L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 26 maggio 2022

Siamo entrati nell'era dell'economia di guerra, saranno le armi a trainare gli Stati Uniti dall'ormai cronica incapacità di produrre manufatti, forse, Cina permettendo

Strategia USA
di Pierluigi Fagan
20 maggio 2022

Continuiamo la nostra ricerca intorno al problema più volte qui segnalato ovvero l’apparente sproporzione tra l’ambizione che traspare nei piani americani e la forza effettiva dell’amministrazione Biden.

Quanto all'ambizione, non v’è dubbio che l’attuale amministrazione si sia data compito strategico di ampia portata ovvero fare i conti col destino apparentemente inevitabile di un ordine multipolare che annullerebbe ogni vantaggio sistemico per gli Stati Uniti. Fin qui nulla di particolarmente nuovo, il nuovo potrebbe essere nel modo di perseguire l’obiettivo o forse un nuovo molto antico. Nell'ambito del pensiero strategico americano, si è a lungo ritenuto la Cina il competitor a cui gli USA dovevano guardare. Alcuni realisti hanno anche prospettato come utile una “strategia Kissinger” che riproponesse il vecchio “divide et impera” applicato al tempo di Nixon, quando uno dei più conservatori presidenti americani venne portato a Beijing a stringere la mano addirittura a Mao Zedong, pur di separare comunisti cinesi da quelli russi che ai tempi erano il nemico principale.

Secondo questa linea di pensiero, si sarebbe dovuto quindi cercare di staccare gli interessi russi da quelli cinesi. Ricordiamo che la Russia è una potenza armata non economica, la Cina il contrario, a grana grossa. Ha destato quindi un certo stupore verificare la foga e l’impegno materiale e politico straordinario con il quale Biden (qui come nome di una strategia collettiva di gruppi di potere di Washington) ha affrontato la, a lungo coltivata e poi scoppiata, guerra in Ucraina. Perché la Russia quando l'avversario strategico è la Cina?

Le strategie rispondono a problemi molteplici, quindi hanno ragioni molteplici ed applicazioni molteplici. La domanda semplice, quindi, non può non avere che una risposta complessa. Ma qui non abbiamo spazio e tempo per indagare questo campo di analisi. Diremo solo che ci sembra importante quanto dichiarato dal Segretario alla Difesa Lloyd Austin il 25 aprile scorso ovvero che il fine dell’impegno USA nel conflitto ucraino ha come obiettivo “vedere la Russia indebolita” strutturalmente, cioè a lungo. “A lungo” va oltre il conflitto ucraino, si riferisce al conflitto multipolare che durerà anni, non mesi. Tre gli assi dell’agognato indebolimento: 
1) quello strettamente militare ovvero distruzione prolungata dei materiali bellici russi che richiedono anni per il rimpiazzo; 
2) quello economico agito tramite sanzioni ed isolamento economico e finanziario, se non altro con il sistema occidentale, comunque, ancora ben al di sopra del 50% di ricchezza mondiale; 
3) quello diplomatico che s’accompagna al secondo obiettivo. Come disegnato dal nuovo strategist della Casa Bianca, quel T. J. Wright ex direttore del Brookings Institute nel suo “All Measures Short of War” (2017), gli USA non possono recedere dalla prioritaria difesa dell’ordine "liberale" globale, senza arretrare di un millimetro nonostante la crescita dei problemi, dei concorrenti, del disordine del mondo sempre più complesso.

Solo che Wright proponeva una strategia complessa che non usasse più di tanto a leva bellica mentre ciò a cui assistiamo ed in conseguenza di ciò che ha detto Austin, va in senso contrario. Non si può fare i conti col desiderio strategico di voler vedere la Russia indebolita senza fare i conti con le questioni belliche poiché la forza della Russia è bellica, non economica. La loro stessa forza diplomatica che vediamo penetrare lentamente in Africa agisce tramite armi non investimenti come fanno i cinesi. Va qui precisato che la strategia generale di un sistema come gli USA, non è mai pensata e decisa da un solo attore, è vano cercare l’Autore originario in quanto non c’è, ci sarà un gruppo con molti attori neanche noti o visibili, di cui il presidente o il suo più stretto entourage politico, fa sintesi. Tra l’altro ciò permette il fatto che la strategia generale resti ignota nel suo disegno complessivo, poiché pochissimi ne condividono l’intera architettura. Quindi Wright va benissimo quando si tratta di sanzioni e diplomazia, ma non è affatto detto che si prenda sul serio la sua “Short of War”.

Torniamo allora al 14 aprile quando Biden convoca alla Casa Bianca i vertici degli otto maggiori produttori d’arma americani per un briefing generale. Ufficialmente, l’incontro è stato messo in relazione con i continui sforzi americani di armare gli ucraini. Pochi giorni prima, un think tank militare di Washington (CSIS) aveva sfornato un report in cui si diceva che già allora, gli americani avevano consumato un terzo delle proprie riserve di Javelin e Stinger e che ci sarebbero voluti tre-quattro anni per ripristinare le scorte per i Javelin, cinque per gli Stinger. Ma una fonte anonima della Casa Bianca ripresa dalla stampa americana, aggiungeva che non era solo per quello che s’era indetta la riunione. In effetti, se fosse stato solo per quello ce la si cavava con un paio di telefonate a Raytheon e Lockheed-Martin. La fonte faceva capire che: 
a) la prospettiva di fornitura e consumo d’armi sarebbe stata molto prolungata nel tempo; 
b) la questione non riguardava solo gli Stati Uniti e l’Ucraina, ma anche gli alleati.

Non passa giorno, incluso ieri, che Stoltenberg non ribadisca che il conflitto sarà molto, molto lungo. Ma non è questa la piega che sta prendendo il conflitto sul campo, gli ucraini non sono in grado per uomini e sostenibilità economica e psicologica di reggere un conflitto per “anni ed anni”. Né lo vogliono gli europei che poi son quelli che debbono mettere i soldi per la ricostruzione di cui tra l’altro Zelensky parla sempre più spesso come di cosa ormai anche più importante delle armi stesse. Altresì, la recente conversione armaiola di Germania, Europa e presto Giappone oltre ad Australia, Canada oltre a Gran Bretagna che sull'argomento fa da sé e si è già organizzata per tempo a riguardo (dichiarazioni Johnson già da molto prima del 24 febbraio), chiama ad un impressionante incremento produttivo proprio americano poiché è l’unico competitivo sul mercato ad oggi e tale rimarrà almeno per i prossimi cinque-dieci anni o forse più visto il vantaggio tecnologico che ha su ogni altro tentativo di esplorare competitivamente questo particolare mercato.

Sono così andato a verificare cosa realmente producono non solo Raytheon e Lockheed-Martin, ma anche gli altri convocati alla famosa riunione, cioè: Boeing; Northrop Grumman; General Dynamics e L3Harris Technologies. Molti di questi non producono nulla che possa servire alla guerra in Ucraina, ad esempio forze aeree, spaziali, navali. Così, se a livello di radar, missili, droni e carri si poteva trattare la faccenda al telefono o a livello di singoli responsabili di approvvigionamento-produzione, per una grande stagione di riarmo generale, non solo americana ma occidentale in senso più ampio e tenuto conto se il riarmo occidentale trainerà il riarmo globale, la faccenda diventerà sistemica e quindi la riunione ci stava tutta.

