L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 12 gennaio 2022

Novak Djokovic non è solo un campione di tennis

Dietro il caso Djokovic c’è la battaglia del litio contro la multinazionale australiana in Serbia
10 Gennaio 2022


Ma che coincidenza. Novak Djokovic, il tennista serbo numero uno al mondo ha fatto una Via Crucis per entrare in Australia e partecipare agli Open di tennis a causa della sua esenzione dalla vaccinazione Covid. E, come racconta Francesco Amodeo, Djokovic appoggia in patria la protesta contro gli inquinanti progetti del colosso minerario anglo-australiano Rio Tinto. Addirittura il Corriere della Sera gli attribuì all’epoca il merito della (provvisoria) vittoria popolare.

Poi il vento è cambiato. I maggiori media e perfino i politici hanno cominciato a dipingere Djokovic come un furbone no vax che agisce in modo vergognoso. Hanno addirittura adombrato che il suo comportamento protegga gli interessi economici della start up da lui fondata per cercare cure alternative al Covid.

Curioso. Quando si tratta delle fallimentari politiche sanitarie del Governo italiano che vede nei vaccini colabrodo l’unica soluzione possibile per il Covid, i grandi media non tirano in ballo gli interessi economici delle multinazionali che vendono i vaccini. Curioso davvero…

La protesta popolare a favore della quale Djokovic ha gettato tutto il suo peso riguarda l’apertura – appoggiata dal Governo serbo – di una inquinante miniera Rio Tinto di litio a Loznica, vicino Belgrado. Il litio è indispensabile per le batterie delle auto elettriche. E’ il più recente oro verde. Le catene globalizzate di produzione e commercio sono inceppate e l’Unione Europea sta cercando nel Vecchio Continente gli approvvigionamenti per la cosiddetta transizione ecologica di cui le auto elettriche fanno parte.

Solo che c’è un problemino. L’estrazione del litio ha un impatto ambientale devastante. Inoltre Rio Tinto, il colosso anglo-australiano intenzionata ad aprire la miniera di litio in Serbia, è accusato di essere il perfetto esempio di illeciti aziendali. Dal Mozambico all’Australia, dalla Mongolia alla Papua Nuova Guinea le vengono addebitati corruzione, violazioni dei diritti umani, degrado dell’ambiente.

All’inizio di dicembre, Djokovic ha pubblicato su Instagram una storia con la foto delle proteste in Serbia contro la miniera di litio. L’ha accompagnata con la considerazione che aria, acqua e cibo puliti sono fondamentali per la salute: altrimenti, di salute non si può nemmeno parlare. Le storie su Instagram si cancellano rapidamente da sé, ma quella di Djokovic ha lasciato il segno.

Mentre le proteste in Serbia proseguono, Djokovic è partito per l’Australia. Magari si aspettava, non diciamo riconoscenza: almeno un po’ di considerazione per le sue donazioni dopo i terribili incendi 2019-2020 nell’Australia stessa.

Macché. Solo pesci in faccia sia in Australia sia in quella ridotta di Salò vaccinale che è l’Italia. Eppure Novak Djokovic è stato generoso anche con l’Italia. Poteva rinfacciarle l’esperienza terrificante che ha vissuto quando era bambino e i bombardieri NATO partiti dall’Italia bombardavano la Serbia. Invece nel 2020 ha donato una grossa cifra all’ospedale di Bergamo, l’epicentro della prima tragica ondata. L’ha fatto in incognito: non sappia la tua sinistra… Si è saputo solo per le commosse parole del direttore ASST.

Adesso, pare, Djokovic potrà rimanere in Australia e disputare gli Open (la decisione dell’ufficio immigrazione è attesa domani). Vai, Novak, e battili tutti in Mondovisione.

GIULIA BURGAZZI

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