L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 18 gennaio 2022

i decisori politici hanno perso ormai tutti i contatti con la realtà

COVID E POLITICA/ Le parole di Guardian e Amnesty International “censurate” in Italia
Pubblicazione: 18.01.2022 - Mauro Bottarelli
Un documento di Amnesty International e un articolo del Guardian sembrano essere stati del tutto ignorati dai media italiani

Palazzo Chigi (LaPresse)

È proprio vero che se vivi abbastanza, fai a tempo a vederne e sentirne di tutti i colori. Ma mai avrei pensato, vivendo in Italia, di dover ringraziare Amnesty International. E non per una sua battaglia internazionale. Non per la campagna a favore della verità sul caso di Giulio Regeni. Ma per avermi difeso. Esatto, proprio il sottoscritto. Cittadino italiano, 49 anni il prossimo 19 marzo, incensurato, due sole querele in 25 anni di professione (e una media per difetto di un articolo al giorno, festivi compresi). Eh già. Voi pensavate di vivere in un Paese democratico, membro del G7, sempre in prima fila nella formale difesa dei diritti umani e civili. E invece, in data 14 gennaio, Amnesty International ha sentito il bisogno di pubblicare un documento dal titolo Posizione di Amnesty International Italia sulle misure adottate dal governo per combattere il Covid-19, aprendolo giustamente con una lunga premessa pro-campagna vaccinale. Nel mondo e non solo in Europa o in America. Tanto per far capire l’aria che tira e il clima da caccia alle streghe generalizzato.

Insomma, l’associazione per la difesa dei diritti umani è si-vax. Apertamente. E dall'inizio, ovvero dal settembre 2021, quando lanciò la campagna 100 Days countdown: 2 miliardi di vaccini ora! Difficile quindi intrupparla con la folla presente sabato in piazza XXV Aprile a Milano. Ma proprio perché fedele al proprio mandato statutario, probabilmente Amnesty ha fatto leggere e rileggere ai suo team di legali i vari provvedimenti presi dal Governo in tema di contrasto al Covid. Soprattutto gli ultimi, quelli legati al super green pass e all'obbligo vaccinale. E quegli avvocati devono aver trovato più di un rilievo di pericolosa collisione con il concetto di incostituzionalità, altrimenti dubito che ci si sarebbe presi il disturbo di redigere un documento di critica così netta verso il Governo dei Migliori. Farsi dei nemici (soprattutto se potenti) rappresenta sempre l’extrema ratio. E guarda caso, a detta di Amnesty International vietare a chi come il sottoscritto non è vaccinato – non poter impostazione ideologica o timore di innesti di microchip o feti morti nel corpo – di potersi muovere con i mezzi pubblici non rappresenta un bel precedente. Né una pratica particolarmente edificante. Non fosse altro per una ragione: nessun Paese civile e democratico dell’Occidente – NESSUNO – è mai andato oltre l’obbligo di mascherina per salire su autobus, tram, metropolitane e addirittura treni. Tamponi e pass solo per gli aerei. L’Italia di Draghi, del Pnrr e del 6% di Pil, di fatto, pare più orientata verso un’impostazione del concetto democratico che ricorda la Turchia di Reeep Erdogan. Non a caso, nazione spesso e volentieri destinataria delle attenzioni di Amnesty Interational.

Non lo sapevate, vero? Ovvio. Alla stampa autorevole, progressista e democratica, Amnesty International interessa solo quando attacca la Russia o la Cina, quando redige e diffonde documenti in difesa di Alexei Navalny o della minoranza Uiguri. Quando dice che vietare al sottoscritto di prendere il tram e spostarsi liberamente nella sua città rasenta il concetto di sequestro di persona, ancorché con la scusa della lotta al Covid e della vaccinazione che ci libererà (ancorché laicamente) dal Male, allora meglio tacere. Nascondere. Ridimensionare. Quindi, evitiamo di rompere i cosiddetti a Putin e Xi Jinping, d’ora in poi. Perché siamo più vicini a loro che a Gran Bretagna e Germania, quantomeno stando al bisogno irrefrenabile dei legali di Amnesty International di far notare le eccessive sbavature ormai presenti ovunque sul foglio bianco che il Governo Draghi ha preteso nel contrasto alla pandemia (tra l’altro dilagata, da quando c”è il mega-super-fanta green pass).

E se pensate che il sottoscritto esageri, unicamente perché interessato personalmente dal caso, date un’occhiata a questa immagine: non è un fotomontaggio, potete cercarla in Rete per riscontrarne la veridicità.


È l’editoriale pubblicato dall'autorevole e progressista quotidiano britannico The Guardian il 9 gennaio scorso. Il senso sta tutto lì, in quel titolo ma soprattutto nel catenaccio: Mario Draghi è stato un bene per l’Italia e la dipendenza del Paese dal suo standing è giustificabile. Ma non salutare. Il motivo? Molto attinente alle critiche di Amnesty International e segnalato dalla cerchiatura in rosso: Prima o dopo la democrazia dovrà essere restaurata. Insomma, il quotidiano che fuoriusciva fieramente dalle tasche dei giubbotti dei minatori gallesi che scioperavano contro la Thatcher dice chiaro e tondo che in Italia, oggi come oggi, non c’è democrazia. C’è l’emergenza necessaria della tecnocrazia di Draghi. Ma la democrazia è altra cosa.