Abbiamo qui già presentato la prossima puntata conflittuale dell’Artico che è poi quella che ha mosso la altrimenti inspiegabile entrata nella NATO dei due scandinavi (in pacifica convivenza coi russi da sempre, privi di contenziosi, di allettanti risorse, di russofoni maltrattati o di rilevanza strategica generale che la Scandinavia non ha mai avuto in nessun modo e quanto alla Svezia, addirittura di confini comuni coi russi). Riprendendo le analisi di un numero dedicato a suo tempo da Limes, Fabbri stesso l’altro giorno ricordava la base russa di Murmansk, l’unica libera dai ghiacci tutto l’anno, ad un tiro di schioppo dal confine finlandese, ma volendo anche svedese. Ma nell'incontro tra il turco Cavasoglu e Blinken, si è parlato anche di Caucaso (dove è in subbuglio l’Armenia, storico alleato di Mosca) e del centro-Asia i cui presidenti facenti parte della piccola NATO russa (CSTO) si sono di recente incontrati a Mosca, preoccupata dello scarso entusiasmo che gli alleati hanno sin qui mostrato per l’avventura russa in Ucraina. Pare in aumento anche il contingente americano in Siria, in Somalia, e si può sempre prevedere qualche ripresa delle dispute russo-giapponesi su Sakhalin (nientemeno che oro, argento, titanio, ferro, carbone e tra i più grossi giacimenti del mondo di gas e petrolio ancora non estratti) o la famosa disputa della Isole Curili in cui i russi hanno strategiche basi di navi e sottomarini.

Letti gli azionisti dei top-eight produttori d’arma ovvero il gotha finanziario dei grandi fondi di Wall Street che da mesi sta uscendo dalle posizioni sul hi-tech, si può riconsiderare il famoso sistema centrale del potere americano indicato da Eisenhower nel 1961 come oggi diventato: complesso militare-industriale-congressuale-finanziario. Il Congresso a cui Biden aveva chiesto da ultimo 30 mld per l’Ucraina, ha deciso invece di dargliene 40, sua sponte bipartisan poiché il sistema beneficia tutti e due i partiti. Il Congresso immette la liquidità, i militari chiedono all’industria di produrre per poi usare in proprio o vendere agli alleati ora avidi di armi che non sanno produrre in proprio. La finanza banchetta e così sono tutti felici. Industria e finanza, poi tornano parte del bottino in finanziamento dei partiti e dei singoli rappresentanti, anche col sistema delle porte girevoli, posti di lavoro per le corti di amici/amiche ed assistenti, think tank et varia. Le armi verranno regolarmente usate nella collana di perle di ferro dei mille conflitti che oscureranno la collana di perle di seta cinese. La Russia sarà sfiancata in attriti multipli, sotto sanzioni, punita diplomaticamente. Gli alleati non avranno scelta che seguire il capo branco anche perché non hanno forza, strategia ed intenzione alternative comparabili.

La forza del sistema denunciato più di settanta anni fa da un presidente che però era anche un generale ed anche repubblicano sebbene il suo famoso discorso d’addio vene scritto da un sociologo democratico (democratico ideologicamente, alla Dewey), può forse garantire la strategia anche dopo l’aspettata sconfitta alle prossime mid-term. Rimane una strategia ambiziosa, ma è calcolata. Bene o male lo vedremo. Chissà che alle prossime presidenziali americane non si sospenda il voto se gli USA, nel frattempo, saranno entrati in guerra in prima persona.

In questi giorni le frastornate opinioni pubbliche scoprono il problema alimentare globale noto già dai primi giorni di guerra ma inadatto ad esser allora posto vista l’urgenza della pressione comportamentista alla Watson-Skinner a base di “aggressore-aggredito”. Per questo, come per quello ecologico-climatico, come per quello geopolitico-economico-valutario-finanziario, gli USA hanno la soluzione, non è nuova ma funziona da cinquemila anni ed è obiettivamente forse l’ultimo loro esclusivo vantaggio comparato. Sempre che non sfugga di mano e non trascenda nell’atomico. Rischioso? Ce lo disse Ulrich Beck già nel 1986, la nostra è l'Età del rischio.

Gli Stati Uniti non si possono permettere di fermarsi e faranno di tutto affinché l'Operazione militare Speciale divampi e diventi un fuoco indomabile, l'unico fermo sono le atomiche in possesso della Federazione Russa

L’escalation è una polveriera
di Fabio Mini
18 maggio 2022

Il discorso di Putin del 9 maggio aveva gelato i guerrafondai nostrani e riacceso le speranze dei pacifisti in una sospensione del conflitto. La missione del nostro presidente del Consiglio a Washington ha riacceso le speranze dei primi e gelato i secondi. Il colloquio tra Biden e Draghi ha escluso qualsiasi ripensamento sulla condotta della guerra per procura che gli Stati Uniti stanno conducendo contro la Russia. Non c’erano dubbi, ma ha ulteriormente chiarito che questo genere di missioni “diplomatiche” non può avere lo scopo di una sommessa perorazione della pace mentre la guerra è in atto e si garantiscono ulteriori sanzioni, nuovi invii di armi all'Ucraina e soldati ai confini. Il Parlamento americano ha espresso ancor più chiaramente la volontà americana di proseguire la guerra fino all'ultimo ucraino e Biden si è occupato di procedere alla liquidazione garbata o rude dei leader alleati fino all'ultimo Draghi.

La macchina è avviata La battaglia è pronta a continuare fino all'ultimo ucraino e Biden liquiderà i leader alleati fino all'ultimo Draghi.

LA CAMERA statunitense ha disposto aiuti in armi e assistenza per 40 miliardi di dollari. Sette in più di quanti ne aveva chiesti Biden. Aggiunti ai 14 già assegnati, la cifra di 54 miliardi in un anno è la più alta finora raggiunta per aiuti finanziari e militari a un solo Paese. Inoltre, l’aumento non richiesto significa che entrambi i partiti vogliono la guerra anche se rimane il dubbio su cosa veramente ne pensino gli americani. Tuttavia, fintanto che la popolazione viene rassicurata che la guerra in Ucraina non comporta l’escalation nucleare o il coinvolgimento diretto degli Usa, il consenso popolare non può mancare. Che poi questo consenso bipartisan sia capitalizzabile anche nelle elezioni di novembre è un problema che riguarderà Biden.

NEL FRATTEMPO il Nyt, dopo la bacchettata sulle fughe dell’intelligence da parte della casa Bianca, cerca di mantenere un’apparenza di equilibrio scrivendo che “A più di due mesi dall'inizio della guerra in Ucraina, la Russia sta ottenendo alcuni significativi guadagni territoriali, anche se la sua invasione è stata inficiata da una cattiva pianificazione, da un’intelligence imperfetta, da un morale basso e da una violenza brutale e indiscriminata contro i civili”. Figurarsi se le operazioni fossero state ben pianificate e condotte. “Le forze russe sono avanzate fino al confine tra Donetsk e Lugansk, province in cui i separatisti sostenuti da Mosca combattono l’esercito e i nazisti ucraini da otto anni. Se confermata, la notizia rende più probabile che la Russia possa controllare interamente la regione, nota come Donbass, rispetto ad appena un terzo di essa prima dell’invasione”. I “se la Russia riuscisse a mantenere o espandere il territorio che occupa a sud e a est e a mantenere il suo dominio sul Mar Nero, potrebbe minare ulteriormente la già martoriata economia ucraina, migliorare l’influenza di Mosca in qualsiasi futura soluzione negoziale e potenzialmente espandere la sua capacità di organizzare attacchi più ampi”.

