio era già salito - con la campagna vaccinale avviata ma ancora in fase iniziale - al massimo storico assoluto di 76.0, segnano un +9.4 punti su base mensile. Insomma, l’economia americana non è mai stata forte come oggi, in base a tutti gli indici e sotto-indici, dai prezzi alla produzione a quelli dei materiali. Ma ecco che il secondo e terzo grafico arrivano a mostrare plasticamente il perché Jerome Powell abbia dovuto capitolare e ammettere che i prezzi saliranno: non solo i programmi federali di sostegno al reddito hanno creato una dipendenza tale nell’americano medio da vedere il 27% del suo reddito dipendere dai cosiddetti government transfers ma, soprattutto, quanto messo in campo dall’amministrazione Trump durante i lockdown dello scorso anno ha generato un surplus di risparmi quantificabile in 1,5 trilioni di dollari.

Denaro che non solo le riaperture vedranno fluire nel sistema tramite i consumi ma a cui a breve andrà a unirsi anche l’ulteriore tsunami di liquidità del piano da 1,9 trilioni del presidente Biden, già approvato dalla Camera e ora al vaglio di un Senato che, stante la maggioranza dem, vorrebbe licenziarlo entro il 14 marzo.

Difficile con una tale massa monetaria circolante che l’inflazione non esploda. E questo altro grafico
Bank of America

mostra quale potrebbe essere la falsariga su cui si muove l’intuizione di Jerome Powell: se infatti l’ultimo sondaggio di Bank of America mostra come la componente più attiva della società intenda spendere quel gruzzolo di aiuto federale acquistando titoli azionari, sorge il dubbio che il carattere di transitorietà dell’inflazione rimarcato da Jerome Powell in realtà sia destinato a rimanere come tailwind della politica monetaria per più di quanto si creda.

La Fed, infatti, pare aver adottato il mercato azionario tech come riferimento per valutare il reale impatto dell’aumento dei rendimenti obbligazionari, come mostra questo grafico.

Bca Research

Quindi, occorre che il Nasdaq si sgonfi ancora parecchio, prima di poter (voler) intervenire. Più facile, invece, appare la strada di un Taper tantrum 2.0 sul modello del 2013, quando l’annuncio di Ben Bernanke di ritiro delle operazioni di acquisto sconvolse il mercato e spedì i rendimenti obbligazionari alle stelle. E se per caso il combinato di liquidità in eccesso che verrà iniettato nel sistema dovesse davvero mandare in overdrive le dinamiche di prezzo, magari in combinato con l’aumento del prezzo del petrolio, ecco che i profili di una nuova, benedetta crisi da affrontare si staglierebbero lungo l’orizzonte operativo della Banca centrale Usa. Dopo il Covid e la sua depressione, la fiammata da euforia per la ripresa.

Si anticiperà davvero l’aumento dei tassi, al fine di bloccare quel trend? No. Non prima della fine del 2022. Per il semplice fatto che questi ultimi due grafici

Reuters
Bloomberg Finance

mostrano la realtà dei fatti: in contemporanea con la due giorni di follia del mercato repo appena vissuti e con la deludente performance di Ben Bernanke, l’indice dei metalli industriali dello Standard&Poor’s 500 - GSCI Industrial Metals - entrava nel suo quinto giorno di netta correzione, guidato tal tonfo delle valutazioni di nickel e rame, dopo 11 mesi di rally e un +75% dai minimi della pandemia.

Il motivo? Per l’analista di commodity di Saxo Bank, Ole Hansen, l’immenso influsso di capitale speculativo fluito nel comparto per tutto il 2020 si è scontrato con la realtà, dando vita a quella che definisce una correction at full throttle. E se il motivo scatenante è stato il combinato di aumento dell’offerta di nickel da parte della cinese Tsingshan Holding Group unito alla volontà di Tesla di ridurre l’utilizzo del medesimo materiale nelle proprie batterie, è il secondo grafico a contestualizzare il quadro: come confermato da JP Morgan, l’impulso creditizio cinese garantito dalle iniezioni di liquidità e gli interventi sui requisiti di riserva della Banca centrale cinese ha raggiunto il suo picco lo scorso inverno e ora è in fase già calante.

Solitamente, un proxy di recessione globale - più o meno light - entro i successivi 9-12 mesi. Questo in condizioni di normalità del ciclo. Ma con la criticità delle variabili del Covid che pare entrata pesantemente in gioco nel rallentare i processi di ripresa, soprattutto in Europa, quell’arco temporale potrebbe dimezzarsi, soprattutto se i vaccini si rivelassero inefficienti contro una delle tre mutazioni conosciute del virus.

Insomma, alla luce del reale quadro macro globale, se la Fed non sta cercando volutamente l’incidente controllato per tornare a stampare in autunno, poco ci manca.

La realtà del Qe perenne, infatti, ha una sua seconda faccia decisamente poco presentabile: necessita di alibi ciclici e strutturali che giustifichino l’esplosione dei bilanci in nome dell’emergenza. Sia essa l’Isis, il Covid o - paradosso terminale - persino l’inflazione.

In molti casi, muoiono improvvisamente entro poche ore dall'iniezione; in altri casi la morte avviene nell'arco di un paio di settimane. Stiamo parlando dei vaccini con modificazioni genetiche


PERSONE CHE MUOIONO DOPO IL VACCINO ANTI-COVID: DECESSI PER CAUSE NATURALI?

