L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 31 gennaio 2022

La ripresa dell’economia italiana non è così spettacolare come crediamo. Ci resterebbero ancora 3 punti da recuperare per tornare ai livelli del 2019. Considerando che prima del Covid dovevamo ancora recuperare oltre 4 punti rispetto al 2007.

Perché la ripresa dell’economia italiana nel 2021 è stata tutt’altro che spettacolare
Il PIL dell'Italia è rimbalzato oltre le attese nel 2021, ma la ripresa dell'economia non è stata così clamorosa come pensiamo. Ecco perché.
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 30 Gennaio 2022 alle ore 08:12


Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha già tagliato le stime di crescita del PIL italiano dal 4,2% al 3,8% per quest’anno. Tuttavia, il trend meno positivo delle previsioni autunnali è globale, dovuto ai colpi di coda della pandemia con Omicron e all'inflazione più sostenuta e duratura delle attese. Non si discute, invece, sul fatto che la ripresa dell’economia italiana sia stata forte nel 2021. L’FMI la stima al 6,2%, mentre il ministro del Tesoro, Daniele Franco, parla di una cifra “vicina al 6,5%”.

Se consideriamo che le previsioni di un anno fa fossero di una crescita del PIL intorno al 4,5%, effettivamente siamo andati molto meglio di quanto ci aspettassimo. Buona parte del merito è riconosciuta al governo Draghi, il quale avrebbe migliorato le aspettative di imprese e famiglie, stimolando consumi, investimenti e produzione. Lasciamo perdere per il momento quanto di vero ci sia in questa narrazione. Un dato incontrovertibile e che con ogni probabilità non leggeremo mai chiaramente sulla grande stampa nazionale consiste nella ripresa dell’economia italiana non così spettacolare come crediamo.

La Francia ha visto crollare il suo PIL del 7,9% nel 2020, ma l’anno scorso è rimbalzata del 7%, mai così bene dal 1969. In sostanza, a Parigi mancano meno di 1,5 punti per tornare ai livelli pre-Covid. Quasi certamente, riuscirà a farcela già nella prima parte di quest’anno. E la martoriata Grecia, che nel 2020 colò a picco del 9%, quest’anno dovrebbe essere cresciuta dell’8,9%. In questo caso, le resta da recuperare meno dell’1%. Una ripresa dell’economia ellenica trainata certamente dal turismo, che si è avvantaggiato delle piccole dimensioni delle isole, dove le vaccinazioni sono state effettuate in anticipo proprio per aprire il prima possibile ai visitatori stranieri.

Ripresa dell’economia italiana in cifre

L’economia italiana nel 2020 scese dell’8,9%, per cui il rimbalzo del 2021 sarebbe stato parziale. Ipotizzando il +6,5% citato da Franco, ci resterebbero ancora 3 punti da recuperare per tornare ai livelli del 2019. E considerato che prima del Covid dovessimo ancora recuperare oltre 4 punti rispetto al 2007, sarebbe il caso che la politica italiana si desse una calmata prima di cincischiare di miracoli economici frutto più di qualche allucinazione. Certo, peggio di noi c’è stata la Spagna, che nel 2020 crollò del 10,8%, crescendo l’anno seguente solamente del 4,9%. Qui, da recuperare ci sono circa 6 punti e mezzo. Serviranno verosimilmente altri 2-3 anni per tornare ai livelli del 2019.

In conclusione, c’è di sicuramente buono che l’Italia non si trovi più in fondo alle classifiche europee per crescita, come avvenne all’indomani della crisi mondiale del 2008-’09. E non era scontato. D’altra parte, siamo andati molto bene, ma in linea con il trend generale, anzi persino meno. Giusto riconoscere i meriti di Mario Draghi nell'avere sterzato sulla gestione della pandemia. Con lui a Palazzo Chigi non s’è più parlato di primule, bensì di vaccinazioni. Le restrizioni anti-Covid si sono allentate (il nostro da di matto, quando serve il passaporto degli inoculati per andare a lavorare, prendere la metro e l'autobus, vietato andare in banca e alla posta, cittadini di serie A e B), pur un po’ meno di quanto avremmo tutti desiderato, sebbene questo sia accaduto un po’ ovunque. Insomma, non esaltiamoci per dati solo apparentemente mirabolanti. La delusione è dietro l’angolo.

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