L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 11 gennaio 2022

Il vaccino non vaccina il vaccino non vaccina il vaccino non vaccina, lo dicono Loro i produttori

Vittime di una Bourla: l’Ad di Pfizer confessa il flop dei vaccini



Non solo ci hanno preso in giro, ma hanno scoperto di poterlo fare così impunemente da non avere più remore a rivelarlo apertamente senza suscitare indignazione e sconcerto. La paura coniugata a decenni di disabitudine al pensiero critico hanno a tal punto paralizzato le menti che ieri l’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla, durante un’intervista televisiva ha rilasciato dichiarazioni assolutamente sorprendenti nelle quali ha messo in dubbio l’idea che le sue vaccinazioni con mRna siano “sicure ed efficaci”. E non basta perché in un commento, ha rivelato che gli attuali vaccini contro il covid “non hanno il profilo di sicurezza che si sperava“. Si sperava? Adesso gli studi presentati dalle aziende farmaceutiche per strappare autorizzazioni temporanee e di emergenza non derivavano da ricerche condotte con lo scrupolo necessario, ma erano solo speranze, o peggio ancora idee che – come emerge sempre più chiaramente – affondavano le loro radici in manipolazioni e nascondimento dei dati? Davvero si rimane senza fiato di fronte ad ammissioni che in tempi normali avrebbero come minimo indotto a un’azione giudiziaria e adesso invece adesso possono essere fatte coram populo senza alcuna conseguenza, anzi continuando ad essere visti come salvatori. Per giunta Bourla (nomen omen) ha sostenuto che le due dosi di pseudo vaccino che avrebbero dovuto porre fine alla pandemia, quelle in nome delle quali sono state negate le cure provocando un numero di decessi incalcolabile, quelle che sono state il grimaldello con cui sono state scardinare le democrazie e gli stati di diritto “offrono una protezione molto limitata e meno protezione contro le infezioni“.

Ma come non avevate presentato studi clinici in cui si diceva che questi preparati erano efficaci al 95 per cento e anche più? che erano senza rischi e che dubitare di questo significava bestemmiare la “scienza” Allora o avete barato sugli studi oppure li avere completamente sbagliati e perciò quale credibilità hanno le vostre assicurazioni peraltro palesemente bugiarde sul fatto che le reazioni avverse sono poche e facilmente superabili, quale onestà può avere una sistema sanitario totalmente prono di fronte alle multinazionali del farmaco che lo foraggia quando nega qualsiasi correlazione tra i decessi e le vaccinazioni, mentre contemporaneamente cerca di impedire le autopsie che potrebbero dimostrare un preciso collegamento? E in base a quale fede metafisica bisognerebbe credere che invece le terze e quarte dosi già peraltro fallimentari dovrebbero avere maggiore efficacia rispetto alle prime due? Soprattutto in presenza di studi, come quello recentemente pubblicato da ricercatori danesi i quali dimostrano che la protezione delle dosi di richiamo dura dai 30 ai 60 giorni? O meglio tanto dura una concentrazione di anticorpi che tuttavia sono presenti laddove non servono e dove invece producono danni.

In realtà la cosa davvero sconvolgente in tutta questa epocale vicenda pandemica è che il fabbricante dei vaccini si sente così protetto dal potere, così salvaguardato dal rimbambimento indotto delle popolazioni che svela i propri trucchi e le proprie menzogne, confessa l’esplicita natura di esperimento alla cieca su miliardi di cavie umane, non per rimediare al male fatto, ma per poter continuare a vendere la sua merce inutile e avariata sostanzialmente facendo intedere che se due dosi non funzionano magari una bella dose ogni tot mesi si. In realtà ciò che non si vuole ammettere è che la risposta al nuovo virus certamente creato in laboratorio è concettualmente sbagliata perché non ha davvero senso combattere un patogeno estremamente variabile con una vaccinazione che – a parte ogni altra considerazione – crea difese ( anche se nei posti sbagliati) contro una sola proteina al contrario del sistema immunitario che invece attacca moltissimi punti del virus: basta una piccola variante e già il vaccino non serve più a niente rivelandosi invece invece un rischio e un a pesante incognita.

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