Persone che muoiono dopo il vaccino anti-CoVID: decessi per cause naturali?
16 Febbraio 2021

Fonti principali




Punti essenziali dell’articolo
Da tutto il mondo giungono notizie di decessi in rapido aumento dopo l'implementazione dei programmi di vaccinazione con il vaccino contro il virus del CoVID-19: molti di loro sono persone anziane con più di 75 anni. In molti casi, muoiono improvvisamente entro poche ore dall'iniezione; in altri casi la morte avviene nell'arco di un paio di settimane.
Ironia della sorte, quando gli anziani muoiono prima della vaccinazione, è a causa del CoVID-19 e bisogna fare qualcosa per prevenirlo, ma quando muoiono dopo la vaccinazione, muoiono per cause naturali e non è necessario alcun accertamento e neppure alcuna azione preventiva per i futuri vaccinati.
A parte la morte improvvisa, esempi di effetti indesiderati includono malessere persistente e grande spossatezza, allergie gravi, comprese reazioni anafilattiche, sindrome infiammatoria multisistemica, disturbi psicologici, convulsioni e paralisi, inclusa la paralisi di Bell.
Il vaccino anti-CoVID-19 non è davvero un vaccino nella definizione medica classica: è più esatto definirla una terapia genica sperimentale che a quanto pare può anche causare la morte, ma questi sono solo effetti immediati, non conosciamo ancora le reazioni avverse che compariranno a medio e lungo termine e che potrebbero interessare molte più persone.
Poiché l'mRNA normalmente si degrada rapidamente, deve essere complessato con lipidi o polimeri. I vaccini anti-CoVID-19 utilizzano nanoparticelle lipidiche (Lnp) combinate chimicamente con il PEG (glicole polietilenico) ed è noto che il PEG può causare anafilassi.
L'mRNA libero può rappresentare un pericolo per il sistema immunitario e generare malattie infiammatorie. In quanto tale, l'iniezione di mRNA sintetico termostabile (mRNA resistente alla degradazione) è altamente problematico in quanto può alimentare l'infiammazione cronica a lungo termine. Molti effetti indesiderati comunemente riportati dai “vaccini” della terapia genica anti-CoVID-19 sembrano essere causati da un'infiammazione cerebrale.

L’allarme mondiale

Da tutto il mondo stanno arrivando notizie di decessi di persone dopo aver ricevuto il vaccino anti-CoVID-19. In molti casi muoiono improvvisamente entro poche ore dall'iniezione, in altri casi la morte avviene nell'arco di un paio di settimane.

Il 12 febbraio 2021, secondo quanto riportato dal Childrens Health Defense (CHD) statunitense1, i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) (USA) nel suo ultimo rapporto indicava 6532 morti su un totale di 12.044 segnalazioni di reazioni avverse (5.14%). I numeri rifletterebbero gli ultimi dati disponibili a partire dal 4 febbraio (secondo la banca dati americana di vaccino vigilanza passiva che riporta le reazioni avverse mondiali spontaneamente segnalate come causate dai vaccini: il Vaccine Adverse Event Reporting System [VAERS]3). Dei 653 decessi riportati, 602 provenivano dagli Stati Uniti. L'età media di coloro che sono morti era di 77 anni, il più giovane aveva 23 anni.

Al 10 febbraio, circa 44,77 milioni di persone negli Stati Uniti avevano ricevuto una o entrambe le dosi di uno dei vaccini anti-CoVID-19 autorizzati4. Finora, solo i vaccini Pfizer e Moderna hanno ottenuto l'autorizzazione per l'uso di emergenza negli Stati Uniti dalla Food and Drug Administration (FDA). Secondo la stessa definizione della FDA, i vaccini sono ancora considerati sperimentali fino a quando non saranno completamente autorizzati5.

Fino al 4 febbraio erano stati segnalati 163 casi di paralisi di Bell6 e 775 segnalazioni di crisi anafilattiche7. Il CDC sta indagando sulla morte, avvenuta l'8 febbraio scorso, di un medico di 36 anni nel Tennessee (USA), deceduto circa un mese dopo aver ricevuto la seconda dose di una vaccinazione anti-CoVID-19. Secondo le notizie, il dottor Barton Williams8 è morto a causa della forma adulta di sindrome infiammatoria multisistemica (MIS-A)9, una condizione causata quando il sistema immunitario attacca il corpo con conseguente insufficienza multi-organo: in alcuni rapporti la morte del medico viene attribuita a una infezione asintomatica di CoVID-19, sebbene Williams non sia mai risultato positivo al virus.

Il 7 febbraio, a Villa Hills, Kentucky (USA), sono morte due suore a seguito di un "focolaio di CoVID-19" che si è verificato due giorni dopo la vaccinazione10 eseguita nel loro monastero. Prima di iniziare il programma di vaccinazione di tutte le suore, non c'erano stati casi di CoVID-19 nel monastero, che comunque era stato chiuso ai alle visite durante la pandemia. Dopo l'inizio delle vaccinazioni, 28 suore erano risultate positive al CoVID a partire dal 7 febbraio. Gli studi clinici11 suggeriscono che quasi tutti i benefici della vaccinazione anti-CoVID, ma anche la stragrande maggioranza delle reazioni avverse12, sono associati alla seconda dose.

