L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 22 gennaio 2022

Friulì friulià, l'inflazione "transitoria" si mangia i redditi

Economia e Finanza>Economia italiana
Italia: la ripresa del 2022 ora è a rischio, i motivi

Violetta Silvestri
22 Gennaio 2022 - 12:53

La crescita e lo slancio economico sono a rischio in Italia: l’inizio del 2022 si sta mostrando ricco di insidie per la ripresa. La preoccupazione dominante resta l’inflazione.



Si addensano nubi nell’orizzonte economico dell’Italia: il 2022 non è iniziato nel migliore dei modi.

Tra il picco dei contagi, pur ammortizzati dai vaccini, e l’alto livello dell’inflazione, soprattutto energetica, l’incertezza è tornata a dominare gli scenari.

Il momento è cruciale per il Belpaese, considerando anche la fibrillazione politica con l’imminente elezione del nuovo Capo dello Stato. La figura di Draghi potrebbe perdere il ruolo di garante per il Paese, gettando ulteriori ombre su riforme e investimenti pianificati nel PNRR.

Cosa aspettarsi dalla ripresa economica in Italia in questo inizio 2022?

Perché l’inflazione minaccia l’Italia

Nel sua ultima Congiuntura Flash di gennaio, il Centro Studi di Confindustria è stato chiaro:

“La risalita del PIL italiano a inizio 2022 è a forte rischio e il balzo dell’inflazione sarà transitorio solo se si raffredderà l’energia. Il rincaro dell’energia colpisce l’industria italiana, la cui produzione è attesa in flessione, e gli elevati contagi frenano i consumi di servizi, che vanno di nuovo giù. Per gli investimenti le attese delle imprese sono diventate pessimiste...”

Le stime sul Prodotto Interno Lordo potrebbe cambiare al ribasso, considerando che le stime valutano un impatto da -0,8% sulla crescita del primo trimestre 2022 a causa dei prezzi energetici alle stelle.

“Margini erosi, la scarsità di commodity e l’aumento dei contagi” sono un mix rischioso per Confindustria, soprattutto perché segnali di frenata già si sono palesati.

A dicembre, pur in espansione, il PMI manifatturiero ha avuto un calo seppure lieve e quello dei servizi è diminuito in modo più marcato.

Gli investimenti, più deboli nel terzo trimestre 2021 (+1,6% da +2,4% nel 2°), potrebbero ulteriormente calare considerando che le imprese hanno manifestato un sentiment più pessimista sulle condizioni di investimento del quarto trimestre e quelle economiche del primo 2022.

Anche Confcommercio ha suonato il suo allarme: l’inflazione a gennaio può aumentare “dell’1,5% su base mensile (che non si registrava dagli anni ottanta) e del 4,7% su base annua. Seppure guidato dagli ingenti incrementi autorizzati per gli energetici regolamentati, cominciano a manifestarsi con sempre maggiore evidenza su altri segmenti di consumo le pressioni indotte dai costi della materie prime e dell’energia.”

A risentirne, ovviamente, saranno anche i consumi, ancora al di sotto dei livelli 2019.

Bankitalia rivede - al ribasso - la stime del 2022

Anche da Via Nazionale le previsioni per il 2022 sono peggiorate.

Per Bankitalia, infatti, il PIL vedrà una correzione al ribasso dello 0,2% con una crescita del 3,8%, mentre a salire sarà l’inflazione dello 0,7% al 3,5%.

Ci vorrà la metà del 2022 per rivedere uno slancio più robusto. A pesare si questo inizio anno il ritorno più aggressivo dei contagi, il caro-bollette e, in termini più finanziari e di credibilità, l’instabilità politica.

L’elezione del nuovo presidente della Repubblica sta riportando ombre sulla tenuta del Governo. Con vari segnali non incoraggianti per spread e debito.

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