L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 25 settembre 2022

Von der Leyen pattina sull'acqua, è uno spettacolo vederla in azione

“Abbiamo gli strumenti”. Ecco cosa sta tentando di fare Bruxelles
Analisi del discorso della Von der Leyen a Princeton, che solleva profondi problemi di poteri. Valori e stato di diritto piegati per colpire i governi che non piacciono

di Musso25 Settembre 2022, 5:56


La baronessa Ursula Von der Leyen è andata a Princeton. Alla fine, ha parlato delle elezioni italiane, ma non prima di aver ben inquadrato quelle poche parole. Tutte le citazioni, se non altrimenti specificato, sono parole della baronessa.

Guerra e sanzioni

La prima parte del discorso è dedicata a tutto ciò che la Ue fa ed intende fare, nella guerra alla Russia. In breve:
  • la guerra deve continuare sino alla vittoria totale dell’Ucraina;
  • le sanzioni sono un successo;
  • e devono restare oltre la vittoria totale di Kiev, fino a che Putin se ne sarà andato ed ammesso che chi verrà dopo di lui ci piaccia;
  • nel frattempo, contribuiamo a dare i 5 miliardi di euro al mese che servono all’Ucraina;
  • dopo la inevitabile vittoria totale, contribuiremo alla ricostruzione;
  • nel frattempo, abbiamo deciso di porre fine alla nostra dipendenza dai combustibili fossili russi e continueremo nonostante i prezzi dell’energia siano “alle stelle”;
  • per alleviarli “tassiamo i profitti inaspettati delle società produttrici di elettricità” (perché il tetto al prezzo del gas era una bufala e se sapeva);
  • tutto ciò otterremo conquistando l’indipendenza energetica e la libertà energetica.
I fondamenti giuridici

Tutto ciò presenta dei profondi problemi di poteri: la presidente della Commissione ha il potere di promettere tutto ciò?

A mero titolo di esempio, tali decisioni producono crateri nei bilanci degli Stati membri: crateri che avrebbero dovuto essere autorizzati dai parlamenti e vanno contro le politiche fiscali dettate dai Trattati. Dove, precisamente, il Teu o il Tfue assegnano a tali nobilissime finalità il potere di superare il resto dei Trattati? La risposta nostra è: da nessuna parte.

Ma la baronessa porta due argomenti di riserva. Vediamoli.

La domanda di adesione di Kiev

Il primo: “l’Ucraina ha presentato domanda di adesione all’Ue e … con la nostra decisione di concederle lo status di candidato, abbiamo scelto di sostenerla per tutto il tempo necessario”.

E a uno cadono le braccia. Ma facciamo uno sforzo erculeo: questa interpretazione tiratissima dei Trattati starebbe eroicamente in piedi, se l’esito di tale processo di adesione fosse sinora certo: se l’Ucraina fosse sin da ora, de facto se non de iure, Stato membro dell’Ue.

È così? Ma col cavolo. A Kiev diciamo, “ci sono riforme da fare in Ucraina, ma questa è la luce in fondo al tunnel. Vuoi essere un membro dell’Unione europea, noi ti vogliamo dentro, ma è necessaria una certa procedura da essere espletata”. Tradotto: l’esito di tale processo di adesione è tutt’altro che certo.

E quindi? E quindi la baronessa estrae il secondo argomento di riserva.

I Principi Ideali nei Trattati

Eccolo: “questa non è solo una guerra che la Russia ha scatenato contro l’Ucraina, questa è una guerra ai valori, questa è una guerra all’ordine internazionale basato sulle regole, questo è un attacco alla Carta delle Nazioni Unite”.

Tutta roba che nei Trattati c’è: i valori (“del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani” – 2 Tue), le regole e la Carta Onu (“nelle relazioni con il resto del mondo l’Unione … contribuisce … alla rigorosa osservanza e allo sviluppo del diritto internazionale, in particolare al rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite – 3 Tue). Il tutto ripreso al capitolo azione esterna dell’Unione (22 Tue).

Come si vede, si tratta di generiche enunciazioni valoriali. Ma, secondo la baronessa, la Comunità europea “è nata una volta come progetto economico, il mercato unico. Ma quando abbiamo preso il nome di Unione europea, da allora è un’unione di valori … e qualunque cosa facciamo, sappiamo che dobbiamo difendere questi valori e attenerci ai valori”. D’ora innanzi, li definiremo: i Principi Ideali nei Trattati.

Ciò che la baronessa intende dire, è che tali Principi Ideali fanno giuridicamente premio sul resto dei Trattati e delle Costituzioni. Una volta lo scandisce: “stiamo facendo tutto questo, [1] non solo perché è necessario, ma anche [2] perché sappiamo che questo è il modo per prosciugare il forziere di guerra di Putin. [3] E sappiamo che lo stiamo facendo perché con l’indipendenza energetica e la libertà energetica arriva un maggiore potere di difendere le regole globali”.

Laddove, [2] Putin è quello che attacca i Principi Ideali nei Trattati e [3] l’indipendenza energetica e la libertà energetica servono a difenderli. Peccato che [1] l’invocazione della necessità sia lì a dimostrare lo scarso fondamento giuridico dell’intero costrutto.

È su tale base che tutto il ragionamento della baronessa si fonda.

L’indipendenza energetica

Un ragionamento che noi giudichiamo assurdo. Ma, a tutto voler concedere, se pure lo accettassimo, esso dovrebbe almeno dimostrare di poter raggiungere i risultati fattuali promessi. In particolare, l’indipendenza energetica e la libertà energetica, con le quali “arriva un maggiore potere di difendere le regole globali”. Sennò niente difesa dei Principi Ideali nei Trattati. Cioè, nessuna giustificazione (ancorché assurda) al superamento del resto dei Trattati.

Cominciamo dalla indipendenza energetica: certamente, porre fine alla nostra dipendenza dai combustibili fossili russi sostituendoli con combustibili fossili altrui, non ci offre indipendenza energetica … ma solo libertà energetica dalla Russia.

Perciò, la baronessa deve rilanciare: “la lotta al cambiamento climatico è la lotta più grande”. E per lotta al cambiamento climatico ella intende “sbarazzarsi dei combustibili fossili”. Infatti, aggiunge: “l’era dei combustibili fossili russi in Europa sta volgendo al termine”. E già nel discorso sullo Stato dell’Unione aveva detto: “il vero problema erano i combustibili fossili in sé”.

A vantaggio delle energie rinnovabili: “kilowattora che produciamo elettricità (dal sole, dal vento, dall’energia idroelettrica, dalla geotermia, dalle biomasse, dall’idrogeno verde, etc)”. Vabbè, non si producono kilowattora dall’idrogeno verde, visto che quest’ultimo è un vettore e non una fonte di energia. Ma passi.

Senza un sostanziale contributo all’asserito cambiamento climatico, perché “l’Europa è responsabile del 9 per cento delle emissioni globali”. Ma passi.

Il punto è che: “ogni kilowattora che produciamo di elettricità rinnovabile … ci rende indipendenti. È fatto in casa”. Fatto in casa?! No, chiaramente, visto che poi spiega: “la domanda dell’Ue ora si sposterà verso il sud del mondo, perché non solo diversifichiamo verso altri fornitori di gas o combustibili fossili, ma investiamo massicciamente in energie rinnovabili nelle regioni in cui le relative risorse sono abbondanza. Se si guarda dall’altra parte del Mediterraneo, nel continente africano c’è sole, vento, parzialmente idroelettrico in abbondanza”.

