L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 17 gennaio 2022

La Banca centrale cinese ha tagliato il tasso a 1 anno sui prestiti a medio termine (Mlf) ad alcune istituzioni finanziarie di 10 punti base al 2,85%, dal 2,95% nelle operazioni precedenti

Cina: il Pil frena, banca centrale taglia i tassi

Cina: il Pil frena, banca centrale taglia i tassi
17 Gennaio 2022, di Mariangela Tessa

Finale d’anno in frenata per il Pil della Cina. Nel quarto trimestre del 2021 la Cina ha registrato un progresso del Pil pari al 4% annuo (4,9% annuo nel terzo trimestre), al ritmo di espansione più lento dal secondo trimestre del 2020, a causa della crisi immobiliare e dei lockdown in alcune città per via dei contagi.
Lo riferisce l’Ufficio nazionale di Statistica, secondo cui l’aumento su base trimestrale è dell’1,6%, meglio dello 0,2% dei tre mesi precedenti. Nell’intero 2021 il Pil ha segnato un incremento dell’8,1%, sotto le stime del mercato che si aspettavano +8,4%.

Secondo l’Ufficio statistico cinese tuttavia, malgrado la crescita registrata nel 2021 (superiore all’obiettivo del governo che si attestava sopra l +6%), l’economia cinese ha “di fronte una triplice pressione derivante dalla contrazione della domanda, dallo shock dell’offerta e dalle aspettative sulla congiuntura dei mesi a venire che sono più deboli del previsto”.

Secondo Goldman Sachs, nel 2022 la crescita del Pil cinese dovrebbe fermarsi al 4,3%, percentuale rivista dal 4,8% in precedenza, in attesa di maggiori restrizioni alle attività commerciali volte a contenere la variante Omicron.

Cina: Pil in frenata, banca centrale taglia i tassi

Non stupisce quindi che la People’s Bank of China abbia ridotto i costi dei prestiti a medio termine per la prima volta da aprile 2020 nel tentativo di sostenere l’economia dal rallentamento. Una mossa in controtendenza rispetto a quanto si apprestano a fare le principali banche centrali che nei prossimi mesi dovrebbero alzare il costo dei denaro nei principali paesi industrializzati.
La Banca centrale cinese ha tagliato il tasso a 1 anno sui prestiti a medio termine (Mlf) ad alcune istituzioni finanziarie di 10 punti base al 2,85%, dal 2,95% nelle operazioni precedenti.
Con 500 miliardi di yuan di prestiti in scadenza oggi, l’operazione ha portato a 200 miliardi netti (sono 31,519 miliardi di dollari) di nuove iniezioni di fondi nel sistema. La PBoC ha anche ridotto i costi di finanziamento dei pronti contro termine a 7 giorni dello stesso margine al 2,10% dal 2,20%, quando ha iniettato altri 100 miliardi di yuan nel sistema finanziario di pronti rispetto a 10 miliardi di una settimana fa.

“Il taglio è stato maggiore del previsto, suggerendo che le autorità sono diventate più preoccupate per la debolezza dell’economia“, ha affermato Carlos Casanova, economista senior per l’Asia presso Union Bancaire Privee. “I rischi derivanti da Omicron inizieranno a essere completamente valutati solo nei dati combinati gennaio-febbraio, poiché le restrizioni più gravi sono iniziate a fine dicembre”, ha aggiunto.

Nel frattempo, nel 2021 la produzione industriale della Cina è salita del 9,6% rispetto all’anno precedente. Nel solo mese di dicembre, il dato ha segnato una crescita del 4,3% rispetto all’anno precedente, e dello 0,42% rispetto a novembre. Le vendite al dettaglio hanno invece mancato le aspettative e sono cresciute dell’1,7% a dicembre rispetto a un anno fa. Il mercato si aspettava un +3,7 per cento.

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