Diversi medici ora collegano13 i vaccini anti-CoVID delle ditte Pfizer e Moderna alla trombocitopenia immunitaria (ITP)14, una condizione che si sviluppa quando il sistema immunitario attacca le piastrine (componente del sangue essenziale per la coagulazione) o le cellule che le producono. L'articolo del Times riporta il caso di due donne che si stanno riprendendo dall'ITP dopo essere state vaccinate. Il mese scorso, il dottor Gregory Michael è morto di ITP due settimane dopo aver ricevuto il vaccino anti-CoVID della Pfizer15.

Sebbene i numeri del database VAERS possano sembrare deludenti, secondo uno studio del Department of Health and Human Services (HHS) degli Stati Uniti, il numero effettivo di reazioni avverse è probabilmente significativamente più alto. VAERS è un sistema di sorveglianza passiva che si basa sulla disponibilità dei medici, degli operatori sanitari e delle persone a comunicare volontariamente le segnalazioni di danno vaccinale. A titolo informativo, segnaliamo che la letteratura scientifica attribuisce validità ai dati riportati dal VAERS, ma li ritiene sottostimati di circa 50-100 volte (la diversa sottostima dipende da diversi Autori)16,17.

Gli operatori sanitari statunitensi sarebbero tenuti per legge a segnalare qualsiasi evento avverso elencato nella tabella VAERS degli eventi segnalabili a seguito di una vaccinazione. In genere vengono segnalate le reazioni immediate o che avvengono in un arco di tempo di pochi giorni dopo la vaccinazione, perché quelle che avvengono con una latenza maggiore non vengono facilmente attribuite alla vaccinazione e quindi non vengono riportate. Molte reazioni vaccinali avverse, infine, non vengono comunicate ai medici e quindi anche queste vengono perse.

Anche le ditte produttrici dei vaccini sono tenute a segnalare al VAERS "tutti gli eventi avversi che sono portati alla loro attenzione". secondo alcuni Autori, anche meno dell'1% degli eventi avversi è segnalato al VAERS18. Il dott. Peter Doshi, editore associato della rivista British Medical Journal, ha criticato senza mezzi termini il VAERS in un articolo pubblicato sulla sua medesima rivista19, definendolo "nient'altro che una vetrina e una parte dello sforzo sistematico delle autorità statunitensi per rassicurarci o ingannarci sulla sicurezza dei vaccini".

Grande eco hanno avuto anche le notizie provenienti dalla Norvegia: la rivista online Bloomberg.com ha pubblicato un articolo lo scorso 16 gennaio20 dove si riportava il decesso di 29 persone anziane, la maggior parte della quali aveva più di 75 anni, dopo la vaccinazione anti-CoVID-19. All’epoca i vaccinati norvegesi erano stati circa 42.000. Mentre i funzionari sanitari inizialmente avevano minimizzato e teso ad escludere qualsiasi connessione con il vaccino, il rapporto di Bloomberg suggerisce che l'Agenzia Norvegese per i Medicinali stava riconsiderando i fatti. Al momento della morte, il vaccino della Pfizer era l'unico vaccino anti-CoVID-19 disponibile in Norvegia, quindi "tutte le morti sarebbero eventualmente collegate a quel vaccino". Tutti i decessi riportati riguardavano "persone anziane con gravi disturbi di base: la maggior parte delle persone ha sperimentato gli effetti indesiderati attesi del vaccino, come nausea e vomito, febbre, reazioni locali nel sito di iniezione e peggioramento delle condizioni generali". Le autorità sanitarie norvegesi avrebbero avvisato il rischio di danni con la vaccinazione anti-CoVID-19 per i malati molto anziani o terminali e hanno comunicato che “per coloro che hanno una aspettativa di vita residua molto breve, il beneficio del vaccino può essere marginale o irrilevante".

L'Istituto Norvegese di Sanità Pubblica ritiene che "per i soggetti con la fragilità più grave, anche gli effetti indesiderati dei vaccini relativamente più leggeri potrebbero causare gravi conseguenze. Per coloro che hanno comunque una durata di vita residua molto breve, il beneficio del vaccino può essere marginale o irrilevante". Il dottor Anthony Fauci, direttore dell'Istituto Nazionale di Allergie e Malattie Infettive americano, si è affrettato a dire che i decessi devono essere "messi nel contesto della popolazione in cui si sono verificati"21.In altre parole, voleva dire che le persone morte erano vecchie e si sa che prima o poi gli anziani muoiono.

È l'ipocrisia alla massima potenza: quando gli anziani muoiono prima della vaccinazione, la causa è il CoVID-19 e bisogna fare qualcosa per prevenirlo, ma quando muoiono dopo la vaccinazione, muoiono per cause naturali e non è necessario alcun accertamento e neppure alcuna azione preventiva per i futuri vaccinati.

La ciliegina sulla torta l’ha messa l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che ha aggiunto “poiché non vi è alcuna connessione certa dei vaccini con le morti della Norvegia, non c'è motivo di interrompere la somministrazione ai cittadini anziani”.

Coincidenze discutibili

Degno di cronaca è anche quello che sta accadendo a Gibilterra, all'estremità meridionale della Spagna.

Gibilterra ha una popolazione di 34.000 abitanti. In questa area il 9 gennaio 2021 è stato iniziato il programma di vaccinazione utilizzando il vaccino a mRNA della Pfizer. Entro il 17 gennaio erano state somministrate 5.847 dosi (circa il 17% della popolazione), secondo un rapporto di MedicalXpress22.