Sintesi perfetta che giustifica la fretta di Nancy Pelosi la quale, perorando l’approvazione del pacchetto di aiuti all'Ucraina ha dichiarato: “Il tempo è essenziale e non possiamo permetterci di aspettare”. C’è da chiedersi cosa temano gli Usa per spingere così forte sull'acceleratore. Evidentemente, nonostante le assicurazioni di non escalation del conflitto (o forse proprio per queste) nessuno ci crede. Ma mentre per noi poveri europei credere o non credere è una questione di pura fede, per russi e americani e i loro poderosi apparati d’intelligence, deve esserci qualcosa di più concreto che induca al “timore”. Si sa che i russi temono l’invasione e l’attacco, vero o non vero, questo è ciò che credono e ne hanno le “prove” nello schieramento di armi Nato e Usa ai propri confini. Gli americani, la Nato e l’Ucraina dicono di temere che la Russia sconfini in uno dei Paesi alleati e intanto si stanno attrezzando per il conflitto. Sembrano due posizioni speculari i cui sviluppi porterebbero benefici a uno e danni all'altro. Ma non è così: entrambe portano all'escalation ai danni dell’Europa, dell’Ucraina e della Russia. Chi ha fretta di menar le mani non vuole evitare un conflitto più ampio, ma lo vuole provocare. E se la miccia non viene accesa dalla Russia, c’è già chi si è offerto di farlo a Odessa, in Transnistria, a Londra, Bruxelles, in Estonia, Lituania, Polonia, Mar Baltico e Mar Nero. Diversi sono i luoghi dell’incidente come pretesto per l’escalation, ma chi ha la miccia in mano è seduto sul barile di esplosivo.

Gli aumenti dei tassi d'interessi è obbligato per cercare di fermare quella montagna di miliardi creati con un clic che circolano per il mondo, questo porta dritto dritto ad aumentare la RECESSIONE che è già in atto, quindi siamo in piena STAGFLAZIONE e i giochi della Fed sono limitati. Togliere moneta, debito, è la strada maestra, ma il Casinò di Wall Street salterebbe e con lui tutta l'economia soprattutto Occidentale

Grosso guaio a Wall Street
di Claudio Conti
19 maggio 2022

Crollano le borse, a cominciare da quella statunitense, e fioccano le interpretazioni.e spiegazioni di breve periodo sono quasi scontate.

Innanzitutto l’inflazione, che continua a martellare su economie stressate da due anni di pandemia e dallo scoppio di una guerra che rischia di diventare mondiale (anche se lo è già, seppur sottotraccia).

Ieri il dato di aprile relativo alla Gran Bretagna – +9% – ha accompagnato quello per l’intera Unione Europea (-7,4%, come a marzo). Il che suona a conferma di un lungo periodo di prezzi in crescita, cui inevitabilmente – prima o poi – dovrebbero associarsi tensioni sociali per quantomeno adeguare salari e pensioni al costo della vita.

Un effetto implicito del peso dell’inflazione è già evidente: le relazioni trimestrali sui profitti delle catene di distribuzione Usa registrano un tracollo dei profitti come conseguenza delle vendite in calo. Ovvio: se i prezzi aumentano e i salari no, i consumatori stringono la cinghia. Target e Walmart, due delle maggiori catene commerciali, in soli tre giorni hanno perso a Wall Street rispettivamente a -29% e -17%.

A questa gelata si aggiunge la certezza che le banche centrali, a cominciare proprio dalla Federal Reserve, aumenteranno rapidamente i tassi di interesse. Jerome Powell, presidente della Fed Usa, dopo aver già aumentato i tassi base dello 0,50%, proprio ieri ha garantito che andrà avanti su questa strada con altri rialzi: “Dobbiamo vedere l’inflazione scendere in modo convincente. Finché non vedremo prove concrete in questo senso, andremo avanti“.

Tassi di interesse più alti significano prestiti più cari per imprese e famiglie, quindi riduzione degli investimenti e dei consumi (mutui, acquisti a rate, ecc). Insomma, una contrazione economica piuttosto brusca nella speranza che come altre volte ciò blocchi le spirali inflazionistiche (per esempio: un aumento drastico della disoccupazione potrebbe ridurre le “pretese salariali” dei lavoratori dipendenti, permettendo così di scaricare su di loro i costi maggiori della recessione).

Ma un’economia “raffreddata” implica anche un tracollo dei valori azionari, e dunque delle borse, in una spirale che non lascia nessuna “isola felice”.

C’è però qualcosa che sfugge a questa consueta “ricetta” monetarista di fronte all'inflazione: questa ondata di alti prezzi non dipende da un’economia “surriscaldata” (troppi consumi, alti salari, ecc), ma è una inflazione da offerta. Insomma, anche riducendo la quantità di attività produttiva i prezzi energetici (e di altre materie prime) non scenderebbero granché. Ergo, alzare i tassi in questo caso non serve a molto…

Un quadro che sarebbe già abbastanza fosco se non vi fosse la guerra in Ucraina a peggiorare le prospettive. Le sanzioni, infatti, possono essere dannose fino ad un certo punto per la Russia (abbiamo spiegato qui il perché), ma in ogni caso vanno a definire nuovi e rigidi “confini” che rendono più complicate sia le relazioni commerciali che le forniture indispensabili alla produzione

Le difficoltà europee sul gas sono solo uno dei tanti esempi possibili, ma è scontato che il perdurare del conflitto provocherà (o provocherebbe) anche un incremento delle tensioni sui mercati internazionali, sia per quanto riguarda la produzione fisiche che le transazioni finanziarie (con l’allargamento delle piattaforme di pagamento alternative al sistema Swift, controllato dagli Usa).

Già oggi pesano, e molto, i prolungati problemi nella catena di approvvigionamento, che riguardano non solo il gas o i microprocessori (le industrie che li producono avevano rallentato notevolmente i volumi durante i due anni di pandemia), ma tutta una serie di commodities che ora vengono a mancare. Il grano – Ucraina e Russia coprono più di un quarto della produzione mondiale – è l’esempio più clamoroso, visti gli effetti che sta già avendo su paesi importatori in cui il pane è spesso il principale alimento della popolazione.

Non è finita. I lockdown continui in Cina, per isolare i focolai di Covid e impedirne la diffusione, hanno fatto rallentare anche la “fabbrica del mondo”, che ormai pesa quasi gli Stati Uniti (anche di più, a parità di potere d’acquisto). Ma proprio la Cina era stata, negli ultimi 30 anni, il principale motore della crescita del Pil mondiale…

Davanti a un quadro così, comunque, non mancano gli ottimisti, che si aggrappano però a due variabili che al momento sono solo delle ipotesi. La prima riguarda gli Usa, dove la politica monetaria potrebbe essere “aggressiva” ora per poi cambiare segno improvvisamente alla vigilia delle elezioni di mid-term – a novembre – in modo da assicurare un minimo di vantaggio in più allo schieramento “democratico” oggi in grandissima difficoltà.

