L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 1 gennaio 2022

L'inflazione si mangia la credibilità delle istituzioni turche

Il piano Erdogan non funziona e i bond della Turchia collassano
Il piano "salva risparmi" voluto e annunciato dal presidente Erdogan non sta risparmiando perdite ai bond sovrani della Turchia.
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 31 Dicembre 2021 alle ore 14:03


All’inizio della scorsa settimana, la lira turca crollava ai minimi storici contro il dollaro, portandosi a un cambio di 18,36. Il presidente Erdogan correva ai ripari con l’annuncio di un piano “salva risparmi”, che avrebbe contribuito significativamente a foraggiare un rally immediato e incredibile del 35% del cambio. A distanza di pochi giorni, però, gli stessi bond sovrani della Turchia rivelano che il mercato si fiderebbe assai poco di quel piano.

Ieri, il rendimento a 10 anni era salito in area 24,9%. Era sotto il 20% fino a cinque settimane fa. Il rendimento a 2 anni supera il 23%, quando a metà novembre stava al 17%. Il mercato obbligazionario sta lanciando segnali chiarissimi: la strategia di Ankara di tagliare i tassi d’interesse con l’alta inflazione e sperare che il cambio torni a rafforzarsi non avrà successo. In effetti, ieri per un dollaro sono arrivate a servire più di 13 lire. Piano piano, il rally delle prime sedute successive all’annuncio sta disfacendosi. E la ragione è evidente: poiché la Turchia non riuscirà a domare l’inflazione tagliando i tassi, meglio vendere lire e bond.

Bond Turchia, rendimenti alti e non appetibili

Nemmeno a questi rendimenti le obbligazioni sovrane diventano appetibili. Pensate solamente che quest’anno il cambio perde oltre il 40%. Per un investitore straniero che un anno fa avesse acquistato un decennale turco al 12,5%, le perdite ammonterebbero quasi al 30%. Gli stessi investitori domestici trovano poco conveniente acquistare bond sovrani, quando l’inflazione a dicembre è attesa finanche sopra il 30%. E, soprattutto, di questo passo i prossimi mesi rischiano di essere pesanti per la stabilità dei prezzi.

Non a caso, il collasso sta riguardando in misura molto minore i bond della Turchia in dollari ed euro.
La scadenza in euro a 5 anni si aggira intorno alla pari, pur perdendo oltre il 6% in un mese e mezzo. Sembra che gli investitori domestici si siano messi a caccia di asset in valute straniere forti per cercare di mantenere inalterato il potere d’acquisto dei risparmi. Ma l’assottigliamento delle riserve valutarie, già molto negative al netto degli swaps e delle esposizioni con le banche nazionali, invita alla massima prudenza anche in questo caso. Oltretutto, il piano “salva risparmi” maschera un rialzo dei tassi a carico dei contribuenti, accrescendo i rischi fiscali.

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