Il fatto curioso è che la prima morte registrata in quell'area a causa del CoVID-19 si è verificata a metà novembre 2020. Entro il 6 gennaio, tre giorni prima dell'inizio del programma di vaccinazione, il numero totale di morti per CoVID-19 riferito si era attestato a 10. Poi, entro il 17 gennaio, il bilancio totale delle vittime era improvvisamente salito a 45. In altre parole, 35 persone sono morte nei primi otto giorni del programma di vaccinazione. La maggior parte aveva 80-90 anni. Ovviamente nessuna delle morti è stata attribuita al vaccino, ma piuttosto a una nuova variante di SARS-CoV-2.

Il lancio del vaccino coincide con l'epidemia

Altre aree stanno anche segnalando "focolai" di CoVID-19 dopo il lancio delle vaccinazioni, con conseguente aumento del bilancio delle vittime. Ad Auburn (New York, USA), un'epidemia di CoVID-19 è iniziata il 21 dicembre 2020, in una Casa di Cura della contea di Cayuga23, 24. Prima di questa epidemia, nessuno nella Casa di Cura era morto a causa del CoVID-19. Il giorno successivo, il 22 dicembre, hanno iniziato a vaccinare i residenti e il personale. Il primo decesso è stato segnalato il 29 dicembre 2020. Tra il 22 dicembre 2020 e il 9 gennaio 2021, 193 residenti (80%) hanno ricevuto il vaccino, così come 113 membri del personale. Al 9 gennaio 2021, 137 residenti sono stati infettati e 24 sono morti. Quarantasette membri del personale sono risultati positivi anche per SARS-CoV-2 e uno è stato ricoverato in terapia intensiva.

Dal punto di vista scientifico, le infezioni da coronavirus nei vaccinato contro il CoVID-19 erano previste e attese e sono chiamate “potenziamento dipendente dall'anticorpo" (ADE: Antibody-Dependent Enhancement)25. Il meccanismo del potenziamento dipendente dall’anticorpo è piuttosto complesso, ma si può riassumere in questo modo: quando un soggetto che possiede un livello anticorpale sub-ottimale (in seguito ad un’infezione primaria o a vaccinazione) viene a contatto con un virus simile e si infetta, il suo sistema immunitario favorisce l’infezione e le complicazioni gravi della malattia26, 27. In altre parole, una parte dei vaccinati sono inevitabilmente predisposti dalla vaccinazione proprio a manifestare le complicazioni gravi (e in alcuni casi anche fatali) della malattia dalla quale si vogliono proteggere, cioè proprio il virus SARS-CoV-2 e la sua conseguente patologia: CoVID-19.

Numerosissime gravi reazioni avverse emergenti

Sebbene la campagna globale di vaccinazione abbia solo circa un mese di vita nella maggior parte del mondo, le segnalazioni di gravi reazioni avverse hanno già iniziato ad arrivare. Molti condividono le loro esperienze personali sui social media. In modo preoccupante, molti stanno vedendo le loro storie censurate come fuorvianti o false. I video, in particolare, tendono ad essere rimossi. A parte la morte improvvisa in poche ore o giorni, 28, 29, 30, 31, 32 esempi di effetti indesiderati ai vaccini a mRNA delle ditte Pfizer e Moderna includono:
  1. Malessere persistente ed estrema spossatezza.
  2. Gravi forme allergiche, comprese reazioni anafilattiche.33, 34, 35 
  3. Sindrome infiammatoria multisistemica.36
  4. Convulsioni croniche.37
  5. Paralisi, inclusa la paralisi di Bell.38
Inoltre, molte persone dicono di "sentirsi strane" e di "non sentirsi se stesse".

Vertigini, tachicardia e crisi di ipertensione arteriosa sembrano essere un disturbo comune a molti, così come una cefalea persistente apparentemente "senza soluzione" perché non risponde ai farmaci. Molti descrivono il dolore che provano nel loro corpo come "essere stati investiti da un autobus" o "essere stati picchiati con un bastone".

Alcuni segnalano linfonodi gonfi e dolorosi, forti dolori muscolari e disturbi gastrointestinali. Vengono segnalati sintomi che imitano l'ictus, anche se le scansioni della TAC cerebrale non evidenziano nulla di anomalo.

Cominciano ad essere riportati anche numerosi e inspiegati effetti psicologici: cambiamenti di umore con periodi intermittenti di euforia, attacchi di ansia, depressione, annebbiamento mentale, senso di confusione e di dissociazione e insonnia.

Vengono inoltre segnalate alterazioni o perdita del gusto e dell'olfatto. Molti descrivono pure degli effetti che suggeriscono disturbi vascolari, come chiazze cutanee e dita leggermente cianotiche.

Altri sintomi clinici che probabilmente si manifesteranno in un arco di tempo maggiore sono malattie infiammatorie sistemiche e specialmente a carico del sistema nervoso centrale e periferico che si esprimono con stanchezza cronica molto marcata e paralizzante. Verosimilmente insieme o all’origine di questi disturbi c’è una alterazione della produzione mitocondriale di energia cellulare e quindi un disturbo che oggi non sappiamo facilmente curare o anche solo contrastare.
Efficacia teorica ed efficacia reale dei vaccini

Bisogna distinguere tra efficacia teorica (definite in inglese dalla parola efficacy) ed efficacia reale (definite in inglese dalla parola effectiveness).