Purtroppissimo, il continente africano non sta nella Ue. Quindi, pure con le rinnovabili, niente indipendenza energetica.

La libertà energetica

È un problema? La baronessa assicura che no: “stiamo diversificando verso altri fornitori, che sono amici democratici e affidabili”. Affidabile il Congo Francese? Democratica l’Algeria? Quanto ad offrirci libertà poi, se importi da qualcuno ne sei energeticamente dipendente per definizione. Manifestamente l’argomento è debolissimo.

Ma peggio si sente con riguardo alla Cina: eliminare i combustibili fossili “aumenterà enormemente il nostro fabbisogno di materie prime: il litio per le batterie, il silicio metallico per i chip, le terre rare per produrre magneti”. Nonostante che, “delle 30 materie prime critiche, 10 provengono principalmente dalla Cina. E la Cina controlla sostanzialmente l’industria di trasformazione globale, quasi il 90 per cento delle terre rare e in Cina viene lavorato il 60 per cento del litio”.

Cina che nemmeno la baronessa osa definire democratica e affidabile. Anzi, è lei stessa ad affermare il contrario: “Russia e Cina hanno dichiarato un’amicizia illimitata … entrambe continuano a puntare a una visione del futuro fondamentalmente diversa” dalla nostra.

E quindi? E quindi niente: “dobbiamo evitare di cadere nella stessa trappola e dipendenza che abbiamo fatto con petrolio e gas. Quindi, dobbiamo stare molto attenti a non sostituire una dipendenza, una vecchia, con una nuova”. Come? Non si sa.

Poteri che non ha

Insomma, non solo la baronessa non ci può dare l’indipendenza energetica, ma neppure la libertà dal ricatto … se non della sola Russia. Non abbastanza per difendere i Principi Ideali nei Trattati nel modo descritto da lei medesima. Ma allora, neppure il secondo argomento di riserva è sufficiente a superare il resto dei Trattati.

Siamo quindi in presenza di una appropriazione, da parte della presidente della Commissione, di poteri che i Trattati non le assegnano. Perciò, gli Stati membri potrebbero serenamente decidere di fare anche il contrario di ciò che lei ha promesso.

Democrazia

Tant’è vero che la baronessa di tale rischio si preoccupa assai. Lo vediamo quando parla di democrazia.

Parte con una descrizione canonica: “dà voce alle persone, dà la possibilità di cambiare le cose tramite le urne”. Ma poi subito la limita: “risolviamo i problemi nel quadro dei nostri valori”, “ascoltare le persone … ma, come dicevo, nel quadro dei valori che ci uniscono”. E rieccoli i valori, cioè i soliti Principi Ideali nei Trattati.

Perciò, “la democrazia è un continuo work in progress, non abbiamo mai finito, non è mai al sicuro, non accade mai che la certifichi col voto e tanto basta. Ma è una questione di come le persone difendono la democrazia”. Cioè, ad un governo democratico non basta il suffragio del popolo sovrano, ma occorre pure obbedire ai Principi Ideali nei Trattati.

Siccome “è la guerra dell’autoritarismo contro la democrazia”, per conseguenza logica un governo eletto dal suffragio del popolo sovrano, ma che non obbedisce ai Principi Ideali nei Trattati, non è un governo democratico ma autoritario.

Sostenere le opposizioni

Va bene, ma che fare con tali governi autoritari? Un esempio di governo autoritario è la Russia. Infatti, a un professore presente che la definisce “regime dittatoriale autocratico”, la baronessa non oppone obiezione.

Risponde, però, alla domanda su cosa potrebbe fare l’Ue per “sostenere i russi e aiutarli a sbarazzarsi dei politici non democratici”. È apparentemente evasiva, “nessuno di noi può cambiare regime in altri Paesi … alla fine è il popolo russo che deve decidere che tipo di governo vuole o non vuole”. Ma non dimentica una premessa: “è sempre molto importante sostenere l’opposizione, come facciamo in Bielorussia”.

Aveva spiegato: i popoli che votano liberamente per questi governi sono vittime di “sistematica disinformazione: non si tratta di opinioni di parte, ma di un problema sociale; in quanto essa cerca di mischiare le acque così tanto che verità e fatti divengono indistinguibili da menzogna e falsità”.

Contro tale sistematica disinformazione, invoca l’aiuto di “studenti, docenti e amministrazione” dell’Università di Princeton, ai quali affida la “missione” di “smantellare la disinformazione”. Loro sì “un’istituzione basata su una lunga tradizione per svelare la verità: attraverso il discorso critico, la ricerca basata sull’evidenza, il rispetto di fatti e cifre, la comprensione della storia”. Tutte qualità che, ai russi, evidentemente mancano.

Insomma, per combattere i governi autoritari l’Ue sostiene le opposizioni, tramite campagne di contro-informazione.

Il dissenso

E passerebbe se la cosa si applicasse solo alla Russia. Peccato che la faccenda sia molto più pervasiva.

Un esempio di verità e fatti, secondo la baronessa, è che “il cambiamento climatico è causato dall’uomo: le prove sono schiaccianti”. Perciò, per logica conseguenza, un elettore che non lo crede sarebbe vittima della sistematica disinformazione di qualche governo autoritario?

Un esempio di menzogna e falsità, secondo la baronessa, potrebbe essere quanto scrivemmo del modo in cui la Commissione interpreta uno dei Principi Ideali nei Trattati: lo Stato di Diritto. E spiegammo che si tratta di innovazione dei Trattati senza modificare i Trattati: di fondare un nuovo regime giuridico indipendente dai Trattati e, quindi, fondato sul nulla. Pure noi siamo agenti di sistematica disinformazione? Pure noi dobbiamo essere smantellati?

Polonia e Ungheria

Un altro esempio di governo autoritario è la Polonia. Infatti, alla definizione di una professoressa presente che lo definisce formato da “politici non democratici”, la baronessa non oppone obiezione. Anzi, alla Polonia lei stessa accosta l’Ungheria: “grazie per aver sollevato l’argomento, perché questo mi dà l’opportunità di parlare del caso polacco e ovviamente pure dell’Ungheria”.

Aggiunge che, per entrambi i Paesi, “sono gli strumenti fornitici dallo Stato di diritto che possiamo applicare”. Laddove lo Stato di diritto è uno dei Principi Ideali nei Trattati, e già sappiamo che un governo che non obbedisce ai Principi Ideali nei Trattati, non è un governo democratico ma autoritario. Non importa se liberamente eletto.

Risponde, poi, alla domanda su “cosa potrebbe fare l’Ue per aiutare i cittadini polacchi a cui non piacciono i loro politici”. La risposta, in breve, è “sostenere l’opposizione”, eppoi anche non lavorare con loro: “il governo polacco non vuole … ripristinare l’indipendenza della magistratura”, pertanto noi non possiamo sborsare alcun tipo di denaro”.

Italia

Ed è solo dopo tutto questo, che la baronessa viene interrogata sulle elezioni italiane. Da una certa Erica Passoni, germanista.

La domanda è molto centrata: “ci sono preoccupazioni per le imminenti elezioni italiane, anche considerando che molti dei candidati hanno avuto rapporti con Putin?”. Quindi è falso che la baronessa “non è intervenuta nelle elezioni italiane”, come ha poi preteso il suo portavoce.