La guerra in Ucraina è infatti quasi indifferente al sentiment popolare statunitense, visto che non ci sono soldati Usa sul campo, ma ci sono spese (i 40 miliardi di aiuti militari supplementari promessi da Biden) che vanno a pesare sul debito pubblico americano. Semmai, se la congiuntura economica peggiora, potrebbe esser vista come un problema di cui liberarsi.

La seconda speranza è riposta in un possibile “stimolo” all’economia deciso dalla banca centrale cinese, cui sarebbe costretta proprio dal rallentamento causa lock down. Bisogna ricordare che Pechino non aveva seguito la scelta occidentale del quantitative easing, che ha tenuto artificialmente in alta quota i mercati finanziari, preferendo invece concentrarsi sul potenziamento della produzione e la crescita salariale interna (che si trasformava in maggiori consumi, secondo un “circolo virtuoso” che l’Occidente neoliberista ha preferito rompere consegnandosi alla crisi perpetua).

Ma non è l’unico “suicidio sistemico” messo in pratica per favorire il massimo profitto a pochissimi “raccoglitori”. A ben guardare, anche il tentativo di uscire dalla crisi che si trascina da oltre un decennio scatenando la guerra economica per affossare la Russia sembra produrre il proprio opposto. Mentre Mosca “regge” abbastanza bene l’onda d’urto, Wall Street si ritrova con un “grosso guaio” tra i piedi.

Come si vede, speranza vaghe a parte, il mare dell’economia è attraversato da onde sempre più alte. E i capitani alla guida delle navi non sembrano un granché…

La Fed aumenterà i tassi per poi riabbassarli in vista delle lezioni statunitensi. Il gioco del tre carte

La Fed ha appena segnalato quando i rialzi dei tassi finiranno?

Tyler Durden's Photo
DI TYLER DURDEN
GIOVEDÌ 26 MAGGIO 2022 - 09:09

Una delle caratteristiche degne di nota della dichiarazione del FOMC di maggio è che, a differenza di marzo, è arrivata senza materiali di proiezione. Ma ciò non significa che lo staff della Fed non abbia discusso - e rivisto - le loro previsioni economiche e di inflazione.

Infatti, come rivela la sezione "Staff Economic Outlook" nei verbali di oggi, "la proiezione dello staff per l'inflazione dei prezzi PCE è stata rivista leggermente al rialzo nella seconda metà del 2022 e nel 2023 in risposta alla lenta risoluzione dei vincoli di offerta osservata nella prima parte del 2022, un percorso previsto più elevato per i prezzi all'importazione e un giudizio secondo cui gli aumenti salariali avrebbero esercitato una pressione al rialzo sui prezzi dei servizi più di quanto precedentemente ipotizzato". Tutto sommato, concludono i verbali, "l'inflazione totale dei prezzi PCE dovrebbe essere del 4,3% nel 2022. L'inflazione dei prezzi PCE dovrebbe quindi scendere al 2,5% nel 2023 e al 2,1% nel 2024, poiché gli squilibri tra domanda e offerta nell'economia sono stati ridotti rallentando la domanda aggregata e un previsto allentamento dei vincoli di offerta.

Questo conta molto, perché come calcola Vincent Cignarella di Bloomberg, mentre la maggior parte dei funzionari della Fed ha convenuto che la banca centrale continuerà a stringere in incrementi di 50 pb nelle prossime due riunioni, continuando una serie aggressiva di mosse che lascerebbero ai responsabili politici la flessibilità di cambiare marcia in seguito, se necessario, potrebbe non durare a lungo.

E, come conclude Cignarella riferendosi alle previsioni PCE aggiornate della Fed (che termina il 2022 al 4,3% ma poi scende al 2,5% nel 2023 e al 2,1% nel 2024), "se la loro previsione è accurata, implicherebbe che i prossimi tre rialzi dei tassi di mezzo punto previsti sarebbero la fine dell'attuale ciclo di restringimento e preparerebbero il terreno per un importante rally del rischio nella seconda metà del 2022."

Per inciso, questo si allinea con le stime di JPMorgan quando la Fed probabilmente si fermerà e / o farà perno: come ha scritto Andrew Tyler di JPM durante la notte, mentre "le condizioni finanziarie sono già al livello in cui abbiamo visto il pivot della Fed nel 2018/19; Penso che sia improbabile che vediamo il pivot della Fed in questa fase del ciclo di restringimento". Dopotutto, Powell ha detto che lui e la Fed hanno bisogno di vedere prove materiali del rallentamento dell'inflazione. Quindi, con "la riunione della Fed di settembre in cui potremmo vedere un pivot, che essenzialmente lascia altre 3 stampe CPI per dimostrare il caso (la data di rilascio per l'IPC di agosto è il 13 settembre che rientra nel periodo di blackout della Fed)". Questo potrebbe spiegare perché all'inizio di questa settimana Bostic ha anche lasciato intendere che la Fed potrebbe fermarsi a settembre.

Traduzione: altri tre rialzi di 50 pb e poi la Fed si ferma... a tempo indeterminato, la sua prossima mossa è un taglio mentre la recessione economica emerge dal nascondiglio.

https://www.zerohedge.com/markets/did-fed-just-signal-when-rate-hikes-will-end?utm_source=&utm_medium=email&utm_campaign=688

La Svezia, il paese che ha evitato rigidi lockdown, ha avuto alcuni dei più bassi usi di maschere in tutto il mondo, ha mantenuto le scuole aperte e la società funzionante il più possibile e ha avuto uno dei più bassi tassi di mortalità complessiva di qualsiasi paese della loro regione.

Un nuovo rapporto COVID dell'OMS dimostra ancora una volta che la Svezia ha ragione

Tyler Durden's Photo
DI TYLER DURDEN
MERCOLEDÌ 25 MAGGIO 2022 - 11:00

Scritto da Ian Miller via 'Unmasked' Substack,

Durante la pandemia, la Svezia ha affrontato un'enorme quantità di critiche e pressioni internazionali a causa della sua volontà di attenersi ai principi di salute pubblica stabiliti e alla pianificazione pre-pandemia.

Invece di seguire l'incessante pensiero di gruppo anti-scienza che è diventato parte di una religione politica indotta dal virus, la Svezia ha scelto invece di non imporre i rigidi blocchi che il dottor Fauci ha recentemente affermato non essere stati processati negli Stati Uniti..

La Svezia non ha mai imposto l'uso di maschere negli spazi pubblici al chiuso, identificando correttamente la mancanza di prove a sostegno del loro uso.

Hanno tenuto aperte le scuole sfidando i sindacati degli insegnanti e gli "esperti" politicamente motivati negli Stati Uniti che sostenevano una politica con zero benefici e danni enormi..