L’efficacy è intesa come efficacia teorica valutata nel contesto atipico di un trial clinico sperimentale nel quale il gruppo di persone vaccinate sono state adeguatamente selezionate in modo da avere un campione omogeneo e composto di solito da persone relativamente giovani e sane che però non corrispondono alla pratica clinica quotidiana, perché quando si fa una vaccinazione di massa sono coinvolte persone di tutte le età e di tutte le condizioni patologiche. Inoltre, questa efficacia teorica della vaccinazione viene dimostrata dal riscontro di un aumento nel sangue del titolo degli anticorpi neutralizzanti, che vengono definiti “teoricamente protettivi” (in realtà la vera protezione contro un virus dipende da molti fattori, dei quali gli anticorpi sono un fattore importante, ma certamente non l’unico e inoltre solo dopo aver seguito nel tempo i vaccinati si potrà ipotizzare quale livello anticorpale nel sangue bisogna raggiungere per avere una protezione vaccinale, dato che i titoli anticorpali protettivi non sono costanti ma dipendono dalle caratteristiche di ogni germe).

L’effectiveness, invece, è intesa come capacità reale di un vaccino di evitare i casi clinici di malattia quando viene somministrato alla popolazione generale in cui sono coinvolti soggetti che si trovano in una molteplicità di condizioni fisiopatologiche.

Come si può immaginare, la differenza fra questi due tipi di efficacia (efficacy ed effectiveness) è di enorme importanza per comprendere l’utilità di una vaccinazione. Le sperimentazioni fatte inizialmente dalle Ditte produttrici di vaccini valutano sempre e solo la efficacy, cioè l’efficacia teorica, perché per avere il valore della effectiveness serve attendere di vedere se le vaccinazioni, dopo mesi o qualche anno, hanno ridotto realmente il numero di malati.

Solo per avere un’idea della differenza quantitativa tra questi due modi di valutare l’efficacia di un vaccino, si può aggiungere che l’efficacy in genere risulta sempre del 90-95%, mentre l’effectiveness dipende dal tipo di vaccino e per il vaccino antinfluenzale è di circa il 30-40%.39

Le coorti super-sane studiate dai produttori dei vaccini anti-covid non sono in alcun modo rappresentative di un'intera popolazione e quindi del mondo reale; il tasso di efficacy stimato e il presunto profilo di sicurezza del vaccino, pertanto, non può essere rilevante per la popolazione mondiale40.

Inoltre, la maggior parte dei decessi per CoVID-19 coinvolge condizioni di salute preesistenti quali patologie croniche di vario tipo e interessanti specialmente soggetti anziani con comorbilità che sono stati completamente esclusi dagli studi Pfizer e Moderna ...

Infine, osserviamo che, molto spesso, le sperimentazioni sui vaccini non utilizzano mai placebo inerti. Di solito il confronto si fa con un altro vaccino. In tal modo, si nascondono e si confondono efficacemente le reazioni avverse (effetti indesiderati simili inducono a determinare l’assenza di correlazione fra l’effetto e il vaccino …), incluse quelle con esito fatale. Nel caso dello studio di Moderna, ad esempio, sono morte 13 persone, 6 nel gruppo vaccino e 7 nel gruppo placebo.

Pertanto, coloro che accetteranno di vaccinarsi dovrebbero conoscere la totale assenza di informazioni rilevanti sull'efficacia reale (effectiveness) e sul rischio che correranno e che ovviamente li riguarda.
In che modo i "vaccini" CoVID-19 potrebbero distruggere le vite di milioni di persone

Nell'aprile 2020, il dott. Mercola ha intervistato Judy Mikovits, Ph.D., sul potenziale ruolo svolto dai gamma-retrovirus umani durante la malattia CoVID-19. Mikovits è una biologa molecolare41 e ricercatrice ed è stata Founding Research Director del Whittemore Peterson Institute in Nevada.

Il suo libro, "Plague of Corruption", è stato fra i best seller nelle liste di New York Times, USA Today e The Wall Street Journal nel 2020. Il suo nuovo libro, "Ending Plague: A Scholar's Obligation in an Age of Corruption”, sta avendo un analogo successo. Nonostante questo, potrebbe essere una delle ricercatrici più censurate del pianeta, grazie in gran parte alla sua partecipazione al documentario “Plandemic”42 (plandemicseries.com).

Cominciamo col dire che il vaccino anti-CoVID-19 non è davvero un vaccino nella definizione medica classica. Non migliora la risposta immunitaria all'infezione, né impedisce di contrarre l'infezione. È davvero una terapia genica sperimentale che potrebbe avere gravi ripercussioni sulla vita di moltissime persone.

L'RNA messaggero (mRNA) utilizzato in molti vaccini anti-CoVID-19 non è naturale, ma è il prodotto di una manipolazione: poiché l'mRNA prodotto naturalmente si degrada rapidamente, deve essere complessato con lipidi o polimeri per evitare che ciò accada. I vaccini anti-CoVID-19 utilizzano nanoparticelle lipidiche (Lnp) combinate chimicamente con il PEG (glicole polietilenico) ed è noto che il PEG può causare anafilassi43. A sua volta, anche le nanoparticelle lipidiche possono causare vari disturbi.

