L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 23 gennaio 2022

Nessuno davvero vuole pagare più tasse, altrimenti lo farebbe già. Nessuno crede che bisogna aumentare gli stipendi, perché questo implicherebbe la riduzione dei margini di profitto. Nessuno, infine, è sinceramente mosso da ragioni ambientali e di sostenibilità sociale, le quali servono a vendere meglio il proprio debito

La nuova frontiera della finanza è l’ipocrisia, ovvero come prendere per i fondelli il mercato
L'ipocrisia della grande finanza viaggia di pari passo alla crescita della sensibilità del mercato verso svariate tematiche sociali.
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 22 Gennaio 2022 alle ore 08:04


E’ di qualche giorno fa la notizia che il fondatore e CEO di BlackRock, Larry Fink, nella sua lettera annuale indirizzata ai dirigenti delle società partecipata abbia scritto che la sostenibilità sosterrebbe i profitti e, soprattutto, che dovrebbero pagare meglio i lavoratori, perché stipendi più alti porterebbero a una competizione essenziale per il capitalismo. Il finanziere più influente di Wall Street ha fatto presente come il mondo del lavoro stia cambiando e i dipendenti non sembrano più disposti a lavorare per poco. Un riferimento implicito al fenomeno del Great Resignation, che sta vedendo da mesi milioni di lavoratori voltare le spalle alla propria azienda, in cerca di stipendi più alti e condizioni non retributive migliori.

Negli stessi giorni, 102 super “paperoni” hanno scritto al World Economic Forum che desiderano pagare più tasse. “Tassateci ora e il giusto” è stato il succo della loro missiva. Tra questi, Abigail Disney, erede di Walt Disney. Sembrano due notizie surreali, quasi come se il mondo stesse andando alla rovescia. I ricchi che chiedono di potere pagare più tasse e la finanza che reclama stipendi più alti per chi lavora.

L’ipocrisia dietro ai buoni propositi della finanza

Ma la realtà è molto più prosaica. Anzitutto, cos’è BlackRock? Parliamo della più grande casa d’investimento al mondo con asset gestiti per oltre 10.000 miliardi di dollari e partecipazioni in migliaia di società quotate ovunque. Se le partecipate applicassero alla lettera quanto richiesto da Fink, i loro margini di profitto chiaramente si ridurrebbero, a meno che non fossero in grado di scaricare i maggiori costi sui clienti finali, cosa molto complicata in un sistema globalizzato e altamente concorrenziale. I minori profitti ridurrebbero a loro volta le valutazioni delle azioni e BlackRock si ritroverebbe a gestire asset dal valore inferiore.

I suoi clienti non apprezzerebbero affatto.

E i 102 ricconi? Se volessero pagare più tasse, nessuno stato glielo impedirebbe. Basterebbe che non spendessero fior di milioni di dollari ogni anno in consulenze per eludere il fisco. In alternativa, sarebbe sufficiente non spostare la residenza in qualche paradiso fiscale. Insomma, l’America attualmente chiede il 35% sui redditi sopra 10 milioni di dollari. Se anche qualcuno la considerasse un’aliquota bassa, il punto è che molti contribuenti super ricchi la eludono con vari escamotages per pagare una percentuale inferiore. Dunque, il problema teoricamente non si pone.

Questione di pura immagine

E allora da cosa nascono queste iniziative? Brutto a dirsi, ma l’essenza della finanza di oggi è l’ipocrisia. I finanzieri hanno compreso che nel mondo iper-connesso h24 le informazioni circolano velocemente e su ogni aspetto della vita sociale, politica, economica e finanziaria. Per accattivarsi l’opinione pubblica, escogitano ormai quotidianamente soluzioni acchiappa-like. Cresce la sensibilità ambientale? E io mi invento i green bond con cui mi rifinanzio a basso costo sui mercati, spesso solo fingendo di contribuire a disinquinare il pianeta. La pratica è nota come “greenwashing” e minaccia la credibilità dell’intero comparto.

I consumatori finali sono sensibili ai diritti sociali, per cui non vedono di buon occhio che certe multinazionali producano impiegando la manodopera a basso costo, magari persino minorile? Ecco spuntare la finanza sostenibile o ESG, per cui creo decaloghi fittizi di obiettivi da raggiungere e norme comportamentali, grazie ai quali posso ripulire l’immagine societaria e darle un’aura di vicinanza al sentire comune. E’ tutta immagine. Nessuno davvero vuole pagare più tasse, altrimenti lo farebbe già. Nessuno crede che bisogna aumentare gli stipendi, perché questo implicherebbe la riduzione dei margini di profitto. Nessuno, infine, è sinceramente mosso da ragioni ambientali e di sostenibilità sociale, le quali servono a vendere meglio il proprio debito. La grande finanza ha stretto un “pactum sceleris” con segmenti dell’opinione pubblica e della sfera politica teoricamente più ostili ai propri interessi con l’intento di tenerli a bada per continuare a fare business senza essere disturbata.
E ha già ottenuto l’incredibile risultato di stringere a sé in molti casi questi pezzi di società apparentemente più lontani sul piano sociale e ideologico.

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