L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 1 febbraio 2022

Alla noncuranza degli Stati Uniti alle richieste scritte dalla Russia la risposta "tecnico-militare" di questa si dispiega pienamente e siamo solo all'inizio. Per Mosca contano solo i fatti concreti fatti da Washington il bla bla bla non gli interessa


31 GENNAIO 2022

La nuova Guerra Fredda tra Russia e Nato ha fatto il suo ingresso nel Mediterraneo insieme alla flotta russa e al gruppo d’attacco della portaerei americana Harry Truman.

In queste ore, come confermato da diversi siti specialistici, aerei dell’Alleanza Atlantica sono partiti in perlustrazione in tutto il Mediterraneo centrale a “caccia” delle unità della Flotta del Nord. La squadra navale, partita dai porti del Baltico, ha fatto il suo ingresso nel Mediterraneo passando lo Stretto di Gibilterra e puntando, molto probabilmente, verso il Mar Nero, anche se probabilmente si fermerà nel Mediterraneo orientale, viste anche le convenzioni che regolano il passaggio del Bosforo.

Ora la flotta russa nei pressi del Canale di Sicilia, un’area che in questo momento è interessata anche dalle esercitazioni dell’Alleanza Atlantica “Neptune Strike 2022“. Manovre programmate da diverso tempo ma che arrivano in un momento di estrema tensione tra Mosca e blocco occidentale. E che si svolgono proprio da Mar Ionio e Mediterraneo orientale.

Come scrive Gianluca di Feo su Repubblica, la flottiglia è composta da sei navi “costruite per portare direttamente sulla spiaggia carri armati e fanti: sono in grado di creare una testa di ponte con 60 tank e 1.500 marines”. L’intelligence atlantica e statunitense teme che queste imbarcazioni possano essere il preludio a uno sbarco delle forze russe nei pressi della Crimea, la testa di ponte di Mosca nel cuore del territorio ucraino. L’ipotesi è stata vagliata da diversi analisti, che temono che il dispiegamento di truppe al confine orientale dell’Ucraina e in Bielorussia possa essere un diversivo in vista di una possibile operazione da Sud.

La Nato è in allerta massima. Le forze di tutti i Paesi coinvolti da questo movimenti di navi russe sono impegnate a osservare da vicino i movimenti delle unità del Cremlino e a capire cosa saranno in grado di fare e dove si disporranno. Hanno iniziato a seguirle da quando hanno lasciato il Baltico, con navi e mezzi partiti dalle coste di tutti gli Stati dell’Alleanza i cui mari sono stati interessati dal passaggio della flottiglia.

Sono avvertimenti nei confronti di Kiev? È un modo per disturbare le esercitazioni nel Mediterraneo delle forze navali atlantiche (manovre in cui vi saranno anche la portaerei francese Charles de Gaulle e l’italiana Cavour)? Nelle ultime 24 ore, come scrive Itamilradar, aerei da pattugliamento si sono già alzati in volo da Sigonella per avere un contatto visivo con la flottiglia e ora ci si chiede se la Russia stia mettendo in atto l’ennesimo bluff per confondere le forze Nato e mettere pressione verso Kiev e Washington.

Va premesso che i transiti nel Mediterraneo rientrano nella piena libertà di navigazione, dunque la Federazione Russa ha libero ingresso al pari di qualsiasi altra flotta. Lo spiega anche lo Stato Maggiore della Difesa che in una nota ha precisato che “la formazione sta effettuando un transito in acque internazionali e non viola la sovranità degli Stati rivieraschi. La Nato sta seguendo la navigazione del gruppo navale sin dalla partenza, avvenuta a metà gennaio dai porti di Severomorsk (Flotta del Nord) e da Baltijsk (Flotta del Baltico), e continuerà a monitorarne il transito. Né le Forze Nato e né la formazione navale russa hanno posto in essere comportamenti o volontà escalatorie”.

Interessanti però sono le tempistiche e le coincidenze che, ovviamente, non possono essere considerate tali. La Marina di Mosca sta concentrando una serie di unità nel Mediterraneo allargato, probabilmente quello orientale dove sono già presenti le forze di base a Tartus, in Siria. Sono segnalati movimenti anche in direzione del Mar Rosso, dopo che alcune navi del Cremlino sono state impegnate in manovre con Cina e Iran non lontano dalle coste iraniane. E in questi giorni, dai porti russi sono state avviate esercitazioni con più di 140 imbarcazioni in tutte le “aree di responsabilità”, dal Pacifico all’Artico fino al Mediterraneo e i mari “a contatto” con le forze della Nato. Elementi che, se uniti come un enorme mosaico, forniscono un’immagine incandescente dei mari. E in cui l’Italia, pur distratta, appare pienamente coinvolta.

Nessun commento:

Posta un commento