Nel 2017, Stat News ha discusso delle sfide di Moderna nello sviluppo di un farmaco a base di mRNA per la sindrome di Crigler-Najjar, una condizione che può portare a ittero, degenerazione muscolare e danni cerebrali44:

"Per proteggere le molecole di mRNA dalle difese naturali del corpo, gli sviluppatori di nuovi farmaci devono avvolgerle in un involucro protettivo. Per Moderna, ciò significava inserire la sua terapia Crigler-Najjar in nanoparticelle fatte di lipidi. E per i suoi chimici, quelle nanoparticelle hanno creato una sfida scoraggiante: se le dosavano troppo poco non si riceveva abbastanza enzima per incidere sulla malattia, con dosi eccessive il farmaco era troppo tossico per i pazienti.

Fin dall'inizio, gli scienziati di Moderna sapevano che usare l'mRNA per stimolare la produzione di proteine sarebbe stato un compito arduo, quindi hanno setacciato la letteratura medica alla ricerca di malattie che potevano essere trattate con piccole quantità di proteine aggiuntive.

Moderna non è riuscita a far funzionare la sua terapia ... La dose sicura era troppo debole e le iniezioni ripetute di una dose abbastanza forte da essere efficace hanno avuto effetti preoccupanti sul fegato negli studi sugli animali".

Tuttavia, cambiando semplicemente il nome, da farmaco a vaccino (magari nel corso di una “pandemia” a livello mondiale … N.d.R.) si possono bypassare i criteri rigorosi per gli studi sulla sicurezza.

Un altro problema è legato al tempo in cui l'mRNA sintetico rimane stabile nel nostro corpo. È racchiuso in nanolipidi per evitare che si degradi troppo rapidamente, ma cosa succede se l'mRNA si degrada troppo lentamente o non si degrada per niente?

L'idea alla base dei vaccini a mRNA è che, inducendo il corpo a creare la proteina spike SARS-CoV-2, il nostro sistema immunitario produrrà anticorpi in risposta ad una eventuale infezione. Ma cosa succede quando trasformiamo il nostro corpo in una fabbrica di proteine virali, mantenendo così attiva la produzione di anticorpi su base permanente senza possibilità di interruzione?

In ogni caso il nostro corpo vede queste particelle sintetiche come un “non-sé” e gran parte della risposta anticorpale perpetua sarà costituita da autoanticorpi che attaccheranno i nostri stessi tessuti, creando quindi una patologia autoimmunitaria.

Mikovits spiega:

“Normalmente, l'RNA messaggero (mRNA) non è libero nel corpo perché è un segnale di pericolo. In qualità di biologo molecolare, il dogma centrale della biologia molecolare è che il nostro codice genetico, il DNA, è trascritto, scritto, nell'RNA messaggero. Quell'RNA messaggero viene tradotto in proteina, o usato in capacità regolatoria ... per regolare l'espressione genica nelle cellule.

Quindi, prendere un RNA messaggero sintetico e renderlo termostabile - evitando che si decomponga è problematico. Abbiamo molti enzimi che degradano l'RNA e il DNA liberi perché, ancora una volta, questi sono segnali di pericolo per il nostro sistema immunitario. Questi guidano letteralmente malattie infiammatorie.

Ora, grazie alla combinazione tra il PEG (glicole polietilenico) e nanoparticelle lipidiche, queste permetteranno all’mRNA di entrare in ogni cellula del corpo e cambiare la regolazione dei nostri geni con questo RNA sintetico, parte del quale in realtà è il messaggio per il gene sincitina ...

La sincitina è l'involucro endogeno del gamma-retrovirus codificato nel genoma umano ... Sappiamo che se la sincitina ... è espressa in modo aberrante nel corpo, per esempio nel cervello (in cui entreranno queste nanoparticelle lipidiche) allora potremo avere lo sviluppo di sclerosi multipla.

L'espressione di quel gene da sola fa scattare la microglia, letteralmente infiamma e sregola la comunicazione tra le microglia cerebrali, che sono fondamentali per l'eliminazione delle tossine e dei patogeni nel cervello e per la comunicazione con gli astrociti.

Sregola non solo il sistema immunitario, ma anche il sistema endocannabinoide, che è l'interruttore più debole dell'infiammazione. Potremo allora avere anche encefalomielite mialgica/sindrome della fatica cronica: una infiammazione del cervello e del midollo spinale (...)."

Le alterazioni genetiche possono durare tutta la vita

La domanda che ci poniamo è: Per quanto tempo l'mRNA sintetico dei vaccini anti-CoVID-19 verrà mantenuto all'interno del nostro corpo facendo sì che le cellule producano questa proteina?

La dott.ssa Mikovits crede che sfuggirà al degrado per mesi, anni, forse anche per tutta la vita in alcuni casi. Tutto ciò ricorda stranamente i precedenti tentativi di creare un vaccino contro il coronavirus, tutti falliti a causa di reazioni immunitarie paradossali o del potenziamento immunitario dipendente dagli anticorpi. Gli animali vaccinati contro il coronavirus, pur avendo anticorpi contro il virus che avrebbero dovuto proteggerli, quando venivano esposti al coronavirus selvaggio si ammalavano gravemente e la maggior parte moriva.

Molti dei sintomi finora segnalati sono indicativi di danni neurologici: discinesia grave (compromissione del movimento volontario), atassia (mancanza di controllo muscolare) e convulsioni intermittenti o croniche.

"Ciò che sta causando tutto questo è la neuroinfiammazione", afferma la dr.ssa Mikovits. “È come se il cervello fosse si fiamme. Temo che vedremo lo sviluppo di tic, morbo di Parkinson e sclerosi laterale amiotrofica svilupparsi a velocità impressionante".

