L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 22 gennaio 2022

Due anni di Paura&Violenza sono tanti, hanno tirato troppo la corda e questa in varie parti di Euroimbecilandia, incluso il Regno Unito, si sta sfilacciando e ognuno corre a difendere i propri interessi chiaramente escluso la testa d'ariete di Draghi, lo stregone maledetto/coniglio mannaro/vile affarista che continua a difendere gli interessi della finanza internazionale sul suolo italico

SPY FINANZA/ Generali, Tim e i problemi “nascosti” dalla corsa al Quirinale
Pubblicazione: 21.01.2022 - Mauro Bottarelli
La corsa al Quirinale rappresenta una resa dei conti partitica, ma le questioni cruciali per il destino dell’Italia sono altre

Il Quirinale visto dalla Consulta (Lapresse)

Per una volta, cominciamo con una buona notizia. L’Europa pare aver finalmente preso atto del pericolo rappresentato dall’inflazione e ha deciso di intervenire, operando in tandem con la Bce. Ricordate Pina Picierno, l’eurodeputata Pd che nel pieno dell’ubriacatura renziana disse che gli 80 euro mensili elargiti dal Governo a lei erano sufficienti per una spesa al supermarket in grado di durare due settimane? Esatto, proprio lei. È stata nominata vice-presidente del Parlamento europeo. Con una tale preparazione in fatto di prezzi, sicuramente Christine Lagarde ne sfrutterà l’esperienza. Ironia a parte, devo fare pubbliche scuse a Mario Giordano, il cui modo di condurre è stato più volte oggetto delle mie critiche. Ben inteso, continua a non essere nelle mie corde. Ma quando un giornalista si comporta come tale e assesta un diretto nei denti al presunto intoccabile di turno, svelandone gli altarini, si mette da parte ogni differenza, ci si toglie il cappello e si dice bravo. E aver costretto la magistratura milanese a convocare l’ineffabile dottor Pregliasco, chiedendogli conto del suo strano criterio di priorizzazione degli interventi al Galeazzi, significa aver reso un servizio alle gente. Di fatto, ciò per cui il giornalismo – quello vero – è nato. Anche perché – e ve lo dice uno che sta esaurendo la pazienza verso la categoria dei camici bianchi -, se si fosse aspettato l’Ordine dei Medici per avere qualche chiarimento su certo apartheid ammazza-Ippocrate, campa cavallo.

Che strano, stando alla vulgata generale, tutte le disgrazie e le magagne della sanità lombarda erano legate al potere formigoniano. Roberto Formigoni mi pare ampiamente fuori dai giochi da tempo, eppure qualcosina non funziona. E mi fa ben sperare il fatto che l’assessore Moratti abbia preso a cuore la vicenda dei medici di base in modalità free agent della NBA di basket, più preoccupati di operare in modalità Professor Dottor Guido Tersilli che di dare una mano alla comunità nel momento più necessario. Chissà che la fine della pandemia non porti con sé anche la fine di certi protagonismi e mitomanie pericolose. Perché se la mia bistrattata categoria può arrecare danno con un articolo, un medico che non fa il suo dovere può farne molto di peggio. E alla collettività, non solo al singolo o al partito finito nel tritatutto dell’informazione. Quindi, ancora una volta, bravo a Mario Giordano e cenere sul capo per il sottoscritto. Il quale, nel frattempo, vi invita a seguirlo in un’attività apparentemente iconoclasta, quasi alle soglie del vilipendio: fregatevene beatamente della cosiddetta corsa al Colle. Non è quello il problema. Perché il Quirinale, così come stanno le cose, rappresenta soltanto l’OK Corrall di una poco edificante e onorevole resa dei conti partitica, dopo la dieta forzata del governo ammucchiata e della falsa concordia nazionale.

I problemi sono altri. Ad esempio, vi invito a rendervi conto del silenzio tombale calato su una partita realmente esiziale per il futuro del Paese come Generali, il cui Consiglio è stato terremotato da dimissioni che somigliano a una chiamata alle armi finale da parte dei pattisti Caltagirone e Del Vecchio. Piaccia o no e con il massimo rispetto per il Capo dello Stato, il Leone di Trieste rappresenta la cassaforte del Paese. Btp in testa. E non sono decisamente tempi per avventure. E che dire della pratica Tim-Kkr? Abbandonata. O, quantomeno, così prezza il mercato, stante l’andamento del titolo del gigante della telefonia. Altra partita fondamentale, quantomeno a livello di Rete. Ma non se ne parla. Se non nelle segrete stanze o nelle pagine di economia di giornali, spesso in modalità messaggio in codice.

