L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 28 gennaio 2022

Eurasia chiama e Iran, India, Cina, Pakistan, Uzbekistan, Sri Lanka, Bangladesh, Afghanistan, rispondono. Esprimono la volontà di unirsi anche al Qarar, Oman ed Emirati Arabi Uniti

I PORTI IRANIANI SI APRONO ALLA CINA
27 Gennaio 2022

(Foto: Notizie Geopolitiche / ML).

di Silvia Boltuc * –

I termini del piano di 25 anni stipulato fra Teheran e Pechino fino ad ora non erano stati resi noti. La mossa della Cina di aprire il suo primo consolato in Iran e le dichiarazioni riguardo il piano di investimenti nella regione del Makran rivelano parte della strategia cinese che mira ad un insediamento massiccio di aziende cinesi nell’area e di collegare i porti iraniani, in particolare quello di Chabahar, alla Belt and Road Initiative (Nuova Via della Seta). Il piano prevede il coinvolgimento di una delle repubbliche dell’Asia centrale come corridoio che favorirà il transito delle merci cinesi.
Il porto iraniano di Chabahar, situato nel Golfo dell’Oman, è un progetto nato dalla collaborazione trilaterale fra i governi di Iran, India ed Afghanistan. Questa infrastruttura avrebbe consentito all’Afghanistan uno sbocco sul mare per i suoi commerci e lo avrebbe collegato ai corridoi che coinvolgono le merci indiane in transito attraverso l’Eurasia, rendendo il paese stesso un corridoio importante. All’India, che ha investito ingenti risorse in questa infrastruttura e la gestisce, il porto fornisce una rotta alternativa al Pakistan per il suo export verso Kabul e le repubbliche dell’Asia centrale per poi raggiungere i mercati di Russia ed Europa. Va sottolineato che le merci dirette in India possono attraversare il Pakistan ed essere consegnate al confine, ma nessuna merce indiana può essere esportata percorrendo questo corridoio. L’Iran ha realizzato con Chabahar il suo primo porto in acque profonde collocato fuori lo Stretto di Hormuz e lontano dalle problematiche legate alla sua sicurezza. Inoltre, attraverso questa pregevole infrastruttura il paese si rilancia come importante snodo per l’import-export regionale ed internazionale.
Il progetto, grazie al ruolo chiave che ricopre per i commerci indiani, ha ottenuto l’esenzione dalle sanzioni all’Iran applicate dall’alleato statunitense di Nuova Delhi attraverso l’istituzione di una zona economica libera.
Il crollo del governo Ghani in Afghanistan ha cambiato gli equilibri gettando in un primo momento un’ombra sul porto che perdeva uno dei suoi attori chiave. In attesa di un eventuale e tutt’altro che certo coinvolgimento del nuovo governo ad interim afghano, che pure si è dimostrato interessato a perseguire alcuni progetti dei precedenti governi (un esempio è il TAPI), anche per l’India le cose stanno cambiando.
Nuova Delhi puntava allo snodo portuale per frenare l’espansionismo cinese, cosa che gli è valso l’appoggio e l’allineamento strategico di Washington, e di monitorare le manovre di Pechino all’interno del Mar Arabico. Le necessità contestuali e l’uscita di scena del governo afghano precedente hanno ribaltato la situazione fornendo l’accesso alla Cina ed ai suoi investimenti, al punto che si sta discutendo di collegare il porto iraniano con il porto pakistano a guida cinese di Gwadar, che nelle intenzioni iniziali era la diretta concorrenza.