In sostanza, la Svezia ha seguito la scienza vera e propria e non The Science™, con il marchio richiesto e lettere maiuscole. Ciò includerebbe le guide che sono state preparate prima del panico, modelli imprecisi, motivazioni politiche e ossessione per la crisi hanno preso il sopravvento.

Anche l'anno scorso è diventato subito evidente che nessuno nei media o nell'establishment della sanità pubblica era disposto a discutere la realtà indiscutibile che i risultati della Svezia non erano peggiori di molti paesi in tutto il mondo – e significativamente migliori di molti, molti altri.

In generale, i confronti si sono concentrati principalmente sugli esiti specifici del COVID, ma ora l'Organizzazione Mondiale della Sanità, fresca di chiedere poteri autoritari sulle nazioni sovrane ogni volta che lo ritengono necessario, ha pubblicato un nuovo rapporto sulle loro stime di mortalità in eccesso.

L'eccesso di mortalità è semplicemente il numero di decessi al di sopra del tasso previsto in un determinato paese in un determinato lasso di tempo.

L'eccesso di mortalità cattura tutti i risultati in un paese: non è limitato alle metriche relative al COVID o a qualsiasi altra causa specifica.

Per questo motivo può spesso essere un indicatore migliore del vero costo della pandemia, che si tratti di mortalità COVID o delle conseguenze di lockdown, politica ospedaliera o guasti alla salute mentale.

Il rapporto dell'OMS contiene molte statistiche illuminanti dei primi due anni della pandemia che illustrano che l'approccio della Svezia è stato senza dubbio quello corretto; ancora una volta contraddicendo l'esperto derivato "consenso" che sostiene infinite restrizioni alla vita normale.

Il relativo successo della Svezia è facilmente visibile quando si confrontano trenta paesi europei nel tasso di mortalità in eccesso stimato per 100.000:

La Svezia è al 25 ° posto su 30 paesi.

24 paesi hanno avuto un tasso di mortalità in eccesso più elevato per 100.000.

In sintesi, la Svezia, il paese che ha evitato rigidi lockdown, ha avuto alcuni dei più bassi usi di maschere in tutto il mondo, ha mantenuto le scuole aperte e la società funzionante il più possibile e ha avuto uno dei più bassi tassi di mortalità complessiva di qualsiasi paese della loro regione.

Mentre un singolo grafico o grafico potrebbe non confutare necessariamente argomenti pro-mandato, questo si avvicina notevolmente.

Se lockdown, maschere e altre restrizioni fossero importanti quanto gli esperti e i politici predicano che lo sono, questi risultati non dovrebbero essere possibili.

Paesi come Germania, Portogallo e Repubblica Ceca sono stati tutti elogiati per avere risposte "basate sulla scienza" con rigidi blocchi e tassi estremamente elevati di conformità delle maschere.

Il successo del vaccino in Portogallo

"Master class in comunicazione della scienza" in Germania

La "Lezione salvavita per indossare maschere" della Repubblica Ceca

La Svezia ha ampiamente sovraperformato ciascuno di essi.

Ma immergiamoci un po 'più a fondo.

Uno dei ritornelli più comuni dei sostenitori delle maschere è che gli stati degli Stati Uniti come New York, New Jersey e altri hanno scarsi risultati cumulativi perché non erano consapevoli all'inizio che le maschere "funzionano", quindi le loro politiche sono state adattate e la diffusione è stata invertita con successo dai mandati di maschere e da altre restrizioni dopo la prima ondata.

Tuttavia, la Svezia mostra l'esatto contrario.

Le restrizioni in Svezia per l'intero 2020 e il 2021 sono state costantemente tra le meno autoritarie e invasive rispetto ad altri paesi occidentali.

Ancora una volta, se i mandati di mascherina, i lockdown e le rigide politiche basate sui vaccini fossero così importanti ed efficaci, ci aspetteremmo che i risultati nel 2021 siano peggiori in Svezia, poiché la maggior parte del mondo ha sperimentato un aumento della diffusione con varianti più trasmissibili.

Invece vediamo l'esatto contrario:

Le barre nere indicano il tasso 2020 in ciascun paese, mentre le barre arancioni sono le tariffe 2021.

In molti paesi europei, l'eccesso di mortalità è peggiorato significativamente nel 2021 nonostante l'arrivo dei vaccini, la radicata fede priva di prove nelle maschere e le diffuse politiche discriminatorie sui passaporti dei vaccini. La Svezia ha avuto i risultati esattamente opposti, con tassi significativamente più bassi nel 2021 nonostante le loro regole "lassiste".

Confrontando in esclusiva i numeri del 2021 emerge anche il successo della Svezia:

Sebbene la determinazione dei fanatici pro-mandato di confrontare esclusivamente la Svezia con altri paesi scandinavi sia priva di senso, i tassi di mortalità in eccesso del 2021 mostrano la Svezia con numeri inferiori sia alla Finlandia che alla Danimarca.

Il loro numero era anche inferiore a quello di un certo numero di altri paesi che imponevano obblighi di maschere e passaporti vaccinali rigorosi come Irlanda, Portogallo e Grecia.

Rivisitando il grafico generale dal 2020 al 2021, è importante evidenziare diversi altri paesi che avevano regole molto più severe della Svezia:

Francia, Austria, Belgio, Paesi Bassi, Regno Unito, Spagna e Italia hanno tutti avuto lockdown, vari livelli di discriminazione vaccinale, obblighi di mascherina e severi requisiti di ingresso.

Tutto è andato peggio della Svezia.

Gli apologeti del lockdown e delle maschere semplicemente non hanno offerto alcuna spiegazione per questo.

Oh certo, ci sono scuse e depistaggi, ma nessuna spiegazione reale.

Sì, la Svezia aveva tassi cumulativi più elevati rispetto agli altri paesi scandinavi, ma vederli nel contesto mostra quanto fossero effettivamente simili, al di fuori della Norvegia, che era essenzialmente un'eccezione globale.

La Norvegia, tuttavia, ha avuto tassi significativi di diffusione alla fine del 2021 che non saranno conteggiati fino a quando non saranno disponibili i dati del 2022.

In generale, i paesi scandinavi erano più lassisti della maggior parte dell'Europa continentale a prescindere.

Ancora più importante, il contesto più ampio dell'Europa mostra quanto siano state efficaci le politiche svedesi.

Ecco diversi paesi degni di nota e quanto sono stati più alti dei tassi di mortalità in eccesso dal 2020 al 2021:

  • Repubblica Ceca 229%

  • Stati Uniti 163%

  • Italia 147%

  • Spagna 106%

  • Regno Unito 100%

  • Germania 96%

  • Portogallo 71%

  • Grecia 63%

  • Paesi Bassi 57%

  • Belgio 35%

Tutti questi paesi avevano restrizioni molto più severe della Svezia con risultati significativamente peggiori.

Non importa quanto duramente ci provino, ogni dato e prova disponibile continua a contraddire le affermazioni fatte da esperti incompetenti che cercano disperatamente di proteggere la loro reputazione in disgrazia e le sovvenzioni future.

Maschere, lockdown e rigide discriminazioni in quasi tutte le attività indoor si sono dimostrate completamente inefficaci, sia nel ridurre le infezioni che la mortalità complessiva.