Gli asseriti rapporti con Putin sono dei candidati, quindi la domanda non riguarda la eventualità che l’elettorato sia vittima di sistematica disinformazione. Argomento che, infatti, nella risposta inizialmente non viene toccato.

La domanda riguarda la eventualità che il governo sia amico di Putin, cioè venga meno ai Principi Ideali nei Trattati. E la baronessa risponde ripetendo quanto detto prima: “la democrazia è un continuo work in progress, non abbiamo mai finito, non è mai al sicuro, non accade mai che la certifichi col voto e tanto basta. Ma è una questione di come le persone difendono la democrazia”.

Perciò, di nuovo, per un governo democratico non basta il suffragio del popolo sovrano, ma occorre pure obbedire ai Principi Ideali nei Trattati; altrimenti, non è un governo democratico ma autoritario.

Poi dice di non sapere se il nuovo governo italiano sarà democratico o autoritario. Ma che lo scoprirà nel corso dei lavori del Consiglio europeo: “è interessante quando si sperimenta il funzionamento del Consiglio europeo, c’è molta dinamica nel gruppo”.

Se obbedirà ai Principi Ideali nei Trattati sarà un governo democratico, e allora tutto bene: “il mio approccio è che, qualunque governo democratico sia disposto a lavorare con noi, lavoriamo insieme”. Sennò, implicitamente, sarà un governo autoritario e non lavoreremo insieme. Esattamente ciò che accade a Polonia e Ungheria.

Paragone che la baronessa esplicita: “vedremo, se le cose vanno in una direzione difficile (ho parlato di Ungheria e Polonia) abbiamo gli strumenti; se le cose vanno per il verso giusto” e non conclude la frase.

Aggiunge, però, una espressione sibillina: “e la gente (in quanto corpo al quale i governi devono sempre rendere conto) gioca un ruolo importante”. Parole che possono riferirsi ad un da lei sperato recupero delle sinistre in campagna elettorale. Ovvero pure al sostegno alle stesse in quanto future opposizioni, tramite campagne di contro-informazione. Ciò che abbiamo visto teorizzato come strumento per combattere i governi autoritari.

Con che contenuto, non si sa, ma soccorre una seconda frase sibillina: “il mio futuro e il mio benessere dipendono anche da tutti gli altri 26”. Cioè, se il nuovo governo italiano disobbedirà ai Principi Ideali nei Trattati, allora il futuro ed il benessere del popolo italiano saranno combattuti dalla Ue.

La quale avrà la coscienza pulita, perché sta combattendo un governo autoritario eletto da un popolo vittima di sistematica disinformazione. Infatti la baronessa chiosa: “anche questo è il bello della democrazia”.

Conclusioni

Fin qui il discorso della presidente della Commissione europea. Speriamo il lettore abbia colto la natura di ciò che sta tentando di fare Bruxelles. E le relative conseguenze, oltre le simpatie politiche e le partigianerie di guerra. Visto che lottiamo per un mondo libero e fondato sul diritto, almeno non facciamolo diventando schiavi dell’arbitrio.

C'è una piccola finestra per negoziare ma la NATOstan non lo farà. Come sempre lo stratega e fine tattico Putin, gestendo gli oltranzisti della Duma, ha anticipato le mosse dell'Occidente e ha spostato più in alto l'asticella del confronto aprendo anche a trattative.

25 Settembre 2022 12:00
Pepe Escobar – La "Maskirovka" incontra Sun Tzu nella nuova strategia russa


La SCO a Samarcanda e l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite hanno dimostrato come praticamente tutto il Sud globale al di fuori del NATOstan non demonizzi la Russia.

di Pepe Escobar – Strategic Culture
(traduzione di Nora Hoppe)

Le placche tettoniche geopolitiche si stanno proprio sballando e spaccando… e il suono si sente in tutto il mondo, mentre i due orsetti gemelli DPR e LPR e Kherson e Zaporozhye votano i loro referendum. Un fatto irrecuperabile: entro la fine della prossima settimana la Russia si avvierà sicuramente ad aggiungere oltre 100.000 km2 e oltre 5 milioni di persone alla Federazione.

Denis Pushilin, capo della RPD, ha riassunto tutto: "Stiamo tornando a casa". Gli orsetti stanno tornando da mamma.

Insieme alla mobilitazione parziale di 300.000 riservisti russi – probabilmente solo una prima fase – le conseguenze della posta in gioco sono immense. Uscire dal precedente formato soft dell'Operazione Militare Speciale (OMS): entrare in una guerra cinetica seria, non ibrida, contro qualsiasi attore, vassallo o meno, che osi attaccare il territorio russo.

C'è, come coniata dai cinesi, una finestra brevissima di crisi/opportunità per l'Occidente collettivo, o la NATOstan, di negoziare. Non lo faranno. Anche se chiunque abbia un quoziente intellettivo superiore alla temperatura ambiente sa che l'unico modo per l'Impero del Caos/Menzogna/Spreco di "vincere" - al di fuori della copertina dell'Economist - sarebbe quello di lanciare una raffica di armi nucleari tattiche al primo colpo, che incontrerebbe una risposta russa devastante.

Il Cremlino lo sa – il Presidente Putin vi ha alluso pubblicamente; lo Stato Maggiore russo (RGS) lo sa; i cinesi lo sanno (e hanno richiesto, anche pubblicamente, di negoziare).

Invece, abbiamo una russofobia isterica che raggiunge il parossismo. E da parte dei vassalli – quelli cervi illuminati dai fari, un'ulteriore fanghiglia tossica di "paura e disgusto".

Le implicazioni sono state affrontate in modo acuto e razionale da The Saker e da Andrei Martyanov. Nel regno dell'"influenza" dei social – una componente chiave della guerra ibrida – l'intrattenimento da quattro soldi è stato fornito da tutti, dagli eurocrati spaventati ai generali statunitensi di merda in pensione che minacciano un "attacco devastante" contro la Flotta del Mar Nero "se Vladimir Putin userà le armi nucleari in Ucraina".

Uno di questi esemplari è un semplice uomo di facciata per un think tank atlantista. Il vice-capo del Consiglio di Sicurezza russo, Dmitry Medvedev, ormai totalmente scollegato lo ha liquidato in modo appropriato: "Gli idioti in pensione con i gradi di generale non hanno bisogno di spaventarci parlando di un attacco della NATO alla Crimea".

Freak out on a moonage daydream ["Esci di testa in un sogno ad occhi aperti dell'era lunare"] Oh, yeah. Ma sogni bagnati pacchiani, senza il bagliore di Bowie.

Maskirovka incontra Sun Tzu

La nuova strategia di Mosca porta la maskirovka - mascherare, fingere, ingannare il nemico – a un altro livello, facendo cadere la maschera e i guanti di velluto. Ora è tutto molto chiaro: si tratta di un Sun Tzu potenziato a turbocompressione("Che i tuoi piani siano oscuri e impenetrabili come la notte, e quando ti muovi, colpisci come un fulmine").

Ci saranno molti colpi come fulmini sul campo di battaglia ucraino. Questo è il culmine di un processo iniziato a Samarcanda, durante il vertice SCO della scorsa settimana. Secondo fonti diplomatiche, Putin e Xi Jinping hanno avuto una conversazione molto seria. Xi ha posto domande scomode – come a dire: metti fine a questa storia – e Putin ha spiegato come le cose sarebbero passate al livello successivo.

