L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 26 gennaio 2022

Si comincia a concretizzare una delle risposte "tecnico-militari" esposte da Mosca alla richiesta con relativa risposta scritta fatta a Washington se non si realizzasse nulla sul piano diplomatico. Gli Stati Uniti hanno fino al 31 gennaio tempo per espletarla

Russia: Putin discute con il venezuelano Maduro e il cubano Díaz-Canel

PUBBLICATO IL 25 GENNAIO 2022 ALLE 11:12 IN CUBA RUSSIA VENEZUELA

Il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha tenuto, lunedì 24 gennaio, colloqui telefonici con l’omologo cubano, Miguel Díaz-Canel. A rivelarlo è stato il Cremlino, attraverso un comunicato ufficiale.

Díaz-Canel ha definito la conversazione con Putin “cordiale e fruttuosa”, spiegando che entrambi i leader hanno discusso dello “stato eccellente delle relazioni” tra Cuba e Russia. Le parti hanno anche parlato del “futuro sviluppo della collaborazione bilaterale” in vari campi, ha riferito Díaz-Canel, senza fornire ulteriori dettagli. Analogamente, anche il 20 gennaio, il capo del Cremlino ha svolto colloqui telefonici con l’omologo venezuelano, Nicolás Maduro. Nella nota pubblicata da Caracas, è stato rivelato che Putin “ha espresso tutto il suo sostegno su più livelli, nonché il suo supporto alla difesa della sovranità” del Paese Sud-americano. Nel comunicato, in aggiunta, si legge che i presidenti hanno parlato dell’aumento del commercio tra i due Paesi, del lancio del servizio aereo tra la capitale del Venezuela, Caracas, e Mosca, e della fornitura russa di vaccini COVID-19 ai venezuelani.

I colloqui telefonici sono giunti pochi giorni dopo che Cuba e Venezuela sono state trascinate nella disputa tra Russia e Occidente. Nello specifico, il 17 gennaio, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato di non escludere un possibile dispiegamento di infrastrutture militari russe in America Latina per garantire “maggiore sicurezza” al Paese, ribadendo quanto precedentemente affermato dal viceministro degli Esteri, Sergey Ryabkov. In particolare, i due alti diplomatici russi hanno sottolineato di “non voler né escludere, né confermare” tale eventualità. “Naturalmente, nel contesto della situazione attuale, la Russia sta pensando a come garantire la propria sicurezza”, ha aggiunto Peskov, sottolineando, però, che Cuba e Venezuela sono due Stati sovrani. Il 13 gennaio, dopo che il Cremlino ha definito un “insuccesso” i colloqui sulla sicurezza con gli Stati Uniti e con la NATO, Ryabkov, alla guida dei suddetti negoziati, aveva affermato di non voler né escludere né confermare nulla, riguardo un eventuale dispiegamento militare russo in America Latina. “Dipende dalle azioni dei colleghi statunitensi”, aveva affermato Ryabkov, aggiungendo che la Russia potrebbe anche intraprendere “misure” non specificate che coinvolgono la sua Marina. Sebbene non sia arrivata nessuna risposta concreta da Cuba e dal Venezuela, il consigliere per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan, ha respinto le dichiarazioni su un possibile dispiegamento russo in America Latina, definendole come una mossa per esacerbare la grandezza della Russia durante un commento pubblico. Sullivan ha continuato, dichiarando: “se la Russia si muovesse in quella direzione, affronteremmo la situazione in modo deciso”.

Quelle di Peskov e Ryabkov hanno rappresentato dichiarazioni che hanno acuito le già elevate tensioni tra Mosca e Washington, dopo due settimane di intensi negoziati che hanno posto la diplomazia al centro del dialogo transatlantico. L’attuale situazione di stallo tra la Casa Bianca e il Cremlino, secondo analisti, ricorda le dinamiche innescatesi durante Guerra Fredda. Inoltre, le osservazioni Ryabkov hanno anche riecheggiato quanto avvenne nel 1962, durante la crisi dei missili cubani.

Le acute tensioni tra Mosca e Washington avevano portato il panorama internazionale, nel 1962, a temere nello scoppio di una vera e propria guerra nucleare. Dopo il fallito tentativo degli USA di rovesciare Fidel Castro, l’uomo forte cubano, quest’ultimo aveva permesso all’Unione Sovietica di schierare missili nucleari a Cuba, in aree strategiche per colpire il vicino statunitense. La scintilla che aveva innescato la crisi era stato tale dispiegamento di missili nucleari, mossa che aveva spinto gli Stati Uniti a imporre un blocco navale per impedire a Mosca di spedire altre testate. Le altissime tensioni tra le parti erano state disinnescate quando il leader sovietico, Nikita Khrushchev, aveva accettato di smantellare e rimuovere le armi nucleari in cambio della promessa del presidente degli Stati Uniti, John F. Kennedy, di non invadere nuovamente l’isola comunista e di rimuovere i missili statunitensi dalla Turchia. In tale quadro, è importante ricordare che, subito dopo la sua prima elezione, nel 2000, il presidente russo, Vladimir Putin, aveva ordinato la chiusura di una struttura di sorveglianza militare di costruzione sovietica a Cuba, nel tentativo di migliorare i legami con Washington. Nonostante ciò, negli ultimi anni, Mosca ha intensificato i contatti con Cuba e Venezuela. Ad esempio, nel dicembre 2018, la Russia ha inviato in Venezuela, per un breve periodo, due bombardieri Tu-160 con capacità nucleare, in segno di sostegno al presidente Nicolas Maduro.


Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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