L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 25 gennaio 2022

Gli errori elementari nei dati ISS e una certezza che viene dalla Spagna: il fallimento totale dei vaccini a mRNA
di Agata Iacono
16 gennaio 20222

Riportato copia incolla da tutte le agenzie e i media il rapporto ISS di ieri farebbe ridere, se non facesse davvero innervosire.

Titolo a caso tra i tanti uguali di Repubblica: "Iss, tasso in intensiva 26,7 casi ogni 100mila per i non vaccinati e 0,9 per chi fa fatto la terza dose".

L'articolo poi recita "coerentemente": "Il Report dell'Istituto superiore di sanità evidenzia anche che il vaccino è efficace al 98% contro malattia grave con il booster. Per il presidente della Federazione degli ordini dei medici servono "chiusure selettive e mirate". E aumentano casi tra gli operatori sanitari: 12mila in una settimana".

Se la matematica non è un'opinione, come invece sembrano diventate la scienzah e l'epidemiologia alla Giufà, i conti non tornano.

Secondo l'istituto superiore di sanità, quindi, e secondo i sudditi di Repubblica, in Terapia i ricoverati con seconda dose sono quindi 72.400 su 100.000.

Il 72,4 %.

Praticamente tutti i vaccinati, con seconda e terza dose, che occupano le terapia intensive per covid sono quasi il triplo dei non vaccinati.

Altro appunto: dove sono i vaccinati con due dosi?


Nella tabella ISS sembrano non essere stati conteggiati, poiché, dopo la colonna dei non vaccinati, tutti sono definiti "con ciclo completo da più o meno

120 giorni e poi c'è la colonna + booster.

Chi sono?

Ci risponde la FAQ :

"Tasso di Incidenza per stato vaccinale e per diversa gravità della malattia da Covid-19: come si calcola - ISS" https://www.iss.it/web/guest/primo-piano/-/asset_publisher/3f4alMwzN1Z7/content/id/5937684

Leggiamo:

"D: Nei calcoli i vaccinati con due dosi vengono considerati non vaccinati?

R: No, nelle tabelle si distingue tra vaccinati con una dose, con due dosi da meno di 120 giorni, con due dosi da più di 120 giorni e con dose aggiuntiva/booster."

Nelle tabelle invece le voci sono tutte e tre "ciclo completo", invece la seconda colonna, secondo la FAQ dovrebbe rappresentare il campione con una dose, la terza con due dosi, anche se hanno invertito le colonne più o meno 120 giorni, tanto per gradire...

Sta di fatto che confrontano i decessi di un periodo con la popolazione dello stesso periodo dei decessi.

E non con la popolazione delle diagnosi a cui hanno fatto seguito i decessi.

Insomma, il mio professore di statistica sanitaria si è già rivoltato nella tomba già 10 volte...

Ma la notizia più importante, aldilà degli errori veramente marchiani, da licenziamento immediato e dimissioni in massa di tutto l'istituto superiore di sanità e dei media che hanno fatto copia incolla, è l'importanza del dato in sé, confermato dalla corrispondente tabella pubblicata dalla Spagna.

In Spagna, dove il tasso di copertura vaccinale è anche minore, infatti il 76,5% di ospedalizzati è vaccinato, mentre il 23,5% non lo è.



Aldilà degli strafalcioni italiani, la narrazione per cui i non vaccinati siano gli unici ad occupare i posti in terapia intensiva sembra emergere sempre come l'ennesima bufala diffusa dalla propaganda ufficiale.

Forse, il motivo della pubblicazione dei dati non è la trasparenza.

Infatti le FAQ si possono sintetizzare in "fidate" (alla romana) senza specificare la necessaria metodologia di raccolta ed elaborazione.

Lo scopo sembra esclusivamente quello di terrorizzare i più sprovveduti bivax, per far loro credere che solo la terza dose salva la vita.

Un'operazione squallida senza alcun rispetto per l'intelligenza e la salute. Poiché i dati italiani non ci permettono di disaggregare le percentuali a seconda delle più importanti variabili, dalla diagnosi all'ospedalizzazione alla Terapia intensiva, fino al decesso, per fasce d'età, osserviamo la situazione similare della Spagna, che è più onesta e deontologicamente corretta.

Il primo grafico illustra la situazione degli over 80, con il 74 % di deceduti vaccinati a fronte del 25,9 di non vaccinati.

Il 72,41 di vaccinati in terapia intensiva a fronte di 27,5 non vaccinati.

Ma è nella fascia 30-59 anni che si accentua, ancora di più, in modo non contestabile, il divario nella risposta al covid tra vaccinati e non.

Pur avendo poco più del 61% di non vaccinati in terapia intensiva di tale fascia d'età, a fronte di un 38,8 di vaccinati, i decessi dei non vaccinati sono nettamente minori.

Muore infatti il 62,12 % di vaccinati a fronte del 37,88 di persone che non hanno mai ricevuto una sola dose.

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