Subito dopo "Yoda" Patrushev si è recato in Cina, dove ha incontrato il suo omologo Yoda, Yang Jiechi, capo della Commissione Affari Esteri, e il segretario del Comitato politico e legale centrale, Guo Shengkun.

Dopo aver dato seguito a Samarcanda, Patrushev ha illustrato come Mosca aiuterà militarmente Pechino quando l'Impero prova a fare il furbo nel prossimo campo di battaglia: l'Asia-Pacifico. Ciò dovrebbe avvenire nel quadro della SCO. È significante notare che gli incontri di Patrushev sono stati richiesti dai cinesi.

Quindi il partenariato strategico Russia-Cina sta per raggiungere una vera e propria cooperazione prima che il gioco si faccia duro nel Mar Cinese Meridionale. È come se la Russia-Cina fosse sul punto di creare la propria CSTO.

E questo accade anche mentre la leadership cinese continua ad esprimere – per lo più in privato – che la guerra nelle terre di confine occidentali della Russia fanno male agli affari (BRI, EAEU, SCO, BRICS+, tutti) e bisogna darci un taglio al più presto.

Il problema è che un rapido taglio è improponibile. Il Ministro degli Esteri Lavrov, a New York per l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha sottolineato come.

"L'Ucraina si è trasformata in uno Stato totalitario di tipo nazista", sostenuto incondizionatamente dall'Occidente collettivo.

La NATOstan ha prevedibilmente raddoppiato le sue tattiche dopo la mancata risposta alla richiesta della Russia di una discussione seria sull'indivisibilità della sicurezza, alla fine del 2021: si tratta sempre di bombardare il Donbass.

Questo non poteva più essere tollerato dal Cremlino e dall'opinione pubblica russa. Così la mobilitazione parziale – proposta con forza dai siloviki [tutte le truppe e gli ufficiali di tutte le forze dell'ordine dei paesi post-sovietici] e dal Consiglio di Sicurezza già da tempo, con Kostyukov al GRU, Naryshkin all'SVR e Bortnikov all'FSB in prima linea.

Il simbolismo è potente: dopo tanti anni, Mosca è finalmente impegnata a sostenere il Donbass fino a quando gli orsetti non arriveranno definitivamente dalla mamma.

A Mosca circolano voci – non confermate – che la decisione sia stata accelerata perché il GRU ha informazioni sul fatto che gli americani trasferiranno presto a Kiev missili a lungo raggio in grado di colpire le città russe. Questa è una linea rossa per il Cremlino – da qui l'esplicito riferimento di Putin al fatto che ogni arma disponibile nel potente arsenale russo sarà usata per proteggere la Madrepatria.

La linea rossa è ancora più rilevante della tanto sbandierata controffensiva totale di Kiev, che potrebbe avvenire solo nella primavera del 2023. Con la mobilitazione parziale, la Russia può contare su un nuovo lotto di truppe fresche pronte alla guerra entro la fine dell'anno. Il tanto ostentato vantaggio numerico ucraino sarà presto annullato.

Schiavi che canticchiano "Das Rheingold"

Quindi il quadro generale del Generale dell'inverno rivelerà molto meno una lenta scalata – la tattica prevalente fino ad ora – e molto più guerra di manovra su vasta scala con attacchi devastanti contro le infrastrutture ucraine.

Nel frattempo l'Europa potrebbe diventare buia e gelida, flirtando con un ritorno al Medioevo, ma i Signori della Guerra imperiali continueranno a rifiutare di negoziare. Al Cremlino e alla RGS non ne può fregare di meno. Perché l'opinione pubblica russa comprende in modo schiacciante il quadro generale. L'Ucraina è solo una pedina del loro gioco – e ciò che "loro" vogliono è distruggere e saccheggiare la Russia.

Il Ministro della Difesa Shoigu l'ha detto in un modo – fattuale – che anche un bimbo può capire. La Russia sta combattendo contro l'Occidente collettivo; i centri di comando occidentali a Kiev stanno dirigendo lo spettacolo; e l'intero schieramento di satelliti militari e "civili" della NATO è mobilitato contro la Russia.

Ormai è già chiaro. Se questi centri di comando della NATO diranno a Kiev di colpire il territorio russo dopo i referendum, avremo la decimazione dei "centri decisionali" promessa da Putin. E lo stesso vale per i satelliti.

Questo potrebbe essere ciò che la RGS voleva fare fin dall'inizio. Ora possono finalmente attuarlo, grazie al sostegno popolare nel fronte interno. Questo fattore cruciale è ciò che l'"intelligence" della NATOstan semplicemente non riesce a capire e/o non è in grado di valutare professionalmente.

L'ex consigliere del Pentagono durante l'amministrazione Trump, il colonnello Douglas Macgregor, una voce estremamente rara di sanità mentale nella Beltway, capisce perfettamente la posta in gioco: "La Russia controlla già il territorio che produce il 95% del PIL ucraino. Non ha bisogno di spingersi più a ovest". Il Donbass sarà completamente liberato e il prossimo passo sarà Odessa. Mosca "non ha fretta. I russi non sono altro che metodici e deliberati. Le forze ucraine stanno morendo dissanguate in un contrattacco dopo l'altro. Perché affrettarsi?".

La SCO a Samarcanda e l'Assemblea Generale dell'ONU hanno ampiamente dimostrato come praticamente tutto il Sud globale al di fuori del NATOstan non demonizzi la Russia, comprenda la posizione della Russia e addirittura ne tragga profitto, come la Cina e l'India che acquistano carichi di gas e pagano in rubli.

E poi c'è il rimescolamento euro/dollaro: per salvare il dollaro americano, l'Impero sta distruggendo l'euro. Questo è indubbiamente il (corsivo mio) gioco di potere del governo statunitense e della Fed nel tagliare fuori l'UE – soprattutto la Germania – dall'energia russa a basso costo, organizzando una demolizione controllata dell'economia europea e della sua valuta.

Ma gli StupidiEUROcrati sono così cosmicamente incompetenti che non se lo aspettavano. Quindi ora è meglio che inizino a canticchiare "Das Rheingold" fino a un revival del Medioevo "hello darkness, my old friend” ["Salve tenebra, cara amica mia"].

Passando a un registro alla Monty Python, lo sketch si svolgerebbe come un Putin malvagio che fa naufragare l'economia e l'industria dell'euro; poi fa sì che gli euro donino tutte le loro armi all'Ucraina; e poi lascia la NATO bloccata nella nebbia, urlando luoghi comuni disperati. Alla fine, Putin si libera della sua maschera – dopo tutto, questa è la maskirovka – e rivela il suo vero volto di solito sospetto.

All the young dudes, carry the (Russian) news ["Tutti i baldi giovani portano le notizie (russe)"]: Spacchiamo! È ora il momento di colpire come un fulmine.