La volontà della Svezia di seguire la scienza e non The Science™ ha significato che hanno limitato gli impatti negativi del COVID evitando al contempo un numero maggiore di decessi per altre conseguenze derivate dal blocco.

La stragrande maggioranza dei media mainstream non ha alcun interesse a coprire questi risultati perché contraddice le politiche che hanno fortemente sostenuto e costantemente promosso.

CNN, MSNBC, The New York Times e molte altre pubblicazioni mainstream di sinistra hanno fatto del loro meglio per garantire che le aziende, i politici, i sindacati degli insegnanti e altri decisori avessero la copertura per far rispettare mandati apparentemente infiniti.

Inquietantemente, i bambini sono ancora mascherati a New York City, che sembra stia tornando verso l'obbligo di maschere e passaporti vaccinali (ora con richiami!).

I distretti scolastici di tutti gli Stati Uniti hanno già deciso di imporre maschere a causa di un leggero aumento dei casi.

Queste politiche saranno ora una minaccia infinita e ricorrente in aree anti-scientifiche come Chicago, San Francisco e Los Angeles.

Tutto basato sulla menzogna che le maschere funzionano. Una bugia che la Svezia aiuta a smascherare.

https://www.zerohedge.com/covid-19/new-who-covid-report-once-again-proves-sweden-right?utm_source=&utm_medium=email&utm_campaign=688

La guerra igiene del mondo. L'88% vuole il mondo multipolare. Il tempo che passa non è positivo per l'inconsistente Occidente testimonia la sua impotenza

25 Maggio 2022 17:06
Pepe Escobar - Ora è il momento di sedersi, rilassarsi e guardare il declino dell'Occidente



A Davos e oltre, la narrativa ottimista della NATO suona come un disco rotto, mentre sul campo la Russia sta accumulando vittorie che potrebbero far crollare l'ordine atlantico.

Tre mesi dopo l'inizio dell'Operazione Z della Russia in Ucraina, la battaglia dell’Occidente (12%) contro il Resto del mondo (88%) continua a creare metastasi.

Eppure, la narrazione – stranamente – rimane la stessa.

Lunedì, da Davos, il presidente esecutivo del World Economic Forum Klaus Schwab ha presentato il comico e presidente ucraino Volodymyr Zelensky, nell'ultima tappa del suo tour di sollecitazione di invio delle armi, con un caloroso tributo. Herr Schwab ha sottolineato che un attore che impersona un presidente che difende i neonazisti è sostenuto da "tutta l'Europa e l'ordine internazionale".

Intende, ovviamente, tutti tranne l'88 per cento del pianeta che aderisce allo Stato di diritto – invece del falso costrutto l'Occidente chiama un "ordine internazionale basato su regole".

Tornata nel mondo reale, la Russia ha lentamente ma inesorabilmente riscritto l'Arte della Guerra Ibrida. Eppure, all'interno del carnevale delle psyops della NATO, dell'aggressiva infiltrazione cognitiva e della sbalorditiva ondata adulatoria dei media, si sta dando molto risalto al nuovo pacchetto di "aiuti" statunitensi da 40 miliardi di dollari all'Ucraina, ritenuto in grado di diventare un punto di svolta nella guerra.

Questa narrativa "rivoluzionaria" viene per gentile concessione delle stesse persone che hanno bruciato trilioni di dollari per proteggere l'Afghanistan e l'Iraq. E abbiamo visto come è andata a finire.

L'Ucraina è il Santo Graal della corruzione internazionale. Quei 40 miliardi di dollari possono cambiare le regole del gioco solo per due classi di persone: in primo luogo, il complesso militare-industriale degli Stati Uniti e, in secondo luogo, un gruppo di oligarchi ucraini e ONG neo colonialisti, che metteranno alle strette il mercato nero delle armi e degli aiuti umanitari , e poi riciclare i profitti nelle Isole Cayman.

Una rapida ripartizione dei 40 miliardi di dollari rivela che 8,7 miliardi di dollari andranno a ricostituire le scorte di armi statunitensi (quindi non andranno affatto in Ucraina); 3,9 miliardi di dollari per USEUCOM (l'"ufficio" che detta le tattiche militari a Kiev); 5 miliardi di dollari per una "filiera alimentare globale" confusa e non specificata; 6 miliardi di dollari per armi reali e "addestramento" in Ucraina; 9 miliardi di dollari in "assistenza economica" (che scomparirà in tasche selezionate); e 0,9 miliardi di dollari per i rifugiati.

Le agenzie di rischio statunitensi hanno declassato Kiev a un cassonetto di entità che non rimborsano i prestiti; quindi, i grandi fondi di investimento americani stanno abbandonando l'Ucraina, lasciando l'Unione Europea (UE) e i suoi stati membri come l'unica opzione del paese.

Pochi di questi paesi, a parte entità russofobe come la Polonia, possono giustificare alle proprie popolazioni l'invio di enormi somme di aiuti diretti a uno stato fallito. Quindi spetterà alla macchina dell'UE con sede a Bruxelles fare quanto basta per mantenere l'Ucraina in coma economico, indipendente da qualsiasi input da parte degli Stati membri e delle istituzioni.

Questi "prestiti" dell'UE, per lo più sotto forma di spedizioni di armi, possono sempre essere rimborsati dalle esportazioni di grano di Kiev. Questo sta già accadendo su piccola scala attraverso il porto di Costanza in Romania, dove il grano ucraino arriva su chiatte sul Danubio e viene caricato ogni giorno su dozzine di navi mercantili. Oppure, tramite convogli di camion che viaggiano con il racket delle armi per il grano. Tuttavia, il grano ucraino continuerà a nutrire il ricco occidente, non gli ucraini impoveriti.

Inoltre, aspettatevi che quest'estate la NATO elabori un altro mostro psyop per difendere il suo diritto divino (non legale) di entrare nel Mar Nero con navi da guerra per scortare le navi ucraine che trasportano grano. I media pro-NATO lo mostreranno come l'Occidente che ha "salvato" dalla crisi alimentare globale, che sembra essere direttamente causata da pacchetti seriali e isterici di sanzioni occidentali.

La Polonia punta all'annessione morbida

La NATO sta infatti aumentando massicciamente il suo "sostegno" all'Ucraina attraverso il confine occidentale con la Polonia. Questo è in sintonia con i due obiettivi generali di Washington: primo, una "guerra lunga", in stile insurrezione, proprio come l'Afghanistan negli anni '80, con i jihadisti sostituiti da mercenari e neonazisti. In secondo luogo, le sanzioni strumentalizzate per “indebolire” la Russia, militarmente ed economicamente.

Altri obiettivi rimangono invariati, ma sono subordinati ai primi due: assicurarsi che i Democratici siano rieletti a medio termine (non succederà); irrigare il complesso industriale-militare con fondi che vengono riciclati come tangenti (già in atto); e mantenere l'egemonia del dollaro USA con tutti i mezzi (difficile: il mondo multipolare sta facendo il suo dovere ).

Un obiettivo chiave che viene raggiunto con sorprendente facilità è la distruzione dell'economia tedesca, e di conseguenza dell'UE, con una grande quantità di società sopravvissute che alla fine verranno svendute agli interessi americani.

