L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 11 gennaio 2022

I vaccini che non vaccinano - La burla del secolo

PANDEMIA, VACCINI
Israele: già fallita la quarta dose

Date: 10 Gennaio 2022Author: ilsimplicissimus

Potrebbe anche venire da ridere se le gigantesche bufale che si raccontano sui vaccini non fossero una corda al collo per le libertà e lo stato di diritto e se la malvagia insistenza sulle punture non fosse qualcosa che si avvicina a un’intenzione criminale man mano che vengono oscurate e nascoste le reazioni avverse che esse provocano. Verrebbe da ridere dicevo perché la farsa vaccinale è così sgangherata da essere come il racconto di un idiota che vuol essere preso sul serio: da Israele arriva la notizia che anche la quarta dose si avvia ad essere un fallimento. Il livello di anticorpi aumenta per beve tempo, ma poi diminuisce ancor più rapidamente delle dosi precedenti. Qualche giorno fa Gila Regev che conduce lo studio sull’efficacia di questa ulteriore vaccinazione ha rivelato a Ynet che “L’aumento degli anticorpi dopo una quarta vaccinazione non è molto impressionante e poco dopo si torna allo stesso livello della terza”. Che come già sappiamo non serve a nulla né a fermare i contagi o i corsi più severi delle molte malattie da virus che oggi vengono tutte messe nel calderone covid. La “scienza” interpretata dalle multinazionali insiste molto sul numero degli anticorpi, ma dimentica di dire che essi sono presenti dappertutto tranne che nelle aree del sistema respiratorio ovvero dove servirebbero a respingere il virus, mentre riescono a far danno dovunque (la proteina spike è di per sé tossica) soprattutto a carico del sistema cardiovascolare. Questo senza considerare che i preparati a mRna provocano una diminuzione di efficacia generale del sistema immunitario contro i virus in generale.

E qui veniamo al bello di questa narrazione. Secondo quanto riporta Ynet , Regev, dice di aver sperato di più dalla quarta dose, cioè che finalmente il livello anticorpale continuasse ad essere presente più a lungo e in maniera stabile, mentre il fatto che esso sia ancora più effimero delle dosi precedenti indica che ci si dovrebbe vaccinare ogni tot mesi e con un livello di rischio uguale o addirittura crescente: “Non può essere l’obiettivo vaccinarsi contro il coronavirus ogni quattro mesi circa”. Però nonostante abbia riconosciuto questo il deluso direttore della ricerca continua a chiedere “urgentemente” la terza dose, senza dare segno di un allontanamento fondamentale dalla politica di vaccinazione. Ciò che è veramente impressionante è questa totale discrasia tra ciò che si sa e che via via si scopre ciò che si fa: la progressiva ed evidente consapevolezza dell’inutilità dei preparati ad mRna non sembra per nulla scalfire l’ossessiva insistenza per le campagne vaccinali, dimostrando che qui la scienza non c’entra in nulla, ma siamo di fronte al dispiegarsi di una presa di potere che si fa strada attraverso istituzioni, coscienze e fedi politiche ormai allo stato marcescente. Il fatto che da più parti in Europa si cominci ad ipotizzare di unire la carta di identità e il certificato di vaccinazione in un solo documento la dice lunga su quale sia il vero beneficio delle vaccinazioni ovvero trasformare le ex democrazie in stati autoritari.

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