L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 16 gennaio 2022

Più positivi trovo, più quarantene ci saranno e i positivi li scovo obbligando la gente a farsi la tangente/tamponi farlocchi. In questo modo in pieno inverno si segrega a casa molti lavoratori e i servizi essenziali crollano, non possono essere assicurati. Da qui la necessità, di cambiare tattica e cominciare a dare meno dosi di Paura&terrore per allentare le obbligatorietà e diminuire il numero dei contagiati che non sono malati non sono malati non sono malati per reintegrarli nel ciclo economico che altrimenti farebbe acqua da tutte le parti. Detto in parole povere sono stati così restrittivi che oggi pagano pegno e devono correre ai ripari negando la narrativa che ieri hanno sostenuto ferocemente con i denti e unghie. L'ideologia dei vaccini che non vaccinano in questa maniera si sgretola perde pezzi e diventa sempre di più insostenibile

Perché in molti propongono di alterare i dati sui contagi da Covid?
Dai "tele-virologi" alle regioni, si moltiplicano le richieste al governo per diffondere in maniera diversa i dati sui contagi da Covid.
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 15 Gennaio 2022 alle ore 08:18


Il tabù sui numeri del Covid fu infranto per la prima volta da dentro la comunità scientifica italiana a dicembre, quando il direttore del Policlinico San Martino di Genova, Matteo Bassetti, mostrò pubblicamente dubbi circa la necessità di effettuare così tanti tamponi al giorno per rilevare i contagi. L’infettivologo sostenne che di questo passo e con queste regole in breve si sarebbe fermata l’Italia. La ragione è semplice: più positivi trovo, più quarantene ci saranno. E si chiese chi avrebbe guidato i treni, gli autobus o insegnato nelle scuole.

Lo stesso Bassetti è tornato sul tema in questi giorni, sostenendo che il numero delle morti da Covid sarebbe sovrastimato. Non che il dubbio non vi fosse stato già in passato, guardando alle comparazioni dei dati internazionali, ma sentirlo affermare da un “tele-virologo” è stata una sensazione peculiare. Nel frattempo, le regioni hanno chiesto al governo di conteggiare quotidianamente tra i positivi solo coloro che mostrano sintomi da Covid. L’Istituto Superiore di Sanità, però, ha risposto picche.

E ancora: il Comitato tecnico-scientifico sarebbe favorevole alla diffusione dei dati sui contagi Covid non più giornalmente, ma settimanalmente. Motivo? Creano panico. A dire di molti esperti, ormai la variante Omicron rischia di contagiare mezza Nazione da qui a poche settimane. I contagi giornalieri sono saliti a una media di quasi 200.000. Tuttavia, per fortuna il tasso di letalità è crollato a meno dello 0,2%. Dunque, tanta paura per nulla. O almeno così sembra.

Contagi Covid, i governi hanno paura

E quale sarebbe il problema nel continuare a pubblicare ogni sera i dati sui contagi Covid? Semplice, l’Italia vive già un “lockdown” di fatto (tant'è che il traffico nelle grandi città è palesamento diminuito). In pochi vogliono uscire a mangiare una pizza o a fare spese in un centro commerciale, sapendo che quotidianamente nella propria città ci saranno centinaia o migliaia di nuovi positivi. Il rischio di restare contagiati è percepito altissimo. E nei fatti lo è. Il punto è che dopo un biennio di terrorismo mediatico di cui leggeremo sui libri di storia, i governi si stanno pian piano rendendo conto che così non si può più andare avanti.
Non è possibile continuare a mantenere in vita interi settori chiusi per pandemia, così come il tessuto sociale, economico e politico si sta lacerando a causa di contrapposizioni alimentate da una narrazione sfuggita di mano agli stessi governi.

Anche grazie ai vaccini, serve tornare alla normalità. E, tuttavia, risulta difficile adesso a chi di dovere invitare la popolazione a vivere, pur con prudenza, la propria quotidianità in maniera quanto più normale possibile, se nel frattempo i tiggì trasmettono ogni giorno i dati sulle centinaia di migliaia di contagi Covid. I cittadini, smarriti, si chiedono come si possa uscire di casa, prendere un mezzo pubblico e andare in giro per negozi e locali, se i positivi siano ormai milioni. Dunque, la narrazione della pandemia deve cambiare. Adesso, dovrà “raffreddorizzarsi” anche sul piano della comunicazione. Il Covid non sarà più nei prossimi mesi un virus letale, bensì un’influenza da non sottovalutare e contro cui vaccinarsi, ma senza averne paura.

Facile a dirsi. Il difficile sarà nel far cambiare modo di pensare a un intero pianeta dopo due anni di restrizioni, chiusure, attacchi anche sguaiati a chi mettesse in dubbio le verità ufficiali dei governi e comparti dell’economia collassati. E’ vero, il virus muta e con esso devono mutare anche le norme e le abitudini delle persone. Il Covid uccideva un contagiato su sette all'inizio della pandemia in Italia, oggi meno di uno su cinquecento. Resta il fatto che stiano morendo più di 300 persone al giorno, che su base mensile fanno 9.000. Ma il Regno Unito sta per porre fine alla validità del green pass, mentre la Spagna inizia a trattare il Covid come l’influenza e quasi ovunque si parla di convivenza e non più di debellare il virus.
Anche perché non è detto che sia possibile, almeno non nel medio termine. E le economie non possono più attendere a lungo.

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