Prendete, ad esempio, Milan Nedeljkovic, membro del consiglio di amministrazione della BMW, il quale spiega alla Reuters che "la nostra industria rappresenta circa il 37% del consumo di gas naturale in Germania", che affonderà senza le forniture di gas russe.

Il piano di Washington è di mantenere la nuova "lunga guerra" a un livello non troppo incandescente - si pensi alla Siria negli anni 2010 - alimentata da file di mercenari e caratterizzata da periodiche escalation della NATO da parte di chiunque provenga dalla Polonia e dai nani baltici alla Germania.

La scorsa settimana, Josep Borrell, il pietoso eurocrate che si atteggiava ad Alto rappresentante dell'UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha dato il via al gioco durante l'anteprima dell'imminente riunione del Consiglio Affari esteri dell'UE.

Borrell ha ammesso che "il conflitto sarà lungo" e "la priorità degli Stati membri dell'UE" in Ucraina "consiste nella fornitura di armi pesanti".

Poi il presidente polacco Andrzej Duda ha incontrato Zelensky a Kiev. La sfilza di accordi firmati dai due indica che Varsavia intende trarre profitto dalla guerra per rafforzare la sua influenza politico-militare, economica e culturale nell'Ucraina occidentale. I cittadini polacchi potranno essere eletti negli organi del governo ucraino e anche aspirare a diventare giudici costituzionali .

In pratica, ciò significa che Kiev sta trasferendo la gestione dello stato fallito ucraino alla Polonia. Varsavia non dovrà nemmeno inviare truppe. Chiamatela annessione morbida.

Il rullo compressore in movimento

Così com'è, la situazione sul campo di battaglia può essere esaminata in questa mappa . Le comunicazioni intercettate dal comando ucraino rivelano il loro obiettivo di costruire una difesa a più livelli da Poltava attraverso Dnepropetrovsk, Zaporozhia, Krivoy Rog e Nikolaev, che sembra essere uno scudo per la già fortificata Odessa. Niente di tutto ciò garantisce il successo contro l'assalto russo in arrivo.

È sempre importante ricordare che l'operazione Z è iniziata il 24 febbraio con circa 150.000 combattenti, e sicuramente non le forze d'élite russe. Eppure, hanno liberato Mariupol e distrutto il battaglione d'élite neonazista Azov in soli cinquanta giorni, ripulendo una città di 400.000 persone con perdite minime.

Mentre combattevano una vera guerra sul campo - non quei bombardamenti indiscriminati americani dall'aria - in un paese enorme contro un grande esercito, che affronta molteplici sfide tecniche, finanziarie e logistiche, i russi sono anche riusciti a liberare Kherson, Zaporizhia e praticamente l'intera area dei "gemelli", le repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk.

Il comandante delle forze di terra russe, il generale Aleksandr Dvornikov, ha turbo missili, artiglieria e attacchi aerei a un ritmo cinque volte più veloci rispetto alla prima fase dell'operazione Z, mentre gli ucraini, nel complesso, sono a corto o molto basso di carburante, munizioni per artiglieria, specialisti addestrati, droni e radar.

Ciò che i generali americani della poltrona e della TV semplicemente non riescono a comprendere è che nella visione russa di questa guerra - che l'esperto militare Andrei Martyanov definisce "un'operazione combinata di armi e polizia" - i due obiettivi principali sono la distruzione di tutte le risorse militari del nemico preservando la vita dei suoi stessi soldati.

Quindi, mentre perdere carri armati non è un grosso problema per Mosca, perdere vite lo è. E questo spiega quei massicci bombardamenti russi; ogni obiettivo militare deve essere definitivamente distrutto. I colpi di precisione sono fondamentali.

C'è un acceso dibattito tra gli esperti militari russi sul motivo per cui il Ministero della Difesa non punta a una rapida vittoria strategica. Avrebbero potuto ridurre l'Ucraina in macerie - in stile americano - in pochissimo tempo. Non succederà. I russi preferiscono avanzare lentamente e con sicurezza, in una sorta di rullo compressore. Avanzano solo dopo che i genieri hanno completamente sorvegliato il terreno; dopotutto ci sono mine ovunque.

Lo schema generale è inconfondibile, qualunque sia lo sbarramento di spin della NATO. Le perdite ucraine stanno diventando esponenziali: fino a 1.500 uccisi o feriti ogni giorno, ogni giorno. Se ci sono 50.000 ucraini nei vari calderoni del Donbass, se ne andranno entro la fine di giugno.

L'Ucraina deve aver perso fino a 20.000 soldati nella sola Mariupol e dintorni. Si tratta di una massiccia sconfitta militare, che ha ampiamente superato Debaltsevo nel 2015 e in precedenza Ilovaisk nel 2014. Le perdite vicino a Izyum potrebbero essere anche superiori a quelle di Mariupol. E ora arrivano le sconfitte all'angolo di Severodonetsk.

Stiamo parlando delle migliori forze ucraine. Non importa nemmeno che solo il 70 per cento delle armi occidentali inviate dalla NATO arrivi sul campo di battaglia: il problema principale è che i migliori soldati se ne vanno. Se ne vanno e non verranno rimpiazzati. I neonazisti Azov, la XXIVa brigata, la XXXVI brigata, varie brigate d'assalto aereo: hanno subito perdite superiori al 60% o sono state completamente demolite.

Quindi la domanda chiave, come hanno sottolineato diversi esperti militari russi, non è quando Kiev "perderà" come punto di non ritorno; è quanti soldati Mosca è disposta a perdere per arrivare a questo punto.

L'intera difesa ucraina è basata sull'artiglieria. Quindi le battaglie chiave che ci attendono coinvolgono l'artiglieria a lungo raggio. Ci saranno problemi, perché gli Stati Uniti stanno per consegnare sistemi M270 MLRS con munizioni a guida di precisione, in grado di colpire bersagli a una distanza fino a 70 chilometri o più.

La Russia, però, ha un contraccolpo: il Piccolo Complesso Operativo-Tattico Hermes, che utilizza munizioni ad alta precisione, possibilità di guida laser e una portata di oltre 100 chilometri. E possono funzionare in combinazione con i sistemi di difesa aerea Pantsir già prodotti in serie.

La nave che affonda

L'Ucraina, entro i suoi attuali confini, è già un ricordo del passato. Georgy Muradov, rappresentante permanente della Crimea presso il presidente della Russia e vice primo ministro del governo di Crimea, è irremovibile: “L'Ucraina nella forma in cui era, credo, non rimarrà più. Questa è già l'ex Ucraina".

Il Mar d'Azov è ormai diventato un "mare di uso comune" da parte della Russia e della Repubblica popolare di Donetsk (DPR), come confermato da Muradov.

Mariupol sarà ricostruita. La Russia ha avuto molta esperienza in questo settore sia a Grozny che in Crimea. Il corridoio terrestre Russia-Crimea è attivo. Quattro ospedali su cinque a Mariupol hanno già riaperto e sono tornati i mezzi pubblici, oltre a tre distributori di benzina.