La Cina nasconde la testa nella sabbia e fa finta di non sapere che la guerra è tra gli Stati Uniti/Nato e la Federazione Russa e l'interlocutore di Putin non è il NAZISTA Zelenski ma Biden. Il principio dell'indivisibilità della sicurezza è il fondamento su cui ogni paese Sovrano deve avere come sua bussola. La Cina farebbe bene a ricordare a se stessa che Mosca ha tentato per anni e da dicembre del 2021 a gennaio e oltre del 2022 di stabilire invano un dialogo con Washington

La Cina espone la posizione ufficiale sulla guerra in Ucraina all'Assemblea delle Nazioni Unite

foto di Tyler Durden
DI TYLER DURDEN
SABATO 24 SETTEMBRE 2022 - 18:05

La Cina ha esposto quella che dice essere la sua dichiarazione più autorevole sulla guerra in Ucraina, dopo che le ultime settimane hanno visto funzionari statali ed esperti dei media affermare posizioni che hanno segnato vari gradi di giustificazione dell'invasione russa e di condanna dell'espansione della NATO.

" La sovranità e l'integrità territoriale di tutti i paesi dovrebbero essere rispettate , i principi della Carta delle Nazioni Unite dovrebbero essere seguiti, le legittime preoccupazioni di sicurezza di tutte le parti dovrebbero essere prese sul serio e tutti gli sforzi per risolvere pacificamente la crisi dovrebbero essere sostenuti", ha affermato il ministro degli Esteri cinese Wang Yi delineato in un incontro con il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba a New York a margine dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite questa settimana.

I media statali cinesi hanno rivelato i commenti venerdì e, secondo Wang, "Questi quattro obiettivi sono la dichiarazione più autorevole della Cina sulla questione ucraina e anche l'approccio fondamentale della Cina a questo problema ", riferisce Bloomberg .

China FM image: Il 21 settembre il consigliere di Stato e ministro degli Esteri Wang Yi ha incontrato il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov a margine dell'UNGA.

Ciò fa seguito a quelle che sembravano essere rare critiche pubbliche al presidente russo Vladimir Putin provenienti dalla Cina e dall'India al vertice sulla sicurezza dell'Uzbekistan una settimana fa.

"Il rimprovero del primo ministro indiano Narendra Modi nei confronti di Vladimir Putin e il riconoscimento da parte del leader russo delle preoccupazioni sollevate dal presidente cinese Xi Jinping la scorsa settimana sono stati segni di disagio nei confronti di Mosca , hanno affermato tre funzionari occidentali", ha riferito FT.

Modi aveva detto direttamente a Putin che ora "non è tempo di guerra". Mentre alcuni esperti hanno affermato che l'Occidente stava "raccogliendo con cura" questi commenti ed esagerando la loro importanza, il FT ha sottolineato che :

Le osservazioni, in un vertice in Uzbekistan, sono arrivate pochi giorni dopo che un attacco ucraino ha costretto l'esercito russo a cedere più di 3.000 kmq di territorio. I commenti erano "un chiaro e genuino segnale" di fastidio, ha affermato un alto funzionario europeo, aggiungendo che India e Cina potrebbero modificare le loro azioni sia nei confronti della Russia che dell'Occidente. Un alto ministro europeo ha detto al Financial Times di aver interpretato i commenti come "vere critiche" .

Nei primi mesi, la Cina ha mantenuto il silenzio quando è stata costretta a condannare l'invasione russa dell'Ucraina, oppure ha suggerito che gli interessi di sicurezza di Mosca fossero legittimi. Washington aveva persino accusato la Cina di fornire rifornimenti di equipaggiamento militare a Mosca, un'accusa che non è mai stata supportata da prove.

Wang ha detto alla riunione dell'UNGA alla fine di questa settimana: "Dobbiamo impegnarci affinché le parti riprendano i negoziati senza alcuna precondizione" - nell'indicatore più chiaro finora che la Cina sta ora spingendo per la ripresa del dialogo, ma entrambe le parti in guerra sembrano ulteriormente che mai dal tavolo delle trattative a questo punto.

Nel frattempo, nella prima interazione diretta dopo la visita ultra-provocatoria di Nancy Pelosi a Taiwan dal 2 al 3 agosto...

Gli "esperti" che gestiscono la Federal Reserve sanno che se aumenteranno drasticamente i tassi di interesse farà perdere il lavoro a innumerevoli lavoratori americani e schiaccerà completamente il mercato immobiliare. Ed esportano RECESSIONE nel resto dell'Occidente

"Sono impazziti completamente?" Sanno che stanno uccidendo l'economia, ma lo stanno facendo comunque

foto di Tyler Durden
DI TYLER DURDEN
SABATO 24 SETTEMBRE 2022 - 15:10

Scritto da Michael Snyder tramite The Economic Collapse Blog ,

Sanno esattamente cosa stanno facendo.   Gli "esperti" che gestiscono la Federal Reserve sanno che se aumenteranno drasticamente i tassi di interesse farà perdere il lavoro a innumerevoli lavoratori americani e schiaccerà completamente il mercato immobiliare. E anche se queste due cose stanno già iniziando ad accadere, hanno appena annunciato un altro massiccio aumento dei tassi. Se ci fosse una scuola per i banchieri centrali, una delle primissime cose che ti insegnerebbero è che non dovresti mai alzare i tassi poiché un'economia sta precipitando in una recessione.  Ogni funzionario della Fed sa cosa è successo in passato quando i tassi sono stati aumentati all'inizio di un rallentamento economico, ma lo stanno facendo comunque. Definire questo "malcostume economico" sarebbe un eufemismo e il popolo americano dovrebbe essere profondamente allarmato per quello che ci sta facendo.

Dopo tutto quello che è già successo, è difficile credere che i funzionari della Fed continueranno a essere così sconsiderati. Mercoledì è stato annunciato che i tassi sarebbero stati aumentati di altri 75 punti base ...

Mercoledì la Federal Reserve ha alzato il tasso di interesse di riferimento di 75 punti base per il terzo mese consecutivo mentre lotta per tenere sotto controllo l'inflazione bollente, una mossa che minaccia di rallentare la crescita economica degli Stati Uniti e di esacerbare il dolore finanziario per milioni di famiglie e imprese .

Gli aumenti di tre quarti dei punti percentuali di giugno, luglio e settembre – la serie di aumenti più aggressiva dal 1994 – sottolineano quanto siano seri i funzionari della Fed nell'affrontare la crisi dell'inflazione dopo una serie di allarmanti rapporti economici. I politici hanno votato all'unanimità per approvare l'ultimo aumento di grandi dimensioni.

È stato un voto unanime.

Non c'era nemmeno una voce dissenziente.

Sono impazziti completamente?

A Wall Street di certo non è piaciuta questa decisione. Il Dow ha perso centinaia di punti subito dopo l'annuncio...

Il Dow Jones Industrial Average è scivolato di 522,45 punti, o dell'1,7%, per chiudere a 30.183,78. L'S&P 500 ha perso l'1,71% a 3.789,93 e il Nasdaq Composite l'1,79% a 11.220,19.

L'S&P ha chiuso la sessione di mercoledì in ribasso di oltre il 10% nell'ultimo mese e del 21% rispetto al suo massimo di 52 settimane. Anche prima della decisione sui tassi, le azioni stavano scontando un'aggressiva campagna di inasprimento da parte della Fed che avrebbe potuto far precipitare l'economia in una recessione.

Per anni la Fed ha coccolato i mercati finanziari, ma ora è quasi come se non gli importasse più.

Personalmente, sono molto più preoccupato per ciò che accadrà ai normali americani che lavorano sodo nei prossimi mesi. Anche  Jerome Powell  ammette che "un aumento della disoccupazione" è probabile a causa di ciò che sta facendo la Fed...

"Penso che ci sia una probabilità molto alta che avremo un periodo di... crescita molto più bassa e potrebbe dar luogo a un aumento della disoccupazione", ha affermato.

