L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 10 gennaio 2022

I vaccini non vaccinano - Una pandemia alimentata dai tamponi farlocchi che non distinguono un mal di gola, un raffreddore, una influenza e che li danno contagiati, non sono malati non sono malati non sono malati. E questi contagiati entrano nel tunnel dei tamponi farlocchi soldi tempo e quarantene a gogo

Verso un lockdown di fatto per un “raffreddore”, grazie alle regole folli del governo


di Federico Punzi, in Politica, Quotidiano, del 10 Gen 2022, 03:50



Molte aziende costrette a fermarsi, servizi pubblici essenziali come trasporti, sanità e scuola a rischio paralisi. Questo per il combinato disposto di una variante del China virus molto contagiosa – ma molto meno pericolosa – e delle assurde regole ancora in vigore sull’isolamento dei positivi e le quarantene da contatto, ormai sorpassate dagli eventi. Invece di alleggerirle, come hanno cominciato a fare con pragmatismo diversi governi occidentali, i quali hanno compreso che con la variante Omicron si può e si deve convivere, proprio per evitare il blocco di un intero Paese per poco più di un raffreddore, il governo Draghi persevera nel suo approccio ideologico: esclusione dei non vaccinati dalla vita sociale e dal lavoro, obbligo vaccinale e chiusure, all’inseguimento del miraggio Covid-zero e, forse, anche di altro… In Italia l’intero armamentario delle misure anti-Covid, dalle quarantene alla Dad, è rimasto congelato a due anni fa, quando i vaccinati erano lo 0 per cento e il China virus era 10 volte più letale di oggi.

Il risultato, dicevamo, è che molte aziende sono già oggi costrette a fermarsi e servizi pubblici essenziali come trasporti, sanità e scuola sono a rischio paralisi, solo perché si pretende ancora che i positivi, anche se asintomatici, restino in isolamento da un minimo di 10 giorni (se si negativizzano) ad un massimo di 21, e che i contatti stretti, anche se negativi, restino in quarantena dai 5 giorni (se boosterizzati) ai 10. Regole insostenibili nel nuovo contesto della Omicron, una variante che fa non più 20-30 mila, ma 200 mila contagi quotidiani (ad oggi in Italia 2 milioni di positivi bloccati in casa, più i contatti), a fronte però di sintomi nella stragrande maggioranza dei casi molto lievi, poco più di un raffreddore, in una popolazione over 12 vaccinata quasi al 90 per cento.

L’elevatissimo numero di “raffreddati” reclusi e relativi contatti in quarantena non può non avere un impatto su attività economiche e servizi pubblici. Sono 180 i treni regionali, pari al 3 per cento dell’offerta locale, che Trenitalia ha deciso di cancellare a partire da oggi, 10 gennaio, per la riorganizzazione del servizio resa necessaria dall’aumento dei contagi e delle relative quarantene, mentre complessivamente – tra cancellazioni e sostituzioni con autobus – saranno 550 le corse interessate, pari al 9 per cento del trasporto regionale. Qualche cancellazione anche tra le Frecce e nei giorni scorsi anche Italo aveva annunciato soppressioni: dal 7 gennaio tagliati 6 servizi, dal 14 gennaio 27 (di cui 21 tutti i giorni e ulteriori 6 il martedì, mercoledì e giovedì).

Ma il rischio paralisi coinvolge anche altri servizi pubblici essenziali, come sanità e scuola. E il paradosso è che in questi comparti troviamo le due categorie in assoluto più vaccinate (96 per cento) e sottoposte ad obbligo vaccinale da mesi: operatori sanitari e personale scolastico.

Se molti ospedali sono effettivamente in affanno non è per il numero di pazienti Covid, ma per il numero di operatori risultati positivi, nonostante il booster, o contatti di un positivo, o che sono stati sospesi per non essersi vaccinati o distaccati a somministrare vaccini e certificare tamponi. Sabato scorso l’ISS ha reso noto che da due settimane è in costante aumento la percentuale di positivi tra gli operatori sanitari rispetto al resto della popolazione, pur con una percentuale di vaccinati superiore di circa 10 punti (96 contro 86). Nell’ultima settimana sono stati oltre 6 mila in più, passando dall’1,8 al 2,1 per cento del totale dei casi.

Gli stessi problemi rischiano di bloccare le scuole, nonostante una percentuale di vaccinati anche qui del 96 per cento. L’associazione dei presidi stima che a partire da oggi il 10 per cento del personale sarà assente per motivi legati al Covid, positività e quarantene da contatto. La soluzione avanzata dai presidi e da molti presidenti di Regione e sindaci è indecente, dopo due anni di pandemia: la chiusura e la prosecuzione delle lezioni in Dad.