La cooperazione tra Cina ed Iran si amplierà grazie al patto strategico di 25 anni siglato dai i due paesi. Il lancio di un nuovo consolato cinese, il primo in Iran, nella città portuale di Bandar Abbas promuoverà gli investimenti di Pechino sulla costa iraniana del Golfo di Oman, in particolare offrirà supporto alle numerose società cinesi che prevedono di aprire nella regione. Sotto la presidenza di Rouhani l’Iran aveva già annunciato l’intento di sviluppare la costa del Makran al punto che si era discusso dell’impatto che il turismo internazionale avrebbe potuto avere sulla cultura locale. Pechino avrà un ruolo primario nel suo sviluppo, avendo già un accordo multimiliardario di 40 anni con il Pakistan per la parte della regione che afferisce al Belucistan pakistano ed il porto di Gwadar ed essendo già presente nelle zone di libero scambio di Chabahar e Bander Abbas e dal 2016 nei poli industriali iraniani di Jask e di Hormozgan.
I porti iraniani entreranno quindi a pieno titolo nella Belt and Road Initiative di Pechino e Teheran riceverà 400 miliardi di dollari di investimento per progetti infrastrutturali.
La Cina ha sicuramente valutato l’opportunità attraverso Chabahar di collegarsi al corridoio russo Nord-Sud (INSTC). Nuova Delhi, infatti, spinge affinché il porto sia parte integrante del corridoio. A tal proposito, ad ottobre il ministro degli affari esteri indiano Jaishankar è volato in visita in Armenia, paese che già fa parte del corridoio, per discutere dell’inserimento del porto come snodo bilateralmente vantaggioso.
L’Iran, sempre più deciso a rilanciarsi come hub logistico ed energetico leader nella regione, ha nuovamente manifestato la sua disponibilità ad accogliere anche gli investimenti delle compagnie uzbeke nei porti settentrionali e meridionali del paese, compagnie che l’anno scorso in seguito ad un accordo quadro con Pakistan, Stati Uniti ed Afghanistan, sembravano aver preferito le rotte attraverso questi paesi.
L’Uzbekistan ha proposto di istituire un centro logistico nel porto di Chabahar. La seconda riunione del gruppo di lavoro trilaterale tra India, Iran e Uzbekistan sull’uso congiunto del porto di Chabahar si è tenuta virtualmente il 14 dicembre 2021. La strategia iraniana è quella di stabilire una rotta per il transito delle merci dalla Cina occidentale utilizzando la rete ferroviaria dell’Uzbekistan ed il trasporto marittimo attraverso il Mar Caspio. Teheran è altresì pronta a sviluppare una rotta di transito per l’Uzbekistan attraverso i vicini stati arabi meridionali, tra cui Qatar, Oman ed Emirati Arabi Uniti.
Infine, l’India ha sottolineato l’interesse di Sri Lanka e Bangladesh, che possono utilizzare il porto iraniano di Chabahar attraverso i porti indiani per unirsi al corridoio di transito Nord-Sud (INSTC).
In conclusione, il porto iraniano che rientrava in una strategia volta a minare l’espansionismo cinese, al punto da portare Washington ad esentare l’area dalle sanzioni, è divenuto uno snodo fondamentale della Belt and Road Initiative e potrebbe nel breve periodo essere collegato al porto pakistano di Gwadar.
L’India, che aveva investito nel porto come parte delle sue strategie anticinesi ed antipakistane, nonostante i recenti sviluppi trae comunque importanti benefici in termini di collegamento e di commerci. Attraverso Chabahar, infatti, si collega al corridoio Nord-Sud, e può accedere ai mercati dell’Asia centrale, russi ed europei.
L’Iran diviene a pieno titolo uno snodo fondamentale dei più importanti corridoi regionali, nonché un importante hub energetico e logistico. Ora più che mai per il paese è importante finalizzare un nuovo accordo sul nucleare per riprendere le proprie esportazioni di oil & gas con acquirenti del calibro di Cina ed India grazie alle rinnovate strutture portuali ed ai depositi di stoccaggio strategicamente costruiti nei loro pressi.
Articolo in media partnership con SpecialEurasia. Per maggiori informazioni sull’Iran è possibile consultare la sezione dedicata Iran.

* International Affairs Specialist, Managing Director SpecialEurasia.

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