Ciò significherà una recessione?

"Nessuno sa se quel processo porterà a una recessione o quanto sarà significativa una recessione", ha affermato Powell. "Non conosco le probabilità."

In realtà, siamo in recessione in questo momento.

E Powell e i suoi tirapiedi hanno solo peggiorato le cose.

Anche i democratici lo capiscono. Dopo l'annuncio dell'aumento dei tassi, la senatrice Elizabeth Warren è andata su Twitter e ha avvertito che "milioni di americani" potrebbero presto perdere il lavoro...

Il presidente della @federalreserve Powell ha appena annunciato un altro aumento estremo dei tassi di interesse mentre prevedeva un aumento della disoccupazione. Ho avvertito che la Fed del presidente Powell avrebbe messo senza lavoro milioni di americani e temo che sia già sulla buona strada per farlo.

Questa è una delle rare occasioni in cui Elizabeth Warren va a segno.

Come ho documentato sul mio sito Web per settimane, un gran numero di americani è già stato licenziato.

In effetti, le cose vanno già così male che anche Facebook sta tagliando i propri numeri ...

Con il rallentamento della crescita e l'intensificarsi della concorrenza, il capogruppo di Facebook Meta ha iniziato a tagliare silenziosamente il personale riorganizzando i dipartimenti, offrendo al contempo ai dipendenti "riorganizzati" una finestra ristretta per candidarsi per altri ruoli all'interno dell'azienda, secondo il Wall Street Journal, citando dirigenti attuali ed ex familiari con la materia.

Mescolando le persone in giro, l'azienda ottiene tagli al personale "prevenendo l'emissione di massa di tagliandi rosa".

Allora perché la Fed dovrebbe scegliere di aumentare i tassi quando i licenziamenti stanno già iniziando a salire?

Tassi più alti hanno anche un impatto devastante sul mercato immobiliare.

Questa settimana abbiamo appreso che le vendite di case esistenti sono diminuite per sette mesi consecutivi ...

Le vendite di case sono diminuite per il settimo mese consecutivo ad agosto, poiché i tassi ipotecari più elevati e i prezzi ostinatamente alti hanno spinto i potenziali acquirenti fuori dal mercato.

Le vendite di case esistenti - che includono case unifamiliari, villette a schiera, condomini e cooperative - sono diminuite del 19,9% rispetto a un anno fa e dello 0,4% rispetto a luglio, secondo un rapporto della National Association of Realtors.

Qualcuno dovrebbe iniziare a mettere gli adesivi "Jerome Powell ha fatto questo" su insegne in vendita in tutta la nazione.

Perché questo non doveva succedere.

Ora il mercato immobiliare è già in una "profonda recessione" e la Fed continua a peggiorare ulteriormente le cose...

La prolungata flessione della fiducia mostra che il mercato immobiliare è stato "in flessione per tutto l'anno", secondo Ian Shepherdson, capo economista di Pantheon Macroeconomics.

"L'attività tiene traccia delle domande di mutuo con un ritardo e i numeri di inizio settembre sono cupi, anche prima che il pieno colpo del rimbalzo dei tassi ipotecari delle ultime settimane si risolva", ha detto Shepherdson in una nota ai clienti lunedì.

"In breve, il mercato immobiliare è in una profonda recessione, che sta già martellando i costruttori di case e presto deprimerà le vendite al dettaglio legate alle abitazioni", ha aggiunto.

La Fed sembra determinata a uccidere l'economia.

Ma perché?

Perché dovrebbero farlo?

Un analista appena citato  da Fox Business  avverte che "i tempi diventeranno più difficili da qui"...

"Con le nuove proiezioni sui tassi, la Fed sta progettando un atterraggio duro: un atterraggio morbido è quasi fuori questione", ha affermato Seema Shah, capo stratega globale dei principali investitori globali. “L'ammissione di Powell che ci sarà una crescita al di sotto del trend per un periodo dovrebbe essere tradotta come la banca centrale parla per 'recessione'. I tempi diventeranno più difficili da qui".

Sì, i tempi diventeranno sicuramente più difficili da qui.

In effetti, alla fine siamo diretti verso un tracollo di proporzioni epiche .

Ma invece di lavorare per prevenire una crisi storica, la Federal Reserve ne sta effettivamente incoraggiando una.

Il popolo americano merita delle risposte, perché c'è qualcosa in tutto questo che puzza davvero.

https://www.zerohedge.com/economics/have-they-gone-completely-mad-they-know-they-are-killing-economy-they-are-doing-it-anyway?utm_source=&utm_medium=email&utm_campaign=940

Le procedure non corrette per comprare farmaci sperimentali per il covid portano al sospetto che von der Leyen abbia intascato una parte di quelle somme. Stesso sospetto per consulenze immotivate quando la nostra era ministro della Difesa tedesco

Vaccini, come e perché la Corte dei Conti Ue sbianca Bruxelles

25 settembre 2022

La Corte dei conti Ue rivela che von der Leyen, con trattative segrete, ha speso 71 miliardi per 4,6 miliardi di vaccini. L’articolo di Tino Oldani

«Proteggere il bilancio Ue dalle irregolarità sistemiche». Dopo i vetusti paletti di Maastricht sui deficit e i debiti nazionali, sospesi per la pandemia e tuttora sotto esame di riparazione, ecco un nuovo dogma che la Commissione Ue, guidata da Ursula Von der Leyen, ha deciso di porre, d’ora in poi, a fondamento delle proprie decisioni. Il primo a farne le spese potrebbe essere il governo di Viktor Orbàn, accusato da Bruxelles di «mettere in pericolo il bilancio Ue» con le irregolarità sistemiche negli appalti, con insufficienti indagini sui conflitti di interesse e con interventi deboli contro la corruzione in Ungheria. Per questo la Commissione ha proposto di sospendere 7,5 miliardi di finanziamenti al governo di Budapest, pari al 65% dei fondi di coesione previsti nel periodo 2021-2027.

La decisione finale spetta al Consiglio Ue dei capi di Stato e di governo, che si pronuncerà tra uno o due mesi. Un verdetto che pare già scritto, dopo che il parlamento europeo, con voto a larga maggioranza (contrari Lega e FdI), ha definito l’Ungheria «un regime ibrido di autocrazia elettorale», colpevole di violazioni dello stato di diritto. In questo scenario, al quale giornaloni, tg e talk show hanno dedicato ampio rilievo per l’evidente riflesso sulla campagna elettorale (Matteo Salvini e Giorgia Meloni sono da sempre buoni amici di Orbàn), ben poco spazio è stato dato a due documenti bomba, di certo molto scomodi per gli autoproclamati «protettori del bilancio Ue» che siedono a Bruxelles accanto a Von der Leyen: il primo è la Relazione speciale della Corte dei conti Ue sull’approvvigionamento dei vaccini anti-Covid 19 nell’Ue; il secondo è un’inchiesta condotta negli Usa e in Europa dai giornalisti di Politico e del quotidiano tedesco Welt, intitolata «Come Bill Gates e i suoi partner hanno usato la loro influenza per controllare la risposta globale al Covid, con pochi controlli».

