L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 14 gennaio 2022

Dopo morti si diventa santi - Ma non si può dimenticare il suo ruolo attivo nel portare avanti il disegno Criminale dell'Euro, che ci ha e continua a massacrarci

Il lungo addio a David Sassoli: oggi la camera ardente, domani i funerali di Stato


Roma - Oggi comincia il lungo addio al presidente del Parlamento Ue David Sassoli, che avrà i funerali di Stato e sarà omaggiato dalle più alte cariche italiane ed europee. La commozione trasversale per la prematura scomparsa dell'esponente del Pd, nelle prossime ore, avrà Roma come protagonista. In Campidoglio, dalle ore 10.30, sarà aperta la camera ardente mentre le esequie saranno venerdì a mezzogiorno e vedranno la partecipazione, tra gli altri, del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, della presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e del numero uno del Consiglio Ue Charles Michel.

Ma a Roma ci saranno anche decine e decine di volti della politica italiana ed europea. Non si sono fermate, infatti, le commemorazioni e i messaggi di cordoglio da tutta Europa per l'ex presidente dell'Assemblea di Strasburgo. La riunioni degli ambasciatori dei Paesi membri dell'Ue (Coreper) ha osservato un minuto di silenzio per ricordarlo mentre il Consiglio Ue lo ha omaggiato con una clip che racchiude i «momenti più belli» di Sassoli presidente. E dagli Usa il dipartimento di Stato americano ha voluto sottolineare la «voce per la democrazia e i diritti umani» che ha rappresentato Sassoli. Non ci sarà di certo Putin, che aveva vietato l'ingresso in Russia a Sassoli dopo le prese di posizione sui dititti umani e sulla Bielorussia.

Anche il parlamento di Cuba ha espresso oggi il proprio cordoglio per la morte del presidente del Parlamento europeo, l'italiano David Sassoli. Al riguardo, il presidente dell'Assemblea nazionale del potere popolare di Cuba (Parlamento unicamerale), Esteban Lazo, ha inviato un messaggio in cui porge le condoglianze dei deputati dell'isola caraibica ai familiari e agli amici più stretti di
Sassoli. La vicepresidente Usa Kamala Harris in un tweet lo ha ricordato come «un grande europeo impegnato verso gli ideali della democrazia». Venerdì, i funerali di Stato deliberati dal Consiglio dei ministri metteranno un suggello alla commozione dell'Europa intera per la scomparsa dell'ex volto del Tg1. Le esequie si terranno presso la Basilica di S. Maria degli Angeli, a piazza della Repubblica, e la messa sarà celebrata dal cardinale e arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi. La morte di Sassoli getta una luce fosca sulla successione - che sarebbe comunque avvenuta - alla presidenza del Parlamento Ue ma non può fermare il countdown partito ormai ufficialmente a Bruxelles e Strasburgo.

Da qui a lunedì, quando le candidature saranno ufficialmente presentate alla segretaria generale - martedì cominceranno invece le votazioni in Plenaria - sarà tutto un susseguirsi di incontri e mosse tattiche. Nettamente in pole resta la candidata del Ppe Roberta Metsola. L'accordo con S&D per l'alternanza alla presidenza dell'Europarlamento, dopo le iniziali scintille sembra reggere. Ma i giochi, per l'esponente maltese del Partito nazionalista, non sono affatto chiusi. I socialdemocratici, che in mattinata hanno incontrato Metsola, hanno infatti alzato la posta della trattativa candidando 5 vicepresidenti: Pina Picierno del Pd, il portoghese Pedro Silva Pereira, la greca Eva Kaili, l'austriaca Evelyn Regner, la tedesca Katarina Barley.

Un numero molto alto, sul totale delle 14 vicepresidenze previste. Ma nella trattativa ci sarebbe anche una carta coperta: secondo insistenti rumors parlamentari i socialdemocratici mirerebbero anche alla potente carica di Segretario generale, attualmente ricoperto dal tedesco e cristiano-democratico Klaus Welle. Ma sul fattore Metsola a rischiare è anche la 'maggioranza Ursulà che tanti effetti ha avuto sulla politica Ue e dell'Italia. Nel lato sinistro dell'emiciclo, infatti, non tutti sono convinti del voto viste le posizioni ultra-conservatrici della maltese sui alcuni temi sociali, aborto su tutti.

Non a caso i Verdi europei - che già avevano detto no a Sassoli - hanno ormai ufficializzato un loro candidato, la svedese Alice Bah Kuhnke, nome che potrebbe attrarre gli scontenti non solo in S&D ma anche nei liberali di Renew, che puntano tra l'altro a fare il bottino nelle presidenze di commissione. In teoria, ad 'aiutarè Metsola potrebbe essere i Conservatori e Riformisti di Fdi e dei polacchi di Pis. Il gruppo co-presieduto da Raffaele Fitto ha un suo candidato alla presidenza, Kosma Zlotowski. Ma ha anche un candidato alla vice-presidenza, il lettone Roberts Zile che, proprio perché non polacco (i rapporti tra Ue e Varsavia sono ai minimi termini), potrebbe avere l'ok della Plenaria. L'obiettivo di tutti, insomma, è contare di più. Mentre è destinato a restare il 'cordone sanitariò che, di fatto, esclude i sovranisti di Id da qualsiasi carica a Strasburgo.

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