Reazioni dal solitamente ciarliero ministro degli Esteri, Luigi Di Maio e del suo entourage alla Farnesina? Zero. Lo avesse scritto la Pravda o l’agenzia Tass o Sputnik, avrebbero convocato l’ambasciatore russo per proteste 30 secondi dopo. In questo caso, silenzio. E il Governo nella sua interezza? Nemmeno un fiato. Non una dichiarazione di indignazione o sconcerto: per tutti va bene così. Chi tace, acconsente. Come mai Repubblica o il Corriere della Sera non hanno dedicato spazio a un’accusa di questa gravità, anche solo per smontarla e chiedere culturalmente e deontologicamente conto ai colleghi d’Oltremanica? Eppure, quando il Guardian attaccava Berlusconi, il giorno dopo i nostri giornali autorevoli sembravano cheerleaders. Tutti i citarlo, a riprenderne gli strappi come fotografia di prima pagina, a sottolineare come il mondo ci guardi e ci giudichi. E ora, invece? Tutto bene?

E gli indignati speciali da talk-show, quelli che imbastiscono pantomime infinite sull'allarme fascismo 2.0 rappresentato da quattro scappati di casa in un bar e venduti al pubblico come le nuove SA, non hanno nulla da dire? Non vale una puntata? Magari mezza? Magari solo dieci minuti? Eppure quelli del Guardian sono compagni, roba forte da eskimo in redazione. A certi salotti dovrebbe suscitare brividi di libido ideologica solo lo scorgere la grafica della testata. E sono anche autorevoli e molto alla moda, sono la voce colta e radicale della chattering society londinese, il quotidiano preferito da Ken Loach e Jeremy Corbyn: insomma, fa figo citarli mentre si spende il corrispettivo del Pil dello Zimbabwe per fare un aperitivo, discettando di diseguaglianze. E invece, stavolta nulla. Caduti nell’oblio più totale. Che brutta e ingloriosa fine, poor comrades. Ma non disperate, cari lettori. Dio non voglia che Silvio Berlusconi porti a termine la sua mission impossible la prossima settimana, perché in quel caso state certi che la rassegna stampa internazionale coprirà le prime 12 pagine dei nostri giornali autorevoli e, magicamente, nei talk show inviteranno i corrispondenti di mezzo mondo per un’allegra sessione di fango nel ventilatore, come ai vecchi tempi. E gli editoriali del Guardian torneranno a essere più citati di Siddharta. Questa è l’aria che tira.

P.S. 1: Per vostra informazione e per la tranquillità dei controllori del Grande Fratello, il sottoscritto ha prenotato il barbiere per domani alle 16:30 (posso pubblicare lo scontrino il giorno dopo, se serve), ultimo giorno utile prima dell’entrata in vigore della mia messa al bando dai servizi alla persona. Dal 1° febbraio, invece, potrò andare solo al supermercato, negli alimentari, in farmacia e dal tabaccaio. Basta negozi (non vi pare una strana coincidenza che si sia deciso di far scattare il bando solo a stagione dei saldi invernali finita? Perché non subito, stante la presunta emergenza sanitaria?). Nemmeno più in banca. Limitare la mia possibilità di gestire le poche centinaia di euro che ho sul conto, forse non si prefigura come attitudine vagamente sovietica e collettivista che potrebbe nuovamente interessare Amnesty International? E che, soprattutto, mal si concilia con una democrazia liberale e di libero mercato? Nemmeno la Cina e la Russia. Anzi, in quei Paesi il business lo prendono seriamente. Non a caso, Unicredit è interessata a rilevare Otkritie, settima banca russa per assets. E non la risanata Monte dei Paschi. Questo non vi lascia intendere nulla su cosa aspetti a questo Paese, da qui a poco?

P.S. 2: Continuo a non avere il medico di base, dopo che la mia dottoressa della mutua mi ha scaricato dalla sera alla mattina per aprire uno studio molto figo in corso Magenta. Se l’Ordine dei medici o l’apparentemente indignato sindaco Beppe Sala volessero dettagli sul caso sarò felice di fornirli. In modo da scoperchiare un bel vaso di Pandora che solo a Milano sta assumendo proporzioni da terzo mondo per migliaia di persone, alla faccia della sanità pubblica da tutelare e del Covid che doveva farci capire gli errori per non commetterli più. O forse è questo che spaventa? Attenzione, in frigorifero ho insulina fino a marzo. Ma sto finendo Bisoprololo, Enalapril e Pantoprazolo. Ne ho ancora per una decina di giorni. Poi, comincerò a fare casino. Sul serio. Perché visto come mi tratta lo Stato, forse è il caso di cominciare a ripagare con la stessa moneta. Male che vada, mi rivolgerò ad Amnesty

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