Il succo della Relazione speciale della Corte dei conti Ue (54 pagine), datata 12 settembre, è questo: tra il 2020 e la fine del 2021, l’Ue ha comprato in totale 4,6 miliardi di dosi di vaccini, con contratti di «acquisto anticipato» e un esborso di 71 miliardi di euro. Di fatto, la spesa più onerosa per il bilancio Ue di tutti i tempi. Un impegno che, secondo la Corte dei conti, non ha però rispettato le procedure corrette in uso per i contratti. Qualche numero: nei 27 paesi Ue gli abitanti sono 447,7 milioni, per ciascuno dei quali l’Ue ha acquistato ben 10 dosi di vaccino. La parte del leone nelle forniture l’ha fatta il colosso Pfizer-Biontech, con 2,4 miliardi di dosi consegnate in tre fasi: novembre 2020 (300 milioni di dosi), febbraio 2021 (300 milioni), maggio 2021 (1,8 miliardi di dosi, il doppio di quelle prenotate). Un acquisto esorbitante? Scrive la Corte dei conti: «Entro la fine del 2021 quasi 952 milioni di dosi erano state consegnate agli Stati membri dell’Ue (la maggior parte da Pfizer-Biontech). Ne sono stati somministrati più di 739 milioni, tanto che l’80% della popolazione adulta dell’Ue aveva ricevuto un ciclo vaccinale completo».

Il dubbio conseguente è che siano stati acquisti circa 1,4 miliardi di vaccini di troppo, costati in media 15 euro l’uno. Lecito dunque chiedersi se sia così che a Bruxelles «proteggono il bilancio Ue». Tanto più che la Corte dei conti precisa:«Non abbiamo ricevuto informazioni sulle trattative preliminari del più grande contratto nell’Ue». Più avanti: «A metà marzo 2021, il Comitato direttivo ha deciso di organizzare un incontro con i consulenti scientifici dell’Ue e degli Stati membri, dedicato agli aspetti scientifici della strategia sui vaccini per il 2022. Un tale incontro non si sarebbe mai svolto.

Nel marzo 2021 la presidente della Commissione ha condotto le trattative preliminari per un contratto Pfizer-Biontech, l’unico contratto per il quale la squadra negoziale congiunta non ha partecipato a questa fase dei negoziati». Ovvero: von der Leyen ha fatto tutto da sola, trattando in segreto con Albert Bourla, ceo di Pfizer, che ha incassato 35 miliardi dei 71 spesi dall’Ue.La trattativa segreta di von der Leyen con Bourla sui vaccini era nota da tempo: in gennaio 2022 il difensore civico dell’Ue, Emily O’Reilly, aveva chiesto l’accesso ai messaggi privati (sms o whatsapp) tra Ursula e Bourla, ma senza ricevere alcuna risposta. Per questo, il mese dopo, O’ Reilly bollò la trattativa segreta come esempio di «cattiva amministrazione». Accusa a cui la commissaria Ue alla trasparenza Vera Jurovà ha risposto il 30 giugno per conto della presidenza, dicendo che gli sms tra Von der Leyen e Bourla «non erano stati trovati». Qualcosa di simile era già accaduto a von der Leyen quando era ministro della Difesa in Germania e fu accusata di avere elargito consulenze immotivate: la memoria del suo cellulare risultò cancellata, e tutto fu messo a tacere.

La faccenda, però, non sembra affatto chiusa. Dopo la relazione della Corte dei conti Ue, l’inchiesta di Politico e Welt sui condizionamenti operati dalla Fondazione Bill & Melinda Gates e da altre tre organizzazioni filantropiche nei confronti delle autorità di governo Usa e Ue per l’acquisto dei vaccini mette a nudo metodi e pagamenti dalle conseguenze imprevedibili. Basta citare due passaggi: «Bill Gates e i leader delle altre tre organizzazioni hanno avuto un accesso senza precedenti ai più alti livelli di governo, spendendo 8,3 milioni di dollari per fare pressione sui legislatori e funzionari di Usa ed Europa». «Funzionari degli Usa, dell’Ue e dell’Oms hanno ruotato attorno a queste organizzazioni come dipendenti, aiutandole a consolidare le loro connessioni politiche e finanziarie a Washington e Bruxelles».

Articolo pubblicato su italiaoggi.it

La Fed volutamente aumenta i tassi d'interessi per esportare RECESSIONE nei paesi che usano il dollaro come riferimento

L’ascesa del dollaro mette in difficoltà le economie globali. Report Wsj


25 settembre 2022

L'ascesa del dollaro mette in difficoltà le economie globali. Report Wsj

Ecco gli effetti del super dollaro sul mondo secondo il Wall Street Journal

Il dollaro statunitense sta vivendo un rally unico nella sua storia, un’impennata che minaccia di esacerbare il rallentamento della crescita e di amplificare i problemi di inflazione per le banche centrali globali.

Il ruolo del dollaro come valuta principale utilizzata nel commercio e nella finanza globali significa che le sue fluttuazioni hanno un impatto diffuso. La forza della valuta si fa sentire con la carenza di carburante e di cibo nello Sri Lanka, con l’inflazione record in Europa e con l’esplosione del deficit commerciale in Giappone.

La scorsa settimana, il dollaro ha superato un livello chiave nei confronti dello yuan cinese, con un dollaro che ha acquistato più di 7 yuan per la prima volta dal 2020. I funzionari giapponesi, che in precedenza si erano tenuti in disparte mentre lo yen perdeva un quinto del suo valore quest’anno, hanno iniziato a temere pubblicamente che i mercati si stessero spingendo troppo oltre.

L’ICE U.S. Dollar Index, che misura la valuta rispetto a un paniere dei suoi maggiori partner commerciali, è salito di oltre il 14% nel 2022, sulla buona strada per il miglior anno dal lancio dell’indice nel 1985. L’euro, lo yen giapponese e la sterlina britannica sono scesi ai minimi di molti decenni rispetto al biglietto verde. Le valute dei mercati emergenti sono state colpite: La sterlina egiziana è scesa del 18%, il fiorino ungherese del 20% e il rand sudafricano del 9,4%.

L’ascesa del dollaro quest’anno è stata alimentata dagli aggressivi aumenti dei tassi d’interesse della Fed, che hanno incoraggiato gli investitori globali a prelevare denaro da altri mercati per investire in attività statunitensi a più alto rendimento. I recenti dati economici suggeriscono che l’inflazione statunitense rimanga ostinatamente alta, rafforzando l’ipotesi di ulteriori aumenti dei tassi della Fed e di un dollaro ancora più forte.

Anche le prospettive economiche negative per il resto del mondo stanno favorendo il biglietto verde. L’Europa è in prima linea in una guerra economica con la Russia. La Cina sta affrontando il più grande rallentamento degli ultimi anni a causa del disfacimento di un boom immobiliare pluridecennale.

Per gli Stati Uniti, un dollaro più forte significa importazioni più economiche, una spinta per contenere l’inflazione e un potere d’acquisto relativo record per gli americani. Ma il resto del mondo sta soffrendo per l’aumento del dollaro.

“Penso che sia ancora presto”, ha dichiarato Raghuram Rajan, professore di finanza presso la Booth School of Business dell’Università di Chicago. Quando è stato governatore della Reserve Bank of India lo scorso decennio, si è lamentato ad alta voce di come la politica della Fed e un dollaro forte abbiano colpito il resto del mondo. “Rimarremo in un regime di tassi elevati per un po’ di tempo. Le fragilità si accumuleranno”.

