L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 15 gennaio 2022

Se arriva l'inflazione, quella vera, ed arriva, il sogno che che la mitica crescita possa far aumentare il mitico Pil, è una pinzillacchera. I redditi saranno falcidiati altro che Domanda in crescita

Bce: l'accomodamento monetario è ancora necessario, ma restiamo in allerta
Secondo l'ultimo Bollettino economico, la ripresa nell'Eurozona, dopo l'attuale rallentamento, dovrebbe recuperare vigorosamente quest’anno grazie alla domanda interna, superando il livello del pil pre-pandemia in questo primo trimestre. Rimane l’incertezza della dinamica inflazionistica a causa delle strozzature dell’offerta. Da Francoforte si tengono pronti ad aggiustare la politica monetaria ove opportuno e in qualsiasi direzione

di Roberto Italia13/01/2022 12:2


La Banca centrale europea mantiene aperta ogni opzione in questo contesto macroeconomico estremamente incerto. Nell'ultimo Bollettino economico, diffuso oggi, l'istituto di Francoforte ha affermato che "l'economia mondiale si conferma su un percorso di ripresa, sebbene le persistenti strozzature dal lato dell'offerta, l'andamento crescente dei prezzi delle materie prime e la diffusione della variante Omicron del coronavirus continuino a gravare sulle prospettive di crescita nel breve periodo", hanno esordito gli esperti dell'Eurosistema. Dello stesso tono le prospettive per l'Eurozona, dove "la crescita è in via di moderazione, ma nel corso di quest'anno dovrebbe tornare a segnare un vigoroso recupero" grazie soprattutto alla domanda interna. Dalla Bce si attendono che il pil superi il livello pre-pandemia in questo primo trimestre e che le strozzature dal lato dell'offerta "permarranno per qualche tempo, ma dovrebbero attenuarsi nel corso del 2022". Le ultime proiezioni macroeconomiche dell'istituto centrale, uscite lo scorso dicembre, danno la crescita annua del pil reale al 5,1% nel 2021, al 4,2% nel 2022, al 2,9% nel 2023 e all'1,6% nel 2024.

Per quanto riguarda l'inflazione nella regione, che secondo la lettura preliminare di Eurostat ha raggiunto il 5% lo scorso mese, "rimarrà oltre (non si sa di quanto) il 2% per la maggior parte del 2022" a causa del caro energia (carburante, gas ed elettricità). "Secondo le attese, l'inflazione dovrebbe rimanere su livelli elevati nel breve periodo, ma ridursi nel corso dell'anno", dal momento che "i prezzi dell'energia dovrebbero stabilizzarsi, l'andamento dei consumi normalizzarsi e le pressioni sui prezzi derivanti dalle strozzature dal lato dell'offerta a livello mondiale attenuarsi. Nel tempo, il graduale ritorno dell'economia al pieno utilizzo della capacità produttiva e gli ulteriori miglioramenti del mercato del lavoro dovrebbero sostenere una più rapida crescita salariale". Gli esperti della Bce hanno rivisto significativamente al rialzo le stime del carovita: il tasso annuo di inflazione è visto ora al 2,6% nel 2021, al 3,2% nel 2022 e all'1,8% sia nel 2023 sia nel 2024.

Nella sua valutazione il Consiglio direttivo della Bce "ritiene che i rischi per le prospettive economiche siano sostanzialmente bilanciati". Da una parte, "l'attività economica potrebbe superare le attese della Bce se i consumatori, in un clima di maggiore fiducia, risparmiassero meno di quanto previsto". Di contro, "il recente aggravarsi della pandemia, compresa la diffusione di nuove varianti, potrebbe frenare la crescita in modo più persistente. L'evoluzione futura dei prezzi dell'energia e i tempi di risoluzione delle strozzature dal lato dell'offerta pongono rischi per la ripresa e per le prospettive di inflazione. Se le pressioni sui prezzi si traducessero in aumenti salariali maggiori di quanto anticipato o se l'economia tornasse più rapidamente alla piena capacità produttiva, l'inflazione potrebbe collocarsi su livelli più alti".

Nonostante la Bce abbia deciso nell'ultima riunione di metà dicembre di ridurre gradualmente il ritmo degli acquisti di attività nei prossimi trimestri, con l'archiviazione dalla fine di marzo del Pepp, da Francoforte hanno ribadito che "l'accomodamento monetario è ancora necessario affinché l’inflazione si stabilizzi sull'obiettivo fissato dalla Bce del 2% nel medio termine. Alla luce dell'attuale incertezza, il Consiglio direttivo deve mantenere flessibilità e restare aperto a tutte le opzioni nella conduzione della politica monetaria". Infatti, "è pronto ad adeguare tutti i suoi strumenti, ove opportuno e in qualsiasi direzione", per assicurare che l'inflazione si stabilizzi al 2% nel medio termine. Al momento la forward guidance non cambia con gli acquisti netti nell'ambito del Paa che termineranno "poco prima di innalzare i tassi di interesse di riferimento".

Ci sono dubbi su quanto intenso potrà essere l'inasprimento monetario nei prossimi anni visto che la Bce prevede che permarranno in vigore significativi sostegni di sostegno all'economia da parte della politica fiscale, anche se il saldo di bilancio risulta ora in fase di miglioramento. Un tema che ovviamente potrebbe impattare gli spread dei titoli di Stato nella regione, soprattutto quello tra il Btp e il Bund, oggi in calo a 131 punti base ma in ascesa di 15 punti base da settembre a dicembre. (riproduzione riservata)

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