L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 27 gennaio 2022

Eurasia è sempre più una realtà che si concreta e velocizza rapidamente, Iran, Russia Cina parlano il medesimo linguaggio e mandano a quel paese il sistema SWIFT

I NEGOZIATI IRAN-RUSSIA METTONO IL TURBO
Tre non sono una folla: il vertice Iran-Russia di questa settimana, in concomitanza con le esercitazioni militari della RIC nel mare di Oman e in vista dell'incontro Xi-Putin previsto tra due settimane, suggerisce una visione strategica in rapida evoluzione per le tre potenze eurasiatiche
By Markus On 26 Gennaio 2022 9,596



Pepe Escobar

La visita ufficiale in Russia del presidente iraniano Ebrahim Raisi, su invito di Vladimir Putin, ha generato una delle immagini geopolitiche più sorprendenti del XXI secolo: Raisi che recita le sue preghiere pomeridiane al Cremlino.

Probabilmente, più delle ore di solide discussioni sui dossier geopolitici, geoeconomici, energetici, commerciali, agricoli, di trasporto e aerospaziali, questa immagine rimarrà impressa in tutto il Sud globale come un simbolo appropriato del continuo, inesorabile processo di integrazione eurasiatica.

Raisi è andato a Sochi e a Mosca pronto a offrire a Putin una sinergia essenziale per affrontare un impero unipolare in decadenza e sempre più incline all’irrazionalismo. All’inizio delle sue tre ore di discussioni con Putin ha subito chiarito che: “le nostre nuove relazioni non dovrebbero essere a breve termine o posizionali – saranno permanenti e strategiche.”

Putin deve aver assaporato il significato nascosto in una delle dichiarazioni di Raisi: “Abbiamo resistito agli Americani per più di 40 anni.”

Tuttavia, molto più produttivo, è stato “un documento sulla cooperazione strategica” tra Iran e Russia che Raisi e la sua squadra hanno presentato ai funzionari russi.

Raisi ha sottolineato che questa road map “può determinare la prospettiva per almeno 20 anni a venire” o almeno chiarire “l’interazione strategica a lungo termine tra la Repubblica Islamica dell’Iran e la Federazione Russa.”

Il ministro degli Esteri, Hossein Amir-Abdollahian, ha confermato che entrambi i presidenti hanno incaricato i loro migliori diplomatici di lavorare sulla roadmap. Si tratta, infatti, di un aggiornamento di un precedente trattato di cooperazione ventennale firmato nel 2001, originariamente destinato a durare 10 anni, e poi prorogato due volte per cinque anni.

Un elemento chiave della nuova partnership strategica ventennale tra i due vicini sarà la rete di compensazione eurasiatica progettata per competere con lo SWIFT, il sistema di messaggistica globale interbancario.

Se implementato da Russia, Iran e Cina (RIC), questo meccanismo avrà il potenziale per unire i membri dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), l’Unione Economica Eurasiatica (EAEU), ASEAN, BRICS ed altre organizzazioni regionali di commercio/sicurezza. Il peso geoeconomico combinato di tutti questi attori ne attirerà inevitabilmente molti altri nel Sud globale e persino in Europa.

La base esiste già. La Cina aveva lanciato nel 2015 il suo sistema di pagamento interbancario transfrontaliero (CIPS), utilizzando lo yuan. La Russia ha sviluppato il suo sistema di trasferimento di messaggi finanziari (SPFS). Realizzare un sistema finanziario indipendente russo-cinese collegando i due non dovrebbe essere un problema. La questione principale sarà scegliere la valuta standard – probabilmente lo yuan.

Una volta che il sistema sarà attivo e funzionante, sarà perfetto per l’Iran, che mira ad incrementare il commercio con la Russia, ma rimane handicappato dalle sanzioni degli Stati Uniti. L’Iran ha già firmato accordi commerciali ed è coinvolto in uno sviluppo strategico a lungo termine sia con la Russia che con la Cina.

La nuova tabella di marcia

Quando Amir-Abdollahian ha descritto la visita di Raisi in Russia come un “punto di svolta nella politica di buon vicinato e del guardare ad est,” stava dando la versione breve della tabella di marcia seguita dalla nuova amministrazione iraniana: “una politica centrata sul buon vicinato, una politica centrata sull’Asia con un focus sullo sguardo ad est e una diplomazia centrata sull’economia.”