Giovedì la Banca Mondiale ha avvertito che l’economia globale si sta dirigendo verso la recessione e “una serie di crisi finanziarie nei mercati emergenti e nelle economie in via di sviluppo che li danneggerebbero in modo duraturo”.

Il messaggio si aggiunge alle preoccupazioni per l’aumento delle pressioni finanziarie sui mercati emergenti al di fuori di quelli già noti come lo Sri Lanka e il Pakistan, che hanno già chiesto aiuto al Fondo Monetario Internazionale. La Serbia è stata l’ultima ad aprire i colloqui con il FMI la scorsa settimana.

“Molti Paesi non hanno vissuto un ciclo di tassi d’interesse molto più elevati dagli anni ’90. C’è molto debito in giro, aumentato dai prestiti contratti durante la pandemia”, ha detto Rajan. Le tensioni nei mercati emergenti aumenteranno, ha aggiunto. “Non sarà contenuto”.

Un dollaro più forte rende più costoso il rimborso dei debiti contratti in dollari dai governi e dalle imprese dei mercati emergenti. I governi dei mercati emergenti hanno 83 miliardi di dollari di debito in dollari in scadenza entro la fine del prossimo anno, secondo i dati dell’Institute of International Finance che coprono 32 paesi.

“Bisogna guardare a questa situazione attraverso una lente di bilancio”, ha dichiarato Daniel Munevar, economista della Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo. “Si entra nel 2022 e all’improvviso la valuta scende del 30%. Probabilmente dovrete tagliare le spese per l’assistenza sanitaria e l’istruzione per far fronte ai pagamenti del debito”.

L’aumento della valuta ha aggravato le sofferenze dei Paesi più piccoli, rendendo più costose le importazioni di cibo e di carburante al prezzo del dollaro americano. Molti hanno attinto alle scorte di dollari e di altre valute estere per finanziare le importazioni e stabilizzare le loro valute. Sebbene i prezzi delle materie prime si siano ridotti rispetto ai massimi degli ultimi mesi, ciò ha fatto poco per allentare la pressione sui Paesi in via di sviluppo.

“Se ci sarà un ulteriore apprezzamento del dollaro, sarà la goccia che farà traboccare il vaso”, ha dichiarato Gabriel Sterne, responsabile della ricerca sui mercati emergenti di Oxford Economics. “I mercati di frontiera sono già sull’orlo della crisi e l’ultima cosa di cui hanno bisogno è un dollaro forte”.

Le banche centrali dei mercati emergenti hanno adottato misure drastiche per contenere il deprezzamento delle loro valute e obbligazioni. L’Argentina ha alzato i tassi d’interesse giovedì al 75% nel tentativo di frenare la spirale dell’inflazione e difendere il peso, che quest’anno ha perso quasi il 30% rispetto al dollaro. Anche il Ghana ha sorpreso gli investitori il mese scorso alzando i tassi al 22%, ma la sua valuta continua a scendere.

Non sono solo le economie in via di sviluppo a dover far fronte all’indebolimento delle valute. In Europa, la debolezza dell’euro sta amplificando un aumento storico dell’inflazione causato dalla guerra in Ucraina e dalla conseguente impennata dei prezzi di gas ed elettricità.

Alla riunione della Banca Centrale Europea dell’8 settembre, il Presidente Christine Lagarde ha espresso preoccupazione per la caduta del 12% dell’euro quest’anno, affermando che ha “contribuito all’accumulo di pressioni inflazionistiche”. La BCE sta segnalando un atteggiamento politico più aggressivo, con gli investitori che ora prevedono un aumento dei tassi al 2,5%. Ma questo non ha aiutato molto il valore della valuta.

La BCE è impotente di fronte alla forza del dollaro, ha dichiarato Frederik Ducrozet, responsabile della ricerca macroeconomica di Pictet Wealth Management. “Se la BCE diventa più falco, se c’è un miglioramento delle prospettive economiche, qualsiasi cosa accada, è generalmente compensata da un’ulteriore forza del dollaro”, ha affermato.

Il Segretario al Tesoro statunitense Janet Yellen ha riconosciuto che l’apprezzamento del dollaro potrebbe rappresentare una sfida per le economie emergenti, in particolare per quelle con grandi debiti denominati in dollari. Ma a luglio ha dichiarato di non essere preoccupata per un ciclo auto-rinforzante che potrebbe rallentare la crescita economica a livello globale.

La forza del dollaro ha avuto ripercussioni su Wall Street, pesando sui profitti che le aziende statunitensi realizzano all’estero e tenendo sotto controllo gli investimenti legati a materie prime come l’oro e il petrolio.

“Il dollaro forte ha creato un vento contrario per quasi tutte le principali asset class”, ha dichiarato Russ Koesterich, co-responsabile della Global Asset Allocation di BlackRock. “È un altro aspetto dell’irrigidimento delle condizioni finanziarie e questo influisce su tutto”.

Gli investitori e gli economisti hanno sollevato la prospettiva di un’azione globale per contribuire all’indebolimento del dollaro, anche se avvertono che la possibilità di un tale passo rimane bassa. Nel 1985, gli Stati Uniti, la Francia, la Germania Ovest, il Regno Unito e il Giappone hanno avviato uno sforzo congiunto, noto come Accordo di Plaza, per ridurre il valore del dollaro in seguito ai timori che questo pesasse sull’economia globale.

“Potrebbe essere giustificato un intervento coordinato per indebolire il dollaro”, ha dichiarato Paresh Upadhyaya, direttore della strategia valutaria della società di gestione patrimoniale Amundi US. “Al di fuori degli Stati Uniti, un dollaro forte sta diventando un enorme vento contrario per le banche centrali”.

La banca centrale cinese ha cercato di sostenere lo yuan rilasciando più liquidità in dollari sul mercato. Ha ridotto l’ammontare delle riserve che le banche devono detenere a fronte dei loro depositi in valuta estera e ha costantemente fissato il fixing giornaliero, punto di riferimento per la valuta, più forte delle aspettative del mercato.
L’accresciuta sensibilità delle autorità di regolamentazione cinesi nei confronti del declino dello yuan potrebbe derivare dalla preoccupazione che uno yuan debole abbia il potere di smorzare ulteriormente la fiducia dei consumatori, ha dichiarato Tommy Xie, responsabile della ricerca e della strategia per la Grande Cina della OCBC Bank.

“Un deprezzamento dello yuan può creare un circolo vizioso”, ha affermato Xie.

In Giappone, i responsabili politici temono che la caduta dello yen ai minimi di 24 anni rispetto al dollaro stia danneggiando le imprese. Il governatore della Banca del Giappone Haruhiko Kuroda ha dichiarato questo mese che il forte deprezzamento dello yen “renderà probabilmente instabile la strategia commerciale delle aziende”.

La debolezza dello yen ha contribuito a portare il Giappone al più grande deficit commerciale mensile mai registrato ad agosto – 2,82 trilioni di yen, pari a circa 20 miliardi di dollari – poiché il valore delle importazioni è aumentato del 50% a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia e del declino della valuta.

Il primo ministro Fumio Kishida ha dichiarato mercoledì che il Giappone deve trovare il modo di sfruttare gli effetti positivi del deprezzamento dello yen. Una soluzione: invitare più turisti.

“È importante rafforzare gli sforzi per aumentare la capacità di guadagno della nostra nazione”, ha dichiarato.

(Estratto dalla rassegna stampa estera a cura di eprcomunicazione)