L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 13 gennaio 2022

I pagliacci al governo, nelle istituzioni si sono accorti, dopo due anni di terrorismo e terrpre che i contagiati non sono malati non sono malati non sono malati

Baruffa governo-regioni su bollettino Covid, come cambieranno i dati sui contagi



Il Comitato tecnico scientifico si riunirà per decidere come cambiare il bollettino Covid e comunicare i dati sui contagi. Fatti, indiscrezioni e approfondimenti

Il bollettino Covid presenta ogni giorno numeri sempre più alti sia per l’alta trasmissibilità della variante Omicron che per l’impennata di test effettuati come non mai. Le regioni quindi hanno preparato una lettera per il ministero della Salute e l’Istituto superiore di sanità (Iss) in cui chiedono di cambiare alcune misure.

Tra le principali modifiche ci sarebbero quelle di considerare “casi” solo i sintomatici, togliere il tampone di fine quarantena per chi non ha sintomi e riconsiderare le regole per le scuole elementari.

DEFINIZIONE DI “CASO”

Prima di tutto, secondo le regioni, va rivista la definizione di “caso”. Oggi viene conteggiato chiunque sia positivo, sintomatico e non. La richiesta, invece, è quella di considerarlo solo quando c’è la positività al tampone ma anche dei sintomi compatibili con il Covid.

Se dovesse passare la proposta delle regioni, i casi conteggiati quotidianamente riguarderebbero soltanto i sintomatici che oggi sono il 30% dei positivi.

NODO ASINTOMATICI

Tra le richieste dei presidenti di regione c’è quella di semplificare le norme per gli asintomatici. “Stop al tamponificio, si facciano i test solo a chi sta male”, ha detto il presidente della Liguria Giovanni Toti.

Il Lazio propone che l’isolamento scenda dagli attuali 10 giorni (o 7 in caso di booster o completamento del ciclo vaccinale da meno di 4 mesi) a 5. Si chiede anche che, per i positivi vaccinati e asintomatici, venga eliminato il tampone alla fine dell’isolamento.

RICOVERO “PER COVID” E “CON COVID”

Un’altra proposta è quella di distinguere tra chi viene ospedalizzato a causa del Covid e chi, invece, si trova nella struttura per altri motivi ma scopre poi di essere positivo attraverso i controlli dei reparti.

Queste persone, secondo le regioni, non andrebbero ricoverate nei letti destinati agli infettivi. Così, scrive Repubblica, “i dati di occupazione dei letti, in base ai quali si determinano i colori delle Regioni, sarebbero più bassi di circa un terzo”.

A dimostrarlo è anche un report della Federazione Aziende Ospedaliere (Fiaso), secondo cui 1 ricoverato Covid su 3 in realtà non è ricoverato per Covid, ma è una persona che è stata ricoverata per altri motivi e che poi, in ospedale, è risultata anche positiva al tampone.

intanto, da domani la Lombardia distinguerà tra ricoverati “per Covid” e quelli “con Covid”, ma comunicherà a Roma i dati come sempre. E il Piemonte avanza la stessa richiesta secondo un documento postato su Twitter da Guido Crosetto, imprenditore e presidente Aiad:

COSA NE PENSA IL SOTTOSEGRETARIO COSTA

Il sottosegretario alla Salute Andrea Costa, scrive La Stampa, ritiene che mettere al primo posto del bollettino quotidiano il numero dei nuovi positivi “ormai non sia più il metodo migliore con cui fotografare la realtà” perché sta “alimentando un clima di paura ingiustificato”.

A differenza delle regioni, però, Costa sostiene che non voler più conteggiare gli asintomatici nei report “è un errore” sia perché “i dati vanno tutti comunicati, sia perché estrapolare gli asintomatici dal conteggio non credo abbia un senso e un fondamento scientifico”.

Per il sottosegretario “quello che dobbiamo valutare con grande attenzione non sono i nuovi positivi, ma le occupazioni dei posti letto negli ospedali”. Parere condiviso anche da parte della comunità scientifica. È altrettanto importante, per il sottosegretario, chiarire “con la massima trasparenza, quanti dei pazienti in terapia intensiva siano vaccinati con una, due o tre dosi, e quanti invece siano i non vaccinati”. Attualmente, sottolinea il quotidiano, “il 10% dei non vaccinati occupa i due terzi delle terapie intensive ed è su di loro che per Costa deve concentrarsi la comunicazione istituzionale”.

Anche il ministro della Salute Roberto Speranza, come si legge sul Corriere della sera, ha dato rilievo allo stesso aspetto: “Entriamo in una fase epidemica nuova, con una crescita di casi ma un rapporto tra positivi e ricoverati radicalmente cambiato grazie all’altissimo tasso di vaccinazione: i due terzi delle terapie intensive e il 50% dei reparti ospedalieri sono occupati da no vax”.

Se la pandemia è in continua evoluzione, ha spiegato Costa, allora “anche la comunicazione dei dati deve seguire questo mutamento. Dobbiamo sforzarci di lanciare dei messaggi propositivi e positivi, consapevoli che il dato legato a chi si è contagiato è ormai fine a sé stesso”.

E a proposito delle iniziative autonome lanciate da alcuni presidenti di regione (vedi il caso della Lombardia), Costa ha invitato all’unità e ricordato che mandare “messaggi discordanti tra i livelli istituzionali, non si fa il bene del Paese”.

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