Sembrano argomenti distanti, da addetti ai lavori. Ma non è così. Perché in un Paese che dipende totalmente dalla Bce a livello di sostenibilità del debito, le mosse e la governance del prestatore di ultima istanza interno appaiono vitali. Bankitalia non potrà più correre in soccorso dello spread come sta facendo ormai da due mesi abbondanti, ogni qualvolta questo si avvicini a un livello di rischio o di soglia psicologica. Il concambio di titoli in detenzione all’Eurotower verso il Mes non scherma più il nostro differenziale dal reale premio di rischio e il re-investimento equivale a un bicchiere d’acqua fresca. Le strade sono due. O si punta tutto sul Mes, il quale però emetterà bond per finanziare prestiti ma certamente non a garanzie zero come la Bce o la nostra Banca centrale di concerto con il Tesoro dovrà far ricorso al backdoor funding, alla versione all’amatriciana del Plunge Protection Team statatunitense. Ovvero, operare moral suasion su banche e assicurazioni affinché comprino e detengano a bilancio Btp.

Direte voi, siamo il Paese dei 209 miliardi di Recovery Fund, del Pnrr e del 6% di Pil: chi non vorrebbe avere in portfolio titoli di Stato? Nessuno. Nel senso che, a parte la Bce, non li vuole nessuno. E dovrebbe far riflettere il fatto che alcuni players di primo piano di questo doom loop come Unipol abbiano deciso di alleggerire le proprie detenzioni di Btp già da tempo, al netto della Bce. Il motivo? Garantire ai clienti l’investimento migliore e più sicuro. Capite perché Generali rappresenta la vera partita, molto più di quella del Quirinale? Non a caso, il nervosismo in seno al Governo è ogni giorno più palpabile. E lo è anche quello di un uomo apparentemente di ghiaccio come Mario Draghi, il cui futuro è appeso a equilibri ben più profondi, radicati e paralleli di quelli dello scontro fra nani in atto nella politica. Non è un caso che Financial Times e Wall Street Journal continuino a inviare segnali in tal senso, veri e propri avvertimenti sotto le mentite spoglie di analisi politico-economiche. Ma qui tutto ruota attorno al Colle. E al Covid. Il quale in mezza Europa ormai è trattato come endemico, tale da non rappresentare più un ostacolo alla fine delle restrizioni. Certo, c’è da stare attenti e continuare a mantenere la guardia alta. Ma anche tornare a un barlume di normalità. Reale e non mediata da un green pass che come unico risultato concreto ha quello di aver imposto uno stato di lockdown de facto in tutto il Paese, quantomeno a livello economico: alberghi chiusi, ristoranti e locali vuoti, negozi semi-deserti nonostante i saldi. Addirittura, vip messi alla porta perché con il passaporto vaccinale scaduto. I nostri concorrenti a livello di turismo ad alto reddito e location per film e spot pubblicitari, ringraziano sentitamente.

Stiamo scherzando con il fuoco. Perché quel 6%, il cui mirabolante effetto-boost nessuno sembra più interessato a rivendicare ogni piè sospinto, era soltanto un bluff, crescita gonfiata da SuperBonus che alla fine rappresentano credito concesso e che dovrà rientrare: non esistono pasti gratis, nemmeno con Draghi al Governo. Intanto, l’industria e l’impresa muoiono di caro bollette, visto che la politica è stata così intelligente da ascoltare come unico consulente nel settore una sedicenne svedese con evidenti problemi di ossessione per le foche e i pinguini. L’importante era che Greta non piangesse e non strepitasse e quei fenomeni dei FridaysforFuture la smettessero di paralizzare il traffico delle metropoli ogni venerdì che Dio mandava in Terra. Quindi, tutti a spingere per una transizione verso il presunto verde che non tenesse minimamente conto delle realtà. Ora godiamoci il gas alle stelle e il Cremlino che gioca al gatto con il topo. Ma anche in questo caso, stranamente il Governo tedesco – nientemeno che nella persona della ministra degli Esteri e leader dei Verdi – ha cominciato a fare qualche passo indietro, minacciando sì di bloccare Nord Stream 2 del tutto se Mosca invaderà l’Ucraina, ma, al contempo, prendendo atto che con la Russia occorre ristabilire rapporti di collaborazione. Il motivo? Lo mostra questo grafico: i cittadini tedeschi, soprattutto all’Est, hanno paura della bolletta e non di Nord Stream 2 o di Putin. E per un Governo appena salito in carica dopo 20 anni di opposizione, certi segnali vanno colti al volo. E il mercato comincia a prezzare quanto sta accadendo, ben prima della politica.


È tempo di andare short sull’intera narrativa pandemica? In molti pensano di sì. Alla luce di prezzi e revenues di Pfizer e Moderna che paiono dire adesso basta, il rally è durato fin troppo. Attenti a non farvi cogliere con la guardia abbassata. E, soprattutto, dalla parte sbagliata del trade.

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