Al contrario, l’unica “politica” di fatto messa in campo dall’Occidente collettivo, sia contro la Russia che contro l’Iran, è rappresentata dalle sanzioni. Annullarle è quindi in cima all’agenda di Mosca e di Teheran. L’Iran e l’EAEU hanno già un accordo temporaneo. Ciò di cui hanno bisogno, meglio prima che dopo, è di diventare partner a pieno titolo in una zona di libero scambio.

Anche se Amir-Abdollahian ha lodato la risoluzione delle controversie con i Paesi confinanti, come l’Iraq e il Turkmenistan, e una riconfigurazione dello scacchiere diplomatico con l’Oman, il Qatar, il Kuwait, gli Emirati Arabi Uniti e persino l’Arabia Saudita, il presidente Raisi – nel rivolgersi alla Duma – ha scelto di esporre in dettaglio le complesse trame straniere per inviare reti di terroristi takfiri in “nuove missioni, dal Caucaso all’Asia centrale.”

Come ha detto Raisi, “l’esperienza ha dimostrato che solo un pensiero islamico puro può impedire la formazione dell’estremismo e del terrorismo takfiro.”

Raisi è stato spietato nei confronti dell’Impero: “La strategia di dominazione è ormai fallita, gli Stati Uniti sono nella loro posizione più debole e il potere delle nazioni indipendenti sta vivendo una crescita storica.” E ha certamente sedotto la Duma con la sua analisi della NATO:

“La NATO è impegnata nella penetrazione negli spazi geografici di vari Paesi con il pretesto della copertura. Ancora una volta, minacciano gli stati indipendenti. La diffusione del modello occidentale, l’opposizione alle democrazie indipendenti, l’opposizione all’autoidentificazione dei popoli – questo è precisamente nell’agenda della NATO. È solo un inganno, vediamo l’inganno nel loro comportamento, che alla fine porterà alla loro disintegrazione,”

Il tema principale di Raisi è la “resistenza” ed è stato il leitmotiv di tutti i suoi incontri. Ha debitamente sottolineato la resistenza afgane e irachena: “Nei tempi moderni, il concetto di resistenza gioca un ruolo centrale nelle equazioni di deterrenza.”

La Repubblica Islamica dell’Iran è tutta incentrata su questa resistenza: “In diversi periodi storici dello sviluppo dell’Iran, ogni volta che la nostra nazione ha alzato la bandiera del nazionalismo, dell’indipendenza o dello sviluppo scientifico, ha dovuto affrontare le sanzioni e le pressioni dei nemici della nazione iraniana,” ha sottolineato Raisi.

Per quanto riguarda il JCPOA e il nuovo round di negoziati a Vienna, in pratica ancora impantanati, Raisi ha detto, “la Repubblica islamica dell’Iran è seriamente intenzionata a raggiungere un accordo se le altre parti saranno serie nel rimuovere le sanzioni in modo efficace e operativo.”

Il professore dell’Università di Teheran, Mohammad Marandi, ora a Vienna come consigliere di alto livello della delegazione iraniana, ci ricorda la sua esperienza con i negoziati originali del JCPOA del 2015, che aveva vissuto come osservatore. Marandi nota che, per quanto riguarda gli Americani, “hanno sempre la stessa mentalità: noi siamo il capo e abbiamo privilegi speciali.”

Sottolinea inoltre che “un accordo non è imminente.” Gli Americani rifiutano di fornire garanzie: “Il problema principale è la portata delle sanzioni, vogliono mantenerne molte in vigore. Di fatto, non vogliono il JCPOA. Fondamentalmente, è lo stesso atteggiamento dell’amministrazione Trump.”

Marandi offre soluzioni pratiche. Rimuovere tutte le sanzioni relative alla “massima pressione.” Accettare “un processo di verifica ragionevole, se non avete l’intenzione di imbrogliare di nuovo il popolo iraniano.” Fornire garanzie, in modo che “gli Iraniani sappiano che non violerete di nuovo l’accordo. L’Iran non accetterà minacce o scadenze durante i negoziati.” È improbabile che gli Americani possano prendere in considerazione anche uno solo di questi punti.

Il contrasto tra le amministrazioni Raisi e Rouhani è netto: “Nella speranza di ottenere qualcosa dall’Occidente, la precedente amministrazione aveva sprecato tutta serie opportunità, sia con la Cina che con la Russia. Ora è una storia completamente diversa,” dice Marandi.