Gli effetti indesiderati sono indicativi anche di una risposta immunitaria innata sregolata e di un sistema endocannabinoide interrotto che pertanto agisce come un interruttore più debole sul sistema immunitario.

“Vedremo inoltre sindromi da attivazione dei mastociti (MCAS). I sintomi clinici saranno paragonabili a malattie infiammatorie. Oggi si sente già parlare di "CoVID a lungo raggio", caratterizzato da spossatezza, profonda e paralizzante dovuta all'incapacità dei mitocondri di produrre energia. In realtà, però, non è CoVID a lungo raggio, ma è esattamente quello che è sempre stato: encefalomielite mialgica, cioè una infiammazione del cervello e del midollo spinale."

Un altro comune effetto indesiderato del vaccino anti-CoVID-19 che stiamo vedendo in questo ultimo periodo sono le reazioni allergiche, incluso lo shock anafilattico. “Un responsabile accreditato di questo fenomeno è la PEG (a cui si stima che il 70% degli americani sia allergico). Gli effetti istantanei sono quasi certamente causati dalla PEG e dalle nanoparticelle lipidiche", afferma ancora la Mikovits.

Altri effetti indesiderati a lungo termine potranno essere un aumento significativo di emicranie, tic, morbo di Parkinson, disturbi microvascolari, varie tipologie di cancro, come quello prostatico, gravi sindromi dolorose come la fibromialgia e l'artrite reumatoide, patologie vescicali e renali, psicosi, neuropatie degenerative, malattie come la malattia di Lou Gehrig (cioè la sclerosi laterale amiotrofica) e disturbi del sonno, inclusa la narcolessia. Nei bambini piccoli, è probabile che si sviluppino anche sintomi simili a quelli del disturbo dello spettro autistico.

Le segnalazioni spontanee di reazione avversa nei Paesi dello Spazio Economico Europeo

Sulla base dei dati delle segnalazioni spontanee di reazioni avverse riportati fino al 5 febbraio (incluso) nella banca dati EudraVigilance45, nei paesi dello Spazio Economico Europeo si registrano un totale di 33.925 casi, di cui 5.109 classificati come gravi (15,06%) e 28.816 classificati come non gravi (84,94%).
L'Italia risulta in assoluto il Paese con le maggiori segnalazioni: 14.673 (ovvero circa il 43%). Dal 2 al 5 febbraio sono state riportate in media 2.587 segnalazioni al giorno provenienti dai Paesi SEE (o in inglese EEA, Economic European Area). Se l'Italia seguisse questo trend, più di 1.000 segnalazioni al giorno potrebbero provenire dal nostro Paese.

Osservando i dati, si registrano:
508 casi con esito fatale: I decessi rappresentano il 9,94% delle segnalazioni ADR (Adverse Drug Reaction) classificate GRAVI e l’1,5% del totale delle segnalazioni.

253 casi di anafilassi (di cui 216 segnalati come gravi e 37 come non gravi) e 376 casi di ipersensibilità (di cui 187 segnalati come gravi e 189 come non gravi) per un totale di 403 reazioni allergiche GRAVI di cui 2 segnalazioni con esito fatale, ovvero il 7,89% delle segnalazioni ADR definite GRAVI (403 su 5.109 segnalazioni classificate gravi).

402 casi di positività a Sars Cov-2 (spesso segnalate come “drug ineffective”), di cui 16 con esito fatale. I casi di positività a Sars Cov-2 definiti GRAVI rappresentano il 5,85% del totale delle segnalazioni ADR gravi (209 su 5109).

Bollettino basato su eventi in Italia (informazioni non validate provenienti da fatti di cronaca)