Ma tirare dritto e far finta di nulla, come fa il governo Draghi, pensando di vantare un merito nel tenere formalmente aperte le scuole anche se metà delle classi dovessero comunque andare in quarantena e in Dad, è assai ipocrita: bisogna prendere atto infatti che con il numero di contagi del “raffreddore” Omicron e le attuali regole, la ripresa in presenza rischia di rivelarsi una finzione, utile al governo Draghi per sbandierare una normalità che però è tale solo sulla carta.

La soluzione non è, ovviamente, la resa, mandando tutti in Dad fino alla fine di gennaio e oltre, ma abolire quarantene da contatto e liberare anzitempo gli asintomatici. Al personale e agli studenti positivi dovrebbe essere permesso tornare a scuola quando asintomatici, se stanno bene, senza test e burocrazia, come dopo ogni normale influenza. Dato che i rischi sono minimi per tutti i soggetti interessati: per i ragazzi il Covid è sempre stato al massimo una influenza, a maggior ragione oggi con Omicron; il personale è vaccinato al 100 per cento e i genitori al 90.

Ma vi ricordate, a dicembre, quando ci dicevano che i focolai erano le scuole e i nuovi vettori del virus i bambini? Ebbene, i contagi sono aumentati esponenzialmente a scuole chiuse per le festività natalizie…

Dunque, cosa ci sta dicendo la realtà sul campo? Primo, che i vaccini sono un’arma di protezione personale dalla malattia grave, ma non fermano né rallentano – soprattutto oggi con Omicron – la trasmissione del virus. Quindi super Green Pass e obbligo vaccinale, tra l’altro con un tasso di vaccinazione già prossimo al 90 per cento, non hanno senso. E sono illegittimi, dal momento che la attuale giurisprudenza della Consulta ritiene l’obbligo compatibile con la nostra Costituzione solo a condizione che il vaccino protegga gli altri dal contagio, non basta che tuteli la salute di chi è assoggettato al trattamento. Secondo, che il rischio blocco delle attività e dei servizi essenziali del Paese non deriva più dal virus, che colpisce in forma molto più lieve, ma dalle regole ancora in vigore sull’isolamento dei positivi anche se asintomatici e sulla quarantena dei contatti, ormai desuete, sorpassate dagli eventi.

Perché rischiare di bloccare il Paese intero per un raffreddore? Solo per tenere in piedi regole concepite quando non avevamo i vaccini e imperversavano varianti del virus molto più letali? Solo per puntiglio, per orgoglio?

Si susseguono, nei Paesi dove la Omicron è da tempo dominante – Sudafrica, Israele, Regno Unito – dati che mostrano come la nuova variante potrebbe essere meno letale di un’influenza. Gli scienziati e i consulenti governativi stanno ancora ragionando e valutando: poco più o poco meno letale, ma lì siamo, un’influenza.

Come già in Sudafrica, anche nel Regno Unito, dove l’ondata Omicron è già in fase discendente, all'impennata dei contagi non è corrisposta una impennata di ricoveri e decessi. E questo senza chiudere le scuole, senza restrizioni, senza pass sanitari (se non per grandi eventi) e senza obblighi. Il numero dei nuovi casi è in calo da cinque giorni, il numero dei pazienti in terapia intensiva è ai minimi da ottobre (dopo due settimane con 150-250 mila positivi al giorno) e il numero di decessi giornalieri non è nemmeno un sesto di quello dell’ondata di un anno fa.

Come detto, diversi governi – Usa e Uk, ma in Europa continentale anche quello spagnolo, che ha deciso di non tracciare più i singoli casi – stanno cogliendo l’opportunità offerta da una variante più contagiosa ma molto meno letale per incamminarsi verso una vera normalità, mentre il nostro è tenacemente inchiodato al suo approccio ideologico. E il colmo è che sembra che al governo ci siano i no-vax: tenere il Paese blindato e in piena psicosi come due anni fa, nonostante l’elevato tasso di vaccinazioni e una variante “raffreddore”, significa non credere nell’efficacia dei vaccini.

Il premier Draghi ha mancato di leadership nel far uscire il Paese dall’emergenza, come avrebbe potuto proprio grazie alle vaccinazioni e all’arrivo della variante Omicron, più lieve sia per i vaccinati che per i non vaccinati. Ha invece preferito accontentare i partiti, assecondandone gli appetiti chiusuristi e illiberali, e non si può escludere che lo abbia fatto con il retropensiero (o “fronte-pensiero”) di ricevere il loro sostegno per arrivare al Quirinale.

Il vicolo cieco in cui si dimena oggi il governo Draghi, per quanto attiene sia alla pandemia che ad altri campi, come quello energetico, ci pare fotografato in questa frase del libertario americano Ron Paul:

“La vita umana è infinitamente complessa. Tentare di pianificarla centralmente finisce sempre in fallimento. I pianificatori inevitabilmente si chiudono in un angolo, dove ogni mossa che fanno è la mossa sbagliata”.

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