La prospettiva cinese è piuttosto intrigante. Marandi nota come Amir-Abdolliahan sia appena tornato dalla Cina e come l’unica nazione in Asia occidentale da cui i Cinesi possono dipendere in modo affidabile sia l’Iran. Questo è insito nel loro accordo strategico ventennale, molti aspetti positivi del quale dovrebbero essere adottati dal meccanismo di accordo Russia-Iran.

I lineamenti di un nuovo mondo

Il succo del discorso di Raisi alla Duma è che l’Iran ha vinto battaglie su due fronti diversi: contro il terrorismo salafita-jihadista e contro la campagna americana di massima pressione economica.

E questo pone l’Iran in un’ottima posizione come partner della Russia, con il suo “ampio potenziale economico, soprattutto nei settori dell’energia, del commercio, dell’agricoltura, dell’industria e della tecnologia.”

Sulla sua posizione geoeconomica, Raisi ha notato come “la posizione geografica privilegiata dell’Iran, soprattutto nel corridoio nord-sud, possa rendere meno costoso e più prospero il commercio dall’India alla Russia e all’Europa.”

Già nel 2002, Russia, Iran e India avevano firmato un accordo per stabilire il Corridoio Internazionale di Trasporto Nord-Sud (INSTC), una rete di 7.200 km di trasporto multimodale marittimo/ferroviario/stradale per collegare India, Iran, Afghanistan, Azerbaijan, Russia e Asia centrale fino all’Europa come corridoio di trasporto alternativo al Canale di Suez. Ora Putin e Raisi vogliono il massimo impulso per l’INSTC.

La visita di Raisi è avvenuta poco prima di una cruciale esercitazione congiunta, chiamata in codice ‘2022 Marine Security Belt‘, iniziata nel Mare di Oman, in realtà il nord dell’Oceano Indiano, con unità navali e aeree della Marina iraniana, cinese e russa.

Il Mare di Oman è adiacente all’ultra-strategico Stretto di Hormuz, che si collega al Golfo Persico. I rappresentanti del Pentagono fautori della strategia “Indo-Pacifica” non avranno di certo di che rallegrarsene.

Tutto ciò di cui abbiamo appena parlato è indice di un’interconnessione ancor più profonda. L’incontro Putin-Raisi precede di due settimane l’incontro Putin-Xi all’inizio delle Olimpiadi invernali di Pechino – quando ci si aspetta che [i due leader] portino la partnership strategica Russia-Cina al livello successivo.

Un nuovo ordine guidato dall’Eurasia che comprenda la maggior parte della popolazione mondiale è una realizzazione in rapido progresso. Il fatto che la Cina usi l’Eurasia come un grande palcoscenico per aggiornare il suo ruolo globale, in parallelo con la rapida evoluzione dell’interazione sino-russo-iraniana, è di enorme importanza per i guardiani occidentali dell’ordine imperiale “basato sulle regole.”

La de-occidentalizzazione della globalizzazione, dal punto di vista cinese, comporta una terminologia completamente nuova (‘comunità di destino condiviso’). E non ci sono esempi più lampanti di ‘destino condiviso’ della sua profonda interconnessione, sia con la Russia che con l’Iran.

Una delle questioni geopolitiche cruciali del nostro tempo è come si articolerà un’emergente, presunta egemonia cinese. Se le azioni parlano più forte delle parole, allora l’egemonia cinese sembra essere sciolta, malleabile e inclusiva, nettamente diversa da quella statunitense. Per prima cosa, riguarda la maggioranza assoluta del Sud globale, che sarà coinvolta e rappresentativa.

L’Iran è uno dei leader del Sud globale. La Russia, profondamente coinvolta nella de-occidentalizzazione della governance globale, detiene una posizione unica – diplomaticamente, militarmente, come fornitore di energia – un trait d’union tra Oriente e Occidente: l’insostituibile ponte eurasiatico e il garante della stabilità del Sud globale.

Tutto questo è in gioco ora. Non c’è da meravigliarsi che i leader delle tre principali potenze eurasiatiche si incontrino e ne discutano di persona, nel giro di pochi giorni.

Mentre l’asse atlantista affoga nella tracotanza, nell’incompetenza e nell’arroganza, benvenuti in quello che sarà il mondo eurasiatico post-occidentale.

Pepe Escobar

Fonte: thecradle.co
21.01.2022
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

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