È lecito domandarsi se fra le segnalazioni spontanee di reazioni avverse risultino anche i seguenti casi:
il caso fatale della dott.ssa Gabriela Godoy46 , farmacista e madre di quattro figli, sentitasi male il giorno dopo aver effettuato il Comirnaty e morta dopo 5 giorni di ospedalizzazione. Si apprende che si è trattato di un ictus, nessun esame autoptico, piuttosto i suoi organi sono stati espiantati per la donazione e la somministrazione di Comirnaty, un trattamento OGM sviluppato in pochi mesi con la tecnologia mRNA, fino a oggi mai stata oggetto di licenza da parte delle Autorità regolatorie e pertanto mai testata in condizioni reali e su vasta scala, rappresenta solo una triste coincidenza.
43 positivi nella Residenza socio sanitaria Sancta Maria Regina Pacis a Fasano (Brindisi) in cui sia gli ospiti sia gli operatori erano già stati sottoposti alla vaccinazione completa.47
21 positivi al centro residenziale della Fondazione Turati di Gavinana in cui sia gli ospiti sia gli operatori avevano ricevuto anche la seconda dose di richiamo.48
Infermiere positivo dopo II dose. Sindacato medici: “Non è panacea".49
74 contagiati, anche 27 operatori al centro di assistenza «Casa Serena» di Latino, nei giorni scorsi erano stati eseguiti i vaccini.50
30 ospiti su 46 positivi dopo la somministrazione della prima dose alla RSA di Casalecchio di Reno.51
28 contagi a "Casa Caterina” di Adelfia. Una settimana prima erano state effettuate le vaccinazioni.52
71 positivi tra medici e infermieri dell'ospedale di Fermo.53
20 contagiati tra medici e infermieri all'ospedale "Civico" di Palermo, avevano ricevuto la prima dose del vaccino Pfizer.54
66 positivi al al Pio istituto Santa Caterina de’ Ricci di Prato, una settimana prima erano state effettuate le vaccinazioni, "Finora mai avuto un caso . Inspiegabile un’esplosione così improvvisa. Indaghiamo sulle cause".55
Genova, muore per emorragia dopo il vaccino anticovid. Alisa: “Al momento nessun nesso”.56
39 ospiti positivi nella casa di riposo di Forlì che avevano già ricevuto la prima dose.57
38 persone positive nella struttura ‘Casa Insieme’ di Mercato Saraceno. Tutti avevano ricevuto la prima dose.58
21 fra ospiti e operatori positivi a Villa Agostina di Certaldo, erano in attesa del richiamo.59
53 positivi alla casa di riposo "Drudi" di Meldola, alcuni giorni prima avevano ricevuto la prima dose.60
"Strage di anziani in Rsa a Como: 21 morti. “Erano stati vaccinati”. Positivi 85 ospiti e 54 sanitari".61
Infermiera muore a 55 anni, si era vaccinata contro il Covid qualche giorno prima. L'ospedale: «Nessuna correlazione». Esposto in Procura. 62
Frosinone, infermiera dell'ospedale Spaziani muore nel sonno a soli 39 anni. 63
"Medico muore dopo vaccinazione, aveva patologie croniche". 64
"Medico 45enne morto di infarto metre giocava a tennis, si era da poco vaccinato contro il covid".65
"Vaccino, medico di base ricoverato per Covid a Sondrio dopo la prima dose: «Forse era già positivo»".66
"Muore Infermiere a 42 anni. Un arresto cardiaco improvviso lo ha stroncato sul colpo".67
Infermiere forlivese di 46 anni, deceduto per un malore improvviso.68
Ricoverata per 13 giorni dottoressa positiva dopo la somministrazione della I dose di vaccino.69
Due infermieri positivi dopo il richiamo del vaccino.70

Come è noto, la sorveglianza post-marketing raccoglie le segnalazioni delle reazioni avverse alla somministrazione di farmaci e vaccini; quando gli eventi di sospette reazioni avverse vengono segnalati spontaneamente, si parla più propriamente di farmacovigilanza passiva; al contrario, se gli eventi vengono indagati attivamente si è in presenza di farmacovigilanza attiva.
Se gli eventi sopra riportati fossero stati gestiti attraverso un sistema di farmacovigilanza attiva, si sarebbe registrato un aumento significativo del numero di segnalazioni raccolte dalla Rete Nazionale di Farmacovigilanza.
Perché AIFA non predispone una farmacovigilanza attiva su un farmaco sperimentale per il quale nell'arco di 2 mesi di somministrazione sono giunte migliaia di segnalazioni spontanee?

NOTE

7 https://www.medalerts.org/vaersdb/findfield.php?TABLE=ON&GROUP1=AGE&EVENTS=ON&SYMPTOMS[]=Anaphylactic+reaction+%2810002198%29&SYMPTOMS[]=Anaphylactic+shock+%2810002199%29&SYMPTOMS[]=Anaphylactoid+reaction+%2810002216%29&SYMPTOMS[]=Anaphylactoid+shock+%2810063119%29&SYMPTOMS[]=Swollen+tongue+%2810042727%29&SYMPTOMS[]=Tongue+paralysis+%2810043972%29&SYMPTOMS[]=Tongue+pruritus+%2810070072%29&SYMPTOMS[]=Urticaria+%2810046735%29&SYMPTOMS[]=Urticaria+aquagenic+%2810046739%29&SYMPTOMS[]=Urticaria+cholinergic+%2810046740%29&SYMPTOMS[]=Urticaria+chronic+%2810052568%29&SYMPTOMS[]=Urticaria+contact+%2810046742%29&SYMPTOMS[]=Urticaria+generalised+%2810052569%29&SYMPTOMS[]=Urticarial+vasculitis+%2810048820%29&SYMPTOMS[]=Urticaria+papular+%2810046750%29&SYMPTOMS[]=Urticaria+pigmentosa+%2810046752%29&SYMPTOMS[]=Urticaria+pressure+%2810052572%29&SYMPTOMS[]=Urticaria+thermal+%2810061399%29&SYMPTOMS[]=Urticaria+vesiculosa+%2810046755%29&VAX=CoVID19









16 Institute of Medicine. Vaccine safety committee proceedings. in 40–41 (National Academy of Sciences, 1992)

17 Kessler, D. A. Introducing MEDWatch. A new approach to reporting medication and device adverse effects and product problems. JAMA 269, 2765–8 (1993).








25 Wan Y, Shang J, Sun S, Tai W, Chen J, et al. Molecular Mechanism for Antibody-Dependent Enhancement of Coronavirus Entry. J Virol. 2020 Feb 14;94(5):e02015-19.

26 Iwasaki A, Yang Y. The potential danger of suboptimal antibody responses in CoVID-19. Nat Rev Immunol. 2020 Jun;20(6):339-341.

27 Negro F. Is antibody-dependent enhancement playing a role in CoVID-19 pathogenesis? Swiss Med Wkly. 2020 Apr 16;150:w20249.












39 Gava R. Le vaccinazioni pediatriche. Edizioni Salus Infirmorum, Padova, 4° ed. 2018.