L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 11 gennaio 2022

Obbligo incostituzionale

Francia, Germania, Austria, Usa: cade l’obbligo vaccinale. Resta solo la Repubblica di Salò
10 Gennaio 2022
Andrea Sartori


La Francia, una delle nazioni più “vacciniste” del mondo, non imporrà l’obbligo vaccinale. A confermarlo è il portavoce del governo Gabriel Attal, che pure difende la politica del “pass sanitaire”.
Le motivazioni sono che “nei Paesi dove è stato applicato l’obbligo non c’é stato un forte aumento delle vaccinazioni“. Chissà a chi si riferiscono.

Va detto anche che il popolo francese è stato reattivo, e non solo sulla questione vaccini: solo pochi giorni fa le proteste avevano costretto Macron a far togliere la bandiera europea dall’Arc de Triomphe, rimettendo la gloriosa tricolore . Ma non solo a Parigi pare cadere l’obbligo. Anche a Berlino: il nuovo cancelliere Olaf Scholz vorrebbe introdurlo ma le resistenze sono troppo forti. E anche l’Austria, che pareva aver deciso da febbraio facendo da apripista per i nostri talebani dell’obbligo, sta mettendo tutto in forse e tornando sulle sue decisioni.

In Europa l’Italia resta un caso isolato. Ha voglia il ministro Chihuahua dei Baskerville Brunetta a dire “siamo i primi in Europa” come se l’Italia possa essere un apripista in alcunché. In realtà, come al solito, tutto arriva dagli Usa dove la Corte Federale ha bloccato la proposta di vaccino obbligatorio fatta da Biden. E, piaccia o meno, dove va l’America va il mondo. Certo l’Italia può vantarsi di seguire fari di civiltà come il Tajikistan, o l’Indonesia oppure l’Ecuador.

La verità è che siamo sempre più ridotti ad una patetica Repubblica di Salò attestata su posizioni oramai ritenute assurde anche dal governo francese, uno dei più severi sull’argomento. Intanto il Regno Unito sta uscendo vincitore: calano nuovamente i contagi e in Spagna Sanchez afferma che oramai servono nuovi parametri per gestire la situazione.

Le Repubbliche di Salò sono come belve ferite, si incattiviscono perché sanno che il loro tempo sta per scadere. La cosa non è percepita purtroppo dagli italiani, troppo abituati a guardare solo in casa propria: le ulteriori restrizioni hanno fatto perdere la speranza a molti e hanno dato sfogo alla tipica lamentosità italica. Non si vuole capire che se la dittatura si ritira altrove, e se lo stesso Gates dice che è finita e comincia a mollare i vaccini per gettarsi sul suo nuovo business non c’é Draghi che tenga, è questione di pochi mesi.

Che non sono mica un’eternità.

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