L'imminente perdita di Severodonetsk e Lysichansk suonerà seri campanelli d'allarme a Washington e Bruxelles, perché rappresenterà l'inizio della fine dell'attuale regime a Kiev. E questo, per tutti gli scopi pratici – e al di là di tutta l'alta retorica del “l'ovest sta con te” – significa che i giocatori pesanti non saranno esattamente incoraggiati a scommettere su una nave che affonda.

Sul fronte delle sanzioni, Mosca sa esattamente cosa aspettarsi, come ha dettagliato il ministro dello Sviluppo economico Maxim Reshetnikov: “La Russia procede dal fatto che le sanzioni contro di essa sono una tendenza piuttosto a lungo termine, e dal fatto che il perno verso l'Asia, l'accelerazione del riorientamento verso i mercati orientali, verso i mercati asiatici è una direzione strategica per la Russia. Faremo ogni sforzo per integrarci nelle catene del valore proprio insieme ai paesi asiatici, insieme ai paesi arabi, insieme al Sud America".

Negli sforzi per "intimidire la Russia", i giocatori farebbero bene ad ascoltare il suono ipersonico di 50 missili all'avanguardia Sarmat pronti per il combattimento questo autunno, come spiegato dal capo di Roscosmos Dmitry Rogozin.

Gli incontri di questa settimana a Davos portano alla luce un altro allineamento che si sta formando nella battaglia mondiale unipolare contro multipolare. La Russia, le repubbliche gemelle, la Cecenia e alleati come la Bielorussia sono ora contrapposti ai "leader di Davos", in altre parole, l'élite occidentale combinata, con poche eccezioni come il primo ministro ungherese Viktor Orban.

Zelensky starà bene. È protetto dalle forze speciali britanniche e americane . Secondo quanto riferito, la famiglia vive in una villa da 8 milioni di dollari in Israele. Possiede una villa da 34 milioni di dollari a Miami Beach e un'altra in Toscana. Gli ucraini medi sono stati mentiti, derubati e, in molti casi, assassinati dalla banda di Kiev che presiede: oligarchi, fanatici dei servizi di sicurezza (SBU), neonazisti. E gli ucraini rimasti (10 milioni sono già fuggiti) continueranno a essere trattati come sacrificabili.

Nel frattempo, il presidente russo Vladimir "il nuovo Hitler" Putin non ha assolutamente fretta di porre fine a questo dramma più grande della vita che sta rovinando e marcendo l'Occidente già in decomposizione fino al midollo. Perché dovrebbe? Ha provato di tutto, dal 2007, sul fronte del “perché non possiamo andare d'accordo”. Putin è stato totalmente respinto. Quindi ora è il momento di sedersi, rilassarsi e guardare il declino dell'Occidente.

vuoti a perdere

La mediocrità al potere



In oltre due anni di “prigionia” ho avuto modo di leggere molte cose che provengono dall’ambito del Wef, il libro di Schwab sul reset, discorsi di Gates, dichiarazioni e interviste di Soros e di quei leader mondiali che il forum ha formato negli anni per tenere il mondo occidentale sotto una cappa di potere illegittimo, ancorché formalmente legittimato da elezioni che si svolgono in condizioni di broglio preventivo e di cui sono rappresentanti eccellenti il dittatore canadese Trudeau, i premier di Finlandia, Svezia e Nuova Zelanda, Macron, l’amministratore delegato di Moderna e molti altri che potrete vedere elencati in questo post dell’ottobre scorso. La cosa che tiene legato tutto questo mondo è l’assoluta mediocrità e pochezza culturale che esprime: passi per i “giovani leader” che necessariamente non possono essere né troppo intelligenti, né avere una cultura al di fuori di quella aziendalistica, perché i cervelli funzionanti hanno il terribile difetto di pensare e quindi farsi venire dei dubbi, ma i “padri” quelli visibili e quelli invece nascosti a cui si deve l’origine del forum di Davos, loro davvero lasciano senza parole per la mediocrità che esprimono. . A me personalmente sembra di leggere certe tesine di filosofia prodotte da alcuni alunni del mio antico liceo convinti di aver compreso tutto del mondo, ma che probabilmente non sono mai andati oltre quei primi rozzi tentativi . figurarsi poi se si è pieni di soldi così da dare “valore” a ideuzze tratte dalla peggiore letteratura e dalla peggiore divulgazione: si può avere una certezza, questa gente non ha mai letto un nuovo libro e se per caso lo ha fatto non l’ha capito.

Se vogliamo un caso emblematico di tutto questo è proprio Bill Gates che oggi è il signore incontrastato della sanità mondiale senza avere alcuna cognizione di medicina ed essendo sempre stato un mediocre alunno che ” pistolava” nel suo garage con i computer, anche di scarsissima cultura generale. La sua fortuna è stata di appartenere a una famiglia ricchissima, in confidenza con i capi della Ibm e un certo estro di famiglia per affari. Capiva il giusto di informatica e questa è stata la sua fortuna: molti veri e propri geniacci del suo tempo sono falliti proprio perché erano teste pensanti nel campo del software e dell’ingegneria elettronica, inseguivano le proprie chimere e intanto fallivano, mentre Gates che nemmeno riuscì a laurearsi nella sua materia, faceva affari e acquisiva sempre più teste per i propri software. In un certo senso è stata la mediocrità nel proprio campo ad aprirgli la strada come del resto capitò al suo rivale Steve Jobs di cui si dice che non abbia mai scritto una riga di codice. Ciò che voglio dire è che in realtà il terribile mondo del grande reset che vuole comandarci con i suoi fantastilione e creare una sorta di nuova umanità è composta per lo più di gentina di modesta intelligenza più o meno sospinta da grandi risorse familiari, abituata nel proprio solipsismo a ritenere la propria monca e rozza visione del mondo come una sublime verità. L’uomo della strada li considera onnipotenti proprio perché tale milieu è fondamentalmente stupido come uno schiacciasassi.

Questo è l’aspetto più ridicolo e inquietante di tutta la questione: non siamo in mano a dei o demoni, ma a gente modesta e spesso incompetente, resa sociopatica dai troppi soldi, che tuttavia ritiene di avere le chiavi del futuro. Magari in qualche caso come quello di Schwab, sul quale dovrebbe indagare il dottor Freud, figlio di un grande industriale tedesco impegnato nella ricerca nucleare del Reich (il figlio tenterà la stessa cosa con il Sudafrica dell’ apartheid) si legge chiaramente in filigrana la visione fascista trasportata nella tecnologia del XXI° secolo e ibridata con le teorie maltusiane di origine anglosassone, ovviamente comprese in maniera elementare e sommaria. Insomma è letteralmente la modestia e la grossolanità intellettuale al potere. I grandi cambiamenti di solito sono stati accompagnati da un’intesa attività di pensiero, basti pensare all’ambiente in cui è nato l’illuminismo o a quello che ha prodotto il pensiero socialista o anche quello liberale, ma qui siamo soltanto di fronte a una sorta di golpe cieco reso possibile dall'eccesso di soldi che si riproduce in maniera asessuata, non si mischia più al mondo reale, a quello per esempio della grande manifattura, quindi del lavoro e dell’ ideazione né a quello delle risorse naturali, come se tutto questo fosse acquistabile con valori fasulli. il grande reset di Schwab e compagni non è altro che un rapporto incestuoso con il denaro: da esso non possono nascere che mostri.